Il Cigno Bianco

Dunque, ho visto Black Swan e ne sono rimasta colpita e turbata.  Per vari motivi. Primo, la capacità del regista di dare un corpo alle emozioni: un corpo fisico, a volte seducente e a volte spaventoso (complimenti, a proposito, per l’abilità nell’usare i canoni dell’horror). Secondo, perchè raramente un uomo riesce ad affondare nella psicologia femminile in questo modo. Scavando senza pietà. Terzo, perchè ognuna di noi è stata, o è ancora, cigno bianco o cigno nero. Perché una parte prevale sempre sull’altra.
Della trama si sa già tutto.  Della fiaba da cui è tratto il balletto, Undine, immagino anche (la creatura soprannaturale che perde la vita per aver amato un mortale traditore).
Il punto è che Darren Aronofsky ha realizzato una vera e propria discesa agli inferi: da una parte una femminilità che ambisce alla perfezione, ma intuisce che  quella stessa perfezione inibisce ogni sensualità, ogni passione, ogni desiderio. Dall’altra il cigno nero, che abita con naturalezza il proprio corpo e che si muove nel mondo come uno splendido animale. La cerva e l’orsa, contrapposte. La mente e il corpo.
E non è finita: c’è il rapporto con la madre, una Mater Terribilis che invidia il talento della figlia e soprattutto è schiantata dalla sua giovinezza, e dunque ne è insieme custode e carnefice. C’è il maschio Pigmalione – il coreografo – che vuole infondere vita nel marmo della statua.
In mezzo, c’è la lacerazione fra Bianco e Nero.
Chi è stata, e in moltissima parte è ancora Cigno Bianco, come me, ne resta dilaniata. Essere il Cigno Bianco significa essere la prima della classe, quella che passa il tempo a studiare e a fare versioni di greco mentre un Cigno Nero, bellissimo, indolente e carnale attraversa la classe del liceo e va ad appendere il cappotto, lasciandosi dietro una scia di profumo. Essere il Cigno Bianco significa non bastarsi mai, non sentirsi mai adeguate, essere continuamente vulnerabili, farsi ferire da una sola parola, da una risata, da uno sguardo. Essere il Cigno Bianco significa che per vivere hai bisogno di sentirti perfetta: ma non cercando il  successo, attenzione. Il pubblico che applaude Odette è l’ultima cosa desiderata. E’ superfluo. Non ha importanza. E’ importante che nel pubblico ci sia tua madre. E’ importante che TU possa dirti “brava”, e non te lo dirai mai.
E nel frattempo sai benissimo che Odile, il Cigno Nero, riuscirà a fare le stesse cose che tu tenti di fare con grazia noncurante.  Il Cigno Nero non ha bisogno di studiare: sa lasciarsi andare, ed è quanto basta. Il Cigno Nero non ha neanche bisogno di desiderare: esiste, non c’è altro.
Il problema, ed è per questo che il film mi ha mozzato il fiato, è che il Cigno Nero sei tu: ma quella parte di te non la riconoscerai e non la accoglierai mai. Se non ad un prezzo spaventoso.
Darei un braccio per scrivere una storia così. E probabilmente ne sarei schiantata.

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26 Risposte to “Il Cigno Bianco”

  1. Andrea Says:

    Questa stessa storia, declinata al maschile, l’ha scritta Hermann Hesse: Narciso e Boccadoro. Forse, le cose che uniscono maschile e femminile, sono più di quelle che li dividono…

  2. Lara Manni Says:

    Verissimo Andrea. Però…però c’è qualcosa di straziante in un femminile che vuole essere perfetto. Credimi.

  3. Dalailaps Says:

    L’ho visto sabato sera, e ho passato tutta la domenica a metabolizzare ogni singola scena, a suddividerla in frammenti e a ricomporla per dare a ognuna un senso perfetto.
    Mi ha sconvolto un po’, devo ammetterlo, ma mi è piaciuto.
    Ma l’unica cosa che devo ancora capire è quella scena in cucina, quando lei spegne la luce e sente la voce di sua madre dire “la mia bambinaaa”; quando preme di nuovo l’interruttore, trova la figura vecchia e disastrata della madre: quella scena l’ho trovata horror è basta, serviva davvero enfatizzare il fatto che la madre l’aveva rovinata? Si capisce anche dopo 10 minuti di film. E inquieta sapere che di madri così ce ne sono a bizzeffe.
    Ieri notte ho quasi avuto paura ad entrare in cucina. :_)

  4. Lara Manni Says:

    Be’…quella scena secondo me è una delle chiavi. La giovinezza della figlia, anzi, il passaggio della figlia dall’infanzia alla giovinezza decreta la vecchiaia della madre. E dunque la distrugge…E’ qualcosa di più, secondo me, della madre-ansia, madre-castrante. E’ la vecchia dea che muore quando sorge la giovane dea. Almeno, io l’ho letta così.

  5. Laura Costantini Says:

    …Essere il Cigno Bianco significa essere la prima della classe, quella che passa il tempo a studiare e a fare versioni di greco mentre un Cigno Nero, bellissimo, indolente e carnale attraversa la classe del liceo e va ad appendere il cappotto, lasciandosi dietro una scia di profumo.

    Dio, quanto mi ci riconosco.

  6. Andrea Says:

    La mia esperienza del “perfezionismo femminile” è indiretta ma mi ha insegnato che, sull’argomento, hai ragione. Ti credo 🙂

  7. Lara Manni Says:

    Laura, credo che i Cigni Bianchi si riconoscano subito fra loro, purtroppo.
    Andrea, sai che per una volta vorrei non averla?

  8. Laurie Says:

    Il problema è che Odette e Odile sono parti scisse della stessa persona. Odette senza Odile non è completa, e viceversa. Ci vuole integrazione e un pizzico di equilibrio.
    Io comunque trovavo particolarmente disturbante la madre: le madri abusanti non le ho mai sopportate.

  9. Roberto Says:

    Provo a dire la mia, anche se sono un maschio, perché si tratta di un problema di fondo, che va aldilà delle differenze fra lo specifico femminile e lo specifico maschile. Il cigno nero è la natura umana nella sua vitalità e spontaneità, che però rimane a un livello “animalesco”, e quindi spesso distruttivo, perché sfugge al controllo di quelle che dovrebbero essere le virtù che distinguono l’uomo dalle bestie: la ragione e il senso etico. Se il cigno nero è il male, il cigno bianco non è il bene, ma è soltanto una maschera di ipocrisia che nasconde il male. Essendo una maschera, è privo di spontaneità e si esprime con una perfezione soltanto formale. Se il cigno nero è sadico, il cigno bianco è masochista, ed è vittima del sadismo altrui.
    Il cigno bianco non si libera diventando un cigno nero. Liberazione significa spontaneità intelligente e gioiosa, gioiosa per sé e per gli altri.

  10. Lara Manni Says:

    E’ abusante ma è anche dolente, secondo me. Ne ho avuto orrore e insieme pietà.
    E’ vero che Odette è incompleta senza Odile: ma è anche vero che prima di riconoscere Odile occorre dolore, e forza. Senza quella forza, ci si tuffa dal dirupo, metaforicamente e no. Oppure, si resta Odette.

    Roberto. No, il Cigno Bianco non è ipocrita. E’ piuttosto sbrigativo liquidarlo così. Pensa, semplicemente, che deve raggiungere la perfezione, e per farlo taglia via delle parti di sè. E’ come quando si cerca la propria Ombra. Conrad lo scrisse ne “Il compagno segreto”, che non a caso ho citato in “Esbat” e che è davvero il contraltare maschile del Cigno. Per riconoscere il compagno segreto occorre guardare l’Ombra. Quando ti rifiuti di guardarla, vai avanti comunque. Sapendo però di essere infinitamente vulnerabile.

  11. Roberto Says:

    Certo, il Cigno Bianco non è volutamente ipocrita, ma ha inconsapevolmente interiorizzato un’ipocrisia di cui è la prima vittima.

  12. Lara Manni Says:

    Non capisco perchè parli di ipocrisia, Roberto. Non stiamo parlando di una situazione “sociale”, ma psicologica. Non è il perbenismo che porta a rifiutare la propria parte “nera”, intendendo per questo non solo e semplicemente il sesso (sarebbe un tantinello facile leggerla così), ma la capacità di vedere se stesse non come modello autoimposto ma come creature fallibili proprio perchè anche animalesche.
    Anche porla in termini di Bene e Male mi sembra, sinceramente, fuorviante.

  13. Valberici Says:

    E’ interessante la successione Bianco-Nero-Bianco.
    Mi ricorda, per certi versi, la vita di alcune mistiche cristiane: “bianche” nel loro desiderio di purezza e perfezione cristiana, “nere” nel momento in cui conoscono l’estasi, nuovamente “bianche” al momento della morte.

  14. Lara Manni Says:

    Perchè l’estasi è, anche, il sesso. Ma insieme c’è la rivalità, ci sono le passioni, c’è tutto quello che ci riconduce al corpo.

  15. Valberici Says:

    Esatto. Ma non sarebbe meglio morire “nere”? Perchè alla fine è il “bianco” ad andare in scena e a prevalere? Certo, nella vita reale non è sempre così, anzi, ma c’è questo mito cristiano che mi disturba, questa negazione della femminilità con esclusione della sola maternità.
    Insomma io faccio il tifo per i Cigni Bianchi che diventano neri e tali rimangono 😉

  16. Lara Manni Says:

    Sarebbe meglio morire bianche E nere, o non morire affatto. Ma fa attenzione, i due cigni sono anteriori al cristianesimo. Pensa ad Artemide che insieme si propone come cerva e come orsa. L’io femminile viene sempre scisso, e per quanto si combatta la scissione, che non nega la femminilita’ ma la crudelta’ del femminile (posso autocitarmi? Axieros), la medesima ci impregna.
    Ps. Nel balletto, il bianco muore e il nero resta…Odile rimane molto piu’ impressa di Odette.

  17. riff76@hotmail.com Says:

    a me ha ricordato in parte La Pianista con isabelle Huppert, insegnante di piano rigida e perfezionista con madre castrante, e un animo nero carico di perversioni.

  18. Giobix Says:

    vabbe, il messaggio sopra è mio.

  19. Valberici Says:

    Lara: si, come molti altri miti anche questo è anteriore, infatti io “odio” l’uso che ne fa il cristianesimo. Ma non voglio polemizzare con i religiosi, anche se quella storia del serpente cattivo…. 😀

    p.s.: del balletto ci sono diverse versioni con vari tipi di resurrezioni, comunque il film ci propone un cigno bianco morente.

    pp.ss.: meglio morire, la vita eterna è una maledizione 😉

    ppp.sss.: ho detto un paio di cose su di te nel mio blog, soprattutto ti ho invitata a migliorarti come scrittrice 😛

  20. giulia Says:

    Ancora non ho visto il film, ma voglio farlo al più presto (anche s emi hanno detto che il doppiaggio è terribile).
    Mi chiedo, ma il cigno nero è più felice di quello bianco?
    Credo di essere stata un po’ cigno bianco e un po’ cigno nero nella mia vita, e sebbene io mi senta molto più bianca che nera, qualcuno ha visto solo il nero. Ma detto questo, temo che nessuna delle due condizioni possa portare ad uno stato di vera soddisfazione. O no?

  21. Lara Manni Says:

    Non ho visto la pianista e lo farò.
    Val: anzitutto GRAZIE! Ho appena letto! E prometto che mi metto subito a studiare 😀
    Quanto al cigno morente…è vero, anche se spesso anche il balletto preferisce la versione tragica (niente di meglio di una morte in scena, no?).
    Giulia, infatti.
    Mi colpisce molto che tu parli di soddisfazione così come Roberto parlava di gioia. Ecco, le cose non sono mai così semplici, temo: non esiste un “lieto fine”, un “e vissero felici contenti” come nelle fiabe o nei romanzi rosa. Le storie, almeno secondo me, sono sempre “aperte”: per meglio dire, sono le storie aperte che mi attirano.
    Diciamo che per vivere, più che per essere felici o soddisfatti, bisognerebbe che i due cigni si equilibrassero, ecco.

  22. giulia Says:

    si la parola soddisfazione infatti non è la parola giusta…diciamo che mi riferivo ad uno “stato ideale”, che forse (ma forse) è ottenibile con l’equilibrio dei due cigni, come dici tu.
    Comunque prossima settimana mi vado a vedere il film 😉

  23. Lara Manni Says:

    Merita, garantisco.
    Solo che io, personalmente, all’equilibrio fra i cigni credo poco, ahimè.

  24. giulia Says:

    Io credo poco nell’equilibrio in generale 🙂

  25. CST Says:

    Ottima analisi. Gran bel film.

  26. Lara Manni Says:

    Grazie 🙂

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