L’intervista su Sopdet

E questa è l’intervista che mi ha fatto Leonardo Jattarelli, sul Messaggero di oggi.

FANTASY e immaginario giapponese per la seconda opera della trilogia della scrittrice e nota blogger, Lara Manni. Dopo il grande successo di Esbat, ora è la volta di Sopdet-La stella della morte (Fazi editore, pagine 384, 18,50euro), protagonista un’adolescente romana, Ivy, che sogna di poter incontrare i demoni Hyoutsuki che hanno preso sembianze umane grazie ad una particolare congiunzione astrale. Ma il libro della Manni tocca anche tre momenti nevralgici della storia d’Italia. Ne parliamo con l’autrice.

Fantasy e manga, come si incontrano nello stile e nei contenuti del suo “Sopdet”?

«Dell’immaginario giapponese contemporaneo ho sempre ammirato la capacità di comprendere la mitologia di altre culture. In fondo, i manga e gli anime giapponesi hanno raccontato la storia europea (Lady Oscar), pescato a piene mani dal pantheon greco (I cavalieri dello zodiaco) e dalla letteratura mondiale (Il conte di Montecristo). Non accade solo nei manga: anche un grandissimo scrittore come Murakami Haruki si rifà al mito di Edipo in Kafka sulla spiaggia. Allora, ho provato a fare l’operazione inversa: unire mitologia giapponese e occidentale in un romanzo fantastico. Dal Giappone vengono i due demoni che sono al centro del romanzo. Dai culti della Grande Madre viene la Dea che organizza la trama in cui si troveranno coinvolti. Il resto, leggende, azione ed eventi storici, è tutto italiano.

Ivy, la protagonista, è un’adolescente romana. Una scelta dovuta al fatto che anche lei, Lara, è nata a Roma o nel libro questa “romanità” assume un valore particolare?

«In parte la mia romanità conta: mi riusciva più facile ambientare la storia nei luoghi che conosco, la periferia est, le strade di Fiumicino dove si va a veder passare gli aerei, certe case alto-borghesi dei Parioli o del quartiere Trieste. Però Roma è importante anche perché uno dei tre episodi storici che racconto è ambientato qui, a piazza Navona».

Molto interessante, soprattutto oggi in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il fatto che in “Sopdet” lei tocchi tre momenti importanti della storia del nostro Paese…

«È stato un detto giapponese a ispirarmi, che dice che i demoni camminano fra gli uomini nei momenti di disordine. Ho scelto tre “date” che per il nostro paese sono state fortemente critiche e che hanno visto la morte di molti innocenti. La terza battaglia dell’Isonzo, nella fase della Grande Guerra in cui il Generale Cadorna si ostinava a far avanzare a tutti i costi soldati giovanissimi e privi delle armi necessarie per fronteggiare gli austriaci. Poi, ho ambientato la seconda parte fra l’armistizio e Salò, nel settembre 1943, nei giorni del vuoto di potere che videro anche una delle stragi dimenticate d’Italia: quella degli ebrei di Meina, uccisi dalle SS. Infine, il 1977. Credo che anche un romanzo fantastico debba guardare e raccontare il mondo reale».

Il romanzo e la multimedialità…
«Ci sono centinaia di blog molto attenti alle novità, specie in ambito fantastico. Però penso che la vera sfida di oggi e di domani sia svincolare il fantastico dal diktat dei grandi numeri. Lasciare, cioè, che gli scrittori crescano nell’arco di tre, quattro, cinque libri, come un tempo avveniva nella letteratura generalista».

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3 Risposte to “L’intervista su Sopdet”

  1. Alexia Says:

    Veramente delle risposte sapienti e che invogliano ancor di più a leggere Sopdet. Sei veramente in gamba, Lara.

  2. Laura Costantini Says:

    Lara, mi ritengo fortunata ad averti incontrata e letta.

  3. Lara Manni Says:

    Ma figurarsi!!!

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