Fantasy su Repubblica

Su Repubblica, Alessandra Rota ha scritto un articolo che si intitola: “Mostri e altri universi, le ragazze del fantasy”. Eccolo qui.

“Non sono un fenomeno, sono un affare. Le signore del fantasy italiano non hanno bisogno di quote rosa; il mercato della letteratura fantastica (horror, gotica, urban) lo hanno in pugno. Sono tante e giovani: strapazzano licantropi, creano angeli, inventano mondi paralleli, donne dal carattere di ferro, popolano l´universo del web con fan fiction seguite da milioni di internauti tra i dodici e i trent´anni.
Un successo iniziato una decina di anni fa, grazie a J. K. Rowling e alla serie di Harry Potter, oggi a 500 milioni di copie vendute. «Certo, non siamo a quei livelli – dice Fiammetta Giorgi, responsabile editoriale del settore ragazzi e della collana Shout giovani adulti della Mondadori – ma Licia Troisi, al Salone di Torino, è stata accolta come una rock star, abbiamo avuto bisogno di un servizio d´ordine». E la Troisi (Le saghe del Mondo emerso, Ragazza Drago, I dannati di Malva) con quasi due milioni di copie vendute è davvero un caso. «È venuta meno la fiducia nella scienza – sostiene la scrittrice, un´astrofisica, laureata con una tesi sulle galassie nane – qui da noi è guardata in modo sospetto, il pubblico ne ha un concetto negativo. Il fantasy si svolge nel passato, non nel futuro come la classica fantascienza, nel fantasy la natura riprende i suoi ruoli, non è più bistrattata, anzi è vincitrice. In un momento in cui c´è una reale svalutazione degli ideali, i ragazzi si ritrovano nei personaggi che combattono per la libertà».
Sul web ha iniziato Lara Manni (il romanzo Esbat con Feltrinelli deriva da questa esperienza e adesso con Fazi è uscito Sopdet) che racconta: «Penso che le donne si stiano riprendendo quella parte della scrittura che fin qui era tipicamente maschile. Dopo Anne Rice e la sua Intervista col vampiro, le donne hanno cominciato a raccontare gli uomini, scegliendo di togliere loro l´umanità. Inventano un maschile perfetto, fisicamente e non solo: incorruttibile, alieno, che non muore mai».
D´altra parte il filone del lato oscuro l´aveva inaugurato Carolina Invernizio. «La narrativa dark interessa in particolare il pubblico femminile» sostiene la “gotica” Barbara Baraldi (esce ad aprile per Mondadori La bambola dagli occhi di cristallo) «ha una struttura in cui i particolari rivestono un´enorme importanza nella creazione dell´atmosfera».
Pochi maghetti, tanti mostri immortali affascinanti, il fantasy italiano è un genere in evoluzione, sempre più portato verso la “distopia”. «È il contrario dell´utopia – spiega Pamela Ruffo della Fazi – la storia ti trascina in una realtà inventata che può essere centinaia di anni avanti o indietro. È l´evoluzione dell´angoscia del nostro mondo». Che garantisce successo con vendite tra le ventimila e le settantamila copie. E che adesso diventa anche oggetto di studi alla Sapienza: una giornata seminariale dell´università dal titolo Fantasy camp con autori ed editori, mercoledì alla Fiera di Bologna.
Chiara Strazzulla, 21 anni, settore young adult di Einaudi Stile Libero, alterna il fiabesco all´elegiaco, l´aulico al mitologico: La strada che scende nell´ombra ha venduto 40 mila copie, Gli eroi del crepuscolo 20 mila. E ora la casa editrice “lancia” un´altra giovanissima autrice, Giulia Besa con Numero Sconosciuto. Elena P. Melodia (Buio, Ombra e sta scrivendo Luce per concludere la Trilogia My Land di Fazi) appartiene al sottogenere dell´urban fantasy: «le mie sono avventure metropolitane, la città è un luogo importante dove ambientare il disorientamento dei giovani» dice.
Federica Bosco (Innamorata di un angelo Newton Compton) preferisce invece la cifra romantica. Più efferata, anche perché la sua eroina Mirta-Luna, è una zombie, è Chiara Palazzolo (Non mi uccidere, Strappami il cuore, Ti porterò nel sangue, Piemme) che torna con il suo nuovo romanzo Nel bosco di Aus.
Ma per tante il serbatoio di storie è la Rete. Una galassia dove le creature della notte si animano tra siti, forum, blog (anche concorsi) grazie alle loro creatrici come Virginia de Winter, Camilla Morgan Davis, Elena Corno, Margaret Gaiottina, Vanna De Angelis, Jamila Bertero, Barbara Balbiano, Chiara Bertazzoni, Alessandra Dell´Amico…
«Mi considero quella che ha inventato lo spaghetti fantasy» commenta Silvana De Mari (L´ultimo Elfo e L´Ultimo Drago, Fanucci) la più “grande” delle signore fantastiche (è del ´53), ex chirurgo, ora psicoterapeuta. «Abbiamo bisogno degli eroi per battere gli orchi, ma anche gli orchi sono da salvare» dice. E se il fantasy femminile ha bisogno di una morale, può adottare questa.”

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57 Risposte to “Fantasy su Repubblica”

  1. Andrea Says:

    Avevo letto qualcosa di simile un annetto fa (o forse di più) su un magazine (forse Sette). Ma, per viaggiare rasoterra, la notizia quale sarebbe: che le donne che scrivono fantasy hanno buone vendite?

  2. Lara Manni Says:

    Non so. Credo che il concetto sia che molte donne scrivono fantastico, e questo in effetti è vero. Sul motivo….difficile da capire, Andrea. In realtà le donne scrivono molto, in assoluto, secondo me, e dunque scrivono ANCHE fantastico.

  3. Andrea Says:

    Andrebbe anche detto che la qualità di quello che scrivono le donne italiane (quelle che ho letto, si capisce…) che si occupano di fantastico è alta: questa, secondo me, era la notizia da dare. Fa comunque piacere che un quotidiano nazionale di quel calibro si accorga della cosa: alla buon’ora! 🙂

  4. Lara Manni Says:

    Be’, basta guardare le uscite e in effetti si nota che la stragrande maggioranza dei titoli viene da scrittrici. E’ interessante, comunque. Il problema è, secondo me, che sarebbe bello che prima o poi ci si occupasse dei libri a prescindere dall’appartenenza a un filone. Lo so, lo so, chiedo troppo 🙂

  5. Paolo E Says:

    MMhh… al di la del doveroso tributo alla narrativa fantastica italiana che non è tutto marciume come qualcuno sostiene, alcune cose mi lasciano perplesso.

    In particolare la risposta di Licia mi sembra un po’ riduttiva, non si può spiegare un fenomeno di questa portata come una “fuga dalla scienza” tout court (anche perchè cosi diventa difficile considerare per esempio lo steampunk); inoltre ammassare in poche righe autori completamente diversi per stile ed argomenti suona un po’ superficiale.

    E’ davvero importante invece una cosa non detta, ovvero che la sensibilità artistica femminile (per forza di cose diversa da quella degli uomini) diversifica ed arricchisce molto il panorama della narrativa fantastica. Per esempio sto finendo Sopdet (occhi lucidi) dopo aver letto Wunderkind di GL e questo appare in modo lampante.

  6. Andrea Says:

    Con me, sulla questione della soppressione dei filoni e dei generi, sfondi una porta aperta! Non saprei dire se la maggioranza dei libri pubblicati nel 2010 (per esempio) era firmato da una donna, comunque, se così fosse, sarebbe un fenomeno interessante da analizzare un po’ più approfonditamente. La domanda è: come mai?

  7. Lara Manni Says:

    Io penso che ci sia sensibilità e sensibilità, sai Paolo? (Grazie per gli occhi lucidi 🙂 ). Infatti stili e intenti sono effettivamente diversissimi, e va benone così: io, per esempio, non sarei capace di affrontare la costruzione di una saga fantasy propriamente detta, nel senso che non ho quel respiro e neanche abilità di pianificazione. In realtà, credo che il fantastico sia in mutazione, anche per quanto riguarda l’Italia. Per esempio, noto che ci sono un bel mucchio di scrittori non di genere che affrontano il genere, ultimamente, tipo “Nina dei lupi”. Questo è interessante.

  8. Ema Says:

    penso che le donne scrivano di più perché statisticamente hanno maggiore “sensibilità” di pensiero. Cioè, trasformano molto più facilmente il pensiero in emozione, e l’emozione va raccontata (quasi sempre).
    Poi, ovviamente, ci vuole anche la facilità di trascrivere emozioni e sensazioni. E credo che anche quella in generale sia maggiore appannaggio femminile, o del lato femminile dei maschietti 🙂
    Una volta si scrivevano diari privatissimi in cui riversare tutte le emozioni, ora anche i diari sono diventati tutto tranne che materiale privato, o perlomeno ci sono i mezzi per renderli universali sulla rete, e da lì il passo all'”esternalizzazione definitiva” è breve.

    Detto questo, penso che non sia stata minimamente presa in considerazione la qualità dei prodotti perché non era quella la “notizia”.

  9. Francesco Falconi Says:

    Oppure, se vogliamo vedere il tutto da un’altra prospettiva, il punto è che la maggior parte dei lettori sono donne. Ergo, gli editori pubblicano più storie per donne (i.e. paranormal romance, e versioni più soft alla Twilight), in genere scritte da donne.
    Non credo che ci sia una maggioranza di scrittrici donne nel fantasy, lo è quella edita. Infatti, il panorama 5-6 anni fa era diverso.

    • Andrea Says:

      Questa è un’informazione molto interessante che, dall’articolo di R., non emergeva. Dunque ci sarebbe una selezione di autori basata sul target di destinazione che garantisce maggiori profitti. Non è una novità (e non scalda il cuore) ed è un peccato che passi sempre in secondo piano la qualità dei libri. Ma dove diavolo è finita la critica letteraria che se ne fregava delle vendite? Quando serve non la trovi mai… 🙂

      • Francesco Falconi Says:

        E’ sempre stato così. Nella maggior parte dei casi gli editori hanno degli “obiettivi” di collana, e cercano storie in tal senso.

        Come nel caso “baby boom”, un talent scout disse che li pubblicò perché credeva che un ragazzo potesse raccontare meglio ai ragazzi.
        Grande cavolata, guarda l’età degli autori che hanno siglato i capolavori della letteratura per ragazzi.
        Ma tant’è.

  10. Lara Manni Says:

    E’ interessante quel che dice Francesco, e anche vero. C’è stata una mutazione negli ultimi cinque anni. Però va anche detto che non tutto il fantastico femminile è paranormal romance, eh.

    • Andrea Says:

      La percezione del “fenomeno” (dio che brutto termine… scusate) è distorta: nell’articolo si da un colpo al cerchio e uno alla botte. Da una parte “guardate un po’, le donne spadroneggiano nel fantastico”, dall’altra “e sì, perché vendono un botto”. Non se la prenda la Rota, ma il suo pezzo non rende il giusto merito alla fatica, all’impegno e ai risultati delle autrici citate. L’averle poi raggruppate (per sesso e per macrogenere letterario) così mi lascia abbastanza perplesso. Lara, per parlare di chi è presente, ha seguito un percorso letterario molto complesso, mi pare riduttivo (soprattutto se penso a Sopdet) parlare solo di autrice di letteratura fantastica… Perlomeno io la vedo così.

  11. Francesco Falconi Says:

    Ovvio Lara, ci mancherebbe. Come tutto il fantasy non è elfetti e orchetti (benché questo sia il luogo comune).
    Se poi vogliamo fare un poì di percentuali, basta andare in librerie e divertirsi.
    Infine, così come in ogni forma d’arte, anche questa sarà un’onda passeggera, così come l’high fantasy lo era agli inizi degli anni 2000.

  12. Ema Says:

    beh aspetta. La componente di cui parli la localizzerei molto al filone “vampiri & angioletti”, che vive di vita propria al punto da poter essere collocato a fianco del fantasy. Alla fin fine, Troisi e Strazzulla (che credo, ma non vorrei dire cavolate, siano quelle che hanno venduto di più anche se molto distanziate fra loro) scrivono un genere almeno in origine molto “maschile”.

  13. Lara Manni Says:

    Credo che siano anche fasi personali. Quando ho iniziato la trilogia, non pensavo affatto di entrare in un “filone”: ho scritto una storia che mi interessava raccontare. Di sicuro la strada che verrà sarà decisamente diversa: parlo per me, naturalmente, non riesco a fare previsioni di future ondate. 🙂

  14. Francesco Falconi Says:

    Ema, mica ho scoperto l’acqua calda. Gli editori non sono onlus, pubblicano ciò che vendono (e, quelli più intellettualmente onesti usano spesso i fondi del “commercial” per pubblicare robe più di nicchia).
    No, sono d’accordo in parte sul secondo punto. Non ho letto la Strazzulla, non saprei dirti, ma la forza dei libri della Troisi è la protagonista femminile, la quale ha creato l’identificazione con le lettrici. Poi, l’high fantasy ha attirato la componente maschile. Naturale che il paranormal sia alla stragrande maggioranza femminile, vedi quella cosa che scriv e la Ward.

  15. Lara Manni Says:

    Però, a me riesce molto difficile definire paranormal autrici diversissime come Rice e Palazzolo, che pure mettono figure maschili soprannaturali nei loro romanzi. Ma sono tutt’altro che indulgenti e consolatorie.

  16. Francesco Falconi Says:

    Ok Lara, ma vige sempre la legge dei grandi numeri. Quante Rice (che ha una sua storia/esperienza bella densa) e Palazzolo vedi in libreria in confronto alle varie Smith, Ward e tutto il papier di LeggereEditore e via dicendo?

  17. Andrea Says:

    @Francesco Falconi aldilà dei libri, la pratica della “tassonomia” a fini commerciali fa sempre impressione e mi domando se renda così bene. Possibile che non ci sia alternativa?

  18. Francesco Falconi Says:

    Se non rendesse non la seguirebbero. Ma anche questa non è una novità, avviene anche nella musica e nel cinema. Produci ciò che vendi (e ripeto, se hai anche altri obiettivi, pubblichi 10 libri commerciali e 1 di nicchia con il ricavato).
    E’ un fenomeno sociologico e commerciale, nulla di nuovo all’orizzonte, specialmente per l’editoria che è sempre più in crisi (vedi anche cosa succede a editori come Gargoyle, che pubblicano libri di genere che restano di nicchia. Rischiano di affondare).

  19. Andrea Says:

    @Francesco Falconi Ma, se rende così bene, come mai musica, cinema e (soprattutto) editoria sono così in crisi? Congiuntura sfavorevole, crisi economica, ecc… Mah, io se fossi un editore qualche domanda su questa politica commerciale me la farei. Ma io non sono un editore 🙂

  20. Lara Manni Says:

    Stavo per scrivere che bisognerebbe allargare la nicchia, ma non è questo il punto. Il punto continua a essere, secondo me, il guardare oltre la nicchia medesima. Non sentirsene parte. Esattamente come accade ai “non di genere”.

  21. Francesco Falconi Says:

    Be’ Andre’, dipende da tanti fattori. La musica essenzialmente per la pirateria dall’anno 2001 (in pratica dalla nascita di napster e il p2p), tanto da spingere cantanti già ben piazzati (e.g. Madonna) a salutare la Warner a favore della Live Nation (ergo, ricavato dai live e non dai dischi). Le etichette, invece, cercano le comete che fanno comprare dischi (e.g. Amici/XFactor, puntando sull’artista emergente e i fan agguerriti).
    Il cinema è argomento ancora più complesso, intaccato di meno dalla pirateria (ma dipende dalla broadband dei paesi, l’Italia è un fanalino di coda). Il cinema in italia ha avuto una sua storia ben definita, dalle commedie rosa anni 70 fino ai giorni nostri, dove ci si focalizza sui drammi familiari o sulla nuova vena comica (e lasciamo stare quella cosa di Checco Zalone… che però a incassi ha superato Benigni). La crisi c’è, proprio per questo si punta si prodotti sicuri, di qualità dubbia. Perché se sento paragonare Zalone a Benigni mi vengono i brividi… scusate.
    Il punto è l’esatto opposto: gli editori si fanno le domande, poi guardano i numeri di vendita e traggono le conclusioni.

    Infine, il solito appunto che faccio sempre in queste discussioni. Si dà sempre la colpa agli editori, che non sono affatto colpevoli. La colpa è dei lettori e di ciò che comprano.
    Mi piacerebbe leggere invettive in queste senso, invece leggo sempre: “uffa, non mi pubblicano! Colpa dell’editore, colpa delle spinte che non ho!”
    La situazione, come vedi, è alquanto più sfaccettata.

  22. Lara Manni Says:

    Però Francesco, non voglio fare l’ottimista a tutti i costi: è anche vero che il fantastico italiano, come attenzione da parte degli editori, è relativamente giovane. Diamoci tempo. 🙂

    • Francesco Falconi Says:

      Laruccia, di lunedì (con aggiunta della componentistica pioggia) la parola ottimismo è bandita. Una bestemmia contro il buon gusto 🙂

      In merito: ok, right. Però, Lara, quando è che ci stanchiamo di sentire dire le affermazioni:
      – il fantasy italiano non ha storia
      – il fantasy italiano è troppo giovane (oh, siamo a più di 10 anni, non mi pare poco, se facciamo partire il tutto dall’accoppiata Redivo-D’Angelo, ma c’era roba anche prima)
      – il fantasy italiano clona quello anglosassone (eresia)

      Io credo che la nostra storia ce l’abbiamo eccome. Ogni autore diverso dall’altro, ognuno segue una particolare strada, perché il genere fantastico permette la libertà di movimento.
      E lasciamo stare i detrattori del fantasy a spada tratta, che si divertono con un prologo e danno giudizi sommari su poche pagine, giusto per vedere aumentare gli accessi al proprio sito.

      • Lara Manni Says:

        Francesco, e quando essere ottimisti se non di lunedì? 🙂
        Attento, non ho fatto nessuna delle affermazioni che tu riporti. Il fantastico italiano, se è per questo, è molto più antico. Ho detto solo che l’attenzione degli editori è relativamente recente, e dunque la diffusione a un pubblico più vasto.
        Io credo che questo sia un periodo di transizione verso un modo di raccontare che probabilmente, e forse auspicabilmente, non avrà neanche più bisogno di generi e sottogeneri.

  23. Andrea Says:

    @Francesco Falconi Non mi ci metto ad analizzarla, non ne avrei le competenze 🙂 Dico solo che, per come la vedo io (calcola che in questo momento ho la febbre, quindi la percentuale di minchiate aumenta esponenzialmente…), andrebbe ripensata tutta la filiera produttiva e (soprattutto) le strategie di marketing (ragazzi, parliamoci chiaro, dal quel punto di vista lì l’editoria è messa peggio che la fabbrichetta del sciur Brambilla negli anni ’50!). Tu fai l’esempio dei cantanti che ora guadagnano sui live e non sui dischi, benissimo, ci sono già sperimentazioni interessanti di strategie nuove in campo musicale: perché non fare qualche esperimento del genere anche coi libri? Ba’, forse vaneggio, chiaro che i soldi hanno l’ultima parola ed è sempre meglio un guadagno (piccolo) ma sicuro oggi che non uno (potenzialmente grande) e incerto domani. Poi sul discorso editori/lettori hai ragione: è un po’ come un cane che si morde la coda. A furia di morsicare la coda è un moncherino e pure il cane non ha una bella cera! Mi fermo qui, credo di essere andato un po OT. Scusa Lara!

  24. Betty65 Says:

    Ne so poco di letteratura fantasy per cui non mi azzardo a dire nulla in proposito. So qualcosa, invece, delle donne che invadono un campo tipicamente maschile. Perchè è quello che ho fatto professionalmente.
    In qualunque ambito ci si applichi non credo , comunque, che si tratti di maggiore o minore sensibilità, ma solo di una sensibilità diversa fra uomo e donna nel fare la stessa cosa. Il che porta a risultati diversi , non per questo migliori o peggiori. E’ che in molti campi l’espressività femminile è solo di recente venuta alla ribalta ed è forse per questo che incuriosisce ed affascina di piu’.
    Bon…scusate l’intromissione.

    Ciao a tutti !

  25. Administrator Says:

    Alla grande, Lara!
    Ciao, luigi

  26. Luciana Says:

    “Non sono un fenomeno, sono un affare”. Uhm.
    Forse sono io che sto diventando “paranoica” (magari perchè sono una donna alla quale piacerebbe scrivere nell’ambito del fantastico) al riguardo, ma perchè quasi ogni volta che sento affrontare l’argomento (e non solo in campo mediatico), mi sembra sempre che ci sia sottintesa la questione: “scrivono fantastico perchè sanno che va di moda e quindi hanno più possibilità di essere notate”?

  27. Lara Manni Says:

    Luciana, la risposta è una, in questi casi: parlare per sè. Scrivo fantastico perchè mi piace farlo, peraltro ho cominciato in rete e non a fini di pubblicazione. 🙂
    Ovviamente, la possibilità di non essere credute è altissima. Posso azzardare un “pazienza”?

  28. Luciana Says:

    Beh, direi che non c’è altro da fare.
    Pazienza 🙂

  29. Lara Manni Says:

    Fermo restando che resto ottimista. Ci sono molti indizi che mi portano ad esserlo. Del resto, anche dei giallisti si dice che scrivono gialli per vendere, no? Salvo poi vedere in classifica storie intimiste alla Giordano-Mazzantini. Andiamo avanti 🙂

  30. Luciana Says:

    Io penso che se si volesse ragionare in termini di generi\filoni\stili che si sono affermati per “moda” allora tutta la storia della letteratura non avrebbe senso. La storia della letteratura è sempre andata avanti perchè in una determinata epoca, per un motivo o per un altro, si sono affermati degli stili e dei generi che sono diventati più rappresentativi di quel determinato periodo… e oggi nelle scuole si studia il Romanticismo, o il Dolce Stil Novo… allora che dobbiamo dire, che Dante ha scritto quello che ha scritto perchè seguiva una moda? Penso che le epoche influenzino gli scrittori, tutto qui…
    Forse quello che sta succedendo oggi nelle nostre librerie deve solo aspettare di essere “storicizzato”.

  31. Lara Manni Says:

    Forse. Penso anche, però, che occorra guardare anche alle diversità oltre che alle affinità, altrimenti si rischia di affettare la narrativa come il pane in cassetta.

  32. M.T. Says:

    “strapazzano licantropi” già questo fa rizzare il pelo: non basta aver infangato vampiri e angeli, occorre dissacrare tutto.

    Andrea: “Andrebbe anche detto che la qualità di quello che scrivono le donne italiane (quelle che ho letto, si capisce…) che si occupano di fantastico è alta” Fortunatamente c’è chi scrive bene (Lara, da quel poco che ho letto, De Mari (non mi addentro sulle sue idee politiche, parlo solo di stile letterario e altre) ma c’è chi abbassa la media (Starzulla, Florentino e le varie babu boomer): diciamo che se va bene è un pareggio.
    Ma c’è una cosa da far notare: il fantasy o fantastico è usato da sfondo per storie di cotte adolescenziali. Il lato amoroso nelle storie ci può essere, ma non dev’essere ciò cui tutto ruota intorno.

  33. Lara Manni Says:

    Diciamo che dipende da chi scrive. Non tutti sono interessati a scrivere d’amore. Io no, per esempio. Mi interessa il desiderio, semmai. Ma va anche bene che ci sia chi racconta l’amore: anche se concordo sul fatto che di narrazioni sentimentali, forse, ci sia una certa abbondanza. 🙂

  34. M.T. Says:

    Che si narrino storie d’amore mi sta bene, che le si voglia far passare per altro, per fantasy, per grandi avventure no: ogni cosa deve essere chiamata con il proprio nome, non fatta passare per altro. Poi che si sia troppa abbondanza di un genere è la risposta a quanto domanda il mercato: fa soldi ed è questo che conta per l’editoria.
    Di certo preferirei una maggiore serietà nella produzione del prodotto.

  35. Teiresias Says:

    La mia domanda è una, Lara: ma la fototessera di fianco al tuo nome nell’articolo non sei tu, vero? ._. compro Repubblica e le immagini più piccole sono troppo sfuocate per giudicarle, hai deciso di uscire allo scoperto? 😄

  36. Lara Manni Says:

    Guarda guarda chi si rilegge 🙂 No, non sono io. E’ Susanna Angelino che aveva recensito Esbat per Ca’ delle Ombre e adesso si ritrova associata a me su Google e dunque in tutti gli articoli on line e non su di me. Non so più come dirlo 😦

  37. Teiresias Says:

    L’avevo intuito! 😀 continuo a leggerti, ma non ho più avuto tempo di lasciare un commento, di solito quando mi connetto al blog ci sono 7-8 posts dove ovviamente non si commenta più -_- sono sempre in ritardo… Spero che ad Angelino non le scocci essere associata a te, ma non si può fare davvero nulla?!

    Riguardo al post…beh, io sono dell’opinione di Gamberetta, si fa presto a dire fantasy qui da noi a sproposito. Quando ho letto l’articolo stamattina mi è partito un WTF?! perché sembravano nomi e quotes messe a casaccio per riempire la colonna: perché una come la Strazzulla non è certamente una scrittrice.

  38. Lara Manni Says:

    Spero anche io che a Susanna Angelino non secchi. Ma io più che dirlo e ridirlo che posso fare? 😦
    Allora. A me, ma vale solo per me e non pretendo di farne un manifesto estetico, piacerebbe non sentire parlare di generi. Mi piacerebbe in un giorno lontano che si parlasse dei singoli testi. Neanche di scrittori. Di testi. Ok, sogno 🙂

  39. Fos87 Says:

    Approfitto di questo post per farti i complimenti in ritardo: nonostante parenti e amici mi sfottano continuamente per il mio braccino corto, ho comprato “Sopdet” quasi subito e non sono rimasta delusa. Complimenti 😀

  40. Lara Manni Says:

    Grazie mille Fos!!! Braccino corto? 😀

  41. fos87 Says:

    Sono una tirchiona di prima categoria e la biblioteca è la mia migliore amica 😀

  42. Alessandro Forlani Says:

    Uhmm. Non vi fa un pò pensare all’amaro articolo di Roland Barthes “romanzi e bambini” (in “Miti d’oggi”, Einaudi) sulle scrittrici?

  43. Lara Manni Says:

    Vado a riprendermi Miti d’oggi.

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