Tutte le storie di Sopdet – 8

Mi piacciono i nomi che cominciano per la A di Luisa Zhou

Non c’è caos più ambivalente, sensuale, distruttivo e patetico del cuore umano.

I capricci rendono gli uomini testardi, i desideri irrazionali, le passioni vulnerabili e i tormenti terribilmente sciocchi, ma non è proprio questo il divertimento?

Guardarli sbocciare, crescere, avvizzire.

Senza di loro, non ci sarebbe alcuno spettacolo, non ci sarebbero attori… solo noia che scorre sulla pelle escoriata.  E una Dea non può sopportarla, vero, Aiwass?

Un kimono bianco latte, labbra vermiglie, occhi a spirale.

Mi chino sui talloni e lascio che la mia mano accarezzi l’erba del sentiero.

Take me down to the Paradise City, where the grass is green and the girls are pretty, sussurro fra me e me, in una lingua futura, nella consapevolezza di un domani di cui ancora tutti ignorano, adesso.

Soprattutto tu.

Una brezza d’aria sfiora il mio velo dorato.

Sento avvicinarti, passo dopo passo.

Hai seguito la tua smania fin qui, Yobai?

Il tuo sangue ribolle di rancore, la tua mente è pervasa dal desiderio di uccidere, di colmare il vuoto che ti divora ogni secondo della tua nuova mezza esistenza.

Hai un abisso all’altezza del petto.

Disilluso, disperato, non ti resta altro che me.

Vieni, vieni più vicino.

Alzo gli occhi verso i giochi di luce che galleggiano sulle acque del fiume e mi lascio sfuggire un sorriso sardonico.

Non sai nulla.

Non saprai mai nulla.

«  Dovrei rivolgerti un indovinello », comincio, celandomi nel vento.

Per te è come se fossi scomparsa in una spirale di fumo, e questo sarà il tuo unico ricordo. « Si usa così, ma è successo tanto tempo fa. E con te non avrebbe senso. Giusto? »

La mia voce ti colpisce,  ti attrae, ti spaventa. La mia risata ancor di più.

È forse pioggia sulla tua carne arida?

Vedo i tuoi occhi cercarmi ovunque, i tuoi piedi arretrare, le tue poche certezze sgretolarsi come castelli di sabbia.

Sei mio, sei l’ennesima pedina d’argilla nelle mie mani esperte, inghiottita dalla voracità del Caos.

Il Desiderio ha fame, non nasconderti.

È ora di giocare.

 

La stella più luminosa di Luigi Brasili

La bambina scuote la testa.

No mamma, sto in piedi. Tranquilla, non cado.

La madre annuisce ma le tiene lo stesso la manica del cappotto.

La figlia scruta la banchina dal treno. La musica del venditore continua a galleggiare nell’aria fredda; solo più ovattata, più lenta. Come il ballo ossessivo dei cagnolini. Hanno freddo anche loro, pensa la bambina, mentre nel vagone vicino le porte si riaprono e sbattono accompagnate da un fischio.

Il venditore è immobile, forse è colpa dello strano vapore che lo ha avvolto per un istante. O forse ha deciso di sdraiarsi e dormire. Quando il treno si muove, la bambina pensa che l’uomo non dorma – non si dorme a occhi aperti – ma vuole solo farle uno scherzo. Prima della curva il vapore diventa un sipario velato di nero. Una mano scatta indietro e un lampo la ingoia, lasciando il venditore attorniato dai fantocci, di plastica e di carne.

 

Nella stanza brillano centinaia di stelle. La bambina cerca quella più luminosa. È da quando hanno installato quelle luci sul soffitto che la bambina inizia da quella stella. Sposta rapida gli occhi lungo la sua tavolozza segreta, pennellata di luci. Ed eccolo, il volto, che le sorride ogni notte. E veglia su di lei. Si addormenta ricambiando il sorriso, soffiandogli un bacio.

Si sveglia urlando muta, in fuga dal demone che vuole annegarla nel vapore. Ma il soffitto si muove e scende in picchiata ad artigliare il fumo e lo cancella, in un frullare d’ali stellate.

La bambina si volta e vede Ivy. È morta, distesa su una scala di morti. Ma forse non è morta, perché i morti non parlano.

La bambina ascolta, attenta.

 

Quando si sveglia davvero, la bambina scende dal letto e si siede alla scrivania. Fuori, la notte è padrona del mondo.

La mano si muove agile sulla carta. Ivy ha detto che a volte funziona. La bambina le crede. Vuole crederci. Guarda le stelle e riprende a disegnare il volto del soffitto. Padre e figlia sorridono. E si abbracciano.

Un abbraccio solo, pensa la bambina. Almeno una sola volta nella vita.

Advertisements

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: