Cose che non capisco

Salone del libro di Torino. Ovvero, appuntamento irrinunciabile per chi scrive, legge, traduce, pubblica.
Leggo da Fantasy magazine l’elenco degli appuntamenti dedicati al fantastico. Sono quattro, su centinaia.
I libri di fantastico pubblicati in Italia sono, suppongo, migliaia. Evidentemente non sono considerati interessanti se non per uno specifico pubblico, quello giovanile. E va bene (no, non va bene, ma pazienza).
Poi però, sfoglio il programma del Salone e trovo un appuntamento che si chiama “Romanzi alla fine del mondo – Futuro prossimo”. Partecipano Alessandro Bertante, Tommaso Pincio, Antonio Scurati. Laddove si parla di romanzi fantastici.
C’è qualcosa che non capisco.

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28 Risposte to “Cose che non capisco”

  1. zeros Says:

    Un problema a inscatolare le cose in generi? La possibilità di uscire sminuiti dall’essere inseriti negli appuntamenti legati al fantastico?

  2. stefania Says:

    come ebbe a dire una volta una persona, c’è una mania tutta italiana di mettere etichette, su tutto e tutti. Ecco. Questo è un esempio. Però ho anche un dubbio… un quesito che ha un nome. Casta? Forse…

  3. Lara Manni Says:

    Penso che sia una questione editoriale. Suppongo che se un autore “mainstream” dichiari di aver scritto un romanzo fantastico l’editore impallidisca.

  4. Vale Says:

    Non va bene no, non va.
    Quando alla fin fine, a stringe’, sono i romanzi fantastici (i bei romanzi fantastici) che descrivono meglio la realtà.
    Non so, io leggo Nel bosco di Aus e vedo chiaramente la realtà. Leggo i Numeri primi di Giordano,e (con tutto il rispetto) non mi rimane nulla. Poi mi chiedono perché a parte qualcuno che adoro, non leggo romanzi italiani…

  5. Caska Says:

    http://www.youtube.com/watch?v=jxXBfqURnm0 direi.

  6. Laurie Says:

    Solo una manifestazione come Lucca Comics propone spazi per la letteratura fantastica. Sono belli, aperti a molti autori italiani ma troppo pochi. Anche se… Lucca raccoglie di anno in anno tantissimi visitatori, quindi l’interesse ci sarebbe anche.

  7. Lara Manni Says:

    Il problema, lau, è quello di riuscire a predicare a qualcuno di diverso che non siano i convertiti…

  8. luigi milani Says:

    Ma sai, cara Lara, l’Intellighenzia che crede di gestire la cosiddetta Cultura, specie sui media tradizionali, ha da sempre la triste tendenza a ghettizzare ciò che esula dai suoi ristretti e interessati orizzonti. Anche la sf non è che goda di maggior attenzione o rispetto, per esempio.
    Per fortuna la Rete rimedia, almeno in parte, a questo squallido modus operandi. E i sepolcri imbiancati prima o poi finiranno al cimitero, il luogo cioè che si meritano.
    Insomma, teniamo duro, ragazzi!

  9. In_mezzo_alla_segale Says:

    L’idea del manifesto non è poi così pellegrina, pare.

  10. Vale Says:

    Ti racconto una cosa.
    Una decina di anni fa, più o meno, grazie a una serie di stanziamenti (dovrei controllare da dove e da chi, ma questo non conta, nel mio aneddoto) c’è stato un improvviso exploit di produzioni documentaristiche, sono usciti tanti documentari, alcuni molto belli, tutti interessanti, tutti di gente giovane, tanto che si parlo – se non sbaglio – di nuovo cinema documentario, in italia. Io lo studiavo all’università. In quel periodo tra i miei amici c’era il marito di una carissima amica, che fa il regista alla rai. Quando andavo a trovarli lui mi chiedeva sempre dei miei studi. Una volta gli raccontai di quanto fossi entusiasta di questo corso sul nuovo cinema documentario, e lui mi fece, con una faccia ironica (e forse un po’ scocciata) ah, davvero, esiste anche un nuovo cinema documentario, in Italia?
    Ecco, il mio amico era (o sarà ancora, non so, ho un po’ perso i contatti) una persona delusa dalla sua vita, poco coraggiosa, che imputava al sistema l’impossibilità per lui di girare film, mentre era costretto a fare servizi cretini per domenica in.
    Ma la new wave documentaristica c’era eccome (che poi si sia persa è un altro discorso).
    A me pare di vedere un certo parallelo con il fantastico. Se sia una rinascita, o se ci sia sempre stata una letteratura fantastica non so dire, io so che da qualche anno a questa parte scopro “nuovi” autori validissimi, la vedo, st’onda, c’è.
    Chi non la vede, non vuole vederla, come quel mio amico regista. O perché frustrato da aspirazioni mancate, o perché proprio cieco.

  11. Lara Manni Says:

    La rete rimedia in parte, Luigi. Ma non è che io voglia un rimedio. Sto solo cercando di capire come si esce dalla bolla. Non è fondamentale, ma sarebbe un passo.

  12. Fabrizio Valenza Says:

    Lara, credo che il problema sia anche Fantasy Magazine. Talvolta la professionalità latita, diciamo così.

  13. Cecilia Says:

    Lara, di cuore, ignorala questa gente (leggasi, i soloni della Fiera). Per lorsignori tutto il fantastico è spazzatura, ancor di più se uno vuole “solo” raccontare una bella storia senza per forza voler spiegare i destini del mondo agli ignoranti che lo leggeranno.

    Per citare Dimitri in un suo vecchio, vecchio post: “Parlo per me – non voglio essere legittimato. Non voglio essere notato dall’Accademia.”

    Sono d’accordo con lui. Il diavolo se li porti costoro.

  14. Lara Manni Says:

    Io invece non sono affatto d’accordo con Dimitri. Non esiste “l’Accademia” da una parte e i “buoni e ignorati” dall’altra. Le cose sono molto più sfumate di così: sentirci dalla parte della ragione non ci aiuta affatto. Anzi, ci ricaccia in un ghetto. Io voglio capire, non essere riconosciuta. Me ne infischio dei riconoscimenti. Ma voglio capire perchè l’editoria italiana, e solo italiana, non sa “vedere” il genere anche quando ce l’ha sotto il naso, negli stessi libri che pubblica credendoli mainstream.
    Scusate la foga 🙂

  15. Lara Manni Says:

    Ah: Cecilia, non sono d’accordo neanche sulla falsa umiltà di non dare spiegazioni sul mondo. La visione del mondo passa sempre, che lo si voglia o no, che lo si faccia con intenzione o no. Il mondo di Dimitri passa nei suoi libri, così come il mio nei miei. 🙂

    • Cecilia Says:

      No, no, non intendevo questo. è ovvio che venga fuori la visione dell’autore ed è una buona cosa. La cosa che contestavo è, per esempio, che certi non accettino “vi racconto una storia, vedete voi cosa trarne” piuttosto che “racconto una storia per denunciare questo e quest’altro, eccetera”. Per quale motivo la seconda dovrebbe essere meglio? Perché è “impegnata”? Io la trovo quantomeno indisponente. Se si fa la lezione si scrive un saggio. Io personalmente li leggo volentieri, basta che uno mi avvisi.

      “Non esiste “l’Accademia” da una parte e i “buoni e ignorati” dall’altra”

      Questo è sicuro. Ma se ti trovi davanti a tizi come Cortellessa (letta tutta la discussione) temo che cercare di capirli sia come sbattere la zucca sul muro. A quel punto, ognuno a casa sua e lui continui a pensare quel che vuole.

      • Lara Manni Says:

        Allora, tizi come Cortellessa, visto che a quella discussione ho partecipato, non sono la maggioranza. Quel tipo di critica, che si chiude non al confronto, ma alla lettura dei testi che ritiene, a torto, “indegni”, è una critica che si pone in antagonismo proprio per marcarsi come esistente. Reagire sullo stesso piano, per me, è indice di debolezza. Anche perchè Cortellessa è uno. Quanto al discorso sull’impegno, è interessante: perchè penso che dipenda dall’autore. Pasolini era uno scrittore impegnato. E, checché possa pensarne Dimitri, è un grandissimo scrittore. La questione non è impegno o disimpegno. E’ l’onestà con cui si scrive.

  16. Giobix Says:

    l’editore se è sveglio il genere lo vede benissimo, e sa anche se è il caso o no di venderlo con quell’ettichetta. Ecco perchè libri e autori di fantastico sono stati spesso presentati come “noir”.
    il cosiddetto fantastico adulto ha dei problemi che derivano dai pregiudizi inculcati sin da piccoli, per cui fantasy e fumetti sono per bambini. Il calcio è per i maschi e la pallavolo è per le femminile. Generazioni su generazioni tirate su in questo modo.
    Le cause: la fortuna di essere i più vicini e influenzati dal vaticano, che ha sempre osteggiato qualsiasi credenza, mito, storiella non rigorosamente attinente a madonne e cristi.
    Unica indulgenza per le fiabe, rigorosamente per bambini.
    Poi c’è l’altra grande influenza politica, quella del realismo socialista, guai a parlare di fantastico.
    questo è accaduto anche col cinema, c’è voluto tarantino e tim burton perchè l’italia riscoprisse Mario Bava, e comunque gialli e horror dei 70 che in italia non sono mai stati stampati in vhs, si trovano su dvd giapponesi in edizioni deluxe, perchè la ne vanno matti.
    Ogni volta che sono andato in sala per la saga del dignore degli anelli, c’erano marmocchi vistosamente underage che urlavano di terrore e genitori che si incazzavano perchè un film di pupazzetti non doveva fare quella paura!
    quindi il fantastico è ancora percepito per i bimbi…o per i bimbi disadattati troppo cresciuti. E siccome il lettore non vuole sentirsi bimbo disadattato, gli rifili la cosa come noir (Baldini, Avoledo) che il noir fa più serio, ed è stato ben sdoganato da autori che ci sapevano fare, che avevano padri spirituali come Scerbanenco, e non litigavano su sottogeneri inutili e regole insulse. Facevano gruppo e belle manifestazioni di supporto come il Mystfest di Cattolica.
    Ora, l’editore di organizzare corsi di riprogrammazione mentale non c’ha tempo ne voglia, meglio cammuffare un po’ per vendere aggirando i pregiudizi.
    E quelli che vogliono sguazzare nel ghetto degli elfi e dei vampiri rosa hanno la loro nicchia di mercato e sono felici lì.

    • Lara Manni Says:

      Io penso che ci si arriverà. Sta anche a chi scrive portare avanti il lavoro con serietà, senza autoghettizzarsi, e a chi legge fare i dovuti distinguo. 🙂

  17. Cecilia Says:

    Le cause: la fortuna di essere i più vicini e influenzati dal vaticano, che ha sempre osteggiato qualsiasi credenza, mito, storiella non rigorosamente attinente a madonne e cristi.

    Non siamo ridicoli per cortesia. Da che mondo e mondo in italia fioccavano leggende e storie soprannaturali (ne abbiamo un po’ su vampiri nostrani), novelle dove i domenicani giravano senza mutande per poter scopare più velocemente e a nessuno di costoro è mai stato detto nulla. Come se il Vaticano abbia il tempo di pensare a queste cose.
    Anche la famosa “scomunica” dei Pokemon, per fare un esempio recente, era un’idiozia da loro smentita.
    Dante ha messo dei papi all’inferno e la Commedia non è mai entrata nell’Index.
    Se il fantastico è considerato di serie B sarà colpa dei critici, sarà anche della nostra tradizione scritta, che era a base di novelle sulla vita quotidiana e poco azzeccava con i miti nordici, ma non certo del Vaticano. Suvvia.

  18. Giobix Says:

    nessuna intenzione di essere ridicolo, capisco che il dover essere stringato mi ha portato all’uso della parola “Vaticano” che avrà scatenato chissà quali congetture e patenti di superficialità da parte di chi mi legge. Pazienza.
    Ma sono da sempre appassionato di miti e leggende italiane, e ho studiato il loro progressivo tentativo di cristianizzazione o cancellazione sia da parte di istituzioni religiose che laiche.
    Il solo fatto che ancora oggi, il 31 ottobre ci siano parroci locali che tuonano contro Halloween,(hanno il tempo di pensare a queste cose in maniera organizzata e capillare) festa che non avrebbe attinenza con le nostre radici, me lo conferma, visto che mia bisnonna semianalfabeta in valle montana del friuli intagliava le zucche e ci metteva una candela dentro per segnalare il percorso ai defunti e tenere lontani i demoni. E quella non sapeva manco che esistesse L’America. In pianura in vece, già avevano avevano cancellato questa memoria.
    Inculcare l’idea che il fantastico è roba per cretini o bambini è stato un modo di influenzare il pensiero popolare su cui hanno lavorato “chiese” di diverso orientamento,(sottolineato 5 volte) con grande efficacia. Tanto che gli anziani hanno finito per non raccontare quasi più e vergorgnarsi degli antichi miti e leggende. (parlo per esperienza diretta).
    La cultura imposta e figlia di queste influenze, e “i critici” sono il prodotto di questa.

    • Cecilia Says:

      La critica a Halloween, pur se esagerata sia dai preti che dai media, ha delle basi sensate dal punto di vista dei sacerdoti. Colpa della festa o meno, in quella sera si tengono riti e “sacrifici” vari. Vuoi fatti da ragazzi che vogliono divertirsi e ammazzano un micio (ma lo fanno anche in altri giorni) vuoi dalle varie sette che si prendono bene e arrivano ad ammazzarti anche una persona.
      Mi sono documentata per il mio libro e in Italia queste schifezze non succedono, in linea di massima. In altri paesi, anche i puritani USA, sì.

      Parentesi doverosa: per sette intendo quelle sataniche o pseudo tali ed esclusivamente quelle.

      Chiudo l’OT chilometrico.

      “Benissimo, ora chiediti perchè i nostri critici e la nostra tradizione scritta sono orientate in un certo modo, e andiamo avanti.”

      Per due motivi, uno sensato e l’altro idiota.
      Il primo è che, appunto, la tradizione scritta è piena di novelle e non di saghe dove la magia e il soprannaturale sono fondamentali (banalissimamente, il ciclo arturiano) e probabilmente tutta quella fantasia soprannaturale si è avvertita come estranea a noi.
      Il secondo è che certuni pensino, suppongo, che la fantasia (nel senso più ampio possibile) sia o solo da bambini – e vedi il trattamento che qui si riserva agli anime – o da “non impegnati” da gente che vuole evadere dalla realtà. Quest’ultimo è solo una mia supposizione in quanto non ho mai avuto modo di parlare con una persona che la pensasse così. L’ho dedotto da certe affermazioni, ma prendi con le pinze.

  19. Melmoth Says:

    A un primo livello mi sembra che il problema sia Fantasy Magazine. Quello che è ‘fantastico’ per FM evidentemente non lo è per i grandi editori e per gli organizzatori della fiera. E non mi pare nemmeno tanto strano. Voi ce lo vedete Avoledo pubblicato da Delos books?

    Però è anche vero che il centro della questio è proprio la parola ‘fantastico’. Peggio ancora sarebbe fantasy e urban fantasy, etichette che ormai mi fanno venire la psoriasi alla cute cerebrale. Non perchè non abbia letto libri meravigliosi che si fregiavano anche consapevolmente di questa etichetta (chi sano di mente sosterrebbe che uno come Moorcock non sa scrivere? o Jack Vance? O dio scampi CS Lewis o Mervyn Peake? Sarà un caso che questi ultimi in Italia li pubblica Adelphi? Noto editore di monnezzoni con elfi e draghi). Ma perché nell’accezione generale, e ancora di più, degli addetti ai lavori, sono parole che significano: basso livello di scrittura; mancanza di impegno letterario-civile (?), personaggi zero, idee zero. Insomma, spazzatura.

    Non so, a volte penso che siano proprio i termini del discorso ad essere sbagliati. Quello che rifiuto non è che “al romanzo fantastico venga dedicato poco spazio”; ma perchè che quello che si percepisce come romanzo spesso nemmeno mi interessa. E se recuperassimo categorie più interessanti?

    Sapete che in inglese esistono due parole per definire romanzo: novel e romance. Il novel è di impianto realistico, da meno importanza alla trama e cerca di raccontare l’hinc et nunc. Il romance da più importanza all’intreccio e non rappresenta il mondo com’è ma attraverso la lente del desiderio e del terrore. Tra gli scrittori di Romance: ci sono: Hawthorne; Melville; Stevenson; Chesterton; Wilde; Conan Doyle eccetera ecc… senza parlare dei loro fratellini francesi come Gautier, Hugo, certo Balzac…

    Come mai sono parole che noi abbiamo? Eppure, I promessi sposi è indubbiamente un romance. Forse perché da noi la storiografia della letteratura e la critica letteraria del romanzo sono nate con l’avvento del ‘novel’ francese, quello esportato da Zola. Quel modello lo abbiamo ancora, identico a centotrenta anni fa. Ed è un peccato, perchè è un modo di vedere la letteratura che ci impoverisce e soprattutto, non corrisponde alla nostra letteratura. Sì sì, certo, Calvino, Buzzati etc; ma non a caso citavo I promessi sposi (che si rifanno appunto a Walter Scott) perchè la verità è che il romance è SEMPRE stato parallelo al novel, lo è sempre stato e sempre lo sarà. Non vederlo è accecarsi un occhio.

    Sono partito dicendo che credo che il problema sia la parola fantastico. Guardate i libri fantastici di Adelphi. Come lo sapete che sono libri fantastici? Perché avete letto la bandella, perché conoscete l’autore, non certo perché l’editore vi da alcuna percezione che si tratti altri da essere un buon libro.
    E secondo me il puntp è questo. In Italia libri fantastici si scrivono e si pubblicano e se ne parla, come da qualsiasi altra parte. La differenza è che negli ultimi anni si pubblicano libri fantastici che sono percepiti come ‘di genere’; cioè seriali, cioè di massa, cioè pop. E’ QUESTA la vera resistenza della nostra cultura: non il fantastico. Il fanatstico in quanto “genere”.

    E allora si dovrebbe definire cosa è genere e cosa non lo è….
    Un’altra volta magari, e scusate il post chilometrico.

    M.

  20. Lara Manni Says:

    Il problema è che si fa confusione, infatti: ha ragione Melmoth, il fantastico viene identificato con “di massa” (e anche qui, oh se ce ne sarebbe da dire), e “di massa” con “cosa brutta”.

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