Le liste di Cassia

Quando si parla di distopia, e se ne parla parecchio, mi viene da fare un distinguo: naturalmente personale e non di natura tecnica. Abitualmente, prediligo quei romanzi che non sono precisamente distopici, ma che raccontano il farsi della distopia. Dunque, sarebbe più corretto parlare di romanzi apocalittici. Quello che ho amato soprattutto in L’ombra dello scorpione era il ricostituirsi dell’umanità dopo una catastrofe:  il tentativo di riformare le regole di convivenza sociale, nel bene e nel male, e di dotarsi degli strumenti che consentono il progredire della civiltà. Vale, in un altro senso, per La strada di McCarthy. In quel caso, la civiltà ricostruita o ricostruenda era solo una possibilità verso la quale marciavano il padre e il figlio, e quello che ci veniva mostrato era il barbarico azzeramento di ogni norma o legame sociale.
Quello che fa la distopia è leggermente diverso: in parole povere, osserva quel che avviene oggi, nel nostro presente, e lo porta alle conseguenze estreme, prefigurando una società iper-controllata e fortemente gerarchica. Due dei romanzi distopici che ho molto amato – lasciando da parte Orwell e 1984 – sono i due testi kinghiani pubblicati come Richard Bachman, La lunga marcia e L’uomo in fuga. Soprattutto nel secondo, è evidente come l’orrore della realtà spettacolarizzata (il romanzo è del 1982) sia una proiezione di quel che cominciava a muoversi attorno allo scrittore, e al mondo tutto. Così come Arancia meccanica di Anthony Burgess non puntava , secondo me,sui giovani tanto cattivi e tanto violenti quanto sul vecchio sogno politico e sociale di distinguere il mondo in recuperabili e no.
C’è una cosa interessante: da un certo momento in poi, sono gli adolescenti a diventare i protagonisti della distopia. Avveniva, in un certo senso, ne Il signore delle mosche di Golding (anche se in questo caso si trattava di una società che si andava ricostituendo per necessità e in forma microscopica).  Ed è avvenuto soprattutto in due romanzi giapponesi a mio avviso splendidi: Battle Royale di Koushun Takami e Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro, con cui Unwind ha fortissimi debiti.
Qual è la novità ulteriore, nel momento in cui la distopia si inserisce nei libri destinati a lettori a loro volta adolescenti?
In poche parole,  il linguaggio si semplifica e la trama ruota soprattutto attorno al concetto di scelta.
Avviene in Unwind, e avviene soprattutto in Matched di Ally Condie, appena uscito in Italia. Apparentemente la storia di Matched è quella di Cassia Reyes che, come tutti i ragazzi e le ragazze giunti all’età di 17 anni, si ritrova abbinata ad un compagno predeterminato dalla società. Per sua fortuna, è il suo migliore amico. Per sua sfortuna, un apparente bug del sistema le rivela che il predestinato originario era un altro, un parìa, peraltro. Sempre apparentemente, il romanzo punta su un classico dei classici: il triangolo amoroso, con tutte le  conseguenze e le tifoserie del caso.
Ma c’è un’altra chiave di lettura che a me interessa molto: ed è quella della semplificazione. Perchè nel mondo di Cassia quel che si può apprendere – musica, poesia, arte – è ridotto a una lista. Cento titoli, o brani, o quadri, preselezionati. Il resto è proibito. Infatti, la ribellione di Cassia, complice il dolore per l’eutanasia obbligatoria del nonno, ruota attorno ad una poesia di Dylan Thomas, Non andartene docile in quella buona notte.  E’ gravissimo possederla. Non resta che impararla a memoria, come in Fahrenheit 451 di Ray Bradbury.
Questo è l’aspetto del contemporaneo colto da Allie Condy che mi colpisce di più. Semplificare, limare, ridurre. Classificare. Non fanno altro, gli abitanti del mondo di Cassia. Etichettano. Ecco, questo è quello che spaventa me. E questo è quello che mi sembra sia stato sottolineato nel romanzo. E’ davvero l’amore a vincere? O non, piuttosto, il desiderio di sapere?

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5 Risposte to “Le liste di Cassia”

  1. vdsilenzio Says:

    Concordo su quanto dici di Matched. In quel libro ho adorato come la ribellione, o la presa di posizione, di Cassia parta proprio dalla poesia… e dalla letteratura, quella letteratura amatoriale che le viene segretamente data dal ragazzo di cui si innamora. E che questa letteratura sia chiave di accesso all’apprendimento, alla comprensione, alla conoscenza dell’altro…

  2. Vocedelsilenzio Says:

    Quello sopra ero io con un mezzo account wordpress 😄

  3. Lara Manni Says:

    Permesso e proibito. E’ poi interessante il concetto di scelta che viene sempre e sempre proposto quando si parla di adolescenti. Non ne sono immune neanche io, ovviamente. Forse perchè quando si diventa adulti le possibilità di scegliere diventano meno nitide.

  4. Vocedelsilenzio Says:

    Eh, quello della scelta è un argomento che, se ben trattato, è molto interessante. Credo che nell’adolescenza ci siano molte scelte (vere o apparenti) che i ragazzi devono/vogliono compiere… ed è forse per questo che negli YA si sente molto questo tema. Forse, come dici tu, anche perché da adulti le scelte possibili sono meno nitide, sì. O forse perché la nostra vita adulta dipende anche dalle scelte fatte da ragazzi.

  5. Lara Manni Says:

    O forse perchè quello della scelta e del controllo è un tema molto, molto centrale. Ci sono tornata oggi.

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