I controllori

A proposito di distopia, ancora. Una delle riflessioni in cui sono impigliata in questi giorni riguarda i modi in cui si esercita il controllo nelle storie.  Perchè le narrazioni distopiche, come detto,  riguardano  in molta parte la scelta e dunque  non possono che implicare un controllo schiacciante da parte della ventura e totalitaria e ipotetica (ma non troppo) Società.
Dove si esercita il controllo? In alcuni casi, come quello di Matched citato ieri, sulle emozioni e sulla conoscenza. In altri, sul corpo. Battle Royale indirizzava gli studenti all’annientamento reciproco attraverso il controllo fisico (i collarini esplosivi).
Bene, c’è un meraviglioso testo di Margaret Atwood che consiglio caldamente: perchè raccoglie molto bene lo scopo principale della distopia, il racconto amplificato del reale (essì, gli androidi sognano pecore elettriche, per rispondere alla domanda di un altro grande testo distopico di Philip Dick). E’ Il racconto dell’ancella. Siamo a Galaad. C’è una polizia segreta, gli Occhi, che controlla i cittadini. Ci sono  dissidenti, che vengono uccisi anche per reati commessi in precedenza. E c’è un mondo che ha restaurato i valori antichi: le donne non hanno più alcun diritto ed è il loro corpo che va controllato.
Perchè serve.
La maggioranza delle donne, dopo tragedie nucleari svariate, è sterile e si divide in caste: Mogli, Marte (lavori domestici), Zie (istitutrici), Nondonne (ribelli e contaminate).  Solo le Ancelle di rosso vestite possono procreare e lo fanno in quanto schiave del mondo nuovo. Non hanno nome. L’io narrante si chiama Difred, perchè appartiene a Fred, l’uomo con cui deve accoppiarsi a cadenza mensile e in presenza della Moglie,  che durante l’atto sessuale le tiene le mani.  Le Ancelle non possono fare altro se non procreare.
Un incubo, come quasi tutte le distopie. Cui ci si ribella, come in quasi tutte le distopie. Credo che il motivo per cui vengano scritte e lette sia davvero il tentativo di trovare una risposta all’antico enigma che riguarda il Libero Arbitrio. Chi ci controlla? E da quel controllo possiamo liberarci?
Non c’è risposta. Ho ritrovato oggi, sul giornale, una frase di Borges che riassume bene l’interrogativo che è, a ben vedere, è alla base di tutti i nostri incubi. Ma anche di tutti i nostri sogni.
Dio muove il giocatore, e questi il pezzo. Quale dio dietro Dio la trama ordisce di tempo e polvere, sogno e agonia?

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4 Risposte to “I controllori”

  1. Melmoth Says:

    Il libro della Atwood non l’ho (ancora) mai letto…
    Però insegnando in una scuola internazionale so questo: che nel programma IBO può essere portato come uno dei diciotto testi di esame. Insieme a Noi di Zamyatin (lo copri Lara?), 1984 di Orwel, e Brave New World di Huxley.
    Parlando di utopie scolastiche…

  2. Lara Manni Says:

    Utopie sì. 😦 Tra l’altro quei testi di Orwell e Huxley dovrebbero essere studiati a scuola a prescindere.
    (lo compro!)

  3. Melmoth Says:

    “Noi” è straordinario. Scritto prima di i984, è per certi versi più belli e più lirico (e più pessimista) del libro di Orwell.

  4. Lara Manni Says:

    Provvedo 🙂

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