Leggo perchè respiro

Ho intenzione di tornare a parlare di distopia, nei prossimi giorni. Prima, però, stavo facendo una riflessione sulle campagne pro-lettura. Come è noto, l’Italia è un paese dove si legge pochissimo, escludendo alcune fasce d’età (le ragazze e le giovani donne soprattutto), si pubblica tantissimo e dove ci si chiede sempre perchè accade tutto questo.
Bene. Il 23 maggio c’è la Festa del libro. Slogan, “Se mi vuoi bene regalami un libro”. Campagna pubblicitaria: tanti scrittori famosi spiegano che leggere è bello. Potete vedere gli spot in questa pagina. Invogliano? Mah. Invogliavano le campagne pubblicitarie dello scorso anno che mostravano bimbe e nonne e signore tutte di bianco vestite sotto lo slogan “Leggere è il cibo della mente”?
Giudicate voi.

E mettete a confronto l’immagine qui sopra con questa:

O questa:

Non so cosa ne pensiate. Ma a me la prima suggerisce il sottotesto: leggere rende presentabili e chic. Le seconde: leggere è vita.
(per altro, chi sostiene la campagna della Library Foundation dice: l’immaginazione è più importante del sapere. interessante)

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26 Risposte to “Leggo perchè respiro”

  1. Marika/Yuko86 Says:

    Assolutamente la seconda! Ho scoperto anch’io queste immagini ieri su Facebook, quella con Peter Pan rende ancora di più l’idea!

  2. Lara Manni Says:

    La cerco!

  3. Vocedelsilenzio Says:

    Beh, quella di Alice e Peter Pan sono fantastiche, bisogna dirlo. Ed è vero… fanno passare il messaggio che la lettura è qualcosa di indispensabile per stare bene.
    Quella italica non mi dice niente… neanche che leggere è chic. Mi lascia molto indifferente… mi sembra una pubblicità del latte, o qualcosa del genere…

  4. Lara Manni Says:

    Chiamasi sbagliare comunicazione 🙂 Oppure non aver capito cosa possa significare la lettura al di là del dannato status symbol.

  5. dianacullen Says:

    Intanto sulla pubblicità italiana dell’anno scorso c’è la nonnina in primo piano che legge un giornale e non un libro. Quindi partito male proprio.

    Quelle della Literary Foundation sono fantastiche, è dire poco.
    Ma attecchirebbero nel contesto italiano?
    Mmmmmm non lo so.

    Ricordiamoci che questo tipo di spot è indirizzato a chi Non legge. E bisogna invogliare a farlo.
    Per noi che già siamo drogati di lettura è diverso. Sappiamo cosa significa stare con e stare senza.

    Forse per il pubblico italiano ci vuole qualcosa di più forte e scintilloso. 😉

  6. In_mezzo_alla_segale Says:

    Mi viene da chiedermi: ma i “creativi” (parola orribile) italiani… leggono?

  7. Lara Manni Says:

    Scintilloso? 😀
    Bene, se non leggessi scambierei la pubblicità italiana per la pubblicità di un detersivo sbiancante.
    Ci sono anche questi spot:


    Ma guardate questi:


  8. In_mezzo_alla_segale Says:

    Volevo fermarmi qui, ma non riesco: la pubblicità italiana è inguardabile, quelle della Literary Foundation sono meravigliose. E non credo sia un caso. Tutto, ma proprio tutto ciò che ruota attorno al libro, in Italia è trattato con pochissima cognizione di causa, comunicazione compresa.

    La pubblicità nostrana sembra più adatta a uno yogurt, a un regolatore intestinale, a una soap opera, a un’assicurazione. Fa pensare a un’élite, a una qualche consorteria matriarcale, ovvero l’esatto contrario di quel che dovrebbe comunicare.

    Quelle della Literary Foundation mi ricordano “American gods”: i personaggi di fantasia muoiono se i lettori non ne tengono vive le gesta. Meravigliosa.
    Non so se in Italia attecchirebbe, ma probabilmente sì. In ogni caso sarebbe mille volte meglio del gruppetto biancovestito.

  9. In_mezzo_alla_segale Says:

    Quella del treno è meravigliosa. Di recente ne avevo immaginata una simile: una libreria come un’agenzia turistica. Ogni libro in realtà è un biglietto per un mondo diverso. Lo apri e ti trovi DENTRO le storie, ne vieni coinvolto. Potresti tornare indietro quando vuoi, ma il bello è che NON vuoi.

    Ogni libro è un viaggio, e non c’è nemmeno il pericolo che ti perdano i bagagli.

  10. Lara Manni Says:

    Infatti! Mi chiedo: ma è così difficile realizzarne di simili? Secondo me avvicinare queste pubblicità spiega bene perchè in Italia si legge poco. Passa il messaggio sbagliato, sempre e sempre.

  11. Lara Manni Says:

    E questi? 😀

  12. dianacullen Says:

    Il primo spot è indirizzato ad un pubblico dai 16 in su ed è carino ma il libro appare troppo tardi, alla fine dello spot. Non è parte dello spot. Perciò sta lì l’errore. Distrae e basta.

    Lo so che è difficile ma per fare uno spot del genere bisogna “pensare”, “essere” come uno che non legge.

    Il secondo è geniale, e il terzo lo vedo indirizzato alle scuole, agli insegnanti e ai genitori. Un target ancora diverso.

    Il quarto è per i lettori e amanti della lettura.

    Il quinto potrebbe essere addirittura offensivo per una tipologia di persone. Invece bisogna “prendere” anche quelle persone lì.

    Non è tanto semplice ehehe 😉

  13. Andrea Says:

    C’è un problema di committenza che non emerge mai in questo genere di casi: il committente non vuole una campagna scioccante ed efficace, vuole una cosina bella leccata che non interessa a nessuno ma rischi non ne vuole correre. Il committente (che fondamentalmente si caga sotto) non vuole sentirsi dire “hai esagerato” da qualche associazione perbenista anche se esagerare è la cosa giusta da fare.

  14. Lara Manni Says:

    Il quinto è quello della signorina bionda? 🙂 E’ uno spot automobilistico, infatti. L’ho aggiunto perchè va controcorrente rispetto ai soliti. 😀

  15. dianacullen Says:

    Andrea ha beccato il nocciolo

  16. Giobix Says:

    perchè il manifesto di una casa di riposo e due spettri che si aggirano in corsia? (ospedale costruito sulle rovine di un antico castello)

  17. Lara Manni Says:

    Era una proposta, Giobix? 🙂

  18. Giobix Says:

    No, è quello che ho pensato appena ho visto i manifesti. Però gli ultimi due sono ottimi per un film di Balagueró 🙂

  19. Lara Manni Says:

    Be’, intanto si fanno vedere. E secondo me fanno anche pensare.

  20. Laura Says:

    Beh le pubblicità inglesi sono sicuramente più belle, più pensate e quella della stazione è decisamente più magica, però mi sembrano comunque concepite per chi lettore lo è già, chi non legge, o non ha già letto in passato quelle storie, non coglie il significato ne la magia appunto.
    Che quella italiana non sia in grado di far arrivare nessun messaggio è fuori discussione, sembra lo spot della candeggina!
    L’altra del ragazzo in fuga dovrebbe far dire ai giovini “Mazza però leggere li libri spacca de brutto!” e farli sentire dei ribelli! Vabbeh non commento neanche!!
    Un’ultima cosa OT: ma che stronza l’insegnante!!! ma ritira il foglietto e tientelo per te!!! Che bisogno hai di leggerlo!!!Poi ti commuovi e grazie!

  21. Lara Manni Says:

    Il problema è proprio arrivare ai non lettori, ma senza considerarli degli imbecilli. Bel problema, cui sicuramente le candeggiate non apportano nessuna soluzione.

  22. Melmoth Says:

    Imagination is more important than knowledge, è una frase che avrebbe detto Einstein. In una scuola londinese in cui insegnavo era scritta sui muri. Non dai ragazzi, dall’istituzione. Quite a different approach eh?
    (Non che la scuola anglosassone non abbia difetti, anzi…)

  23. Lara Manni Says:

    I difetti li ha sicuramente. Ma quella diversità di approccio spiega molte cose. Che ci riguardano da vicino.

  24. Melmoth Says:

    Ma voi sapete che in UK esiste questo?
    http://www.literacytrust.org.uk/
    E da un bel po’ anche. Mi spiace ma non si può paragonare l’Italia a un paese simile sul piano della diffusione istituzionale della cultura. Poi però -ripeto- difetti la scuola inglese ne ha tantissimi, per certi versi è anche più fallimentare della nostra. Ma è tutto il contesto che è più avanzato, il circolo virtuoso tra specialisti, insegnati, studenti, governo, associazioni come queste, biblioteche, storytelling, scrittura creativa, presenza degli autori sul territori e nelle scuole… Non c’è da piangersi addosso, ma davvero siamo imparagonabili.

  25. Lara Manni Says:

    Oh mamma. Non lo sapevo. Il problema è che in Italia esiste la tristissima equivalenza lettura=persona chic.

  26. sonounuovo Says:

    Sono assolutamente d’accordo. E questo ha prodotto dei mostri, delle persone che uccidono ciò che viene definito “cultura”, e che è invece la VITA e frutto della vita, tenendola rinchiusa nei musei.
    Ho scritto anche io qualcosa al riguardo
    http://sonounuovo.wordpress.com/2011/02/27/la-cultura-non-esiste/

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