La distopia di ieri: Gamma

Dunque,  sono andata in caccia di storie. Cominciando da un luogo che non avevo affatto preso in considerazione, come la televisione (perchè allo stato attuale è un po’ difficile associare la medesima allo story-telling).
Con la complicità di alcuni amici e molti siti Internet, ho incontrato Gamma. Bene, Gamma è uno sceneggiato del 1975, visibile sul sito della Rai (la prima puntata è qui, a seguire trovate anche le altre). E’ una storia distopica, ancora una volta: siamo in Francia, in una ipotetica società del futuro, dove tutti usano i videotelefoni (ma come mai nessuna storia di fantascienza è riuscita a prevedere i cellulari?) e dove gli anziani vengono obbligatoriamente ricoverati in case di riposo. Un uomo viene condannato a morte per decapitazione. E questa non è fantascienza, perchè nel 1975 la ghigliottina era ancora attivissima e lo sarebbe stata ancora per sei anni.
La scena dell’esecuzione è tremenda, considerando anche i tempi (una prima serata televisiva di trentasei anni fa): l’uomo procede lentamente dall’ascensore alla stanza dove morirà, fa i conti con la manciata di minuti che gli rimane, fuma la rituale ultima sigaretta, viene stordito da una droga, sdraiato su una lettiga a faccia in su, con la lama che scintilla sopra i suoi occhi e un conto alla rovescia che scandisce i secondi residui della sua vita. Dal nove allo zero.
La lama cala.
L’ultima immagine è quella di una donna. La stessa che lo ha portato alla rovina.
Mi fermo anche io, perchè questo non è che l’inizio.
Guardatevi questa specie di trailer, intanto.

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13 Risposte to “La distopia di ieri: Gamma”

  1. demoniopellegrino Says:

    Unico appunto sui telefonini: Star Trek li aveva previsti!

  2. Lara Manni Says:

    Me lo hanno appena detto, Demonio. Vero, mi era sfuggito. E’ che pensavo a Kubrick, ma persino a Blade Runner, e i telefonini non c’erano 🙂

  3. demoniopellegrino Says:

    Tra l’altro blade runner aveva una cosa che quando lo vidi considerai assolutamente incredibile: una macchina che ingrandiva delle foto in modo digitale. E’ cosi’ che Ford infatti nota le scaglie di pitone in una foto. Era una roba talmente nuova per me che dovetti piu’ volte tornare indietro sul mio vhs per capire cosa fosse quella macchina.

    Non c’entra nulla, ma per dire.

    La cosa che nessuno ha previsto era Internet.

  4. Lara Manni Says:

    Verissimo!

  5. Vale Says:

    Gli sceneggiati Rai di queglii anni sono qualcosa di notevole. Questo Gamma non lo conoscevo, ma ricordo Il segno del Comando (gotico) A come Andromeda (fantascienza)… Non avevano paura di mostrare il fantastico.

  6. Andrea Says:

    Demonio se ti riferisci a Internet come la conosciamo noi (una rete civile accessibile a tutti), Arthur C. Clarke aveva previsto (nel 1964) qualcosa di simile (http://www.youtube.com/watch?v=AOaZspeSBZU&feature=player_embedded). Secondo Clarke lo sviluppo estremo delle telecomunicazioni (pensava ai satelliti come snodo principale di una rete di comunicazioni planetaria) avrebbe cambiato il modo di vivere e di lavorare delle persone. Lui pensava in meglio, invece… Se invece pensi alle reti militari progenitrici di Internet, ne “Il dottor Stranamore” (1964: un anno fatidico!) si vede una war room: un centro di controllo centralizzato delle comunicazioni e delle installazioni missilistiche americane. Si dice che Regan – una volta diventato presidente – chiese di poter visitare la war room e si stupì molto scoprendo che non esisteva.

  7. Lara Manni Says:

    Prendo appunti.
    Vale, volevo parlare proprio dei due sceneggiati che citi, in seguito. E chiedermi: cosa è successo dopo? Perchè il fantastico è divenuto sinonimo di immondizia?

  8. Vale Says:

    Ale invece conosceva anche Gamma.
    Questa cosa ce la chiediamo pure noi.

  9. Ale Says:

    Un po’ off topic, ma la sigla di Enrico Simonetti è indimenticabile. Se ne colgono echi anche nel tema di Joe Isaishi per Brother di Kitano.

  10. Lara Manni Says:

    Adoro quella sigla, Ale!!! Continuo a riascoltarla!

  11. Giobix Says:

    bello, non conosco nulla degli sceneggiati. Per provare a rispondere cos’è successo dopo, mi sa che a quei tempi bastava una buona inventiva artiginiale, dopo i filmoni di Spielberg e Scott tutto si è fatto più difficile.
    E comunque in italia è sempre stato difficile perchè nè il pubblico nè i produttori ci hanno mai creduto al fantastico e al genere.
    Tim Burton la prima volta che è venuto in Italia è rimasto sorpreso che i giornalisti italiani non conoscessero Mario Bava.
    Questo filmato è molto divertente e spiega queste cose molto bene 🙂

  12. demonio pellegrino Says:

    Andrea, grazie. Ho guardato il video di Clarke. Ci ha azzeccato, ma senza prevedere davvero internet. Ha previsto il risultato, non il mezzo (non so se mi spiego).

    Della war room non lo sapevo. Ma anche li’ non siamo a internet…

    Alla fine aveva ragione Clarke nel video che hai messo: la certezza e’ che non ci si azzecca!

  13. Lara Manni Says:

    Mario Bava! Anche a lui volevo dedicare un post, naturalmente. E’ che esistevano giganteschi talenti, e anche ottimi artigiani. Per il cinema potrebbe bastare la spiegazione di Giobix. Per i libri?

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