Le tenebre di Jean

Come prosegue Gamma? Molto semplice (o quasi). Il cognato del condannato a morte, di professione pilota, ha un grave incidente. Quando arriva in ospedale la sua attività cerebrale è inesistente. L’equipe medica decide che è il soggetto ideale per tentare il primo trapianto di cervello. Segue breve discussione fra i medici su cosa avverrà dopo. Si procede. Il computer (un gigantesco elaboratore appena un po’ meno imponente di Hal) sceglie il cervello contrassegnato dalla lettera Gamma. L’intervento riesce. Ma l’uomo è psichicamente vuoto. E’ la parte più interessante, per me. Jean il pilota vaga nelle tenebre di un azzeramento. Voci incise su nastro e collegate (non si sa bene come) con il suo nuovo cervello ripetono il suo nome, la sua età, il suo peso. I familiari gli raccontano la sua vita. Per giorni. Finchè Jean si risveglia e i suoi occhi sono come quelli di un neonato: deve imparare a vedere. Deve imparare a parlare. Lo farà dopo molti giorni. La sua prima parola sarà “Paura”.
Motivi di fascino, per me: il salto in avanti , peraltro già tentato dalla narrativa, ma proposto a un pubblico che si presume in molta parte ignaro di quella narrativa, sui dilemmi bioetici e sui  vecchi interrogativi filosofici. Dove risiede la nostra coscienza, davvero?
Motivi di interesse generale: Gamma, con tutti i suoi limiti, parla di questioni generali, ampie, alte. Non risponde a domande individuali. Cosa niente affatto secondaria. Mi ci ha fatto riflettere – sceneggiato a parte – un’amica su Facebook, in una discussione sulla lettura. Che molto spesso, oggi,  porta a riportare le vicende narrate sulla propria vita, e a pretendere che quel che avviene sulla pagina debba rispecchiare quello che tu, lettore, faresti.  Ma in questo modo, dice la mia amica, arrivi al paradosso di criticare Pirandello “perché diamine, io non mi fingerei mai morta cambiando identità per sfuggire alla mia vita”.
Questo, però, è ancora un altro argomento: ma ci arrivo.

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