La malinconia di Avoledo

Ho fatto un po’ di cose.
Per esempio ho letto questo post, e lo consiglio.
Poi, ho provato un Kindle e devo dire che mi ha entusiasmata (lo so, arrivo sempre in ritardo su tutto).
Infine, sto leggendo Un buon posto per morire di Tullio Avoledo e Davide Boosta Di Leo. Mi sta facendo pensare:  primo, perchè è diverso dagli altri romanzi di Avoledo. E’ strutturato come un mystery, molto più secco, molto più costruito su nomi-date-città-avvenimenti. E, sì, è scritto molto meglio di quanto facciano Dan Brown o Glenn Cooper. Secondo. Potrebbe essere un best-seller: anzi, è probabile che lo diventi. Terzo. Però a me, avolediana di ferro, manca qualcosa che probabilmente per altri non conta. La malinconia di Avoledo: quella che anche nel turbine degli avvenimenti ti ricorda che hai a che fare con personaggi che parlano alle tue corde segrete, per esempio.
Ma vi saprò dire.

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17 Risposte to “La malinconia di Avoledo”

  1. demonio pellegrino Says:

    Dire che e’ scritto molto meglio di Brown non mi spinge pero’ a prenderlo in mano…Perche’ onestamente ci vuole poco (si puo’ dire o si pecca di presunzione da lettore che pensa di sapere scrivere meglio lui?)

    Avoledo mi deluse troppo con il finale dell’elenco telefonico di Atlantide. volevo strappare il libro, andare a cercare Avoledo e fargli ingoiare pagina per pagina almeno il finale.

    Sul Kindle, benvenuta finalmente!

  2. demonio pellegrino Says:

    PS: ho cominciato a leggere il post da te segnalato, ma ho smesso quando mi si vuole far passare Accabadora come un romanzo avvincente. L’ho letto e l’ho trovato un libro davvero insulso, ai livelli di melissa p.

  3. Lara Manni Says:

    Forse ti deludo, ma io ho trovato Accabadora meraviglioso, con una forza linguistica e psicologica invidiabile (in senso buono). La scena dell’Accabadora che esce di notte con la tazza fumante fra le mani e la testa avvolta nello scialle è, secondo me, da manuale. E adesso aspetto gli strali 🙂
    Dan Brown scrive male, ma è un costruttore di trame di tutto rispetto, ti assicuro. Non mi piace la lingua, nè il genere, ma la trama tiene!
    Sul Kindle…LO VOGLIO!

  4. G.L. Says:

    Ma sai che non ce l’ho fatta? Dopo 10 – 20 pagine mi sono detto: CHE PALLE! Boh, mi ha dato l’impressione di un “famolo ggiovane”. Tutta colpa di bUsta, immagino. Vabbè, aspetterò il prossimo.

  5. demonio pellegrino Says:

    Mah. A me davvero Accabadora e’ sembrato un libricino in ogni senso. Boh.

    Su dan Brown dissento anche sulla trama: nel codice da vinci, sti dementi si spacccano la testa per centinaia di pagina cercando di capire quale possa essere la parola greca per aprire sto cilindro, mentre era chiarissimo che era sofia. E un professore come il protagonista non lo sa? Ma dai!!!

  6. Valberici Says:

    A me Accabadora è piaciuto, ma sono d’accordo sul fatto che NON è un romanzo avvincente.
    Riguardo al libro di Avoledo mi è successa la stessa cosa di G.L. , ma forse non era il momento giusto per leggerlo, ci riproverò.
    Di Dan Brown non mi piace nulla.

  7. Lara Manni Says:

    Ehi, Dan Brown non piace neanche a me. Dico solo che io, per esempio, quelle trame a incastro non riesco a concepirle.
    Quanto ad Accabadora…io l’ho amato molto prima che vincesse il Campiello (precisazione necessaria solo per me, ma non voglio aprire una polemica): certo, avvincente non è l’aggettivo giusto. Oscuro sì. E a me piacciono le storie oscure 🙂

  8. stefania Says:

    ecco, la correzione di tiro mi piace. Accabadora è oscuro, struggente a tratti, pieno di rabbia e di dolore per un’affettività negata. La protagonista è stata “ceduta” dalla propria madre… e porta con sé, sempre, questa sorta di legame tronco. Sebbene e le due donne, l’anziana e l’adolescente provino a cercarsi, tra loro non ci sarà mai una comunione profonda… La tza vive a cavallo tra il buio e la luce, consapevole che il suo ruolo non è solo “qualcosa” di nascosto agli occhi del mondo ma è sopratutto quello di essere una sorta di levatrice al contrario. Lei aiuta a morire. E lei stessa soffre per questo. Se si coglie questo filo che lega le due donne, la loro impossibilità di essere amate per ciò che si è, si comprende molto del libro. Ed è il finale in cui si capisce questo, perché nel momento in cui la ragazza torna in Sardegna dopo aver vissuto sul continente, ha anche la forza di liberarsi dei legami mancati per essere finalmente se stessa. ( ok, fine della rece 😀 )
    quanto a Danbraun, che dire… romanzi costruiti per il cinema, o comunque, perfetti come un kolossal. Ma non è che mi lascino molto…
    ps: io non riesco a rassegnarmi al frusciare delle pagine… 🙂
    love, s.

  9. Paolo E. Says:

    OK comprato Avoledo, sulla scia de L’anno dei dodici inverni, che mi era piaciuto anche se un po’ troppo malinconico.

    Quindi se questo Avoledo non è mainconico meglio ancora.
    Solo che adesso, come al solito, ho troppi libri da leggere boialadra!!!

    P.S. Preso anche Kafka sulla spiaggia di Murakami. Il 3×2 di Einaudi è bono per le tasche, ma non riesco a farmelo piacere del tutto. Fa molto supermercato.

  10. Lara Manni Says:

    Be’, vedi, c’è un Avoledo per tutti.

  11. Tullio Says:

    Mah, la sfida era di quelle toste. Scrivere un romanzo d’avventura, tipo quelli che leggevo da ragazzo e mi trasformavano il prato di un paesino friulano in un altro pianeta, o in un villaggio malese. E al tempo stesso non cedere al ricatto della scrittura “facile”. Rileggendo “Un buon posto per morire” non riesco a togliermi dalla testa l’idea che ci siamo riusciti…
    Ma è questione di gusti. Rispetto le opinioni di ognuno. O quasi. Quanto a Demonio Pellegrino e alla sua “minaccia”, beh, vedi, Demmy, discendo da una famiglia di uomini e donne che non si sono mai sottomessi. Un mio antenato minacciò con la roncola un drappello di dragoni napoleonici. Le prese, certo, ma fissò bene i confini… Per dirti che magari puoi anche provare a farmi ingoiare il mio libro, ma non è detto che tu ci riesca… E poi non mi piace la gente che strappa i libri. Nessun libro. O quasi…
    Il fatto è che c’è un regisitro narrativo per ogni genere di opera. Questo aveva il suo. Il prossimo avrà il suo. Sorry.
    Ciao,

    Tullio

  12. Lara Manni Says:

    Anzitutto. Una vecchia fan come me non può che commuoversi (e dico sul serio) per un commento di Avoledo. Grazie.
    Non ho detto che “Un buon posto per morire” non mi sia piaciuto, assolutamente. Dico solo che, per il mio personalissimo gusto di lettrice, mi manca un po’ il tono degli altri romanzi, soprattutto de “L’anno dei dodici inverni”, che per me è un capolavoro. Ma capisco anche di essere stata ingiusta, e che il lavoro di uno scrittore (e qui si aprirebbe un gigantesco problema) va sempre rispettato. Lo dico perchè, nel mio piccolissimo, succede anche a me, e provo la stessa sensazione.
    Chiedo scusa se sono stata brusca o posso essere sembrata brusca, davvero.

  13. Fabrizio Valenza Says:

    Grazie per avermi fatto scoprire un (n)uovo autore.
    Fabrizio

  14. Paolo E. Says:

    Cioe…simacioèinsomma EPROPRIOLUI??????????????????

    Un inchino fino a terra ed una impropria richiesta di autografo elettronico… due dei miei scrittori preferiti che leggono quello che scrivo. Quando dico che la rete ha cambiato modo di leggere…

  15. demonio pellegrino Says:

    Tullio ,

    Il mio commento sopra le righe descrive perfettamente come mi sentii alla fine della lettura del libro. Un libro stupendo. Fino all’epilogo. che mi fece molto arrabbiare.

    Tra l’altro la critica all’epilogo (con conseguente invito a strapparne le pagine) venne fatta a suo tempo da piu’ parti. Basti vedere anche i Wuming qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropausa5.html. Anche loro noti bruciatori/strappatori di libri, come me d’altronde.

    Su roncole e altro, lascio perdere. Saluti.

  16. Tullio Says:

    Sì, beh, mi scuso se sono stato un po’ brusco, ma sono fatto così. E non amo chi maltratta i libri. o i cani, o i bambini. Nei fatti o a parole.
    Cerco di scrivere al meglio, per il rispetto dovuto ai lettori, tra i quali mi annovero. Questo è un libro che andava scritto così, punto e basta. Al prossimo ci sarà malinconia quanto basta, e l’allegria di uno scherzo di Mozart (una cosa non esclude affatto l’altra). Sulle roncole, invece, continuo a sostenere la loro indispensabilità dialettica, in certe occasioni. Non in questa, ovviamente. E pertanto mi scuso per averne richiamato il sinstro baluginare in un civile, civilissimo e quanto mai apprezzato contesto.
    Bacio le bacche, adieu
    Tullio

    PS Il finale dei Atlantide era l’unica cosa che c’era sin dall’inizio. Assieme all’immagine di una vasca colma di un liquido azzurro luminescente. Curioso come nascono certe cose…

  17. Lara Manni Says:

    L’allegria di uno scherzo di Mozart basta a rendermi felice, e in trepida attesa. Saluti al VUN.
    (i finali, sempre nel mio nanoscopico, nascono sempre all’inizio. Credo).

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