One chance out between two worlds

E’ nato tutto da una frase, “I gufi non sono quello che sembrano”. La pronuncia il Gigante nel primo episodio della seconda stagione de I segreti di Twin Peaks. I gufi sono una delle presenze più importanti in Mucchio d’ossa di Stephen King. Senza rivelare troppo, “gufi sotto studio” è l’indizio che condurrà Mike Noonan a risolvere il mistero di Sarah Laughs, la  casa che affaccia sul lago (ci sono laghi in tutte e due le storie) dove si rifugia a qualche anno dalla morte della moglie.
Ci sono parallelismi fra Lynch e King: in particolare fra quel Lynch e quel King. Sono anche spiegabili: Twin Peaks andò in onda tra il 1990 e il 1991 e Mucchio d’ossa è del 1998. Difficile però dire chi sia debitore verso chi: perchè nel serial televisivo si ritrovano parecchie costanti kinghiane (la piccola città-bastardo posto, una concezione del Male non come caratteristica individuale bensì come entità in grado di possedere e influenzare un’intera comunità, la presenza di varchi-porte-accessi fra una dimensione e l’altra).
Quello che mi incuriosisce, anche alla luce del post di ieri, è ragionare a ruota libera sul “meticciato” e sull’incrocio di generi e situazioni. Twin peaks sembra un thriller e si rivela un horror (che se ne infischia ampiamente delle situazioni canoniche dell’horror). Mucchio d’ossa sembra un horror ed è un’amara riflessione sulla perdita (non solo della persona amata: bensì dell’amore per la scrittura. Mike Noonan si ritrova “bloccato” e non riesce più a scrivere dopo la morte improvvisa della moglie e soprattutto perchè non conosce la verità su se stesso e su quanto compiuto in passato da chi aveva il suo stesso sangue).
Nelle due storie, c’è un altro tema ricorrente: l’arrivo dell’estraneo in una comunità chiusa. Più estranei, a dir la verità, che hanno la stessa funzione scatenante di chiunque varchi le porte di una città, da straniero, come Dioniso a Tebe.
Dice lo sceriffo Harry Truman in Twin Peaks: “Twin Peaks è diversa. Lontana dal resto del mondo, l’avrai notato. […] Ed è proprio per questo che ci piace. Ma c’è anche il rovescio della medaglia, come in tutte le cose. Forse è il prezzo che paghiamo per vivere qui. […] C’è una specie di malattia nell’aria. Qualcosa di molto, molto strano tra questi vecchi boschi. Puoi chiamarla come vuoi. Una maledizione. Una presenza. Assume forme diverse, ma è stata tenuta lontana da qui da tempo immemorabile. E noi siamo sempre pronti a combatterla. […] Come i nostri padri. E non finirà con noi. Poi toccherà ai nostri figli.”
Dice Bill, l’abitante della città senza nome (TR-90) a Mike Noonan in Mucchio d’ossa: “Vivere al TR è come si soleva fare noialtri quando era gennaio e faceva un freddo cane e si dormiva in quattro o anche cinque nello stesso letto. Se tutti se ne stavano buoni, non c’era problema. Ma se solo uno era irrequieto e cominciava ad agitarsi e rigirarsi, non dormiva più nessuno. In questo preciso istante l’irrequieto sei tu. E’ così che ti vede la gente”.
Piccole città, posti bastardi. C’è un motivo.

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10 Risposte to “One chance out between two worlds”

  1. Giobix Says:

    Il piccolo posto bastardo è antichissimo, perchè ne esistono molti di questi posti, e chi ci vive può sentirsi intrappolato, maledetto. Ma può anche custodire gelosamente la sua maledizione, e pensare che gli estranei possano scardinare un equilibrio. Ecco perchè gli stranieri nei piccoli posti bastardi facevano, e possono fare ancora oggi, una brutta fine 🙂
    Un capolavoro del posto bastardo è il magico The Wicker Man del 1973, consigliato assolutamente:

  2. Lara Manni Says:

    Mi guardo immediatamente quanto suggerito 🙂
    Gli stranieri per loro stessa definizione portano scompiglio, dalla tragedia greca a oggi (ahinoi, anche nel sentir comune). Devo dire che nelle due storie che metto a confronto le vicinanze sono…sorprendenti.

  3. Fabrizio Valenza Says:

    Giobix, per caso hanno fatto il rifacimento di Wicker Man di recente? Un film con Nicolas Cage, intitolato allo stesso modo?

  4. Giobix Says:

    sì, ma hanno demolito sceneggiatura e significati. L’originale è un film bizzarro con musiche e un’atmosfera magica che raramente si vede.
    Il remake cambia molte cose, semplifica in modo banalissimo il lato magico, che invece nell’originale è frutto di studio sui riti celtici e di molti altri popoli. Oltre al fatto che è girato male e involontariamente comico.

  5. Fabrizio Valenza Says:

    Ho visto il rifacimento. L’inizio non era male, ma finisce in maniera quasi ridicola. Mi ricordo che ridevo con i miei amici… L’originale mi incuriosisce.

  6. Paolo E Says:

    Un brevissimo OT ma proprio non posso rinunciare.

    Onirica Pensierosa è belllissimo!!! 😄 😄

  7. Mele Says:

    Tutto si risolverebbe con una coperta ed un divano.

  8. Lara Manni Says:

    In che senso, Mele? 🙂

  9. Mele Says:

    Beh, se quello che si rompeva le palle a letto cogli altri avesse preso le sue chiappette belle per posarle sul divano e dormire lì, pace in famiglia.
    Ovvero, era una battuta.

  10. Lara Manni Says:

    Nel frattempo l’avevo capita 🙂

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