Oltre il cancello

Dove si attraversa il cancello? D’accordo, l’esistenza di un varco che segna il confine tra il mondo degli uomini e l’Altrove è una costante millenaria delle narrazioni: comunque si chiami quel luogo (che sia Ade o Oltretomba, che conduca nel regno dei morti, dall’altra parte dello specchio, nel Sopramondo o in un buco nero), quello è il punto che ci interessa. In un certo senso, tutta la letteratura fantastica è costruita su quel passaggio.
E non solo quella, in effetti. Visto che si parlava di Jung, ecco qui, da Ricordi, sogni e riflessioni: “Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente…Prima o poi, i morti diventeranno un tutt’uno con noi; ma , nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d’essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell’eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo”.
E’ banale, me ne rendo conto, ridurre la dimensione che non è quella umana a Finis Terrae, al luogo che si raggiunge dopo la morte: ma non è improbabile che i nostri debiti di narratori non siano altro che l’obolo che si offre al traghettatore.
Dunque, per tornare ai due testi paralleli, il varco esiste, ed è fra gli alberi. In Twin Peaks ci sono due luoghi Altri: la Loggia Bianca e la Loggia Nera.  Sono luoghi soprannaturali, dove il tempo, il potere, l’esistenza, sono diversi. Dove i vivi incontrano i morti. Vi si accede da un portale nella Foresta del Ghostwood.
In Mucchio d’Ossa c’è una Strada che costeggia il lago. C’è una betulla sul lago. E improvvisamente, in un pomeriggio di luglio, appare un arco di legno. Oltre quell’arco, c’è il passato. O meglio, ci sono i morti che appaiono come vivi, e consentono al viaggiatore di vederli e ascoltarli.  Un portale, ancora.
Nei due casi, Dale Cooper e Mike Noonan incontrano spettri o doppi di spettri: malevoli per natura o vogliosi di vendetta. Nei due casi, la loro stessa esistenza umana è messa in pericolo.
Nei due casi, quell’incontro non sarebbe dovuto avvenire. Perché i due mondi non devono, mai, entrare in contatto. Il punto è proprio questo. La forza delle due storie, per me, è che in modo ancora più marcato rispetto ad altre quella proibizione viene violata.

Ps. E questo riporta al dialogo a distanza con Zauberei, che oggi mi onora di un bel post. Dove scrive fra l’altro:

“Ora, Lara io so che non ti arrabbierai, se alla tua domanda ti rispondo con un’altra domanda. Ma sei proprio sicura che oggi nella cultura generale, e ancora di più nella cultura dei lettori forti, ci sia un principio in cui fantastico è infantile, e razionale è adulto? Perché io questo non lo vedo, non lo vedo proprio. Men che mai nel pubblico colto satollo di vulgata psicoanalitica, la quale sono cento anni che rivendica lo statuto imprescindibile dell’immaginario onirico. Certo c’è un passaggio nella vita per cui il fantastico smette di essere reale e diventa appunto fantastico, smette di essere mondo esterno e diventa mondo interno, per cui è ragionevole pensare che oggi, la mia priorità prima delle fate siano purtroppo le bollette scadute, ma al di la dei clichet in zona mary poppins io credo che il problema sa altro.
Lo dirò brutalmente – il problema del lettore forte non è il fantastico come categoria di mercato, è il giovane come categoria di mercato. Perché non so tutti, ma buona parte dei lettori forti, me stessa compresa – è cresciuta scalando libri ben scritti, e libri che implicitamente nutrivano delle aspettative verso di te lettore la cui giovinezza non era assolutamente tenuta in conto. Che non contemplavano scorciatoie o sconti sintattici, che se uno scriveva gli indifferenti ad anni 27 era perché era un genio e faceva un lavorone, non perché era bravino e faceva una cosa che potevano leggere i bravini e anche i meno bravini. La sensazione che il lettore forte ha allora è che il fantasy più di altri generi (ma insomma – si potrebbe scrivere molto per dire sui libri rosa – non escludo di farlo in seguito) sia stato immolato all’altare del mercato culturale per palati coi denti da latte. Che il fantastico – arsenale magico di cose meravigliose e significati vertiginosi – sia schiacciato in una sintassi ovvia. Che alcuni di questi libri non portino chi li legge un passo dopo averli presi.”

E su questo, chi può darle torto?

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17 Risposte to “Oltre il cancello”

  1. zauberei Says:

    ih!
    Grazie 🙂

  2. Lara Manni Says:

    A te 😀

  3. Francesca (Mirya) Says:

    Non so, Lara, sono una delle persone più materialiste di questo mondo e nonostante questo – o forse proprio per questo – delle più tendenti alla spiritualità. Magari proprio perché penso sia da raggiungere tutta ora e subito, in questo grumo di sangue e carne che ci è dato di abitare, magari perché l’unica immortalità che ci è concessa, per me, è ancora quella dell’Omero foscoliano, capace di ‘eternare’. Non credo di peccare di superficialità dicendo che non mi interrogo sull’aldilà, perché più che altro sono troppo presa ad interrogarmi sull’aldiqua: se ne sappiamo ancora così poco di noi stessi, se siamo ancora così pasticcioni con quei pochi anni che bruciano come fiammiferi, che senso ha spendere anche una sola fiammata a preoccuparci del dopo, a cercare di salvarci nel dopo? E’ l’adesso, che dobbiamo salvare, non nel godere infinito ma nel trovare un senso a questo adesso. Spesso mi pare che chi cerca tanto il confine della vita perda la visuale stessa della vita, che premi o punizioni dopo la morte servano solo a spaventare o a giustificare azioni in vita, che se più spesso ci ricordassimo che c’è abbastanza mistero in una sola giornata da rifletterci sopra per tutta la vita non dovremmo andare a cercarlo altrove.
    E che il fantasy ci apra le porte a questo per me è innegabile: è Hogwarts, è Terramare, sono quei mondi dietro al mondo che non devono per forza esistere fisicamente ma che esistono mentalmente. E che per me sono solo altri modi per chiamare quell’impenetrabile segreto che cela ancora la vita.

  4. Lara Manni Says:

    Francesca, interrogarsi sull’aldiqua non significa che finisterrae non eserciti, appunto, il suo richiamo. E’ quella che King chiama “la forma sotto il lenzuolo”, e che spiega l’attrazione di chi legge verso il fantastico. E questo, per me, è il punto uno. Il punto due è in quel che dice Zauberei: il mischiare le carte, e i target.

  5. Il solito Filippo Says:

    Doppio post, doppio lavoro.
    Il fantastico è (da) sempre liminale. È una buffa malattia che colpisce l’adolescente ma ammazza l’adulto. Si discute di letteratura per marmocchi, riferendosi al fantasy. Di più, in Italia si “identifica” questo genere letterario con i puberi (o miniadulti verticalmente limitati). Ma ci si dimentica che, in quanto liminale, il genere “soprareale” colpisce un’altra categoria di lettori, con disponibilità economico culturali un tantinello maggiori. I vecchi. oddio, non proprio vecchi vecchi. I quaranta cinquantenni. Loro leggono fantascienza e horror però. La fantascienza e l’horror spesso si affrancano dalla definizione “minchionate”. Come mai? Sia mai che son scritte spesso molto meglio, le opere di fantascienza? Sia mai che sull’onda di Èrripotterie varie (come scrivi in altre pagine), le case editrici han cominciato a pubblicare cani e porci e che questi ultimi, muovendosi in branchi abbiano attilizzato un prato prima florido ed ora ricoperto di liquame? Oh, in libreria non esce più un fantasy che sia uno. A parte Jordan, Martin, Hobb (immensi tutti e tre, forse la Hobb decisamente meglio, ma anche gli altri due non scherzano, se non fosse che il primo è morto) non è che si trovi molto di differente dalla solita pletora di succhiasangue o svolazzanti agnoli. Il lettore non sa leggere, l’editore non sa editare ma sa vendere un sacco. Penso le letterariamente parlando questa sia l’era dei distributori, più che degli scrittori.
    Riguardo le ubertose selve: e ci mancherebbe altro! L’altro luogo preposto al “passaggio” è il tempio (pluri- o monoteista che sia). che è rappresentazione, con le sue colonne, proprio di un Locus. Oppure ci sarebbe la grotta (naturale o artificiale). Ma quella non si calcola spesso: la grotta è roba enormemente più tosta per essere rinchiusa in un libro/film. La grotta rinchiude, semmai.
    Consiglio del bibliomane: leggetevi qualsiasi cosa abbia scritto Robert Holdstock, compresa la lista della spesa. E procuratevi “il mondo incantato” di Bruno Bettelheim.
    Lara e Zauberei: con questi post rischiate di trovarvi tra i piedi un seguace adorante: io. Tanta roba, come dicono i ggiovani. 😉

  6. Lara Manni Says:

    Verissimo, Filippo. E’ l’era dei distributori. Ma non è che possa andare avanti così più di tanto. 🙂

  7. zauberei Says:

    consiglio della psicologa junghiana – pijatelo colle pinze bettelheim e intorcinatevi allegramente le budella con l’opera omnia della Marie Louise Von Frantz che per i cultori del fantastico secondo me – è na’ manna (che non si è cagato nessuno ahimè).

  8. Il solito Filippo Says:

    Il bello delle ere è che finiscono. Di solito per merito di un eroe culturale.

  9. Lara Manni Says:

    E adesso me la procuro, la Marie (accidenti, mea culpa, non la conoscevo!). Filippo: beati i popoli che, eccetera eccetera.

  10. Giovanni Arduino Says:

    Buongiorno, Lara (sempre tanto cortesi, noi due ;)).

    Leggendo il post, un problema che riscontro e sottolineo: l’infantilizzazione e la semplificazione dell’immaginario e del suo farsi materia nei romanzi (anche a livello di stile e di “cifra”, certamente). All’interno del genere, per esempio, gli appassionati di fantascienza “hard” dei Quaranta davano la colpa alla space opera, e alcuni continuano a farlo. Nel fantasy classico, quello “high”, un tempo si arrivò alla crocifissione di Terry Brooks per il primo Shannara.
    Adesso l’astina mi sembra però essersi abbassata oltre i limiti di guardia. In altre parole, si sta diffondendo nell’editoria una concezione del young adult -definizione USA, commerciale e non necessariamente di genere, travisata in Italia- a livello zero: prodotto buono a tutti gli usi, adatto anche agli “adulti che vogliono sognare” (cito pari pari dalla scheda di presentazione di un libro x di una casa editrice y). Esistono ottimi autori *presunti* per ragazzi che sono *davvero* universali e che spingono a fare quel passettino in più di cui parla Zauberei; tra gli americani, basti citare Francesca Lia Block, Robert Cormier o Louis Sachar. E poi: Il corpo e It e La bambina che amava Tom Gordon, per fermarci a Stephen King, che cosa sono? Adesso verrebbero definiti cross-over, probabilmente, ma si tratta solo di buoni esempi di narrazione né infantile né semplificata. In barba al young adult e alle etichette che hanno valore solo a livello di collocazione/ posizionamento commerciale.

  11. Lara Manni Says:

    Buongiorno Giovanni (è d’obbligo) 🙂
    Infatti! Io mi sto convincendo che il fantastico sia ormai la cartina di tornasole di una questione che va ben al di là del genere. Ed è la gigantesca confusione sulle fasce di lettori, unita alla granitica convinzione che le fasce medesime siano rigide. Esempio: l’altro giorno ho scoperto che una casa editrice che si disinteressa totalmente al genere, e che pubblica Kazan, Goldman, Rebecca West, apre al fantastico con una saga high fantasy. Naturalmente in modo legittimo: ma quanto, mi chiedo, consapevole?

  12. Il solito Filippo Says:

    Senza eroi non si va da nessuna parte. Al massimo ci si siede aspettando che ne arrivi uno.
    Zauberei: Conosco la von Franz. Mi ha sempre spaventato la mole di volumi. Ok, anche Bruno non scherza, ma a mia discolpa affermo: “ce l’avevo in casa”.

  13. M.T. Says:

    “La sensazione che il lettore forte ha allora è che il fantasy più di altri generi (ma insomma – si potrebbe scrivere molto per dire sui libri rosa – non escludo di farlo in seguito) sia stato immolato all’altare del mercato culturale per palati coi denti da latte. Che il fantastico – arsenale magico di cose meravigliose e significati vertiginosi – sia schiacciato in una sintassi ovvia. Che alcuni di questi libri non portino chi li legge un passo dopo averli presi.”

    Sensazione condivisa.

    @Filippo: “A parte Jordan, Martin, Hobb (immensi tutti e tre, forse la Hobb decisamente meglio, ma anche gli altri due non scherzano, se non fosse che il primo è morto) non è che si trovi molto di differente dalla solita pletora di succhiasangue o svolazzanti agnoli.”

    Prova Sanderson ed Erikson 🙂

  14. Mele Says:

    Beh. L’importante alla fine è non rimanere chiusi fuori.

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