Perdita è un satellite di Urano, e non solo

Ho sempre avuto una strana idea. Ovvero, che la narrativa fantastica sia costruita sulla perdita, o sul timore della medesima.
Ricordate 1922, il primo dei racconti di Notte Buia Niente Stelle? E’ costruito sulla paura della perdita: in questo caso, della fertile terra dell’agricoltore. La perdita lo porterà a perdere. Prima il figlio, poi la terra. Io credo che dentro ogni uomo ne viva un altro, un estraneo, un Mestatore.
Il Mestatore è la paura. L’odio è la sua arma.
Tutto è cominciato, dicono, nel 2008. L’anno in cui ho ambientato Tanit. Nel 2008, con la bancarotta di Lehman Brothers, inizia ufficialmente la Grande Crisi Economica.
In realtà, era nell’aria da diversi anni.
L’assaggio italiano, per esempio, risale alla fine del 2003: anche se aveva già allungato i suoi tentacoli come un cancro da almeno dieci anni.
Crac Parmalat.

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8 Risposte to “Perdita è un satellite di Urano, e non solo”

  1. M.T. Says:

    Il punto di vista che ho mi fa pensare che la narrativa fantastica sia costruita sull’esistenza, ovvero che utilizzando simbologie e costrutti dell’immaginario serva a dare consapevolezza di ciò che fa parte della vita, sia un modo per far fare delle scoperte che portano ad andare avanti, a crescere.

    Andando al crollo del sistema, i segnali c’erano da tempo, solo che la gente non voleva vedere, s’illudeva che tutto potesse continuare in una certa maniera all’infinito. Non ha considerato che nulla dura per sempre.

  2. Lara Manni Says:

    Come dice Luca su Giap!, citando Bukowski, – Come ti sei ridotto così?
    – Prima poco alla volta. Poi di colpo.
    Il fantastico, almeno per come lo intendo io, è esattamente questo: che ne sia consapevole o meno.

  3. M.T. Says:

    L’impressione che ho, dimmi se è corretta, di questo tuo punto vista s’avvicina molto ai film diretti da Clint Eastwook: film bellissimi, dove il senso di perdita è sempre presente.

  4. Paolo E. Says:

    Eh ma tutto si preparava ormai da tempo. Nel 2000 ero appena entrato come impiegato in una grande azienda ( il mio primo impiego dopo la laurea), e già l’anno successivo mi soprendevo a chidermi, come può la gente essere povera quando è ora diessere pagata e ricca quando è ora di comprare? Come può l’eccesso di beni prodotti avere valore se non c’è abbastanza ricchezza reale per acquistarli e consumarli? Il cerchio non si chiudeva, mi sembrava di vedere una sorta di moto perpetuo applicato all’economia. Alla fine si è visto dove si andava a parare: il tutto veniva finanziato con la creazione di risorse fittizie.

    C’è un moto eprpetuo simile anche simile anche nel fantastico? Troppa offerta di opere che è impossibile siano tutte di buoan ualità, ed i lettori driogatiper riuscire a seguirle tutte? Potrebbe anche essere…c’è un parallelismo tra la capacità del sistema economico di inserire risorse finte (crac parmalat) e quella del sistema culturale di mettere alla frusta un fileone letterario con un eccesso di offerta?

  5. Paolo E. Says:

    Ho scritto malissimo, ma devo dire che la struttura informatica non mi sta lavorando bene…

  6. Lara Manni Says:

    Paolo, secondo me esiste qualcosa di simile anche nel fantastico, ne parlavamo qualche giorno fa. E’ interessante, comunque, cercare di capire anche da dove nasce, al di fuori delle mode, il corso e ricorso del fantastico stesso.
    M.T. Bello l’accostamento cinematografico. Non ci avevo pensato.

  7. Giobix Says:

    mi pare che il periodo d’oro dei pulp magazines sia stato proprio attorno agli anni della grande depressione, e poi nel secondo dopoguerra. fantasy, horror e hard boiled, l’inquietante al massimo dei giri.
    ET non poteva che uscire negli ottimisti anni 80.

  8. Lara Manni Says:

    Da un certo punto di vista, dunque, potrebbe aprirsi un periodo fecondo…

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