Il Titanic era chiamato la nave dei sogni, e lo era davvero

Sapete come andò, vero? In poche parole, le obbligazioni Parmalat di proprietà delle maggiori banche, per un valore di circa 200 milioni di euro, furono “passate” ai risparmiatori nei dodici mesi che precedettero il crac del gruppo, dichiarato il 27 dicembre 2003.  Gli investimenti dei piccoli risparmiatori andarono, sostanzialmente, in fumo.
Non è il dettaglio della vicenda in sè che mi interessa. E’ il meccanismo.  Lo stesso che avrebbe portato, tre anni dopo, alla crisi dei subprime e alla grande depressione. Poche scialuppe, molte orchestrine: fa un po’ impressione ascoltare dall’attuale ministro dell’economia il parallelo con il Titanic, scontato quanto, probabilmente, veritiero.
Mi interessa l’effetto. Il 2008 – l’anno che prendo in esame –  si apre nell’incertezza. In Egitto (ma in molti paesi del mondo) iniziano le rivolte per l’aumento del prezzo del pane. Il campo nomadi di Ponticelli viene dato alle fiamme. A settembre, pochi mesi dopo il lancio mondiale dell’iPhone, fallisce la banca  Lehman Brothers. A ottobre la crisi delle borse fa bruciare 450 miliardi di euro.
Due delle notizie sembrano non pertinenti. Lo sono, invece.

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5 Risposte to “Il Titanic era chiamato la nave dei sogni, e lo era davvero”

  1. M.T. Says:

    Il nominare il Titanic mi fa venire in mente l’ultima uscita di Tremonti: gente come quella che consigliava i titoli Parmalat che ne sa d’economia. O forse è meglio precisare che sa sfruttare le persone

  2. Giobix Says:

    per distrarre la gente devi dargli qualcuno da odiare, e un bell’iPhone 🙂

  3. Lara Manni Says:

    E sostenere che “tanto non cambierà mai nulla” 🙂

  4. M.T. Says:

    O magari basta parlare di calcio o di gossip: tutto va bene per distrarre l’attenzione dalla realtà e dai problemi

  5. Lara Manni Says:

    C’è anche un altro discorso, però. E’ quello della reazione indistinta che segue alla presa d’atto della realtà. L’odio sociale, per esempio. L’odio verso alcuni gruppi sociali, almeno, come “causa” presunta del malessere. Non ho citato casualmente Ponticelli.

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