Sotto un cielo corrotto

Un’epidemia – sia essa fisica o economica o sociale – inizia quasi sempre in modo sommesso.
Nella luminosa città di Orano, inizia con i ratti che vengono allo scoperto, per  morire fra gli uomini dopo aver barcollato, storditi, sotto il sole.  Inizia con il senso di colpa di un portinaio, Michel, che attribuisce a se stesso la responsabilità di quella strana invasione. Avrà tralasciato di pulire fino in fondo la casa che gli è affidata? Qualche ragazzo gli starà giocando un brutto tiro? Qualcuno lo accuserà di essere stato inefficiente? Tenendo per la coda un ratto morto, Michel si chiede tutto questo. Sarà il primo a morire, in quel romanzo meraviglioso che è La peste di Albert Camus.
Naturalmente, Camus non parla semplicemente del contagio fisico, anche se raccoglie l’eco tenebrosa dei narratori del passato.  La peste di Atene, raccontata da Tucidide  e Lucrezio (” Né importa se noi stessi andiamo in luoghi a noi avversi e passiamo sotto il mantello di un altro cielo, o la natura spontaneamente porta a noi un cielo corrotto o qualcosa con cui non siamo avvezzi ad aver contatto, che può colpirci con l’arrivare improvviso”), la Morte Nera che decimò Venezia, le torce che cercavano di purificare l’aria di Londra.
La peste che colpisce Orano e i suoi abitanti dagli abiti chiari distrugge l’innocenza di chi si sente al di fuori di ogni possibile giudizio. Ognuno può essere il portatore del contagio. Chiunque è sospetto. Chiunque è colpevole. E nessuno può illudersi sul fatto che non durerà.
Camus scrive: “Quando scoppia una guerra, la gente dice: “Non durerà, è cosa troppo stupida”. E non vi è dubbio che una guerra sia davvero troppo stupida, ma questo non le impedisce di durare”.
Qualcosa che ci viene ripetuto anche in questi giorni, in effetti. Non durerà. Eppure nulla impedisce che duri.

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Una Risposta to “Sotto un cielo corrotto”

  1. Marco85 Says:

    La peste di Camus è un capolavoro e non parla solo di malattia. La morte del figlio del giudice la dice lunga sul concetto di innocenza e colpevolezza di cui parli tu.

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