Tossine

Dunque. Se, come dice Stephen King, le narrazioni dell’orrore riprendono quota e popolarità quando è in atto una crisi economica e politica, dovremmo essere in un momento fecondo.
Naturalmente, non mi fa piacere. Altrettanto naturalmente, esistevano i segni di quello che sta avvenendo ora: non parlo dei segni economici, parlo di quelli che interessano me, in quanto persona che scrive e racconta di quel che le accade intorno. In quel triennio che ho usato come sfondo per le mie storie (Lavinia inclusa: il romanzo è ambientato nel 2005 e copre i tre anni successivi) quel che ci veniva raccontato non era che eravamo già più poveri, e che stavamo per diventarlo ancora di più. Ma che dovevamo sentirci sicuri. Che eravamo minacciati nelle nostre certezze, anzi, nelle nostre case, anzi, nella nostra stessa vita, da un imprecisato altro. E che, dunque, era importante che tornassimo a sentirci folla. L’orrore è quello stato d’animo che ti permette di sentirti prima escluso e poi felicemente parte della folla. Come sostiene ancora una volta, King, “il romanzo horror ci dice che ci si può unire alla folla, diventare un essere tribale, distruggere l’estraneo”.
Un romanzo dell’orrore (ma anche molto fantastico) si basa proprio su un Estraneo che arriva a turbare – come la peste di Camus, come Dioniso a Tebe – la torpida felicità di un gruppo di esseri umani.
Ci è stato raccontato, allora, di essere insidiati da moltitudini pronte a sopraffarci. Per qualcuno, è ancora così. L’insidia era altrove, come si vede: nel fallimento di quella che ci era stata presentata come un’epopea trionfale. Insomma, mentre gli italiani ragionavano su come difendersi da zingari e immigrati, il colpo dirompente sarebbe venuto dalle banche americane. Nulla di nuovo, nella storia e nella fiction. I colpi arrivano sempre da punti inaspettati.
Capirlo,  secondo me, significa porre le basi per raccontare la paura. La paura – e cito per la terza volta King, e lo farò spesso in questi giorni – viene dallo spiazzamento, non dalle zanne di un mostro. Per gli americani, venne dall’omicidio Kennedy, per esempio. Per noi? E quanto è importante capire, per poi raccontare?
L’esercizio proposto da King è semplice: “chiedetevi cosa considerate mostruoso o orribile nella vita di tutti i giorni”.  Guardatevi intorno, e andate in cerca delle tossine, qualunque esse siano.

Annunci

Tag: ,

3 Risposte to “Tossine”

  1. Maurizio Vicedomini Says:

    Il problema potrebbe essere proprio che una cosa a cui siamo abituati, ma di grande spessore e malevolenza, ci risulti ben poco paurosa, e lasciamo che persista. Non sono un tipo amante della politica, nè me ne interesso troppo, ma la classe dirigente italiana potrebbe essere un esempio valido di questo fenomeno.

    Per quanto riguarda la narrativa, beh, forse il mio discorso si capovolge, perché ciò a cui siamo abituati fa sempre da sfondo all’evento pauroso.

  2. Giobix Says:

    Ho rivisto qualche sera fa Pontypool, dove la solita invasione zombesca si propaga tramite l’uso delle parole.
    Ecco, molte tossine le trovi nelle parole, propagate ad arte e assimilate senza filtro.

  3. Lara Manni Says:

    L’abitudine E’ tossica, così come lo sono le narrazioni. La narrazione della sicurezza, secondo me, lo è stata. In quel famigerato 2008 la tensione era altissima, ma era distraente rispetto ai pericoli reali.
    Tra l’altro fu l’anno funestato dalla cronaca nera, relativa a crimini avvenuti pochi mesi prima: Meredith Kercher, la conclusione del processo per la strage di Erba, la sentenza su Cogne, il ritrovamento dei fratellini di Gravina, eccetera. Una cappa macabra e voyeuristica, un lungo racconto di mostri.
    Ma, appunto, cosa è mostruoso?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: