Il caffè di Ellison

Ieri pomeriggio, su Facebook, c’è stata una lunga discussione generata dal post sul marketing (ogni tanto penso che sia buffo che si commenti su Facebook dove le parole sono destinate a svanire, mentre su un blog restano: ma forse è proprio questo il motivo). Difficile riassumerla. In poche parole, alcuni scrittori (fra cui Stefano Massaron: se non avete letto il suo “Ruggine”, per favore, fatelo) rivendicavano il diritto di far parlare il testo “da solo”, senza la presenza, l’accompagnamento, la promozione dell’autore medesimo. Altri sostenevano che è molto difficile, se non impossibile, tenersi fuori in un futuro dove la presenza (mediazione) dell’editore sarà probabilmente superflua.
Non ho il dono della profezia, dunque non sono in grado di dire se davvero gli editori non esisteranno più. Se così fosse, sarei onestamente perplessa. Come si fa – come suggeriva Pierdomenico Baccalario stesso in un commento al post di ieri – a far sì che i buoni testi vadano avanti sulle proprie gambe? Come distinguerli in un oceano di scritture (e non sono affatto contraria all’oceano: dico solo che occorre almeno un timone per navigare)? Come impedire che la presenza in rete si trasformi in una gara a chi è più popolare e socievole nella medesima?
Posso solo dire quel che penso e che ho già detto: ovvero, che il dialogo fra scrittore e lettore è importatissimo. Ma  trasformare quel dialogo in campagna pubblicitaria è un’altra faccenda. E non sono affatto sicura che mi piaccia.

Ps. Nel frattempo sto rileggendo una vecchia antologia di Harlan Ellison con gigantesca soddisfazione. E, no, non mi interessa sapere che faccia abbia Ellison né se sia simpatico, alla mano e fischietti i Led Zeppelin mentre si prepara il caffé.

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4 Risposte to “Il caffè di Ellison”

  1. Andrea Says:

    Ellison non è né simpatico, né alla mano ed è più facile sentirlo mandare a fare in culo qualcuno piuttosto che fischiettare i Led Zeppelin. Comunque è un grandissimo autore (ottima scelta, brava!) totalmente contrario al concetto di Creative Commons e di orizzontalità della comunicazione tra autore e lettore.
    Mi sfugge un po’ il concetto che hai di marketing: potresti spiegarlo meglio? Riusciresti, se ne hai voglia, a definire il marketing editoriale in poche righe?
    E’ il tuo compito per l’estate! 😀

  2. Giovanni Arduino Says:

    Sì, Ellison ha il vaffanculo facile :). E anche per questo, o nonostante questo, è adorabile. Oppure, chi se ne frega, tanto i suoi libri, i suoi racconti, le sue sceneggiature mi garbano comunque. Per me può pure sacrificare maialini nani a Satana (non credo lo faccia, però; peccato).
    Lara (buon pomeriggio): io continuo a non capire appieno il discorso di Baccalario, anche considerando l’azienda (di licensing, e non solo) per la quale lavora, ma molto probabilmente è un mio limite.
    Passaparola, comunicazione virale, autopromozione di tutti i tipi ai confini con lo spam (e talvolta oltre): funzionano ancora, con buona pace di Seth Godin, del permission marketing e via elencando? Non credo, ormai il rumore di fondo è troppo assordante. Chi ha i suoi lettori/amici se li tiene stretti come una specie di sacro indirizzario, magari viene pure ascoltato, ma gli altri annaspano, e tant’è.
    E, visto che di libri forse si parla, l’editore? E’ ancora un tramite valido? Rispondere a questa domanda è enormemente più difficile. L’editoria di oggi -sto generalizzando, attenzione- imho è artigianato che si crede industria, e rischia di unire i difetti di entrambi.
    Le soluzioni? Anche qui, nessuna sfera di cristallo. Posso solo azzardare che le strade che si stanno percorrendo adesso (sovrapproduzione, sovraespozione, sovrainformazione, a tutti i livelli) mi sembrano sbagliate. Quella giusta? Se possibile (e il *se* qui è grande davvero, purtroppo), continuare a fare il proprio lavoro, con coscienza, convinzione, rispetto, onestà verso se stessi e gli altri. Sembrano paroloni tanto per, stupidamente ecumenici, ma non è così semplice. Proprio per niente.

  3. ziadada Says:

    Non lo so, Lara, mi sembra tu dia troppo credito al peso dell’autopromozione e della capacità dell’autore di porsi in maniera accattivante. Personalmente, credo più nella qualità, e nel potere del passaparola. Come diceva uno: “Se un uomo può scrivere un libro migliore, fare una predica migliore, o preparare una trappola per topi meglio del suo vicino, anche se egli costruisce la sua casa nella foresta, il mondo traccerà un sentiero battuto fino alla sua porta”.
    Questo, chiaramente, se non ti interessano i grandi numeri. Se ti interessano, forse la qualità è la scelta sbagliata…

  4. Lara Manni Says:

    Ma io non gli dò credito: mi preoccupa semmai che possa diventare la conditio sine qua non. E, no, i grandi numeri non mi sono mai interessati, altrimenti farei scelte diverse (e finali lieti a vagonate).
    Buonasera Giovanni. Che l’editoria italiana stia facendo gran pasticci è un fatto.Che debba riflettere un bel po’ sulla strada da prendere, anche. Che si possa fare a meno degli editori, per me, è difficile.
    Andrea: il marketing è, almeno a mio parere, l’idea astuta per vendere qualcosa a prescindere dal suo valore e utilità. A volte l’idea è vincente, e il qualcosa è di valore. Altre, no.

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