Trappole Qualitative?

Leggo e rileggo gli interventi sui manifesti dei TQ. Quello di Michela Murgia, qualche giorno fa e, oggi, quello di Nicola Lagioia . Avevo detto la mia in primavera, in un articolo per Il Messaggero, e non ho le idee chiarissime a diversi mesi di distanza.
La questione anagrafica posta dai documenti (anzi, la premessa per i medesimi) esiste, per i motivi che avevo espresso allora, proprio perché è stata a lungo negata: perchè la generazione TQ, a cui appartengo, non è mai stata in grado di essere generazione, ma ha quasi sempre ragionato nella logica dell’ognun per sé. Un pizzico di questo passato individualista lo avverto ancora oggi, anche se si tratta solo di un sospetto.
I TQ dicono molte cose giuste: la necessità di ritrovare un’etica e di occuparsi del vasto mondo esterno invece di chiudersi nel racconto della propria infanzia e adolescenza (semplifico e ci metto del mio), di ragionare sulla società, sulla scuola, sull’economia, sul lavoro e sulla mancanza del medesimo. Ottimo.
Il dubbio, però,  è analogo a quello espresso da Michela Murgia (anche se nei commenti al suo intervento si chiariscono alcune posizioni) e insieme è diverso: io avverto un sentore elitario in alcuni ragionamenti. Sentore in cui, temo, rientra la divisione in buona e cattiva narrativa, laddove la prima è quella che si avvoltola nel ragionar esclusivamente di linguaggio e la seconda quella che viene sprezzantemente inchiodata alla croce della trama. Forse il sospetto medesimo viene da una non dimenticata discussione sui “monnezzoni fantasy” cui alcuni dei TQ hanno partecipato. Forse è ingeneroso: ma, chissà come, aumenta invece di diminuire.
Ad ogni modo, continuo a leggere.

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11 Risposte to “Trappole Qualitative?”

  1. G.L. Says:

    A 20 anni si fanno la tessera del PCI perchè il PCI li chiama “intellettuali”. Poi crescono e si fanno la tessera della DC perchè la DC gli dà un lavoro.

    Flajano era un genio.

    Quale “etica”, Larù? Togli la fuffa e arrivi al conceto “vogliamo gli assegni per andare nelle scuole a insegnare ai ragazzi a leggere.”

    Assegni statali, ovvio. E ho detto tutto.

  2. Lara Manni Says:

    Forse io sono prevenuta, e l’ho scritto, perchè ricordo fin troppo bene le argomentazioni di Cortellessa e Policastro sulla narrativa fantastica. Non mi sembra che i TQ siano tutti di questa opinione: eppure, avverto questo sospetto di elitarismo. Mi va benissimo che vengano usati gli spazi di cui dispongono per dibattere. Fin qui, però, li ho visti dibattere solo sui TQ, pubblicamente. Forse è un mio limite.
    Poi, che ci siano scrittori che vanno nelle scuole a me va anche bene, purché si lavori insieme a chi insegna. Il punto è: esiste un’idea comune di letteratura, nei TQ? E, se sì, qual è? Perchè, per dire, io stessa ho discusso su Facebook con un’insegnante che si scagliava, alquanto istericamente, contro i cattivi maestri fantasy (Tolkien e Rowling). Ma non mi pare che i TQ che propongono di andare nelle scuole abbiano un ATTEGGIAMENTO DIVERSO. Nutrono, mi pare, lo stesso disprezzo.

  3. giovannacosenza Says:

    Non sei prevenuta, secondo me… pare anche a me, che non c’entro nulla con la narrativa fantastica, nel senso che non ho scritto nulla in quell’ambito. Dunque non posso essere prevenuta.

    Ciao Lara!

  4. Lara Manni Says:

    Ciao Prof! 🙂 Allora è quanto meno un dubbio condiviso.

  5. Valberici Says:

    A me piacciono di più i TQ che “fanno”…quelli che “dicono” mi lasciano sempre un po’ indifferente.
    Per ora mi pare che si sia al punto del “Ehi! Si voi! Diciamo a voi! Guardate che siamo qui e abbiamo delle idee fantastiche! Quindi venghino siori e siore e inizino il giro dei manifesti…” 😉

  6. Lara Manni Says:

    Per esempio, mi piacerebbe sapere quanti degli attuali TQ hanno aderito alla protesta contro i roghi dei libri (ricordate? Quella contro la censura gli assessori leghisti). Perché in quel caso ognuno ha fatto quel che poteva, nel proprio piccolo (come me, ammesso che una fan fiction sia un contributo) o nel proprio grande. Sono diversi mesi, Val, che i TQ parlano di se stessi, che sia al Teatro Valle occupato o, con generosità, sui quotidiani. Spero che sia soltanto una fase: perchè onestamente il bis del Gruppo 63 decisamente non ci serve.
    Ps. E, se si parla di impegno civile, Carmilla assolve da anni al compito, tanto per dire.

  7. Valberici Says:

    Guarda, se si tratta di scrittori io direi che è cosa sufficiente impegnarsi nella scrittura. Sai, un po’ come quella parabola dei talenti, ognuno deve fare per ciò che ha avuto. Se invece parliamo di attivisti e di un’ organizzazione politica, beh, allora occorre una solida organizzazione, molto diversa da quella attuale. Se poi vogliamo passare il tempo libero facendo salotto…allora va tutto bene e non sono certo io a voler criticare, anche a me piace fare quattro chiacchere con gli amici, ci mancherebbe. Però non ho mai creduto che casa mia fosse la barricata di via Chanvrerie.

    E dico quanto sopra perchè io voglio credere alal buona fede delle persone…anche se Giulio diceva che a pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca. 😉

  8. Lara Manni Says:

    Gli scrittori, come tutti, possono anche unirsi per azioni comuni. Soprattutto se, come pare, nel loro/nostro settore ci sono problemi non secondari (in tutto il paese, d’accordo: ma anche il mondo dei libri non se la passa benissimo). Ed è giusto che si concordino iniziative. E’ giusto che si intervenga sulle questioni che, per esempio, fanno dell’Italia un paese di non-lettori (e dunque sulla scuola, anche).
    Detto questo, ripeto che, ad oggi, non mi sembra di aver letto altro che interventi sui TQ medesimi.Il che, appunto, mi lascia dubbiosa.

  9. Fabrizio Valenza Says:

    Tra l’altro la risposta di Lagioia mi lascia piuttosto perplesso: l’ennesimo invito a notare che esistono…

  10. Giobix Says:

    Devo approfondire un po’ meglio, per ora mi salta all’occhio una cosa: se citi Tarantino nel nome del gruppo non dovresti essere elitario.
    Ti stai richiamando a un autore simbolo della rivalutazione di tutto ciò che i critici elitari ritenevano bassa cultura pop. Uno che sta rivisitando tutti i generi, compreso l’horror di vampiri (Dal tramonto all’alba).

  11. Lara Manni Says:

    Sulla carta, nel primissimo documento, di elitario non c’era nulla, anzi. Però, andando avanti, la sensazione di elitarismo aumenta. Forse perchè alcuni dei TQ sono più visibili di altri. Forse perché quelli più visibili sono quelli ancorati a un’idea del letterario che è molto più che elitaria: è per pochissimi, elettissimi e quanto mai lontani da qualsiasi concetto di leggibilità e diffusione.

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