E’ quasi magia, Odifreddi

Io sono vivo e voi siete morti è il titolo di una meravigliosa biografia di Philip K.Dick scritta da Emmanuel Carrère. La frase mi  è tornata in mente leggendo con stupore prima, poi con una certa incazzatura, un post di Piergiorgio Odifreddi che mi ha segnalato (grazie!) Emanuela Taylor. Tanto per cominciare, ve lo copio:

“Nelle scorse settimane si è assistito su L’Espresso a un interessante incrocio di penne tra Umberto Eco ed Eugenio Scalfari. Ha cominciato il primo con Mentire e far finta, notando come spesso i lettori di opere di fantasia tendono da un lato a considerarle come vere, e dall’altro a non distinguere tra le opinioni dell’autore e quelle dei suoi personaggi.

E’ seguito Scalfari con Anche se finto è tutto vero, ribattendo che la distinzione tra verità fattuale e finzione letteraria non è netta. Anzi, si tratta di due facce della stessa luna, come dimostrano gli influssi che hanno avuto sulla vita reale le opere immaginarie di Manzoni o Goethe.

Ha concluso Eco con Credulità e identificazione, ricordando come il potere della finzione derivi dalla sua verosimiglianza, indipendentemente dalla sua verità. In altre parole, benché siano letteralmente falsi, i romanzi ci danno una lezione letteraria sulla vita in genere, e su noi stessi in particolare.

Se mi permetto, da scienziato, di intromettermi nel dibattito come “terzo fra cotanto senno”, è solo perché mi sembra che sia Eco che Scalfari, da umanisti, tendano a sottovalutare l’effetto deleterio che dosi massicce di finzioni finiscono per avere sul principio di realtà.

Proviamo a ripercorrere brevemente le tappe della formazione della psicosi universale, creata dal pervasivo e invasivo mercato dell’illusione. Non appena i bambini acquistano l’uso della parola, e incominciano a fare domande su come sono nati, vengono loro fornite risposte idiote che vanno dai cavoli alle cicogne.

Quand’essi approdano all’asilo, incominciano a ricevere i rudimenti di una visione magica del mondo popolata di angeli e demoni, miracoli e castighi divini, roveti ardenti e nubi parlanti, ciechi guariti e morti risorti, che continuerà a essere contrabbandata nell’ora di religione di tutte le scuole.

In quelle stesse scuole, verranno anche sistematicamente impartiti insegnamenti letterari e filosofici dello stesso genere, dagli dèi omerici dell’Iliade e l’Odissea, alla schizofrenica voce del daimon socratico, ai regni dell’aldilà della Commedia dantesca, ai deliri idealisti di Hegel e Croce, al motto nietzschiano che “non ci sono fatti, solo interpretazioni”.

Parallelamente all’indottrinamento scolastico, il trinitario mercato letterario, cinematografico e televisivo sommerge il pubblico di storie irreali o magiche, dalle saghe del Signore degli Anelli e di Harry Potter a quelle delle Guerre Stellari o del Robert Langdon di Dan Brown. Per non parlare delle fiction televisive, sacre e profane, che intasano il piccolo schermo.

Questo mercato è sostenuto da un battage di recensioni, interventi, dibattiti e interviste che satura le terze pagine della carta stampata e della televisione. Questo martellante tam tam viene gabellato come informazione culturale, ma costituisce in realtà un parallelo mercato pubblicitario, che vive del precedente e lo aiuta a diffondersi capillarmente.

Il primo risultato di questa manovra a tenaglia è una società che non vive della e nella realtà, appunto, ma è immersa nella finzione generalizzata. C’è forse da stupirsi se, ormai assuefatta alle storie dei cantastorie, quella società finisca poi col diventare facile preda dei contastorie, politici o religiosi che siano? I quali, in fondo, perseguono i propri fini con gli stessi mezzi, spesso raccontando addirittura le stesse storie.

Il secondo risultato è una società che non conosce la realtà e se ne disinteressa. Oggi qualunque scrittore o attore da quattro soldi, per non parlare di uno da milioni, riceve più attenzione ed esposizione di qualunque premio Nobel. E le contingenti e superficiali invenzioni del primo sommergono le necessarie e profonde scoperte del secondo.

Bisognerebbe fruire dei romanzi, dei film e della tv cum grano salis. Cioè, a pizzichi da spargere sul piatto forte della scienza per insaporire la vita. Chi invece pretende di cibarsi di solo sale, non rimane sano a lungo e presto muore di fame intellettuale. Come stiamo appunto facendo noi.”

Bisogna rispondere? Non è necessario, ma ho un po’ di tempo da trascorrere all’ombra, stamattina, per riprendermi da una serie di brutte scottature.
Primo. Ha evidentemente ragione Umberto Eco quando sostiene che la finzione racconta al lettore (e, prima, allo scrittore) la vita reale, qualsiasi sia il significato che si vuole attribuire a questo termine.

Secondo. Non sono una scienziata, ma mi sembra che il “principio di realtà” di cui Odifreddi parla non solo non sia intaccato o messo in pericolo dalla finzione, ma ne venga accresciuto.

Terzo. Il disprezzo malcelato con cui Odifreddi si riferisce al “mercato” che riguarda il fantastico non ha ragion d’essere. Il fantastico cammina con gli uomini, da quando gli stessi  hanno acquistato il desiderio di raccontare. Da quando, per essere precisi, comunicano con i propri simili.

Quarto. Odifreddi deve certamente vivere in una dimensione parallela dove i mezzi d’informazione ci inondano di informazioni sul fantastico medesimo. Perché su questa non ve n’è traccia.

Quinto. Definire superficiali e contingenti le invenzioni di un narratore (inclusi i grandissimi da lui citati, da Omero a Tolkien) mozza il fiato. Una società senza storie è una società morta. A morire di fame intellettuale, semmai, è una società che non è in grado di immaginare.

Sesto, e ultimo. Odifreddi, anche nei commenti, cade in un equivoco gigantesco: considera il fantastico come mera “evasione dalla realtà” e non come specchio deformato quanto rivelatore della stessa.

Vi aspettate che io citi King. E lo farò. Così:

“Nella sua poesia epica su un assistente di volo che precipita e incontra la morte sui campi del Kansas, James Dickey suggerisce una metafora della vita dell’essere razionale, che deve affrontare come meglio può, uomo o donna che sia, la realtà della propria condizione mortale. Ci muoviamo dal ventre alla tomba, da una oscurità a un’altra, sapendo poco dell’una e niente dell’altra…fuorché per fede. Che noi rimaniamo sani di mente di fronte a questi misteri semplici eppure accecanti è quasi divino. Che ci sia possibile volgere le potenti intuizioni dell’immaginazione a quei misteri, e guardarli in questo specchio di sogni, che ci sia possibile, per quanto timidamente, infilare le mani dentro il foro che si apre al centro della colonna della verità, tutto questo è…
…bene, è magia, non è vero?”.

Credo che occorra tenersela stretta. A meno di non preferire altre illusioni. Numeriche questa volta. E finanziarie. Che ci hanno portato dove siamo ora. Alla fame, non precisamente intellettuale.

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47 Risposte to “E’ quasi magia, Odifreddi”

  1. GL Says:

    Non prendo in considerazioni quelli che fino a poco fa davano per certa la Terra Piatta, l’etere e altre stronzate. Odiffredi non è uno scienziato. Scienziati ce ne sono tre ogni generazione a spararla grossa. E’ un tecnico, uno che segue il manuale. Un ayatollah da laboratorio. Niente di più. (uh, a proposito di mercato, mister O.: che ne dice se il prossimo libro invece di sparare sulla Chiesa Cattolica non si mette a sparare sull’Islam?)

  2. Lara Manni Says:

    Il principio di realtà vorrebbe che non si dicessero fesserie su quanto non si conosce, inoltre. 🙂

  3. Vale Says:

    La prima cosa che mi viene in mente, così a caldo, è che Odifreddi mette sullo stesso piano i racconti e i dogmi cristiani e la letteratura fantastica. Che uno può pensarla come vuole, io sono agnostica, quasi atea, ma come si fa a paragonare qualcosa che viene imposto come Verità a qualcosa che viene percepito (appunto) come mera evasione?
    (poi già, ci sono ancora altri pensieri, ma devo elaborarli)

  4. Fabrizio Valenza Says:

    Odifreddi fa il mestiere di spararle grosse. L’unico pensiero che mi viene leggendo ciò che scrive. Poi, c’è libertà di espressione, perciò può dire tutto ciò che pensa, ma mi preoccupa che i giornali, le tv e il mondo intellettuale gli fornisca il supporto per autoconvincersi di saperla lunga. E su questa strada, ormai, è a un punto quasi di non ritorno.

  5. liciat Says:

    Da apprendista scienziato e scrittore, dico la mia: Odifreddi provoca per provocare. L’uomo vive di due opposte tensioni: quelle meramente materiali e quelle spirituali, ove col termine non intendo la religione, ma tutto ciò che nutre lo spirito umano, tra cui, mi duole puntualizzarlo, anche la matematica, che per un fisico acquista senso solo quando è usata per descrivere la natura, altrimenti sono tutte pippe mentali. Negare l’una o l’altra vuol dire non essere in grado di accettare le molteplici facce dell’essere umano. Senza pane non si vive, e grazie, ma anche senza storie. Del resto, anche la scienza è un disperato tentativo di inserire il mondo all’interno di una narrazione coerente. Comunque, se lui vuole vivere senza libri e senza storie, liberissimo, eh? Così come io mi sento liberissima di vivere comodamente sul confine tra scienza e immaginario.

  6. Valberici Says:

    Mi si consenta ci tare Nieztsche: “Non ho mai sentito dire che le flatulenze determinino situazioni filosofiche”.

    Quindi lasciamo Odifreddi alle sue più o meno meteoriche digestioni
    😉

  7. Lara Manni Says:

    Il pensiero magico così temuto da Odifreddi è, da quanto capisco, considerato pericoloso ovunque si esprima: religione, miti, letteratura. Ma è…antiscientifico ritenere che la civilità umana possa fare a meno del medesimo. Oltretutto, raramente si è visto un (presunto) trionfo del (presunto) realismo come negli ultimi anni. Cosa teme, dunque? Il fatto che una generazione abbia amato un maghetto, riflettendo sul Bene e sul Male? Il fatto che si possa ancora parlare di bene e male anche grazie al fantastico?

  8. Ale Says:

    Storia vecchia. Odifreddi è un polemista nato che si lascia prendere la mano spesso e volentieri da questa sua fissa del flatus vocis letterario versus l’incorrotta purezza della scienza, minando dall’interno le sue d’altra parte sensate stoccate all’ignoranza sui temi scientifici della maggior parte degli “umanisti”. Il bello è che la sua cultura letteraria è notevole, ma proprio non gliela fa a non andare giù piatto sul tema.

  9. Valberici Says:

    Licia: eggià, essere un matematico significa soltanto poter vedere cose che hanno “in sè” la loro esistenza. Quando si presume di vedere la Realtà si finisce per fare la pipì fuori dal vaso 😉

  10. Lara Manni Says:

    Quello che non capisco io – e chiedo l’aiuto degli scienziati qui presenti come liciat – è come si possa negare la presenza dell’irrazionale NEL razionale. Ripeto, non sono in grado di competere, da vile umanista, con un logico matematico su quel piano: ma non mi sembra che la fisica moderna non abbia attinto ANCHE da tutto ciò che sembra “magico”.

  11. Il solito Filippo Says:

    Sto giro citerò un immenso: “La narrativa ci permette di entrare in altre menti, in altri luoghi, di guardare con altri occhi. E poi nel racconto ci fermiamo, prima di morire, oppure un sostituto muore per noi, che restiamo in buona salute, e nel mondo di là della storia voltiamo pagina o chiudiamo il libro, tornando alla nostra esistenza.
    Una vita che come ogni vita è uguale e diversa da qualsiasi altra.”
    -N.Gaiman-

  12. Francesca (Mirya) Says:

    Sono davvero perplessa dalla generalizzazione di Odifreddi ma ancora più dalla facilità un po’ subdola con cui persegue le sue teorie spacciandole per logiche, quando le premesse non lo sono affatto. Butta tutto nel calderone: storie per bambini, religione, fantastico, politica, e assimila tutto ciò che non è pura realtà ad una finzione con intento menzognero.
    Mio figlio ha due anni e non so ancora come affronterò l’argomento riproduzione; in genere mi piace l’immagine della cicogna, ma non è detto che non ne inventi una io stessa, dato che sono una di quelle scrittrici amatoriali che ama molto lavorare appunto di fantasia; tuttavia non credo che con questo mentirò a mio figlio, e vorrei davvero sapere se Odifreddi ha parlato ad un bimbo di tre-quattro anni di spermatozoi e ovuli fecondati. Non perché la cosa mi scandalizzi, per carità, mio figlio fa il bagno con me e non gli nascondo nulla del corpo umano, ma ho il sospetto che non riuscirebbe a capire del tutto il processo del concepimento, a quest’età.
    Non educherò mio figlio ai principi religiosi in cui io stessa non credo, ma lo inviterò ad informarsi adeguatamente su tutte le fedi esistenti e a non escluderle a priori e, se decide di rifiutarle come ho fatto io, di non gettare per questo un’ottima letteratura fantastica ricca di insegnamenti come la Bibbia. Ecco, il punto sta qui: io, che non credo, vedo nei testi religiosi un fantastico e ne traggo grandi spunti, morali o d’altro tipo. Non vedo perché non bisognerebbe farlo con tutti gli altri testi. Anzi, benedetto il fantastico che non ha alcuna pretesa di vedersi per vero ma che vende per vere, e a ragione, tante delle idee che diffonde e che in genere sono proficue all’avanzamento del genere umano. E poi, se guardiamo Omero, Tolkien, la Rowling, non c’è un messaggio religioso radicato in tutti? E non si tratta della religione più condivisibile, quella che si limita a indicare un comportamento civile, rispettoso, umano da seguire?
    Sono uscita dal seminato, probabilmente, ma credo che ancora di più l’abbia fatto Odifreddi. E dubito, dubito davvero che i prodotti offerti dai mass media e l’atteggiamento di certa classe politica abbia qualcosa in comune col fantastico; anzi, probabilmente se leggessero di più romanzi del genere avrebbero qualche spunto di riflessione interessante.
    Le prime storie raccontate oralmente erano i miti.
    Queste narrazioni hanno creato la famiglia, il clan, la società umana, indicandole la via da seguire, norme etiche che spesso garantivano la semplice sopravvivenza (come il tabù contro l’incesto o la sepoltura dei cadaveri).
    Il fantastico ha portato all’evoluzione.
    Un motivo ci sarà.

  13. Lara Manni Says:

    Mi stupisce, infatti, la negazione di quanto obiettivamente il fantastico e il mito abbiano influito positivamente sulla storia degli uomini. Certo, Odifreddi provoca. Buffo, perchè un logico, che ha presa sul reale, dovrebbe aver capito che le provocazioni hanno fatto il loro tempo.

  14. Gherardo Psicopompo Says:

    Odifreddi quando spara queste stronzate è inascoltabile. Cioè quasi sempre. Basti ricordare quello che scrisse tempo fa sul film di Clint Eastwood, Hereafter, con annesse e connesse riflessioni campate in aria e polemiche sterili. E’ un sacerdote ottuso del dio caso e della stupidità finto-razionalista.
    Anzi, secondo me Odifreddi è un Troll.
    Tra l’altro chi come lui è convinto che i Dogmi del Cristianesimo siano tutte le cose scritte nell’Antico e nel Nuovo Testamento dimostra una notevolissima ignoranza in materia. E, come dovrebbe suggerire a tutti il buonsenso: se una cosa non la sai, STAI ZITTO E STUDIA.

  15. Axel Shut Says:

    a me diverte che le critiche che Odifreddi muove al fantastico (corrompe le menti, diffonde false credenze eccetera) sono le stesse della Chiesa Cattolica sullo stesso argomento (ricordo padre Amorth su Harry Potter)
    del resto quando si crede di avere in mano la Verità…

  16. GL Says:

    E chi decide cosa si deve studiare?

  17. Fabrizio Valenza Says:

    Beh, nella fattispecie, se Odifreddi analizza per esempio un libro dell’Antico Testamento con l’idea di criticarne l’impostazione, prima di tutto dovrebbe studiarsi la storia dell’esegesi e leggersi un bel po’ di testi esegetici, giusto per non farla ancora una volta fuori dal vasino.
    Ma questo è un caso “molto” particolare. Il senso generale di quell’articolo de L’Espresso urla contro il buon senso, senza dover per forza chiamare in causa particolari studi scientifici.

  18. Gherardo Psicopompo Says:

    Beh, quantomeno ci si aspetta che le cose che critichi tu le abbia lette e le abbia comprese.
    E questo è il minimo.
    Poi ci sono i testi esegetici per chi vuole parlare della Bibbia, i commenti dei vari sociologi orientali e del Dalai Lama se si vuole parlare del Sutra del Loto, secoli di tradizione e di studi se si vuol parlare della Torah. E si parla solo di religione, e in maniera vaga.
    Perchè poi ci sono tutti gli studi sociologici e le ricerche antropologiche sull’opera omnia di Tolkien, i libri di Propp quando si parla di qualsivoglia racconto fantastico, e tutto ciò che è stato scritto sull’Iliade e l’Odissea, a partire dai libri di letteratura che si studiano nei Licei e all’Università.
    Quando si tratta di studiare c’è solo l’imbarazzo della scelta. Le uniche cose che servono, per cominciare, sono l’umiltà e l’onestà intellettuale.

  19. Valberici Says:

    Tra l’altro, se ben ricordo, il neopositivista Carnap scrisse che l’Alice di Carroll era perfettamente logico. Questo significa che la matematica ci porterebbe a concludere che il paese delle meraviglie è Reale .lol:

  20. Ilya Nightroad Says:

    Ho come l’impressione che Odifreddi si sia ritrovato un bel giorno a parlare con gli amici di fantasy, si sia sentito tremendamente ignorante, e abbia trovato come unica scappatoia quella classica di disprezzare ciò che non si comprende.

  21. Lara Manni Says:

    Il problema è che il pensiero di Odifreddi, sia pure espresso qui con un fanatismo degno di miglior Ratzinger, non è un pensiero isolato. Ricordatevi sempre dell’insegnante di lettere con cui ho discusso su Facebook, che sosteneva le stesse cose: Harry Potter e Tolkien (sono, evidentemente, gli unici due casi che riescono a citare) distraggono dalla realtà.
    Ora. Posso capire la frustrazione (forse) di chi vede che Rowling è più letta di Wittgenstein. Ma è una frustrazione sciocca, di chi immagina il mondo a propria immagine e somiglianza. Sciocca e pericolosa.
    Ps. Lo diciamo a Odifreddi che Wittgenstein è apparso in “Non mi uccidere” di Chiara Palazzolo con splendidi interventi decisamente…logici? 🙂

  22. Fabrizio Valenza Says:

    Non disorientarlo

  23. skeight1985 Says:

    Secondo me Odifreddi commette vari errori, ma il principale è quello di identificare la “finzione” con la narrativa. Sappiamo benissimo che esiste anche una finzione scientifica, quella che Marx chiamava ideologia. Per fare un esempio che Odifreddi, con le sue posizioni politiche, dovrebbe conoscere, il neoliberismo attuale si basa sull’assunto della possibilità di una crescita infinita in un mondo finito; il che è ovviamente impossibile, ma è il principio che sembra governare tante scelte politiche (mentre, in stanze accademiche e quindi poco ascoltate dai media, liberisti meno creduloni sanno che il benessere non è infinito ma bisogna difenderlo con i denti ai danni di chi ne ha di meno). Questo è un caso di finzione scientifica in piena regola, come sono state in passato la geopolitica di Ratzel o di Mackinder, il darwinismo sociale e certe versioni grossolane del marxismo. Io faccio esempio tratti dalle scienze sociali perché è il campo in cui mi trovo meglio, ma se andiamo a vedere nelle scienze fisiche e naturali troveremo dispute di tutti i tipi, come il contenzioso attuale sul riscaldamento globale, a cui lo stesso ragionamento si presta benissimo.
    Insomma, parte da una prospettiva così limitata che falsa a priori tutto il ragionamento successivo.

  24. Lara Manni Says:

    Mi verrebbe una gran voglia di dire che il neoliberismo ha i giorni contati. Ma, facili battute a parte, trovo interessantissimo, Skeight, che proprio oggi Repubblica riporti un articolo sulla narrativa a sfondo scientifico che imperversa sul suolo italico…

  25. Realtà vs Fantasia 2 « Lit Skeight 3.0 Says:

    […] Manni riporta un articolo di Odifreddi, che avevo già avuto occasione di leggere nelle settimane scorse. Si […]

  26. Ilya Nightroad Says:

    “L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione” (Albert Einstein)
    E se Einstein non era un vero scienziato, noi non viviamo sulla Terra…

  27. M.T. Says:

    “Il primo risultato di questa manovra a tenaglia è una società che non vive della e nella realtà, appunto, ma è immersa nella finzione generalizzata. C’è forse da stupirsi se, ormai assuefatta alle storie dei cantastorie, quella società finisca poi col diventare facile preda dei contastorie, politici o religiosi che siano? I quali, in fondo, perseguono i propri fini con gli stessi mezzi, spesso raccontando addirittura le stesse storie.
    Il secondo risultato è una società che non conosce la realtà e se ne disinteressa.”

    Da quello che scrive Odifreddi si direbbe che gli italiani sono un popolo che legge moltissimo e pertanto si fa condizionare dai libri. La realtà, come ben si sa, è molto differente: l’Italia ha una popolazione che legge poco e male (magari leggesse il fantastico!) e se la gente non conosce la realtà e se ne disinteressa è in parte causa di un sistema nato da programmi televisivi di basso livello che cercano di conformizzare le persone, metterle sullo stesso livello e soprattuto spingere a non pensare, a seguire la massa.
    Non è che la gente è assuefatta dalle “storie dei cantastorie”, ma dalle prese in giro dei politici; se fosse come dice lui, la gente non si farebbe abbindolare da individui come la quelli della classe governante, perché le storie oarlano di realtà e insegnano e mettono in guardia da chi ha in mano poteri capaci di condizionare le masse.

  28. Paolo1984 Says:

    salve a tutti/e
    Ho veramente poco da aggiungere alle critiche che sono state fatte. Ho stima del professor Odifreddi, ma il suo malcelato disprezzo verso la cultura umanistica, la letteratura, il cinema e tutto ciò che non è scienza, in una parola questo suo atteggiamento da “solo il razionalismo scientifico ci salverà” le trovo insopportabili.
    E preciso che sono agnostico, parecchio anticlericale e non ho una grandissima opinione delle tre religioni monoteiste.

  29. Paolo1984 Says:

    e poi anche evadere dalla realtà ogni tanto fa bene se non altro perchè permette di guardarla con nuovi occhi, scusate la banalità

  30. Lara Manni Says:

    Salve Paolo e benvenuto. Il problema, su cui noi “fantastici” insistiamo fino alla nausea, è proprio che il fantastico non intende far evadere, almeno in molti casi, bensì raccontare il mondo in cui viviamo. King parla apertamente di catarsi, in “Danse macabre”, ma i grandi autori fantastici hanno sempre avuto i piedi saldamente piantati nella terra.

  31. vhreccia Says:

    E’ quasi magia…in tutto c’è un po’ di magia, d’indefinito, d’immaginario. E ripenso anche a scienziati come Cantor, che perse letteralmente la testa e i nervi per dimostrare l’ipotesi del continuo, tanto che arrivò ad identificarla con Dio (a riguardo vi consiglio, se vi capita, la lettura del Mistero dell’Aleph). E Cantor è uno che è stato omaggiato dell’intitolazione di un cratere sulla Luna. Insomma, voglio dire, anche in matematica ci sono problemi le cui soluzioni le possiamo soltanto…immaginare. Se ci pensate, è fantastico.

  32. paperinoramone Says:

    scusate, a me pare che state esagerando i toni delle repliche, andando a finire nell’insulto puro. Inoltre guarda un po’ Odifreddi lamentava una scarsa considerazione della realtà e infatti le sue parole vengono lette assai superficialmente.

    @ Lara Manni

    al punto primo citi Umberto Eco per controbattere, ma è lo stesso Eco a dire che spesso i lettori tendono a credere troppo etc.

    Di ciò che pensa Odifreddi della letteratura fantisca non frega a nessuno. Lui ha espresso una tesi: che una società che si nutre di storie irreali in maggior misura che di storie reali, vive male.

  33. nome a caso Says:

    scusate due volte, non vorrei sembrare né impertinente né offensivo a mia volta, tral’altro nuovo del posto.

  34. Lara Manni Says:

    paperinoramone: benvenuto, anzitutto. Può darsi che qualche reazione sia piuttosto esplicita, ma il senso dell’intervento di Odifreddi mi sembra chiaro. E contestabile: laddove le società si nutrono (e si sono nutrite) di storie “irreali” che le aiutano a comprendere il reale, proprio perchè irreali non sono.
    Cito Eco, perchè le sue conclusioni mi sembrano molto corrette, quando ci parla delle lezioni della finzione. Che è la stessa cosa che, con altre parole, sostiene King.

  35. nome a caso ( del pennuto sfortunato ) Says:

    “Non è difficile trovare di meglio dell’involontaria comicità di Goethe in opere che esibiscono sottilmente, invece di dichiarare platealmente, affinità elettive con la chimica: dal De rerum natura di Lucrezio alla Piccola cosmogonia portatile di Queneau, dal Sistema periodico di Primo Levi al Profumo di Süskind. Ma gli esemplari migliori si osservano allo stato puro in quell’inesauribile miniera di letteratura fantastica che è la filosofia, dal Timeo di Platone al Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein”. Questo scrive nel suo Matematico impertinente Odifreddi.

    Certamente sottovaluta e fraintende il potenziale della narrativa fantastica. E può darsi anche parlando dell’importanza delle storie nella formazione dei bambini. Però fa un discorso più generale, criticabilissimo, anche nell’atteggiamento, ma non credo sia una mossa giusta liquidarlo per intero.

    La sua preoccupazione si aggancia a quella di Eco, quando quest’ultimo dice che la maggior parte dei lettori non è in grado di discernere tra verità e finzione perché impreparati di fronte a tali narrazioni; curiosamente accenna anche un suo amico che non vede di buon occhio gli umanisti ( chissà magari è Odifreddi ) per un deficit di sensibilità. Ed Eco stesso chiude il suo pensiero affermando che è di questi lettori che si vorrebbe occupare.

    Dal momento che riconosciamo l’enorme potere delle storie non è auspicabile la formazione di una solida ed elastica corazza intellettuale?
    i link verso gli articoli di Eco:
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/credulita-e-identificazione/2156866/18
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/mentire-e-far-finta/2155730/18

  36. pg Says:

    Odifreddi sembra ignorare (finge?) che le grandi scoperte scientifiche e le grandi “invenzioni” narrative originano dalla stessa qualità insita nell’essere umano, l’unica che lo contraddistingue dagli altri animali: la capacità di astrazione. Proprio per questo motivo, togliere all’uomo il valore delle sue astrazioni letterarie è castrarlo nel profondo, appiattire le sue potenzialità.
    L’evoluzione dell’uomo è indipendente dalla scienza, così come dalle sue opere di fantasia: vive per se stessa. Al tempo stesso, l’elevarsi dello spirito e dell’uomo non può ridursi al fine unico della conoscenza scientifica. È anche riconoscere ed indagare il complesso universo dei sentimenti che lo regola e solo la fantasia, espressa nelle invenzioni di un narratore, può farlo.
    Mi autocito (anche se farlo è un po’ volgare): “Voi nelle stelle ci vedete solo corpi celesti, io quelli e tante poesie.”

  37. Paolo E. Says:

    Solo due righe per sottolineare che dalla catastrofe ultravioletta in avanti, il mondo “scientifico” è parecchio prudente sulla sua possibilità di afferrare il “reale”. Quindi quando Odifreddi parla di storie “reali” occorrerebbe quantomno che specificasse di che realismo sta parlando, e come fa il suo realismo a guadagnare autorevolezza.

    Se poi comunque non si accorge che in realtà il fantastico è uno strumento per raccontare il reale,bhe è come una insegnante di lettere che insegna Verga e non Calvino perchè quelle di Calvino sono favole.

    Che rimanga a parlare di logica matematica, e non si avventuri al di fuori di essa.

  38. Lara Manni Says:

    Il dramma è che di quelle insegnanti di lettere ne esistono non poche. Garantito.

  39. dufresne Says:

    Odifreddi sembra ignorare (finge?) che le grandi scoperte scientifiche e le grandi “invenzioni” narrative originano dalla stessa qualità insita nell’essere umano, l’unica che lo contraddistingue dagli altri animali: la capacità di astrazione. Proprio per questo motivo, togliere all’uomo il valore delle sue astrazioni letterarie è castrarlo nel profondo, appiattire le sue potenzialità.
    L’evoluzione dell’uomo è indipendente dalla scienza, così come dalle sue opere di fantasia: vive per se stessa. Al tempo stesso, l’elevarsi dello spirito e dell’uomo non può ridursi al fine unico della conoscenza scientifica. È anche riconoscere ed indagare il complesso universo dei sentimenti che lo regola e solo la fantasia, espressa nelle invenzioni di un narratore, può farlo.
    Mi autocito: “Voi nelle stelle ci vedete solo corpi celesti, io quelli e tante poesie.”

  40. Paolo E. Says:

    Dufresne aggiungo: le astrazioni, le ardite corrispondenze che nascono nel lato artistico del nostro essere, spesso hanno costituito le basi per le sovrastrutture scientifiche. Il viaggio sulla luna o sotto i mari, lo hanno pensato molto prima Ariosto e Verne che non gli scienziati di Cape Canaveral. E senza che la letteratura avesse introdotto nell’immaginario collettivvo questa grande avventura, avremmo trovato la forza per cominciarla? Mah…

  41. Il polpo-guerrillaFDT Says:

    Ho letto recentemente “Mente e natura” di Bateson. La lettura del capitolo “Ogni scolaretto sa che…” è davvero illuminante. Bateson è uno scienziato. Fa strano sentire Odifreddi (uno scienziato?) parlare con tanta facilità di “realtà”, senza nemmeno metterla tra virgolette.

  42. Lara Manni Says:

    Appunto. Di quante realtà parliamo, peraltro? 🙂

  43. Il polpo-guerrillaFDT Says:

    Per forza infinite realtà: “..si deve supporre una molteplicità di piani, poichè nessuno di essi potrebbe da solo abbracciare tutto il caos senza ricadervi” … Deleuze. Ogni piano è una “realtà”.

  44. Lara Manni Says:

    Ora, mi piacerebbe conoscere quali sono le contestazioni che Odifreddi ha mosso – se le ha mosse – a Deleuze.

  45. andreagarbin Says:

    Non leggo fantasy, fantascienza, horror, certo sono appassionato da Calvino fin da ragazzo, ma sono rimasto stupefatto da come un giorno è arrivata in biblioteca Silvana De Mari e ha tenuto incollati alle sue parole cento ragazzi dai dieci ai dodici anni, che sembravano portati lì apposta come spesso avviene e invece conoscevano i suoi libri, li avevano letti li tenevano in mano. Sono rimasto affascinato dalle sue parole e dagli occhi rapiti di quei ragazzi anche quelli delle ultime file che spesso ridacchiano e si sgomitano. Così ho pensato di aver capito qualcosa in più su quello che dicono reale e quello che dicono fantastico, ma di strada ce n’è e ce ne sarà

  46. Il polpo-guerrillaFDT Says:

    ho fatto un riassunto della storia realtà/interpretazione, nuovorealismo/pensierodebole vattimo/ferraris. ho citato anche il tuo post http://laborsadegliattrezzi.blogspot.com/2011/08/e-la-chiamano-estate-realta-e.html ciao

  47. Lara Manni Says:

    Andrea, tocchi un tasto dolente, ma in questa sede lasciamo stare 🙂
    Polpo, mille grazie, vado a leggere.

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