La poesia non muta nulla

Per esempio, mi piacerebbe molto che Piergiorgio Odifreddi dedicasse una mezz’ora del proprio tempo a leggere lo straordinario racconto di Stephen King che appare, nella traduzione di Wu Ming 1, sul numero di Internazionale in edicola oggi.
Si intitola Herman Wouk è ancora vivo. E, no, non è un racconto fantastico, e insieme lo è. E’ un racconto sulla forza e insieme sull’inutilità della scrittura e su come la medesima non possa salvare nessuno (forse). E’ un racconto sul lato oscuro e segreto dell’amore materno. E’ un racconto sulla povertà e sulla mancanza di speranza dei poveri di oggi. Ma non è un racconto disperato.
Qualche giorno fa un amico di Facebook, Alex Jap, ha postato sulla mia bacheca queste parole di Fortini che costituiscono forse la sintesi migliore del racconto:

“Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.”

La storia è quella di due coppie. Da una parte, ci sono due madri, due amiche, due disperazioni. Donne grasse con troppi figli, nessun uomo che ne condivida la solitudine, nessuna prospettiva: ma con una piccola vincita da dissipare subito, in un pulmino nuovo di zecca appena affittato e una gita da programmare. La seconda coppia è composta da un uomo e una donna: due anziani poeti che invece condividono le parole e parte del passato, e con dolcezza leggono reciprocamente i propri componimenti durante una sosta, mentre sono in viaggio per un reading.
La poesia da una parte, la vita reale dall’altra. Si incroceranno, drammaticamente. I vecchi poeti non potranno fare nulla per lenire il dolore e l’orrore di un destino così triste che è meglio affrettarlo. Solo, è concesso loro un gesto di pietà, e il riconoscimento della bellezza pur nella tragedia.
Dov’è l’elemento fantastico? Non nei sussurri e nelle visioni che appaiono alla madre infelice, nè in quella che stringe il cuore all’anziana poetessa. Bensì, nel restituire a chi legge la potenza di uno sguardo che abbraccia l’intero corso delle esistenze umane, e ne prova una tristezza amara eppure consolatoria. Non è fantastico? Vero, è un racconto che si potrebbe definire persino realistico. Ma che, in poche pagine, ripercorre tutte le sfumature del destino umano.
Se Odifreddi non dovesse leggerlo, pazienza. Leggetelo voi. E’ una grande, preziosa, lezione di scrittura (e di umanità, senza la quale, temo, la scrittura è ancora più impotente).

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35 Risposte to “La poesia non muta nulla”

  1. GL Says:

    Oppure basterebbe che leggesse gli scritti di Planck sul linguaggio. QUEL Planck. (ma, ahimè, temo che la curiosità per tutto ciò che è analogia sia morta con la morte dell’umanesimo…)

  2. Lara Manni Says:

    Li avrà anche letti, chissà. Il problema è che deve dimostrare che la propria tesi è valida e dunque espelle tutto ciò che potrebbe farla vacillare. Un classico. Leggi quel racconto!

  3. Valberici Says:

    Un gran bel racconto…e mi permetto un link http://bit.ly/pjcVwk 🙂

  4. Ilya Nightroad Says:

    In fondo non è scopo della scrittura anche risvegliare quanto di umano c’è in ognuno di noi?
    La parola scritta ci permette di soffermarci e ricordare che la nostra essenza non è nelle azioni che ripetiamo quotidianamente, ma in quei momenti unici, anche infinitamente piccoli, che rendono ogni giorno diverso dal precedente. Amo pensare che questa umanità sia in tutti, in misure e manifestazioni diverse, con sensibilità peculiari. Chi non abbraccia la parola ha forse soltanto paura di risvegliarsi umano.
    Sono commossa da questi due destini incrociati, così distanti e vicini. Grazie Lara

  5. Francesca3176 Says:

    Ho letto la polemica sull’altro post perché non capivo il riferimento a Odifreddi. Mi stupisce che tanti si stupiscano di queste sparate. Odifreddi è probabilmente un imbecille che i media ci hanno imposto come personalità autorevole senza alcuna giustificazione. Ho letto anni fa “Il matematico impertinente”, e confesso che avevo trovato accattivante questo punto di vista alternativo, il fascino e la fantasia della scienza e della natura contro i limiti dell’immaginario umano. Ma poi leggendo più attentamente ho notato nel suo scrivere un approccio ben poco scientifico: numeri a caso, dati non verificati e senza fonte e addirittura leggi matematiche inventate di sana pianta che anche una come me che di matematica ha studiato il minimo sindacale può sbugiardare in due secondi. Per non parlare dei suoi più recenti attacchi ai notav con argomenti scientifici e inattaccabili…(hanno torto perché retrogradi e leghisti e comunque il treno inquina meno delle macchine, lo sanno anche i sassi).
    E mo’ si permette di rimproverare a Umberto Eco di difendere il business della finzione/menzogna; peccato che Eco, pur capendo poco di matematica per sua stessa ammissione, si guardi bene dallo scrivere minchiate scientifiche a caso nelle sue finzioni e si sia rivolto a un vero scienziato per parlate con criterio del pendolo di Foucault, ad esempio. 
    Tutto sto pippone solo per consigliarvi di non dare troppa importanza al soggetto, anche se pure chi lo attacca si affretta sempre a ribadire la sua profonda intelligenza.
    Scusate la lunghezza, corro a procurarmi il racconto di Stephen King che è senz’altro più interessante dei deliri di Odifreddi.:-D

  6. Lara Manni Says:

    E’ un racconto commovente, Ilya: perché King partecipa fino in fondo al dolore di tutti i suoi personaggi. E’ bellissimo quello che dici: “Chi non abbraccia la parola ha forse soltanto paura di risvegliarsi umano”. Bellissimo e vero.
    Francesca, hai ragione: non bisognerebbe dare importanza a chi cerca di sentirsi importante.

  7. Anonimo Says:

    Concordo con Francesca 3176.
    Odifreddi è una macchietta malriuscita con cui a mio avviso è del tutto inutile confrontarsi, perché, come dicono a Roma, “Je rimbalza”. Le critiche che muove agli unici scrittori di fantastico che ha sentito nominare, sono le stesse che al primo – Tolkien – venivano mosse cinquant’anni fa e alla seconda – Rowling – vengono mosse oggi (dalla Chiesa, per altro, a dimostrazione che un anticlericale può essere bacchettone quanto e più di un prete).
    Per altro mi domando se Odifreddi abbia figli. Da quello che scrive mi viene da pensare che o non ne ha o non ci trascorre abbastanza tempo insieme. Altrimenti saprebbe che i bambini sanno perfettamente distinguere tra realtà e fantasia. Anzi, direi che è una delle loro occupazioni maggiori, chiedere a proposito delle cose che osservano o vengono loro raccontate: “Ma esiste?”. L’altra cosa che i bambini imparano è ad avere paura anche di ciò che non esiste concretamente. Imparano cioè quale straordinario potere abbia su di noi l’immaginazione fantastica. Un bambino sa perfettamente che i mostri delle favole non esistono nella forma in cui ci vengono presentati, ma tuttavia temono che si annidino negli angoli bui di un appartamento. E’ una lezione di vita che poi molti, crescendo, e divenendo magari adulti ottusi e spocchiosi come Odifreddi, dimenticano. Perché, sì, è vero che la poesia e la letteratura, e l’arte in generale, non cambiano niente, ma allo stesso tempo ci raccontano cose indispensabili su noi stessi, e lo fanno da sempre. Per altro le prime conoscenze che gli esseri umani hanno elaborato del mondo circostante, tramandandole ai posteri, sono state assimilate nel linguaggio poetico, letterario, artistico, nonché magico, prima che esso venisse disgiunto da quello scientifico.
    Non solo. Come dice King, il grande vuoto da cui veniamo e in cui andiamo a finire, vale a dire l’infinito spazio e l’infinito tempo prima e dopo di noi, rimangono questione aperta. E’ qualcosa sulla quale si possono spendere parecchie ipotesi scientifiche, ma queste non saranno certo più esperibili e comprensibili da un mortale di una narrazione teologica o fantastica. Ci vuole comunque una bella fantasia perché un essere finito riesca a relazionarsi all’infinito, a prescindere da quale narrazione o linguaggio si scelga di adottare. E il mio presentimento è che uno scienziato con scarsa fantasia difficilmente sia un buono scienziato.
    Infine. Il tanto odiato Tolkien, che di figli ne ha avuti quattro, ricordava come insieme a “E’ vero?”, la domanda che un bambino rivolge più spesso a un adulto di cui si fida sia: “E’ buono o cattivo?”. Una questioncina che la migliore letteratura non smette di affrontare, a fronte della tentazione che a volte la scienza ha di bypassare il problema in nome di un’idea astorica di progresso. E finisce che la bomba atomica che hai dimostrato di saper costruire qualcuno poi la sgancia in testa a qualcun altro. Perché c’è sempre di mezzo la storia, la guerra, la nostra idea di bene e di male, le nostre visioni del mondo, e tutte quelle cose che la buona letteratura di solito ci racconta.

  8. Wu Ming 4 Says:

    Sorry, l’anonimo sono io…

  9. tuco Says:

    diobono, ma perche’ nessuno ha fatto notare a odifreddi che primo levi (che tra l’altro era un chimico, quindi uno scienziato) ad auschwitz aveva sentito la necessita’ fisica di recitare e spiegare il canto di ulisse a un suo compagno di prigionia

    sono sicuro, dal fondo delle viscere, che un giorno o l’ altro odifreddi verra’ a spiegarci quanto sarebbe razionale utilizzare i corpi dei morti come fertilizzanti

    tuco (matematico, ateo, materialista)

  10. wuming1 Says:

    Tuco è uno dei miei commentatori preferiti. Riesce sempre a dire in poche frasi, inequivocabili e dirette, precisamente quel che c’è da dire! 🙂

  11. Fabrizio Valenza Says:

    Gran bel racconto. Complimenti per questa nuova traduzione, Wuming1.

  12. girolamo Says:

    Ahimé, Tuco, io ricordo un Piero Angela che razionalizzava l’Odissea mostrando un cranio fossile di bovino con un foro al centro dell’osso frontale, e sosteneva che il mito del ciclope con un solo occhio era originato dal ritrovamento di crani simili e dall’attribuzione di questi resti a mitici giganti arcaici. Purtroppo con un certo razionalismo intollerante non c’è alcuna possibilità di confrontarsi sul tema e sul valore del mito.
    Odifreddi ha scritto cose di un certo valore, anche divulgativo, pro. Il suo problema è quando argomenta contro: che sia la fede religiosa, il fantastico, o altro, è del tutto incapace di ipotizzare, foss’anche per assurdo, che il suo avversario potrebbe avere ragione e lui, Odifreddi, torto. E invece di cercare le ragioni delle tesi avverse (che non significa condividerle), riduce sempre tutto a una storia di creduloneria, di abbagli logici e intellettuali, di rimbambimento collettivo. E finisce per proporsi, in modo consapevole o meno, come il farmaco che guarisce atteso da un paio di millenni.

    • Vale Says:

      Ehm, erano crani di elefanti nani, e il buco era quello rispettivo alla proboscide. Era solo per precisare. 🙂

      Come ha detto qualcuno, anche io penso che Odifreddi sia una sorta di prete a sua volta. C’è chi crede in Dio, e chi nella matematica pura…

  13. Skeight Says:

    Peró sostenere che alla base di una creatura mitologica ci fossero dei reperti particolari non vuol dire negare il valore del mito. Del resto, sia i fenomeni naturali che quelli sociali hanno un’origine comune nel brodo primordiale, studiare i secondi alla luce dei primi è un approccio, magari incompleto ma utile.
    Poi non so, magari sulla narrativa Angela la pensa come Odifreddi, ma non lo si deduce dall’esempio dell’Odissea.

  14. Lara Manni Says:

    Girolamo, non conoscevo questo aneddoto e non mi stupisce. Angela è contro tutto ciò che esula dalla spiegazione non scientifica ma VISIVA, concreta, tangibile. E, santi numi, se non sbaglio sulla non tangibilità si basa mezza fisica moderna (e forse anche tutta intera).
    Tuco, sono onorata 🙂
    Wu Ming 1, complimenti di cuore anche da me: è un racconto che non si dimentica. Più di altri scritti di King. Lo rileggo e ci sono sempre particolari nuovi da scoprire.
    Wu Ming 4. Quello che mi fa rabbia, fra le altre cose, è la banalizzazione di Tolkien e Rowling. Come se, per aver narrato di fantastico, debbano avere necessariamente narrato “semplice”. Bah.

  15. girolamo Says:

    Non vorrei sembrare troppo “specialista” (in quanto “filosofo”), ma il tentativo di fornire una descrizione scientifica ed oggettiva del mondo, fondando gli enunciati di base di questa descrizione – come dire: capitelli e archi di quel tempio che è la narrazione del mondo – deducendoli dalla fisica o (altro tentativo) dalla matematica si è rivelato fallace. Non a caso si parla di riduzionismo. E stiamo parlando della prima metà del Novecento, non di pochi giorni fa. Nel campo delle scienze si accetta il fatto che un osservatore non può essere esterno al sistema, e quindi lo modifica con la sua stessa osservazione (cioè con le opzioni che fa: ad es., misuro la posizione o la velocità dell’elettrone?), e che differenti discipline diano origine a differenti sistemi non del tutto traducibili o integrabili l’uno nell’altro: col linguaggio della filosofia, le “ontologie regionali”.
    E dunque appare quantomeno sorprendente che chi si picca di sapere di scienza rifiuti di ammettere l’esistenza di descrizioni del mondo non fondate sui presupposti di una tra le differenti scienze, e creda che “razionalità” significhi sempre riduzione a “una sola” razionalità.

  16. Fabrizio Valenza Says:

    La cosa più incredibile è il non prendere ancora sufficientemente in considerazione il circolo ermeneutico

  17. Paolo E. Says:

    Confermo quanto dice Girolamo: dal principio di indeterminazione di Heisenberg in avanti (per tacere del primo Teorema di Godel) venerare il realismo scientifico ha abbastanza poco senso. Il che non vuol dire rimettersi a credere alle favole, ma non bisogna dare all’approccio scientifico al mondo (che resta comunque quello da usare in una moltitudine di casi) un’autorevolezza che non ha.

  18. tuco Says:

    @girolamo

    ma in realta’ le cose sono piu’ semplici (o piu’ complicate, forse). se voglio descrivere il moto di un pianeta o lo stato quantico di un atomo, ho bisogno della matematica. se voglio raccontare la paura della morte, o le sensazioni che si provano quando si fa l’amore, o la rivoluzione, allora ho bisogno della poesia, qualunque cosa significhi questa parola. e cosi’ via. e pensare che una cosa sia piu’ importante dell’ altra, questo si’ che significa aver smarrito il principio di realta’.

  19. Lara Manni Says:

    Ora, il motivo per cui io dò importanza all’esternazione di Odifreddi è il seguente: la sensazione che ho è che il riduzionismo di cui parla Girolamo stia rialzando la testa. Pensieri semplici, risposte semplici in situazioni – e momenti storici – che richiederebbero invece pensieri e tentativi di risposta complessi.

  20. wuming1 Says:

    @ tuco @ girolamo

    Lo scacco matto a Odifreddi l’ha già dato Stefano Bonaga quando gli ha detto:
    “Ok, per te la filosofia è inutile. Bene, affrontami in termini logico-matematici il problema etico posto da due gemelline siamesi nate unite alla testa.”

  21. paperinoramone Says:

    “Non è difficile trovare di meglio dell’involontaria comicità di Goethe in opere che esibiscono sottilmente, invece di dichiarare platealmente, affinità elettive con la chimica: dal De rerum natura di Lucrezio alla Piccola cosmogonia portatile di Queneau, dal Sistema periodico di Primo Levi al Profumo di Süskind. Ma gli esemplari migliori si osservano allo stato puro in quell’inesauribile miniera di letteratura fantastica che è la filosofia, dal Timeo di Platone al Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein”. Questo scrive nel suo Matematico impertinente Odifreddi.

    Certamente sottovaluta e fraintende il potenziale della narrativa fantastica. E può darsi anche parlando dell’importanza delle storie nella formazione dei bambini. Però fa un discorso più generale, criticabilissimo, anche nell’atteggiamento, ma non credo sia una mossa giusta liquidarlo per intero.

    La sua preoccupazione si aggancia a quella di Eco, quando quest’ultimo dice che la maggior parte dei lettori non è in grado di discernere tra verità e finzione perché impreparati di fronte a tali narrazioni; Curiosamente accenna anche un suo amico che non vede di buon occhio gli umanisti ( chissà magari è Odifreddi ) per un deficit di sensibilità. Ed Eco stesso chiude il suo pensiero affermando che è di questi lettori che si vorrebbe occupare.

    Dal momento che riconosciamo l’enorme potere delle storie non è auspicabile la formazione di una solida ed elastica corazza intellettuale?

    Non è questione di fare una gara tra chi descrive meglio il reale. E non è che la scienza serve a descrivere certe cose e la letteratura certe altre, e dove non arriva l’una arriva l’altra. Poi questa storia del riduzionismo, è semplicistica a sua volta. Siccome Odifreddi scrive cazzate sulla letteratura fantastica allora idem per il resto. Io posso dire che Heisenberg e Godel li ho incontrati sui suoi libri e che ha sempre messo in chiaro i limiti della logica.

  22. Wu Ming 4 Says:

    @ paperinoramone

    Be’, veramente Odiffeddi scrive cazzate anche sul movimento No TAV: tratta i valsusini come una massa di baluba retrogradi e refrattari al progresso… Cioè praticamente spara giudizi sommari su cose di cui non sa nulla (non proprio un atteggiamento scientifico o wittegensteiniano, direi), per di più in nome di un’idea di progresso che potrebbe datare più o meno a centocinquant’anni fa. Tanto per dire, sul suo blog ha sostenuto che tutto sommato non ci sarebbe nulla di male nel fatto che gli Egiziani decidessero di tirare giù le piramidi per erigere dighe sul Nilo, se questo portasse a un incremento della produzione energetica necessaria al paese.
    Ma per restare al tema in questione, nel brano che citi, Odifreddi è disposto a riconoscere il fantastico che c’è nella filosofia e nella scienza… Benissimo. Perché nella letteratura no, allora? Perché quello non va bene? Perché non è al servizio della conoscenza oggettiva del reale? Ma se, come giustamente dici tu stesso, non è questione di fare a gara tra chi descrive meglio il reale, allora perché Odifreddi invece ci tiene tanto a correrla questa gara? E’ evidente che se uno è elastico sulla sua materia e pregiudiziale sulla materia altrui, un problema di serietà deontologica io glielo pongo. Poi, non avendo letto i suoi libri, non ho nulla da dire sulla sua attività di divulgatore della propria materia. Per quanto ne so potrebbero anche essere dei capolavori. Che temo non leggerò.

  23. Wu Ming 4 Says:

    Post Scriptum per i cultori tolkieniani in ascolto: chi ragiona come Odifreddi mi fa venire in mente il personaggio di Nokes in “Fabbro di Wootton Major”, che non ha alcun “rispetto per Feeria né un briciolo di buone maniere”. Quando si trova davanti al Re di Feeria, l’obeso Nokes rifiuta di riconoscerlo, lo schernisce e gli dice che se con un colpo di bacchetta magica riuscisse a farlo dimagrire, allora sì che si farebbe una mgliore opinione di ciò che viene detto fatato (ma potremmo anche dire del “fantastico”, in questo caso). Allora il Re di Feeria si arrabbia e si mostra in tutta la sua potenza, facendo cagare sotto il vecchio e grasso Nokes. Ovviamente, la mente razionalista di Nokes rimuove l’evento, e lo relega a un semplice brutto sogno, cioè una manifestazione inconscia. Ma questa paura che gli cova dentro si dimostra talmente forte che Nokes inizia a mangiare meno, dimagrisce, recupera la capacità motoria, riprende una vita sociale, campa fino a cent’anni… “Ma fino all’ultimo anno lo si poteva udir dire, a chiunque fosse disposto a prestargli orecchio: – Preoccupante, se volete; e comunque, uno stupido sogno, a ben pensarci. Re di Feeria! Ma se non aveva neppure la bacchetta magica! E se uno smette di mangiare, bene, dimagrisce. Perfettamente naturale, no? In questo, niente di strano, nessuna magia”. Infatti.

  24. tuco Says:

    @wm4

    io invece, sicuramente a causa del caldo soffocante, ho avuto la visione di odifreddi che ascolta “helter skelter” all’ incontrario insieme ad antonio socci, prendendo appunti su un taccuino di cuoio nero.

  25. paperinoramone Says:

    Provo a mettere altre cose da Penna, pennello e bacchetta, sottotitolo Le tre invidie del matematico.
    Un’epigrafe: “ci sono due modi di odiare L’arte: uno è di odiarla, e l’altro è di amarla razionalmente”. Poi dalla prefazione: “…una triplice invidia del matematico nei confronti della penna dello scrittore, del pennello del pittore e della bacchetta del direttore d’orchestra: invidia che si manifesta in un delirio di potenza che lo spinge a ridurre il fecondo calore, o la calda fecondità, dell’arte agli “aridi” numeri dell’aritmetica, o alle “fredde” forme della geometria”. Poi conclude che la “terapia” ( il libro in questione ) non ha prodotto niente, e il matematico continua imperterrito a credere nella superiorità dei suoi mezzi di analisi.

    A parte ciò, non credo che i suoi libri ti potrebbero piacere, ma io per esempio prima di approdare alla galassia WM sono passato dal suo satellite, e aldilà degli aspetti delle sue materie, nelle parti in cui parla d’altro, è ovviamente verso le verità che rivolge la maggior attenzione. Ritornando ai tempi in cui magari pensiero umanistico e scientifico non erano considerati agli antipodi.

    Probabilmente è OT rispetto al post, ma io ho trovato fuori fuoco concentrarsi su ciò che pensa Odifreddi di Tolkien e soci e invece mi sembra interessante volgere lo sguardo su ciò che pensa egli, con Eco di quanto le persone siano in grado di comprendere la realtà ( detta in maniera rozza ).
    Che allora, anche le storie siano fondamentali, quelle Pro soprattutto, come ricordava Girolamo.

    Per ridere: oggi su Internazionale su un articolo ho letto: “se l’euro dovesse affondare, molti esperti sono convinti che, come dice il capo economista dell’Hsbc Stephen King!!!, si scatenerebbe un caos incontrollabile…”. Ecco, alla fine si sono arresi pure loro.

  26. Lara Manni Says:

    Però, Paperinoramone, la sensazione che si ha è esattamente questa: di voler separare e anzi mettere in contrasto pensiero umanistico e pensiero scientifico, nel momento – storico? sociale? filosofico? – in cui i medesimi dovrebbero integrarsi e non contrapporsi. E allora mi chiedo che senso abbia. Perché più che una solida corazza intellettuale io mi auguro una formazione che porti a definire la muscolatura che dovrebbe stare sotto quella corazza: e non la vedo.
    Stephen King capo economista? 🙂

  27. Wu Ming 4 Says:

    @ paperinoramone

    Il problema è che mettendo da parte quello che Odifreddi pensa di Tolkien e Rowling – chissenefrega in effetti – è proprio quello che scrive sui lettori/spettatori a essere inacettabile, oltreché indimostrabile. Con tutto il rispetto per l’acume che Odifreddi può avere espresso in altri frangenti e testi a me ignoti, l’articolo riportato da Lara Manni nel post precedente è un’accozzaglia di luoghi comuni contro le serie televisive, le saghe cinematografiche fantastiche, le narrazioni in genere. Le storie ci travierebbero fin da bambini facendoci perdere il senso della realtà. Ma dico: scherziamo? Ma davvero si possono scrivere queste banalità da realismo socialista zdanoviano nel 2011? Dice bene Tuco, qui sopra, che come al solito riesce a cogliere con un’immagine il succo di un discorso: gli imam della verità dimostrata fanno a gara con gli imam della verità rivelata a chi tira più bacchettate contro la decadenza dei tempi presenti.
    Quindi se Star Wars e Harry Potter plagiano le giovani menti dei nostri figli (mentre le polveri sottili prodotte dal trapanamento decennale e inutile di una montagna invece fanno loro benissimo, anzi è tutto progresso…) dovremmo far leggere loro trattati filosofici, manuali scentifici o cosa? Direi che Lara ha colto perfettamente i termini dell’equivoco odifreddiano: quello tra una solida formazione intellettuale e una buona formazione/educazione per la persona che quella corazza poi dovrà portarsi in giro. E, sempre con tutto il rispetto per l’uomo di scienza, direi che siamo un po’ all’ABC…

  28. girolamo Says:

    @ Paperinoramone
    Il problema di Odifreddi è che per lui sembra esista solo l’interpretazione letterale (in questo senso è un riduzionista): che una lettura possa essere interpretata simbolicamente, allegoricamente, allusivamente, ecc. no, proprio non sembra sfiorargli il cervello. Il che (anche non fosse il fallimento del riduzionismo fisicalista) è un problema soprattutto per lui, ma non solo: io sono d’accordo con lui sul fatto che esista una cultura reazionaria che cerca di reintrodurre il miracoloso, il magico-preso-alla-lettera, come chiave di lettura del mondo: da Voyager a Pietralcina, passando per una certa mistica neonazista che rimastica (peraltro male) Guenon ed Evola, con gente tipo Socci come compagni di strada. Ma che Rowling o Tolkien siano apparentati a questa genìa, beh, questo è un favore enorme che Odifreddi fa proprio a quella paccottiglia culturale che vorrebbe combattere. Per fortuna non è un gran ché come argomentatore: altrimenti, proprio quando si sta strappando Tolkien alla destra mistico-nazi, le si regala su un piatto d’argento Rowling.

  29. paperinoramone Says:

    @ tutti

    d’accordo al 79,7463523283736473848594837483948 %

  30. Ilya Nightroad Says:

    Per seguire la sua stessa Teoria, Odifreddi e tutti gli scienziati iperrazionalisti dovrebbero impedire a loro stessi di sognare.

  31. Lara Manni Says:

    E poi ci sarebbe da fare un lungo, lunghissimo discorso su quanta magia ci sia in Tolkien, per esempio. Perché io ho l’impressione che ci si soffermi sull’esteriorità (la corazza, appunto, o il vestimento) e molto poco sulla sostanza.
    Credo che il discorso sulla paccottiglia cui accennava Girolamo si affermi anche per questo: stereotipi. King è uno scrittore horror e dunque ci sono sempre i mostri che fanno “bu”, Tolkien è “maggico”, e via così. Un altro genere di riduzionismo: ovvero, il fantastico equivale a favolette per bambini (o per una nicchia di malcresciuti). Se non sbaglio, la questione del non-realistico o del “fantasioso” viene denigrata soprattutto in Italia. E qui sarebbe interessante riflettere anche sulle motivazioni storiche, oltre che letterarie.

  32. Ilya Nightroad Says:

    E’ proprio vero, viene denigrata soprattutto in Italia…curioso pensare che non lo sia, per esempio, in Giappone, uno dei paesi tecnologicamente più avanzati al mondo.

  33. Wu Ming 4 Says:

    @ Lara Manni:

    Be’, nel racconto di King di cui sopra non c’è nessun mostro che faccia “Buh!”, nessuna macchina impazzita, nessuno psicopatico. Solo lucida follia, disperazione, pietà, compassione. E’ un flash sull’America che arriva come una coltellata, e in effetti un mostro c’è, ed è quello: la società americana. Quella che in passato ha saputo produrre anche i beatnik, gli hippies, e gli intellettuali libertari newyorkesi o berkleyani, come sono appunto i due anziani poeti del racconto. Vecchi, però. Sempre più vecchi e condannati a non morire, a serbare la memoria di un tempo perduto, che appartiene ormai soltanto a loro due, ma soprattutto la pietà e l’umanità che passa attraverso la poesia e la letteratura. Mentre gli altri scattano foto con il telefonino.
    Thelma e Louise non sono belle e dannate come Susan Sarandon e Gina Davies, ma ciccione ignoranti piene di figli incontrollabili. E il loro non è un volo liberatorio e ribelle con il Gran Canyon come sfondo epico.
    Ma dico io: il fatto che un autore come King scriva una cosa del genere non fa venire qualche dubbio anti-riduzionista?
    Quanto al “maggico” in Tolkien… beh, non mi dilungo, ma la percentuale di magia consumata nella Terra di Mezzo è talmente bassa che si fa fatica a farsi venire in mente gli episodi in cui compare.

  34. Lara Manni Says:

    Appunto! Ancora oggi leggo su Repubblica dell’horror che fa meno paura di un tempo. Ma ho la sensazione che l’idea dell’horror sia proprio il mostro che fa “Buh!”. L’orrore del racconto di King è totale, perchè riguarda – da vicinissimo – il nostro mondo, che non sta tanto meglio dell’America.
    Bisogna seriamente ripensare i canoni di giudizio, prima ancora che di scrittura.

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