Lezioni di coppia

Secondo punto. Veloce, ma prometto per domani un post lungo e ragionato, e non soltanto appunti di ritorno da una giornata a mollo.
Come mai, fra tutti i generi letterari, quello che non solo resiste ma dilaga e dilaga fino a fagocitare tutti gli altri è il romance, o rosa, o romanzo sentimentale? So di essermi già posta la domanda, ma a questo punto diventa centrale, vista l’avidità con cui chi legge vuole storie di questo tipo.
Perchè le nostre paure prendono altre forme e la coppia (non l’amore) diventa l’unico elemento di cui non possiamo fare a meno, di cui vogliamo leggere, di cui vogliamo sognare?

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31 Risposte to “Lezioni di coppia”

  1. Il solito Filippo Says:

    Forse si tratta di una questione di negazioni. Ricollegandomi al tuo precedente post: non abbiamo più la capacità di leggere horror perché l’orrore ormai è tangibile e non abbiamo bisogno di cercarlo tra le pagine dei libri. Leggiamo romance perché le coppie non durano per sempre in questo mondo e cerchiamo l’eternità nell’inchiostro.

  2. G.L. Says:

    Una volta l’avrebbero chiamato “chiudersi nel privato”. Un riflusso senza flusso, temo.

  3. Giobix Says:

    non credo sia un problema di assuefazione all’orrore tangibile (un tempo, in troppi contesti, era molto più tangibile) o alla cronaca nera, altrimenti non spiegherebbe il successo del noir.
    Scerbanenco scrisse caterve di rosa, voglio riportare un pezzetto di un suo racconto autobiografico perchè esprime bene, e da un punto di vista maschile, l’importanza di questo genere, il piacere di leggerlo e scriverlo (certo, l’episodio può lasciare la tentazione di ridurre tutto al contesto storico, ma lui precisa bene il giudizio in termini assoluti).
    “Stavamo per ributtarci nella boscaglia, da bestie inseguite, quando il mio amico disse: «C’è una contadina.»
    Non ricordo come era. Giovane no, forse aveva trent’anni o più, era vestita di stracci, il seno piatto sotto una camicetta bianca sporca. Ci guardò, doveva avere degli occhi piccoli, perché non li ricordo, un viso sciupato e insignificante, perché non ne rammento nessun tratto, ma con la mano ci fece un segno curioso, come volesse raccoglierci tutti e due, con un grosso cucchiaio. Noi non capimmo, il mio compagno disse: «La Svizzera, dov’è?»
    Lei si pose un dito sulle labbra e poi c’indicò la boscaglia. Capimmo subito, in uno scatto istintivo ci buttammo fuori della mulattiera, fra gli alti arbusti, lasciandoci rotolare come corpi morti, io con la mia stupida borsa e il mio stupido romanzo. In fondo a una specie di fossato, sepolti nella spinosa flora del sottobosco, rimanemmo senza respiro, ad attendere. Dopo qualche minuto, come nel sonoro di un film, sentimmo gli scarponi di soldati battere sui sassi della mulattiera. Poi udimmo un tedesco parlare in italiano a quella donna che avevamo lasciato lassù. Non posso ricordare le parole, ricordo solo il suono tedesco della voce. Poi silenzio.
    Era quasi il tramonto quando trovammo il coraggio di muoverci. Avevo sempre la mia borsa, ma adesso ricordavo quella contadina, quel curioso segno che aveva fatto con la mano, come volesse raccoglierci con un cucchiaio, e mi sembrava di capire. Ci aveva fatto lo stesso gesto che faceva ai pulcini per mandarli al sicuro in pollaio con le chiocce. Ne ero certo. Lei sapeva che dietro stavano arrivando i tedeschi e aveva avuto per noi, sconosciuti, l’istintiva tenerezza femminile, materna, protettrice, che aveva per i pulcini e per ogni creatura vivente. Cambiai di mano alla borsa, continuando a camminare, sfinito, ma adesso sapevo che la realtà non era quel fuggire, quella guerra, quello spietato pericolo di vita, ma, all’opposto, proprio quello che si trovava scritto nel mio romanzo e in tanti altri romanzi, di tanti altri che scrivevano come me, di tenere donne e teneri sentimenti. Le guerre passavano, tornavano e ripassavano ancora, ma le donne, anche l’ultima delle contadine, avevano sempre quei gesti di istintiva tenerezza e protezione femminile, per portare al riparo e salvare qualunque creatura vivente sia in pericolo o abbia bisogno di aiuto.”

    • Il solito Filippo Says:

      Giobix, era molto più tangibile, ma c’erano gli strumenti per gestirlo. Ora no.

      • In_mezzo_alla_segale Says:

        Adoro Scerbanenco, ma non sono per niente d’accordo con questa visione del femminino.
        “…ma le donne, anche l’ultima delle contadine, avevano sempre quei gesti di istintiva tenerezza…”
        Idealizzare la donna equivale a metterla su un piedistallo, ovvero toglierla di mezzo dalla vita vera. È lo stesso principio per cui sono stati inventati i tacchi alti: rendono la donna più elegante, ma anche più limitata nei movimenti.

        È vero che le guerre le fanno gli uomini, ma è anche vero che in ogni guerra ci sono state donne che hanno finto di non vedere (Eva Braun, Claretta Petacci) quel che succedeva loro attorno, e addirittura altre (Donna Rachele) che manovravano nell’ombra insieme al consorte.

        Scerbanenco è stato salvato da una donna di grande cuore, come ce ne sono state milioni, ma non sono tutte così come lui scrive. Altri, molti di più, dicono l’esatto contrario, ovvero che la donna è causa di tutti i mali. Non sto nemmeno a dire quanto sia idiota.

        Facciamo un favore a tutte le donne: trattiamole da esseri umani, con i loro meravigliosi pregi e le loro inevitabili manchevolezze.

      • Giobix Says:

        Scerbanenco ha un punto di vista forte e discutibile (non solo su questo, anche sui criminali) non è che dobbiamo prenderlo come insegnamento, è un punto di vista maschile sul genere che ho trovato molto più interessante del mio (detesto il rosa e adoro il femminile inquietante).

      • Lara Manni Says:

        Perfettamente d’accordo con In mezzo alla segale.

  4. Shingo Tamai Viola Says:

    Prima di tutto: non ne ho idea, ma provo a rifletterci.
    La prima considerazione che posso fare è semplice. il romanticismo, l’amore, l’attrazione, sono sentimenti e condizioni che tutti hanno provato e che sono comuni a tutti. Mi sembra di vedere molto spesso un desiderio di autoinserimento nelle storie che si scelgono. Da libraia, la domanda che più di frequente mi vedo fare, quando mi si chiede consiglio per un libro da regalare, è “sarà adatto a questa persona? perché lui/lei è questo, ama questo, fa quest’altro”
    Regaliamo libri che parlano di medici ai medici, romanzi che parlano di guerra ai soldati, che parlano di sport agli sportivi, di legge agli avvocati e via dicendo.
    Mi sembra ci sia un gran desiderio di identificarsi nel protagonista della storia, di ritrovarsi tra le pagine, nel modo più semplice ovvero cercando storie che trattino argomenti che ci sono familiari. E i romanzi rosa, romance e compagnia bella hanno questa grande X rossa dove scavare: parliamo di amore/sesso/relazioni/desiderio e tu, sì proprio TU puoi identificarti facilmente.
    Però -e qui mi autoconfuto- non è forse vero un discorso simile anche per la paura? E’ una sensazione che tutti conosciamo, abbiamo provato e proviamo spesso, la conosciamo.

    Proprio oggi, pare fatto apposta, consigliavo “Nel bosco di Aus” a una cliente, che mi ascoltava affascinata mentre le raccontavo di cosa parlasse, per poi dirmi “No, se fa paura, no, da quello che mi hai detto tocca corde troppo sensibili per me”
    E allora tutto il mio discorso sopra va a ramengo e ho anche già scritto troppo, per cui la finisco qui, però continuo a rimuginare…

  5. M.T. Says:

    Quando si parla tanto di qualcosa, è perché quel qualcosa è assente nella vita delle persone: più se ne parla, più la mancanza è accentuata. Se si tratta di romanticismo è perché si cerca di compensare il cinismo presente nel come l’individuo vive; se si parla di coppia è perché non si riescono a costruire rapporti profondi e stabili, ma solo avventure usa e getta.

  6. morayplace12 Says:

    scrivo da lettrice di romance. Le componenti che appassionano le donne (poichè sono sopratutto le donne a leggere, e questo è un dato inconfutabile) sono non tanto, o non solo, le scene pruriginose. Chi si immerge in questo romanzi usa spesso la parola “sognare” e non è un caso. Il romance è un mercato che non conosce crisi perchè permette, con cinque o sei euro, il ritorno all’eden della coppia, ma sopratutto a uan certa visione di donna che le fiabe ci hanno inculcato. Cenerentola, Biancaneve, la bella addormentata hanno tutte un dato in comune: il cambiamento delle proprie prospettive di vita. La lettrice media di romance è una donna sui trent’anni, con un titolo di studio superiore e una vita affettiva felice, più o meno. Ma è soddisfatta, se cerca evasione? forse no. In questa fase storica, le donne vedono sparire, in maniera progressiva ma inesorabile, molti dei vantaggi conquitati faticosamente ni decenni precedenti, prima fra tutte la sicurezza e la stabilità economica. Sognare un duca o un marchese che ti sposi assicurandoti benessere e amore eterno, o un lupo mannaro misterioso che ti regali brividi è il modo migliore per sfuggire alla realtà.
    Infine, una considerazione. Credo che l’amore sia la pù grande spinta che un narratore possa provare, assieme alla paura. Penso sempre ai miei amati classici. Che cosa è l’Odissea, se non una grande storia d’amore tra un uomo che cerca disperatamente di tornare dalla sua donna?

  7. G.L. Says:

    Un grande cambiamento di vita… Attraverso UN UOMO? Ma che e’? Siamo tornati agli anni 30? E l’odissea e’ una storia d’amore, quella fra ulisse e il suo narcisismo!

  8. M.T. Says:

    Vedo che ci sono interpretazioni differenti sullo stesso punto.
    Nell’odissea ho visto un viaggio iniziatico, un viaggio che porta a essere privato di tutto quello che si aveva (di vecchio) per poter rinascere, ripartire con qualcosa di nuovo.

    Sulla questione donne: vedono sparire vantaggi e diritti conquistati, ma come è avvenuto ciò? Certo, ci sono state spinte esterne, ma se questo è avvenuto è perchè l’hanno permesso, perché hanno sacrificato diritto e dignità per il narcisismo, per l’apparire, per sentirsi ammirate. E’ naturale che non tutte hanno fatto così, ma una fetta consistente sì e con tale scelta ha portato a danneggiare anche le altre.
    Che si cerchi stabilità e sicurezza è naturale, in molti vi anelano; nel principe, nel duca, nell’imprenditore, si cerca questo, non certo l’amore, anche se ci si illude di chiamarlo così. Questo è opportunismo.
    Come dicevo, si parla tanto di romanticismo, di amore perché non sono presenti nella vita che si vive ogni giorno.

  9. Lara Manni Says:

    Credo che la risposta, se esiste, sia nelle parole di Shingo: niente corde sensibili da far vibrare, desiderio di non rispecchiarsi nella realtà. Il romance fornisce questo. Sappiamo, tutti, che l’amore è cosa estremamente diversa da quella raccontata nei romanzi rosa. Sappiamo, quasi tutti, che soprattutto in Italia di matrimonio si muore (letteralmente, basta guardare i dati sulla violenza contro le donne). E sappiamo anche che c’è un’intera generazione (ah-ha, quella TQ, trenta-quaranta) che non è capace di concepire sogni, se non questi.
    Allora, abbiamo un problema.

  10. stefania Says:

    ecco il punto, Lara. Incapacità di trovare sogni. Probabilmente mi sono espressa male, sopra, ma quando intendo che le donne di oggi hanno pero certezze e riconoscimenti, parlo di quelle donne che non hanno più la possibilità di affermarsi per ciò che sono o per cui hanno studiato. Siamo nel regno della precarietà, signori. Cosa c’è di più rassicurante, o meglio… di consolatorio, di un sogno che ti offra amore per sempre, ricchezza e serenità? E guardate che le donne, quelle che leggono i romance, avvertono fortemente il vuoto che si è creato attorno a loro. Parlo dell’assenza di certezze. Di tensione verso la dimensione utopica dell’affettività. Non parlo di donne che disperatamente cercano di fare le veline, ma di quelle che hanno studiato e che vedono finire nel nulla i loro sogni in realizzarsi in ambito professionale, che gestiscono una famiglia e un compagno tra mille difficoltà. Si può essere blasee finchè si vuole, ma l’affettività, quella vera, quella positiva, è un valore aggiunto di immensa importanza.

    Chi legge un romance non vuole pensare. Sembrerà un assunto vetero/disfattista/retrogrado e antifemminista da sarte e parrucchiere, ma è così. Fate un’indagine tra le vostre conoscenti, chiedete quante tra loro leggono romance storici, o romantic suspense, o erotici, o women fiction. Rimarrete stupiti della vastità della platea. E molte donne non ammettono di leggere questi volumi perchè temono il giudizio altrui.
    Pregiudizi, come sempre.
    La vita reale, per molte, è abbastanza difficile da affrontare. C’è chi metabolizza le paure e la tensione attraverso l’horror, chi lo fa mediante una storia d’amore dai connotati irreali – a volte, non sempre. Ma è sempre questo, IMHO, il fulcro del problema. Una realtà dura da affrontare. E’ una colpa? o vogliamo ghettizzare un genere di cui molti (maschi 😛 ) parlano senza conoscere pubblico e topoi?
    Infine. Se capita il grande amore della propria vita, e guarda caso, è ricco e belloccio, io non lo chiamo opportunismo: lo chiamo (mi si passi il francesismo) un gran culo. 😀
    William & Kate docet.

    e poi, l’Odissea. E’ una storia d’amore? Con sè stesso? Forse, ma non solo. E’ un romanzo di horror, è splatter ( la scena del ciclope che mangia i compagni di Ulisse è indicativa…) è un viaggio, è uno storico. Sta’ a vedere che Omero è il padre del mainstream?
    😀

  11. Lara Manni Says:

    Bingo, Stefania. Ma quando la narrativa diventa “solo” evasione, non solo si riconosce come usa-e-getta (perchè quel testo mi serve in quel momento e poi ne voglio un altro simile, e via così), ma rinuncia a raccontare altro da un’illusione. Scelta legittima. Fenomeno preoccupante, però.

  12. stefania Says:

    esatto. e qui entriamo nel roveto ardente della questione. Come si può trasformare una narrativa che gli stessi editori ritengono di serie B in un testo che incida davvero sulla vita delle persone? altro giro di colta, altro cambiemanto copernicano. A mio avviso non basta passare da un editore da edicola a uno di libreria, come è accaduto per alcune autrici. E’ essenziale offrire qualcosa di diverso e reale alle lettrici. Qualcosa che richiami in loro sensazioni, emozioni, che crei il ponte tra le pagine (fantasiose) di un libro e il proprio vissuto. Credo che si possa fare.

  13. M.T. Says:

    Ma il precariato esiste anche per gli uomini. Ci si deve rendere conto che si è tutti sulla stessa barca: uomini e donne, giovani e vecchi. Non appartiene solo a una parte: purtroppo il quadro generale è veramente drastico.
    Però dai discorsi che sento in giro, c’è la ricerca dell’incontro dell’uomo ricco, bello; difficilmente sento parlare d’incontro con una persona con cui stare bene insieme, avere affinità, condivisione d’intenti, ideali. La realtà è dura d’affrontare, ma sperare che siano altri a risolverla deve far risolvere sullo stato in cui sta versando questa società. Come deve far riflettere il ricercare generi che non fanno pensare, invece di ricercare letture che diano consapevolezza e facciano crescere, evolvere.

  14. Lara Manni Says:

    E gli uomini cercano altre storie “consolanti”, temo. Come le nicchie delle nicchie delle nicchie all’interno del genere. Sì, è amaro pensare che si assista ad una divisione della narrativa a secondo dei destinatari.

  15. shingotamaiviola Says:

    Aggiungo che io lo sono, lettrice di paranormal romance, ma raramente di altri generi di romance. Perché? Credo principalmente in cerca della tanto discussa evasione e dell’dealizzazione del ‘lupo mannaro pericoloso e affascinante che ti ribalta la vita’. Forse una sicaria o una spia internazionale non leggerebbe questo genere di libri, ma io mi diverto a evadere per un paio di giorni nei deliri narcisistici di Anita Blake o nella favola della MarySue Sookie . Ben conscia però che sto leggendo del romance più che dell’horror e che se davvero ho voglia di farmi inquietare e di sentirmi toccata in corde sensibili leggo altro. Al tempo stesso, mi affascina poco o niente l’idea della sicurezza e del ‘principe azzurro’ del romance classico con il duca o il riccone salvifico. Cosa volgia dire esattamente non so…

  16. Paolo1984 Says:

    non sono un lettore di romance e su questo genere letterario non ho molto da dire, però il desiderio di stabilità sentimentale, d’amore romantico, la voglia di affrontare la vita in due la comprendo benissimo, è ciò che provo anch’io
    Tra i libri che ho comprato e ho ancora da leggere c’è Leielui di Andrea de Carlo incentrato proprio su una storia d’amore..non vedo l’ora di tuffarmici, appena finisco Camilleri lo inizio.

  17. Lara Manni Says:

    Shingotamaviola: penso che i protagonisti paranormal aiutino a sognare meglio. Siano, a loro volta, archetipi di una virilità impossibile, un po’ come la dark lady lo è stata e lo è per generazioni di lettori uomini. Nulla di sbagliato in questo, lo ribadisco ancora. Nè è sbagliata, Paolo, la voglia di stabilità sentimentale. Il problema, almeno per me, è quanto diventa il fine ultimo, nonché unico, della propria vita. O un modello per le vite altrui.

  18. Paolo1984 Says:

    sarò ingenuo ma non mi pare un modello migliore o peggiore di altri (a scanso di equivoci, quando penso ad un rapporto di coppia stabile non ho in mente la casalinga degli anni ’50 che vive in adorazione del maritino, ma due alleati, due complici che discutono, si confrontano, si rispettano e sostengono a vicenda) ed è ovvio che quando ti fissi su un’unica dimensione della vita trascurando le altre, senza mai prenderti una “pausa” vivi male, ma il ritratto delle lettrici di romance che emerge dai commenti mi pare un po’ diverso: non sono Emma Bovary, ma donne indipendenti con un lavoro e una vita affettiva e i problemi di tutti i giorni, che sono ben consapevoli di leggere favole irreali (sono la loro “pausa”) e sono consapevoli che la buona letteratura è altra (come io posso guardare American pie e anche ridere ma so che il grande cinema comico è altrove, per quanto consideri American Pie migliore di un qualsiasi cinepanettone di Parenti) sono insoddisfatte della propria vita, ma nessuno è mai soddisfatto e felice della propria vita,
    loro leggono i romance, io libri di altro tipo oltre ai fumetti (Diabolik e Dylan Dog in primis) e mi guardo film (di ogni tipo) e serie-tv (Friends, scrubs e How i met your mother tra le mie predilette)..certo mi piacciono perchè oltre a divertirmi con intelligenza sovente mi fanno anche riflettere (scrubs poi è un mix di momenti comici e seri riuscitissimo) ..è anche vero che io però non ho impegni nè lavorativi nè sentimentali quindi ho molto tempo libero per cose magari leggere, che ti fanno evadere ma senza spegnere il cervello..si è detto che chi legge i romance “non vuole pensare”..forse perchè pensa già tanto per gran parte della giornata e sente la legittima necessità di “staccare” per un po’.
    imi scuso per l’ennesima volta se ho detto banalità e sono andato un po’ OT parlando di me.

  19. Lara Manni Says:

    Ma non sono banalità. Non vorrei che la mia passasse per una condanna del romance, in alcun modo. La mia riflessione nasce dal fatto che il romance ingloba tutto il resto, non dalla sua – necessaria – esistenza. Ed è giusto che ci si prenda una pausa per leggere una buona storia sentimentale (nessuno, da queste parti, giudica le storie per le idee che le animano: è sottinteso che le storie debbano essere buone). Ma quando l’obiettivo primario si centra sulla rappresentazione zuccherosa e irrealistica di una vicenda di coppia, credo che alla lunga il problema ci sia.

  20. Paolo1984 Says:

    credo di capire. L’importante è mettere dei paletti: chi compra un romance coi vampiri deve sapere che quello è un romance e l’horror (riuscito o meno) è un’altra cosa.
    allo stesso modo un horror e un thriller possono pure raccontare l’amore e la coppia ma non in maniera sdolcinata, a questo proposito, e tu sarai d’accordo, mi viene in mente che King è pieno di relazioni coniugali, rapporti amorosi più o meno lieti 8fino a quelli che sembrano lieti, idilliaci come in Un bel matrimonio, e invece…), ma raccontati nella loro quotidianità, con grande sensibilità e realismo: i litigi, i momenti di passione, le piccole cose di ogni giorno e anche i drammi e i momenti di crisi: il mio primo romanzo kinghiano fu Cujo, avrò avuto sui 12 anni e in quella Pinto maledetta c’ero praticamente anch’io, ma mi colpì moltissimo anche la sensibilità con cui King descriveva l’adulterio di Donna e le motivazioni che l’avevano spinta a tradire il marito pur amandolo.

  21. Lara Manni Says:

    Bravo Paolo. Cujo è una grande storia “anche” sulla coppia: che torna ad essere tale dopo tutte le incomprensioni proprio per aver attraversato il Male (e che Male!). King racconta molte grandissime storie d’amore: ne La storia di Lisey, per esempio (uno degli omaggi più belli alla coppia). O ne La torre nera. Ma non fa mai concessioni all’irrealtà. Racconta l’amore in tutte le sue sfumature, semplicemente. Eppure, se dovessi sognare di essere la metà di una coppia, vorrei essere Lisey, e nessuna delle amanti di vampiri, licantropi/altro.

  22. In_mezzo_alla_segale Says:

    King mette sempre in scena coppie tragiche.

    SPOILER
    ——————————————
    Lisey ha appena perso l’amore della sua vita; Mike Noonan perderà la sua Jo credo a pagina 3 e in seguito perderà pure Mattie; ma forse il primato spetta a Roland, che vede morire Susan in modo atroce.

    FINE SPOILER
    ———————————————

    No, se proprio dovessi sognare un amore non mi rifarei a King.

  23. M.T. Says:

    SPOILER

    Il fato peggiore di Roland è che crede Susan al sicuro e il Pompelmo di Maerlyn gli rivela la tremenda realtà, mostrandogli l’inganno in cui crede.
    Parlando d’amore, se di questo si può trattare, perché si tratta di qualcosa di molto oscuro come lo è l’attaccamento, la morbosità e anche qualcos’altro, mi viene in mente Pet Sematary, dove più intensi sono i sentimenti che legano alle persone scomparse, maggiore è il male che si scatena nelle vicende del libro.

    FINE SPOILER

  24. Lara Manni Says:

    Ma questo non ci insegna, forse, ad amare quel che abbiamo invece di compararlo con l’inarrivabile? 🙂

  25. In_mezzo_alla_segale Says:

    Amare pienamente quel che abbiamo e lasciarlo andare quando lo perdiamo. Questo ci dice con grande saggezza Pet Sematary (e ci mostra il perché delle gare di spelling nelle elementari degli USA).

    Sono entrambe faccende di difficoltà estrema, per come è fatto l’essere umano. Tendiamo a sottovalutare quel che abbiamo raggiunto e a desiderare quel che non abbiamo ancora, o non abbiamo più.

    Pet Sematary fa una fottuta paura, ma fa anche rimuginare un bel po’, per chi ne abbia voglia. Uno dei non adeguatamente apprezzati di King, a mio parere.

  26. Lara Manni Says:

    Sai qual è il mio passaggio preferito in Pet Sematary? Quello in cui il protagonista, camminando in casa quando ancora non è successo nulla e sono tutti felici, ha un brivido. Anzi, gli sembra di nuotare in una corrente d’acqua fredda, e lo coglie il terrore di perdere coloro che ama. Credo che sia uno dei momenti più belli in tutto King.

  27. In_mezzo_alla_segale Says:

    Non lo ricordo, toccherà rileggerlo.

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