Ha gli occhi di suo padre

Ira Levin è uno scrittore a doppio taglio: sembra un ottimo artigiano dell’horror e del sovrannaturale, ed è sopratutto uno fra i più acuti osservatori delle paranoie sociali. Se fosse vissuto in Italia negli ultimi anni avrebbe scritto, probabilmente, un romanzo straordinario sulla rabbia. In compenso, ha scritto due  magnifiche storie sul matrimonio. Nastro rosso a New York (meglio noto come Rosemary’s Baby) e La fabbrica delle mogli, meglio noto come La donna perfetta nell’ultima versione cinematografica del 2004.
Perchè sul matrimonio? Perchè, nel primo libro, l’ingenua Rosemary Reilly che proviene da Omaha sognando l’uomo della sua vita, lo trova in Guy: attore di scarse fortune, di splendido aspetto e di soddisfacenti prestazioni sessuali. Peccato che, mentre Rosemary non sogna altro che arredare una casa secondo i dettami delle riviste femminili e allevare bambini, Guy – come si conviene a un maschio – sogni il successo. Peccato che, per ottenere il medesimo, sia più che disponibile a offrire Rosemary ai propri vicini, i Castevet, affinchè possa concepire l’anticristo con Satana in persona.
Nel secondo libro lo sguardo di Levin è ancora più impietoso: nella cittadina di Stepford le donne vengono trasformate, attraverso un chip, in mogli perfette. Belle, docili, innamorate, sempre attraenti, secondo il più bieco canone della casalinghitudine anni Cinquanta.
Ora, Levin non è uno scrittore horror, ma gestisce a meraviglia tutto l’armamentario del genere. Se, come dice – ancora una volta – King, “l’orrore è la ricerca dei punti di pressione”, Levin li trova e li preme tutti, a meraviglia.
E torniamo alla coppia, di cui al post di ieri. Parlo di coppia e non di amore: perchè l’amore è una faccenda estremamente complessa e variata. I due vecchi poeti del racconto kinghiano pubblicato su Internazionale sono uniti da qualcosa che si può chiamare amore e, nel momento in cui assistono allo strazio del pulmino rosso, sono “anche” una coppia, perchè condividono pietà e impotenza.
Ma non è l’essere coppia il loro fine.
Quel che turba me nel cannibalismo di un genere, il romance, nei confronti degli altri, è esattamente questo punto. Torno a ribadire il massimo rispetto che nutro verso il rosa come filone a sè stante. Torno anche a ribadire, però,  la mia preoccupazione verso le tinte pastello che stanno inglobando la narrativa: non solo l’horror, non solo il fantasy, ma anche il giallo, il noir, il mainstream. L’amica di un amico, che fa la libraia, raccontava qualche giorno fa di clienti che vengono a chiedere “romanzi positivi”. Romanzi dove si sogna quel che non avviene nel mondo reale. Che esattamente il contrario di quel che avviene nel buon romanzo fantastico, dove si parla del mondo reale.
Molto bene. Possibile che il sogno sia uno? Possibile che il sogno, per le lettrici, sia quello di convolare a giuste nozze con un tenebroso da redimere?
Perchè il problema è questo: sotto gli armamentari, tutti gli armamentari, ci sono archetipi. L’horror ha le sue cripte e le sue catene, il fantasy le sue orecchie a punta, il noir gli impermeabili spiegazzati, il rosa i pantaloni attillati e le camicie sbottonate dei suoi eroi maschili.  Ma se gli archetipi degli altri generi riguardano la paura, la mancanza, l’assenza, l’impotenza, il disordine, l’archetipo del rosa è quello, eterno, del principe azzurro che risolve un destino femminile.
Se questo è quel che predomina ora, abbiamo un problema. Se questo è il nostro punto di pressione (il ritorno alla coppia), dobbiamo lavorare su questo. Perchè ogni microcosmo corrisponde a un macrocosmo. Il punto uno è capire quale macrocosmo lavori per renderci, lettori e scrittori, consolatori, e non problematici.

Annunci

Tag: ,

18 Risposte to “Ha gli occhi di suo padre”

  1. stefania Says:

    Il tenebroso del libro si redime. Il bastardo con cui vivi, no. E’ questo che spinge molte lettrici a tuffarsi nelle pagine di un romance. Cercare un’alternativa. sia pure per poche ore, al mondo che le circonda. Alla mancanza di lavoro, al capo deficente, alla vicina di casa. C’è chi sogna di mandargli a casa Freddy Krueger. C’è chi sogna il principe (in vari colori).
    Cmq, non è solo una tendenza delle donne. Perché non parliamo del romance omosessuale? In Italia non ha spazio, ma altrove è molto diffuso e apprezzato. Non sarà questo un sintomo di un bisogno di serenità che in questo momento la realtà non è in grado di offrire?
    così, per dire… 😉

  2. Lara Manni Says:

    Ma la realtà non è mai serena. Non lo è mai stata. Il problema è che il mercato editoriale spinge sulla consolazione. Non dico che occorra contrastarlo come Davide versus Golia. Ma cominciare a ragionare, tutti, su questo punto, è importante.

  3. stefania Says:

    la televisione consola. i libri consolano. Pensare è pericoloso. Almeno adesso…

  4. Luthien Says:

    Mmm, interessante riflessione Lara. Io credo che questo rifugio nel romanzo consolatorio sia figlia del tempo attuale. Come giustamente scrive Stefania nel post precedente”Cercare un’alternativa. sia pure per poche ore, al mondo che le circonda.”
    L’alternativa è pensare, ma pensare pone ulteriori problemi che il carico di quelli reali, non consente. Il romance evade e fa evadere perchè come giustamente facevi notare ha il suo target nell’eterno principe azzurro. Trovami una ragazza che non abbia sognato una volta nella vita il romance, sia esso demone, vampiro o cyberpunk dello spazio e avremmo trovato la prima donna “immune” e finalmente libera da stereotipi sociali e culturali. Mi piacerebbe poterlo dire di me stessa, ma ahimè non lo sono. 🙂

  5. Lara Manni Says:

    Ma è possibile, almeno, dire chiaro e forte come stanno le cose. E cominciare a cambiarle (chi desidera farlo, naturalmente: nessuno nega diritto di esistenza all’evasione pura. La differenza è quanto TUTTO diventa evasione.

  6. FrancescoFalconi Says:

    Donc il punto:
    ” L’amica di un amico, che fa la libraia, raccontava qualche giorno fa di clienti che vengono a chiedere “romanzi positivi”. Romanzi dove si sogna quel che non avviene nel mondo reale. Che esattamente il contrario di quel che avviene nel buon romanzo fantastico, dove si parla del mondo reale.”

    Non è spiegato, imho, molto bene. Ci sono tantissimi libri di genere fantasy e fantastici che sono positivi, perché per positivo se intende quasi sempre un lieto fine, benché nel mezzo il “dramma” muova l’azione. La peculiarità del fantastico di parlare del reale non preclude la possibilità di estrarre dal negativo il positivo e spingere il lettore a evadere (perché il fantastico è anche romanzo di evasione ed è anche romanzo di intrattenimento. Non soffochiamo il fantastico su un genere che deve per forza educare, o mostrare una realtà tragica a ogni costo, o spingere alla riflessione perché, com’è giusto che sia, non è così).
    Non dimentichiamoci che il fnatastico ha preso piede negli ultimi anni perché permette l’aspirazione a quei valori che nella società si stanno perdendo. L’aspirazione all’eroismo passando attraverso le sofferenze delle guerra (le basi dello S&S), l’aspirazione a una storia d’amore tormentata e impossibile (e.g. Twilight) che si conclude con un happy ending, l’aspirazione a una crescita che ci conduce a trasformarci – noi lettori – negli eroi che non sappiamo essere nella vita di tutti i giorni (e.g. Harry Potter).

    Imho, sono i miei due cents sull’argomento.

  7. Lara Manni Says:

    Aspetta, Francesco. Prendiamo il caso de “Il bosco di Aus” che pure si conclude in modo positivo. Come – in un certo senso – Il signore degli anelli e come – più apertamente – Harry Potter. Ma quella risoluzione, quella vittoria del Bene sul Male (che è anche in King, peraltro) lascia aperti i dubbi, concede spazio alle sfumature.
    Non ho mai parlato di “educare”, mai. Ho parlato di raccontare, di pulsare insieme a chi legge arrivando al cuore di quel che sogna, teme, desidera, ricorda, rimpiange.
    Evadere non significa rinchiudersi nei sogni. Evadere significa lavorare sugli archetipi. Ma non necessariamente su archetipi asfittici.

  8. In_mezzo_alla_segale Says:

    Forse, quando la realtà è troppo amara non c’è la voglia di libri o film che te ne buttino in faccia un’altra badilata.

    L’evasione in sé non è un male, tutti la cerchiamo, in un modo o nell’altro. Il guaio è quando diventa una droga, che ti spara in mondi più rassicuranti e di cui vuoi dosi sempre più massicce.

    I tempi cambiano, il mondo è andato avanti: il romance è l’oppio dei popoli.

  9. M.T. Says:

    E’ questo uno dei punti dolenti del momento in cui si ta vivendo. Pensare è pericoloso. Ci sono esponenti (i potenti) che non vogliono che si pensi perché pensare instilla il dubbio, fa ricercare la verità, scoprire le menzogne che sono state proferite e togliere potere a chi le ha create. Questa è una responsabilità che molte persone non vogliono perché significa darsi da fare in prima persona, faticare, sudare, lottare, affrontare cose spiacevoli. E’ più piacevole stare fermi e crogiolarsi nell’illusione: chi sta in alto conosce bene i meccanismi per far star buona quella folla che può sbatterli per terra e privarli di tutto.

  10. FrancescoFalconi Says:

    Ottimo, hai già risposto includendo la mia riflessione successiva. Una riflessione che va contro agli estremismi: in libreria si trovano libri che offrono spunti più disparati. Come “Il Bosco di Aus”, per esempio, che – come ti ho già detto – mi è piaciuto ma non mi ha fatto impazzire. Un libro tuttavia curato, di ottima penna e promosso da Piemme, una grossa CE. Anche i tuoi libri, Lara, non mi sembra che seguono la scia del romance puro e sterile, eppure abbiamo Feltrinelli e Fazi.
    Insomma, a mio avviso, a prescindere dalle classifiche e quant’altro, c’è ancora scelta in libreria. Adesso come in futuro, tra le varie onde e cicli letterari che ci sono sempre stati.

  11. giulia Says:

    Ma sai, ho sempre avuto l’impressione che ognuno di noi attenda nella vita il colpo di scena che spazza via tutti i problemi, e un bel vampiro ricco, immortale e glitterato è un’ottima soluzione a tanti problemi. Un po’ come il superenalotto, solo che in più te lo porti a letto e a spasso. Mica male!
    Siamo sempre alla ricerca più o meno disperata di facili soluzioni proprio perchè – e qui si torna al punto di partenza – ti consentono di non pensare e di non fare fatica. I sogni sono ancora gratis, e chi rinuncerebbe mai a qualcosa di regalato? Pensare costa. Costa fatica.

  12. Lara Manni Says:

    Francesco,il problema sta nelle proporzioni: e non è semplicemente un discorso “in difesa”. E’ una questione di micro e macrocosmi, e di motivazioni dietro gli stessi.
    L’onda è rosa, in questo momento. Prima dell’onda rosa c’è stata la valanga comica: non riguarda il genere, ma il “comune sentire” (dai libri ai film agli spettacoli alla televisione). Nel frattempo, grazie ad Harry Potter si è riaperto un possibile varco verso il fantastico che, al momento, sembra inglobato nell’onda rosa di cui sopra.
    Cosa si chiede ai libri? Evasione, distrazione, immersione in altri mondi? Ci sta. Ma la narrativa popolare contiene anche altro, quando è buona. Qualcosa che resta, non qualcosa che si butta dopo il consumo.

  13. Giobix Says:

    ho sfilato dalla pila di libri in attesa l’estate della paura e ho letto i primi due incontri col furgone rosso. Mi piace, è il mio genere, e mi sono mandato a cagare da solo mentre inorridivo alle descrizioni di carogne e cani morti. (Se c’è una cosa che non sopporto è la violenza sugli animali, ai tempi de L’allievo di King avevo perfino tirato il libro contro il muro). Eppure continuo a leggere, nonostante la vocina che mi dice sì, me le vado proprio a cercare.
    Ho un dubbio, il lettore di romance vuole essere rassicurato e sognare, ma io il lettore horror, sarò mica un po’ masochista? 🙂

  14. Lara Manni Says:

    Forse, Giobix. Ma tuffarsi nelle proprie paure, o repulsioni, o paranoie, aiuta anche a riconoscerle, no?
    Quel furgone è terrorizzante. E Simmons è bravissimo a renderlo…olfattivamente insopportabile. Ed è interessante che il guidatore del furgone stesso sia piuttosto ininfluente: non lo si ricorda per un bel pezzo del romanzo.

  15. Giobix Says:

    sarà che ci sono appena passato, ma a me ha colpito subito il fatto che non si vedesse il guidatore, mi ha ricordato Duel, dove non vedi mai chi guida il camion. Un mezzo così grande e potenzialmente pericoloso, non sapere nemmeno chi o cosa lo dirige fa paura.

  16. Lara Manni Says:

    Anche a me ha ricordato Duel, moltissimo. 🙂 Non so a che punto tu sia arrivato, ma c’è un momento dove credo che il riferimento sia evidente.

  17. ziadada Says:

    “Nessuno è capace di scrivere un romanzo su un matrimonio lungo, felice ed incontrastato” diceva la mia insegnante di lettere; non so se avesse ragione, ma so che a trent’anni di distanza non mi pare di averne ancora incontrato uno. Per dire che “vissero a lungo felici e contenti” è una chiusa più di stile che di contenuto, e che non sono del tutto convinta che il positivo (o se vuoi il consolatorio) del romance sia nella prospettiva fittizia di uno status sociale garantito da un maschio stabile ed affluente. Penso invece che quello che si ricerca in questo genere, e che produce “conforto” sia qualcos’altro, qualcosa che risponde ad un’aspirazione che è sia generale che specifica del femminile. Generale: si legge e si cerca la riproduzione delle sensazioni dell’innamoramento, con l’affinamento della percezione, con la connessione profonda che fa rileggere brandelli di questo e di quello per riconnetterli in un quadro nuovo, inatteso, significativo – la percezione che un’altra se stessa è possibile, che ci sia di più del già detto.
    Specifico femminile (credo, dei maschi non so): le donne, pulzelle e maritate, desiderano. E desiderano innamorarsi di un dio.

    Cosa succede dopo lo sposalizio divino compete ad altra letteratura raccontarlo: tu lo hai raccontato, lo ha raccontato Rossana Campo con “L’attore americano”, lo hanno raccontate altre.
    Del dopo torna semmai ad occuparsi certa chick-lit “dopo l’abbandono”, per settare un nuovo innamoramento, una nuova ripartenza, un nuovo volo nuziale. Ma consapevole.

  18. Lara Manni Says:

    Ah, zia Dada, è verissimo! Ma il desiderio è tutt’altra faccenda, e non sempre rassicurante. Anzi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: