Riempire gli spazi vuoti (come diceva Beckett)

Corsi, ricorsi, discussioni cicliche. Aprendo Facebook,  mi imbatto in uno status interessante di una bravissima scrittrice: non cito il nome perchè una bacheca  è comunque un luogo semi-privato. Ad ogni modo, si parla di letteratura e impegno civile, argomento ultradibattuto e di recente, dopo il caso TQ, di nuovo alla ribalta.
Serve che lo sia? Ho già scritto più volte che, per me, scrivere è comunque un gesto politico, nel senso più vasto del termine. Il che non significa, naturalmente, assolvere i testi vacillanti: scrivere un buon testo è sempre il requisito numero uno. In altre parole, se dichiararsi impegnati non salva un romanzo non valido, dichiararsi estranei da quanto accade attorno a noi è però una piccola bugia. E’, comunque, impossibile.
Come si sviluppa la discussione? Sostanzialmente, seguendo due ramificazioni. Da una parte, il gruppo del vituperio complottista, che sostiene che dichiararsi impegnati sia un modo per compiacere la cricca editoriale. Dall’altra, la schiera – più vasta – di chi sostiene che la letteratura sia astrazione dalla vita, e che l’artista sia libero di fare qualunque cosa desideri, perchè la letteratura è “altra cosa” (cosa, esattamente, non si sa).
Cosa mi colpisce nel dibattito? L’uso reiterato del termine artista (o, peggio: “sacerdote dell’arte”, e scritto senza il minimo umorismo), come se il solo gesto di posare le dita su una tastiera elevasse nel cielo delle muse il proprietario delle dita medesime. Segue professione di disprezzo per il volgo ignorante e per le ragazzine che non leggono Cioran ma chick lit (sempre colpa delle ragazze: interessante, no?).
Ora, se questa è la concezione della scrittura che va per la maggiore, si capisce perchè, in Italia, le narrazioni siano asfittiche, lo snobismo altissimo e l’influenza dei testi sul mondo reale minima.
E, no, altrove non è così.
Torno a leggere Ellison.

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20 Risposte to “Riempire gli spazi vuoti (come diceva Beckett)”

  1. Arianna Says:

    >per le ragazzine che non leggono Cioran ma chick lit (sempre colpa delle ragazze: interessante, no?)

    Sì, è vero, c’è questa tendenza ad associare i libri frivoli alle ragazzine, spesso apostrofandole con l’epiteto di “bimbeminkia”.
    Interessante però notare come ai ragazzini non venga associato assolutamente niente, probabilmente perché loro si risparmiano del tutto la fatica di leggere qualcosa.

  2. Lara Manni Says:

    Già. Ed è interessante notare che, essendo le donne le lettrici forti in questo malandato paese, è molto probabile che leggano Cioran insieme alla chick lit. Per esempio.

  3. Ilya Nightroad Says:

    A volte credo si dimentichi che la scrittura non sia necessariamente un’arte, a meno di non usarla in determinati modi e con determinati scopi al fine di renderla tale. E soprattutto, penso si dimentichi che anche “leggere bene” sia un’arte. Forse quelle ragazzine, che comunque esprimono il desiderio della lettura, seppure in modo infantile e superficiale, dovrebbero essere guidate, esattamente come i loro compagni maschi, che proprio non hanno neppure il desiderio di avvicinarsi alla parola scritta (d’altronde a che serve, hanno l’iphone e gli sms), verso una lettura di comprensione e apprendimento, di svago e intrattenimento, verso una lettura che sia vera lettura, non uno sguardo fugace alla foto di un viso carino e ad un paio di battute “buttate sulla carta” tanto per noia. E poi se questi ragazzi leggono, significa che qualcuno scrive per loro…

  4. giulia Says:

    E comunque diciamocelo, le chick lit non è che facciano poi troppo male alla salute mentale. Io dopo Eclipse ho deciso che era giunta l’ora di rileggere Saramago 🙂

    PS
    Sì, la saga del vampiro glitterato l’ho letta tutta.

  5. Ilya Nightroad Says:

    Di sicuro gli incassi al cinema sono stati registrati (e anche con parecchia dovizia…)
    Probabilmente a rischiare la salute mentale è più chi scrive che chi legge, in questi casi (si sa, il troppo denaro può dare alla testa…)

  6. Michele A. F. Greco Says:

    Sono stufo di quelli per cui scrivere è arte.
    Perché? Basti pensare alle conseguenze: l’arte è soggettiva, quindi non valutabile obiettivamente. Ciò vuol dire che ognuno può scrivere come vuole, anche malissimo. Chi se ne frega, tanto è arte! No, io non ci sto. Mi si può dire che la narrativa è arte nel contenuto, ma non nella forma.
    A me interessa scrivere e leggere bei romanzi, indipendentemente dall’arte.

    Riguardo allo scrivere racconti/romanzi “impegnati”, non ci vedo nulla di male. Fermo restando che al centro della storia deve esserci sempre la trama e che le tematiche trattate devono essere verosimili e non forzate, ovvio.
    Poi, secondo me, essere politicamente impegnati deve voler dire dare gli strumenti per ragionare e stimolare il dibattito, non dare soluzioni belle e pronte, o ci si riduce alla mera propaganda ideologica.

  7. M.T. Says:

    A mio avviso non si tratta di ragazzine e ragazzini, uomini e donne, ma di una mentalità e un modo d’approciarsi alla lettura che non fa distingui d’età. E questo puntare il dito solo su una parte significa distogliere l’attenzione da un problema esistente per non affrontarlo e magari trovare una soluzione.

  8. Paolo E Says:

    Secondo me l’arte è soprattutto comunicazione, scritta, figurativa o auditiva, e serve a far arrivare al fruitore un messaggio ad un livello più profondo della normale comunicazione orale. In questo senso è vero che è qualcosa di politico: perchè alla fine coinvolge necessariamente due o più persone.

    Sono d’accordo che non necessariamente qualsiasi comunicazione scritta che si esaurisce in se stessa possa essere definita artistica (anche se pensandoci forse il pop-art, Piero manzoni e altri potrebbero non essere d’accordo su questo): difficilmente una lista della spesa può essere pensata come un opera d’arte, se non magari nelle mani di Warhol o di Duchamp, ma cesserebbe di essere una lista della spesa!

    Invece non penso che la letteratura debba per forza parlare del mondo che ci circonda per essere artistica: quello che conta è il messaggio che passa, più che il suo oggetto. Un astratto di wassili kandinskij difficilmente si potrebbe dire che parli del mondo!

    Attribuire responsabilità al “volgo ignorante” invece da’ molto fastidio. Se il volgo è ignorante, è compito anche dello scrittore metterlo in condizione di conoscere. Vi ricordate Glida Policastro nella megadiscussione sui “monnezzoni?”

  9. Mele Says:

    Ah, Beckett? di primo acchito mi era venuto Conrad. Ma così, senza un vero motivo, in realtà.

  10. Arianna Says:

    >Già. Ed è interessante notare che, essendo le donne le lettrici forti in questo malandato paese, è molto probabile che leggano Cioran insieme alla chick lit. Per esempio.

    Esattamente. A volte una può aver voglia di non prendersi sempre sul serio e di leggere qualcosa di divertente.
    E comunque non si può biasimare la ragazzina che legge Twilight se poi quando va in libreria si ritrova davanti a scaffali denominati “per ragazze” o “letteratura al femminile” (che nomi terrificanti) dove trionfano urban fantasy di quarta categoria o le avventure di Becky Bloomswood. Se già nelle librerie non fanno che indirizzarle verso quei generi, quasi sottintendendo che la vera letteratura non sia per loro (suppongo per gli uomini…?) non me la sento di biasimarle troppo se non conoscono autori “seri”.

  11. Valberici Says:

    Mah, alla fin fine non è difficile individuare il “problema”, c’è troppa gente che scrive e troppo poca che legge…ma questo lo si è detto ormai mille volte.
    Soluzioni? Anche in questo caso nulla di difficile, basta aspettare che l’agiatezza diminuisca in seguito alla crisi del capitale.

  12. Lara Manni Says:

    Non ho mai pensato alla scrittura come arte in prima battuta: anche perchè delle migliaia di definizioni date sull’arte riesco a malapena a condividere proprio quella di Beckett (L’arte è, appunto, riempire gli spazi vuoti). Mi sembra molto più importante – e persino urgente – parlare di narrazione, dal momento che sono state le storie a fondare la comunicazione fra esseri umani. Chi si autodefinisce, sbrigativamente, artista – peraltro, in quella conversazione, chi lo fa ha un concetto molto personale di ortografia e grammatica – mette davanti se stesso, a torto o a ragione. Non l’interazione con chi legge.
    Per quanto riguarda l’attacco alle lettrici: lo trovo detestabile e non da oggi. Nessuno, mi pare, si sogna di tirare le orecchie ai lettori maschi dicendo che leggono tutti Conan il barbaro e non Karl Popper. Del resto, sto notando – sempre in quella conversazione, ma non è che la conferma di quanto ho letto in anni di web – che una differenza esiste fra uomini e donne (una fra le molte). Le scrittrici se la tirano molto, ma molto, ma molto meno dei loro colleghi 😀

  13. M.T. Says:

    “Nessuno, mi pare, si sogna di tirare le orecchie ai lettori maschi dicendo che leggono tutti Conan il barbaro e non Karl Popper.”

    Ecco qua l’eccezione che conferma la regola: mentre parlavo di IT con delle persone, la loro figlia è saltata su asserendo che non avevo capito nulla di horror, che quello vero e unico appartiene alla saga Twilight 😀 -.-‘ No, non ridete non è una barzelletta: m’è capitato per davvero. Hai voglia a far comprendere la sottigliezza e profondità dell’orrore che può nascere dalla perdita che è presente nel passaggio da bambini e adulti…

  14. Paolo1984 Says:

    ma banalmente, questi l’hanno mai letta la “chick-lit”? suppongo di no, quindi che vogliono? Al massimo puoi dire il tal libro, il tal film non mi è piaciuto per questo motivo, ma perchè insultare chi invece lo ama? E poi se ci sono persone che si identificano o comunque si divertono in compagnia di Bridget Jones o Becky Bloomwood vuol dire quantomeno che Fielding e Kinsella posseggono un certo mestiere, creano personaggi e situazioni credibili e questo gli va riconosciuto anche se non ami quel tipo di letteratura (comunque i film che ne hanno tratto non dovrebbero essere bruttissimi, a quanto ho sentito, prima o poi voglio noleggiare I love shopping e devo ancora vedere il primo Bridget Jones, ho visto solo il secondo).
    credo che a monte ci sia un presupposto sbagliato: costoro sono convinti che da un lato ci sia la Letteratura con la elle maiuscola e dall’altro la “monnezza” e che se leggi monnezza sei “irrecuperabile” non puoi apprezzare la Letteratura, e se apprezzi la Letteratura (qualunque cosa sia) non puoi avventurarti fuori dai sacri confini: una visione fondamentalista, e non mi sorprende che guardino a se stessi come dei “sacerdoti”

  15. Paolo1984 Says:

    X M.T.

    Dì a quella ragazza (suppongo sia un’adolescente) che prima di sentenziare dovrebbe leggere King, perlomeno, vedo nelle sue parole la stessa spocchia dei “sacerdoti”, solo che in un adolescente la capisco, in gente più adulta.no.
    Consigliale uno di questi tre libri: Cujo, Pet Sematary, Christine, per me furono folgoranti.

  16. M.T. Says:

    @Paolo: sì, adolescente. Sul sentenziare ci hanno pensato i genitori (e anche sull’evitare di saltare in mezzo a un discorso senza aver prima ascoltato) 🙂 e Pet Semetary gliel’ho consigliato 😀 , anch’io l’ho trovato illuminante su diversi aspetti.

  17. Arianna Says:

    >Nessuno, mi pare, si sogna di tirare le orecchie ai lettori maschi dicendo che leggono tutti Conan il barbaro e non Karl Popper.

    Guai a farlo; loro non si lasciano insultare, anzi, vanno fierissimi di essere nerd 😀 una ragazzina che invece tenta debolmente di difendere la sua storiella romantica senza pretese viene messa prontamente a tacere, lasciamo perdere andarne fiera.
    Schiere di adulti che si scagliano contro Twilight (l’esempio cardine… ma a ben vedere l’unico che conoscono, e forse l’unico davvero scadente tra quel tipo di prodotti), non capendo che non è un libro rivolto a loro e che non è fatto per piacere a loro, e ce ne fosse uno che vada a dire a un ragazzo di mettere giù Conan il Barbaro e leggersi, che ne so?, Kundera. O anche solo di leggere, dato che la lettura tra i ragazzi adolescenti di solito è circoscritta alla fascia nerd, mentre gli altri in media non sono mai entrati in una libreria in vita loro.

  18. Lara Manni Says:

    Già, Arianna 🙂 La fierezza del nerd (così come la fierezza dello scrittore) sembra essere prevalentemente maschile.
    Ora, da lettrice non sono particolarmente incline al cosiddetto “rosa”: anche se c’è, come diceva giustamente Paolo, romanzo e romanzo (e in tutta onestà, anche se ne detesto la filosofia, Kinsella e Fielding sanno scrivere, eccome). Inoltre penso che ci sia una sovrabbondanza di titoli. Ma c’è anche in altri settori, c’è anche nel cosiddetto mainstream. E preferisco mille volte un onesto, dichiarato, libro “chick-lit” a un pretenzioso romanzo “adesso vi faccio vedere io come sperimento bene, o volgo ignorante”.

  19. Paolo1984 Says:

    “La fierezza del nerd (così come la fierezza dello scrittore) sembra essere prevalentemente maschile”

    Come ragazzo che ha delle caratteristiche in comune coi nerd specie sul piano fisico ed emotivo, posso confermare ma mi piace ricordare che ci sono anche esempi di fiere ragazze nerd nella fiction (My life as Liz, e il cartoon Daria) e certamente esistono anche nella realtà

  20. Lara Manni Says:

    Paolo, io adoro le nerd, al punto che sia nelle trilogia che nel romanzo nuovo le protagoniste sono nerd. Ma non ne fanno una bandiera. Così come, insisto, le scrittrici tendono a vantarsi molto meno dei colleghi maschi. Registro solo. 🙂

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