Quando l’azione è terminata

Intorno ai tredici anni, ricordo di aver sfilato dallo scaffale dei miei genitori un romanzo di Carlo Cassola, che si chiamava “Paura e tristezza” e raccontava una storia semplice. Una bambina, poi adolescente, poi ragazza, nella Toscana fra le due guerre, che lasciava che le cose accadessero, senza riuscire a crearsi un destino. Nelle ultime pagine del libro, ormai entrata – controvoglia – nella vita di moglie e madre, dice, con sollievo, “E’ finita”.
Il riferimento è alla giovinezza.
Anna – questo il suo nome, e Adelina ha qualche debito nei suoi confronti – mi è tornata in mente stamattina, pensando a quel “culmine” che d’abitudine i romanzi fantastici (e non solo) raccontano. Ovvero, il momento in cui un personaggio vive la sua stagione di azione, crisi, eroismo, risoluzione (di qualunque genere). Quel che gli accade poi (la resa alla normalità, si suppone) non è importante.
Tutto questo rientra nell’ovvio, eppure sto accarezzando il pensiero di un “dopo”. Non una prosecuzione della trilogia, naturalmente: ma una storia che racconti cosa accade quando quella stagione è terminata, e si sa che non è più ripetibile, come la giovinezza.
Pensieri settembrini, come quelli di Anna.

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9 Risposte to “Quando l’azione è terminata”

  1. In_mezzo_alla_segale Says:

    Uh. Anche a me interessa il dopo, da sempre.

    “E vissero felici e contenti”, finale sbrigativo che tronca tutte le favole, non ci racconta quella felicità, come se non avesse un suo peso specifico. Ma sarà vera felicità? E davvero non succede più niente degno di nota?

    Il classico vendicatore, troverà pace dopo aver sterminato i cattivoni che gli avevano ammazzato la famiglia? O piuttosto si perderà nelle pieghe della propria esistenza, svuotato di energie e privato del suo scopo?

    Ulisse si godrà il suo regno riconquistato, la moglie, il figlio, o l’intimità gli starà stretta?

    E lo scrittore (il pittore, il musicista), dopo aver creato il suo capolavoro, si godrà la fama o vivrà braccato dal suo stesso fantasma?

  2. hetschaap Says:

    Non ci crederai ma sto leggendo esattamente quel romanzo in questi giorni! Davvero bello.

  3. Lara Manni Says:

    Hetschaap, è un romanzo che resta. Un’amica me lo ha scritto poco fa su Facebook. Un romanzo dove non accade moltissimo, ma dove l’incapacità alla reazione, e la vocazione all’infelicità, di Anna mordono il cuore.
    In mezzo alla segale: per questo amo la Torre nera (no spoiler, ma chi ha letto comprende). E comunque inizia già da un “dopo”.

    • hetschaap Says:

      Sono quasi alla fine del romanzo e già mi è rimasto nel cuore 🙂
      Dopo aver letto “La ragazza di Bube” ho pensato: ecco, quest’uomo parla di sensazioni che conosco, dipinge immagini che comprendo, ha sentimenti che condivido. E ho dovuto leggerne ancora.

  4. M.T. Says:

    “Il classico vendicatore, troverà pace dopo aver sterminato i cattivoni che gli avevano ammazzato la famiglia? O piuttosto si perderà nelle pieghe della propria esistenza, svuotato di energie e privato del suo scopo?
    Ulisse si godrà il suo regno riconquistato, la moglie, il figlio, o l’intimità gli starà stretta?”

    Più che un finale che chiude con il famoso “vissero felici e contenti” è meglio un finale aperto, che lascia spazio alla fantasia del lettore, immaginando quali pieghe può prendere la storia seguendo certe strade ed esplorarle per scoprire qualcosa di nuovo. E magari costruire qualcosa di proprio, una storia che inizia dove finisce un’altra storia, senza per questo essere scrittori. Ci sono tanti mondi da scoprire.

  5. Lara Manni Says:

    E’ anche vero che la storia è “chiusa”, e che lo scrittore non può pensare di coprire ogni momento dell’esistenza del suo personaggio. Volevo arrivare qui. Perché questa è la forza del fandom e delle fan fiction: proseguire laddove l’autore si è dovuto fermare. Omnia sunt communia.

  6. In_mezzo_alla_segale Says:

    E se invece la fine fosse l’inizio?

    E se uno scrittore partisse dove i cliché si arenano?

    Cenerentola che chiede il divorzio perché ha beccato il principe con una delle sorellastre; il vendicatore solitario che non riesce a staccarsi dalla violenza che lo ha guidato; Ulisse che s’annoia a Itaca e dice che va a comprare le sigarette.

    Vero, ci sono tanti mondi da scoprire.

  7. Lara Manni Says:

    A volte la fine è l’inizio. La storia di Lisey inizia da una fine, per esempio. E, appunto, il fandom è meraviglioso da questo punto di vista. Prima o poi devo ri-dedicare un post al fan writing…

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