Refurtiva – 7

Colpi di scena cui sono debitrice. In realtà, non sono esattamente colpi di scena: o meglio, sono punti di svolta nella storia che però puntano più sulla reazione dei personaggi, su quel che provano/ricordano/pensano che sull’azione effettiva.
Grazie, direte voi: è Sergio Leone. Prego, dico io: il bottino è composto da suggestioni che ho raccolto negli anni, anche senza saperlo. Perché lo sto scoprendo – restituendo, direbbero gli psicologi – mentre ve lo racconto. Sono immagini (come vedrete, anche libresche) entrate nella mia storia e che vengono a galla nel momento in cui ne racconto io altre. Gli scrittori, appunto, sono ladri.
E gli autori come Leone mi hanno colpito (al cuore, Ramon) perché agiscono nel genere, rompendo le regole e rispettando le regole: minuti e minuti di silenzio e, in mezzo, brevemente, l’elemento risolutivo. Come il doppio carillon di Per qualche dollaro in più, con tutto quel che si porta dietro (la rabbia dell’Indio, il desiderio di vendetta del Colonnello, l’indifferenza- apparente – del Monco-Clint- futuro Roland di Gilead).

Anche questo è un colpo di scena. Una donna bellissima che arriva in un luogo per lei inconsueto e non trova nessuno ad attenderla alla stazione. E, man mano che la carrozza procede verso la casa, capisce quel che è accaduto. Il colpo di scena arriva dopo sei minuti (e forse più). La donna si era sposata in segreto con il proprietario della fattoria. Dunque, la strage dell’uomo e dei suoi figli è inutile: un’erede esiste. Sei minuti (e passa) di attesa, e nessun rimpianto. Anche perchè il film è C’era una volta il West.

Ps. Questo blog è al 196° posto nella classifica generale di Blogbabel dei blog italiani. Grazie a chi lo legge, davvero!

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24 Risposte to “Refurtiva – 7”

  1. Marco85 Says:

    Che dire? Due capolavori che hanno rifondato il western.

  2. Lara Manni Says:

    Parole di Leone: “Quando cominciai il mio primo western dovetti trovare in me stesso una ragione psicologica, perché non avevo mai vissuto in quel tipo di ambiente. E un pensiero mi venne spontaneo: era come se fossi il burattinaio dei pupi siciliani, i loro spettacoli erano leggendari ma anche storici. Tuttavia l’abilità del burattinaio consisteva in una cosa: dare a ciascun personaggio una connotazione ulteriore relativa al paese specifico che i “pupi” stavano visitando. Come cineasta il mio compito era quello di creare una favola per adulti, una fiaba per ragazzi cresciuti; e il mio rapporto col cinema era quello di un burattinaio con i suoi burattini”.

  3. Paolo E. Says:

    Grazie a te, Lara! (A proposito: i film di Sergio Leone sono stati la colonna sonora della mia infanzia. Un ammirato pensiero a Ennio Morricone.

  4. Lara Manni Says:

    D’accordissimo: le due scene che ho postato senza Morricone perderebbero in forza, e non poco. Ma la musica non basta: pensa all’altra assai celebre sparatoria western e mettila a confronto (High Noon):

  5. Marco85 Says:

    Io voto per questo.

  6. Lara Manni Says:

    E guerra sia 🙂

  7. M.T. Says:

    Bellissima la melodia di Per qualche dollaro in più. Come lo è quella di C’era una volta il west.
    Certo, Clint- futuro Roland di Gilead è un’associazione che viene facile, l’Eastwodd di allora è l’interprete ideale per il personaggio di King, anche se non avrei visto male nel ruolo neanche il Bronson-Armonica di C’era una volta il west: ottima interpretazione.

  8. Lara Manni Says:

    Ciao M.T! E’ lo stesso King a raccontare, nella prefazione di uno dei volumi della Torre Nera, ad aver modellato fisicamente sul pistolero di Sergio Leone il proprio, e di aver avuto quei film in mente, insieme a Il signore degli anelli, per l’intera saga.

  9. M.T. Says:

    Ciao 🙂 Sì, mi ricordo la parte riferita alla figura creata da Leone e interpretata da Eastwood, per questo dicevo viene facile pensare all’attore. E proprio da quelle parole m’era venuta in mente eventuali alternative di attori che sul grande schermo potevano interpretare Roland. Certo è tutto irrealizzabile, dato che una trasposizione con certi attori andava fatta in altri tempi, ma immaginare non costa nulla 🙂
    E’ vero che King ha parlato anche d’ispirazione verso il SdA, ma sai che mi sfuggono i punti in cui possono esserci dei contatti con le due opere?

  10. Paolo1984 Says:

    Leone, Peckinpah, High Noon..sto godendo come mai nella mia vita! Grazie a tutti!

  11. Lara Manni Says:

    M.T., non so a che punto sia la trasposizione in serial della Torre Nera: mi informo. Per quanto riguarda Isda, penso che sia il respiro epico a interessare King, e una narrazione che è “fantasy”, ma con grandi debiti verso il western.
    Paolo, allora ti faccio un altro regalo. in tema 🙂

  12. Giobix Says:

    Leone fece un bel frullato: prese i samurai, li mise nella frontiera americana e gli diede uno sguardo italiano

  13. M.T. Says:

    I Sette Samurai di Akira Kurosawa: altro bellissimo film 🙂

  14. Lara Manni Says:

    Paolo, di niente! 🙂 MT, mi sono venuti in soccorso su Facebook postandomi il pezzo di King. Eccolo qui:
    “Paradossalmente, c’è voluto un regista straniero, l’italiano Sergio Leone, per fissare in qualche modo la forma archetipica del film americano, per definire e meglio caratterizzare ciò che la maggior parte degli spettatori americani, a quanto pare, vuole.
    Ciò che Leone ha fatto in Per un Pugno di Dollari, Per Qualche Dollaro in più, e, in modo assolutamente grandioso, in C’era una Volta il West, soltanto impropriamente potrebbe definirsi satira (…) C’era una Volta il West, in particolare, è un’iperbole imponente e stupendamente volgare dei già iperbolici archetipi del western americano. In questo film i colpi di rivoltella rimbombano come deflagrazioni atomiche; i primi piani durano minuti, le sparatorie vanno avanti per ore; le strade delle particolarissime cittadine del West create da Leone sono larghe come autostrade”

  15. In_mezzo_alla_segale Says:

    Voto per questa, per mille e uno motivi.
    _________________________________

    SPOILER!!!
    Se non volete rovinarvi il finale non guardatelo.
    ____________________________________

    John Ford è un adorabile imbroglione, usa i canoni classici ma li stravolge. Mescola generi, spariglia le carte. Il western è solo facciata, ma dentro c’è molto di più.

    Il vincente predestinato in realtà perde tutto, e non solo lo sa, ma è lui stesso mettere in moto il meccanismo. L’eroe era il perdente predestinato, che si ritrova a sopportare una vittoria che sa immeritata.
    La storia d’amore c’è, ed è parte integrante della trama, non un accessorio.

    Alcune finezze commuovono ancora oggi: il lancio del fucile a Pompeo, come a chiudere definitivamente la faccenda prendendo distanza dalle proprie azioni è meraviglioso.

    Inutile dire che fa parte della MIA refurtiva, e sta nell’angolo delle “cose preziose”.

  16. Lara Manni Says:

    Pur non avendo frequentato moltissimo il western classico, tranne alcuni capisaldi, amo questo film. Però rispondo con questo. 🙂

  17. Giobix Says:

    sta entrando in produzione il nuovo film di tarantino che si chierà “Django unchained” (più chiaro di così) e avrà il punto di vista di uno schiavo nero

  18. Lara Manni Says:

    E noi lo si attende. 🙂

  19. In_mezzo_alla_segale Says:

    Quello non è un western classico, e forse proprio per questo è poi diventato un lcassico. Meraviglioso.

    Tra parentesi, Knockin’ on heaven’s door è stata una delle Dieci Canzoni da salvare dal diluvio, almeno fin quando mi ha colpito un’incontrollabile allergia a Bob Dylan. Però questa è un’altra storia.

  20. Lara Manni Says:

    Prima o poi mi piacerebbe parlarne, dell’altra storia: perchè ho amato non solo quella canzone ma altre di Bob Dylan…e poi? Sono cambiata io? E’ cambiato lui? Perchè è uno dei grandissimi che con difficoltà ha scavallato il Novecento, mi pare.

  21. In_mezzo_alla_segale Says:

    Il cambiamento (non importa se nostro o dei miti viventi) ci sta, e purtroppo fa sempre qualche vittima. C’è la poesia della crescita, dell’allontanamento, dei nuovi traguardi che necessitano di nuove colonne sonore. Se ne può parlare all’infinito.

    Ma questa è DAVVERO un’altra storia.

    Niente poesia, niente crescita.

    Immagina: una strada dritta, una bella giornata, il cilma ideale. Stai filando sul tuo vecchio scassone [metti tu marca e modello], un po’ oltre i limiti. Non c’è una meta precisa, vai e basta. Finestrino aperto, paglia, niente pensieri. Ti sei lasciato indietro un brutto periodo, la sensazione è che più strada fai e più ti allontani dalle rogne.

    C’è una cassetta nel mangianastri (niente CD, niente MP3, è un vecchio scassone), una delle tue preferite, di [metti tu il nome]. Canti alla disperata, tanto chi ti sente?

    Scoppia una gomma sfondi il guard-rail rotoli giù per il pendio.

    Ti fermi ruote all’aria. Puzza di benzina, vetri dappertutto. Non riesci a uscire, sei incastrato. A testa all’ingiù. La cassetta continua ad andare, nel silenzio del dopo botto è assordante, non arrivi nemmeno a spegnere lo stereo, riesci solo a vedere che è accesa la spia dell’autoreverse. Quando finalmente arrivano i soccorritori, dopo tre giorni, credi che sia un’allucinazione e gli urli di andarsene.

    Passa del tempo, e ti prende lo sfizio di passare dallo sfasciacarrozze per rivedere il tuo vecchio scassone. Ti allunghi dentro al finestrino sfondato, pigi un tasto dello stereo e ti ritrovi in mano una cassetta. QUELLA cassetta. Cosa ne farai?
    E quando passeranno alla radio una di QUELLE canzoni, quali saranno le tue reazioni?

    È tutto falso, ma spero di essermi spiegato.

  22. Lara Manni Says:

    Molto bene, e bella la mini-storia.

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