Il diritto di scegliersi un nome

Su Facebook, ho amici che hanno molti nomi, pochi dei quali corrispondono a quelli segnati sui documenti.
Sulla carta, ho avuto amici che si sono chiamati con nomi diversi da quelli che sono stati dati loro alla nascita: Umberto Poli (Umberto Saba), Ettore Schmitz (Italo Svevo), Curzio Suckert (Malaparte), Vittoria Guerrini (Cristina Campo). Per non parlare di Pessoa, e di King e di centinaia di altri scrittori.
Ma solo gli scrittori hanno diritto a uno pseudonimo?
Sembra di sì: due giorni fa, il profilo Facebook di un mio amico è stato disabilitato. Motivo, l’aver utilizzato il nome di un personaggio di un manga.  Regole di Facebook, si dice. Che vengono applicate in modo, pare, più massiccio del solito (dopo le esternazioni di qualche settimana fa) proprio nei giorni in cui Google chiede il numero di telefono a chi vuole utilizzare gmail (qui un post interessante).
Non mi piace. Penso che uno dei punti giudicati indispensabili per l’innovazione digitale vada ricordato e sottolineato con forza:

“Impropriamente fatto passare come “anonimato on line”, il diritto a non essere identificati dagli altri utenti (ma soltanto dalla polizia postale su mandato dell’autorità giudiziaria) è lo strumento principale attraverso il quale la Rete consente di far emergere una quantità enorme di notizie che possono costituire un patrimonio collettivo. Ad esempio, quelle di un lavoratore che denuncia on line il mancato rispetto delle norme di sicurezza nella sua azienda ma non vuole subire ritorsioni dalla stessa. Non si tratta di difendere l’anonimato on line, perché viene appunto garantito l’ovvio diritto della polizia postale, su richiesta di un magistrato, di identificare e perseguire chi eventualmente commette reati sul Web (dalla diffamazione alle truffe, fino alla pedofilia).”

Io penso che chiunque abbia il diritto di usare Facebook, o altri social network, con il nome che preferisce. Questa è stata ed è una delle caratteristiche più importanti di Internet, negli ultimi tempi: seguo decine di blog i cui autori si firmano con un nickname, e non mi interessa affatto sapere come si chiamano davvero. Mi interessa quello che scrivono.
Io penso, ancora, che chi utilizza la rete, e chi crede nella rete, debba agire per difendere un diritto niente affatto secondario.  Sul come, mi sto interrogando, in questo momento, insieme a voi.

 

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52 Risposte to “Il diritto di scegliersi un nome”

  1. Shingo Tamai Viola Says:

    Rivendico il diritto alle mie multiple identità. sono una schizofrenica della rete. e non è facile non ingrbugliarle tra loro, ricordandosi dove ti firmi in un modo e dove sei qualcun altro. Però è innocuo: sono qualcuno quando scrivo e recensisco fan fiction, qualcun altro quando scrivo di altro e recensisco nerdaggini, qualcun altro ancora quando parlo dei fatti miei sul blog e ancora qualcun altro in altre circostanze. non faccio nulla di illegale, non faccio niente di dannoso, volgio solo tenere distinte le mie diverse vite, ma basterebbe un minimo sforzo per unire i puntini, se si volesse.
    La polizia postale vuole i miei dati? Ce li ha già, suppongo.
    Li vuole Google, Facebook, Twitter? Oh, ma che vuoi? Perché dovrei darteli? Questo sì mi fa venire voglia di falsificare ogni dato e nascondermi dietro una delle mie identità segrete, come un supereroe della mutua.

  2. Lara Manni Says:

    Esatto. Io sono Lara e sono Rosencrantz, e sono felice di essere entrambe. Peraltro, non si capisce perchè dovrei dare a Google, o a Facebook, un recapito telefonico, per esempio, che sono quasi certa verrà utilizzato a scopi commerciali.

  3. Glauco Says:

    Il problema, credo, nasce dai ladri di identità… ovvero coloro che magari si iscrivono su FB usando credenziali false (non fittizie come un nickname, bensì nome e cognome di personaggi pubblici e non).

    Come fare per riconoscere il vero dal falso? Google chiede il numero di telefono, e non permette i nickname (se ho capito bene)… FB ha altri sistemi.

    Certo è una questione complessa da gestire e bisognerebbe discuterne approfonditamente, perché questi social network stanno acquisendo parecchie informazioni su tutti noi, in un certo senso, ci stanno schedando in maniera molto approfondita. E la cosa interessante è che siamo noi stessi a dare “volontariamente” queste info a tutti loro!

  4. Prisca Says:

    So per certo che Facebook, inoltre, non accetta il nome “Angel”, ah ah ah! Per anni mi sono nascosta dietro improbabili pseudonimi ed è stata una mia decisione smettere. Non giudico in malo modo, però, chi sceglie di utilizzare questa “maschera” virtuale e proteggere i propri dati nel miglior modo possibile. Ma il mondo è costruito su i sensi e i controsensi. Quindi, ormai è quasi tutto lecito.

  5. Lara Manni Says:

    Anche Facebook, ultimamente, chiede recapiti telefonici. Il problema, però, è di principio: se io voglio registrarmi a Facebook come Luthien Tinuviel o qualsivoglia nome, dovrebbe essere un mio diritto, a meno che io non violi la legge.

  6. Giobix Says:

    Io uso un nickname semplicemente per la comodità di farmi identificare dagli altri utenti di un sito che frequento, non ho mai pensato di dargli qualche personalità su misura. Diciamo che non avendo un blog o un sito a mio nome, troverei anche un po’ pretenziosa la firma per esteso in un commento al volo.
    non ho nemmeno paura di farmi identificare, ma ultimamente ho cominciato a sloggarmi da youtube (che è di google) perchè mi sentivo “seguito”. Se cerco la recensione di un film, non mi interessa l’elenco di tutti cinema che lo danno intorno a casa mia 😦

  7. Lara Manni Says:

    E vogliamo parlare di gmail, dove ogni volta che scrivo, che so, la parola “Norvegia”, vedo apparire a destra tutte le pubblicità di voli a basso costo per la medesima?
    Ad ogni modo: pensate che una lettera-appello-petizione-altro sarebbe ultile?

  8. Vincent Mancuso Says:

    Chi mi conosce mi conosce più come Sesshomaru Sama che come Vincent, in Word press sono spirito del silenzio, ma faccio tutto alla luce del sole, i miei amici sanno come mi chiamo, chi sono, e che ho 3 nick, io mi offendo se vengo paragonato a qualcuno che lo fa per altri interessi, che si traveste per addescare ragazzini o derubare le case, ma stiamo scherzando potrei anche denunciarli e sono sull’orlo del limite. Noi se trattiamo con facebook dobbiamo pensre che è diventato un boom di avidità, che non è più il sito di una volta dove si era liberi di giocare, o di dividersi gli amici secondo i profili. C’è gente che ha 6 sim nel telefono e penso che sia una cosa molto simile. Tanto tramide gli indirizzi IP e gli operatori si risale sempre alle generelità e non dimentichiamo che gli indirizzi IP sono proprio nati per tutelare la privacy.

  9. Lara Manni Says:

    Si ha il diritto di avere anche venti nick, se lo si desidera. E’, ripeto, un diritto che è stato riconosciuto agli scrittori nei secoli e non si vede perchè non debba spettare anche a chi scrive sulla rete.

  10. tanabrus Says:

    Scusa Lara, ma il diritto all’anonimato in rete non c’entra un bel niente con un ipotetico diritto all’anonimato su servizi privati come Facebook o Google, che ti forniscono i loro servizi in modo gratuito.

    In cambio di cosa? In cambio dei soldi che porta loro la pubblicità.
    E la pubblicità, nell’epoca del web social, vuole l’identità reale, vuole il volto dietro la maschera. L’arrivo di Google Plus (e la sua politica di verifica dei nickname) ha dato un’accelerata a questa “guerra per le identità” tra Google e Facebook, in palio ci sono milioni di dollari da parte delle aziende.

    Giusto? Sbagliato?
    Ognuno avrà la sua opinione in merito.
    Ma visto quanta gente è iscritta su FB, malgrado la privacy inesistente e le assurde condizioni che danno tutto in mano alla piattaforma blu (foto, messaggi, dati immessi) dubito che a molti interessi realmente la privacy o l’anonimato.

    Comunque, quello che volevo dire è che Facebook (o Google) sono ditte private che offrono un servizio. Il web è una cosa, il social network di turno è un’altra cosa. Nessuno è costretto a iscrivercisi, nessuno è costretto a essere su FB o ad avere l’account su Gmail (e usufruire così di reader, chromebook, documents, calendar, apps…).
    Ci sono i ToS, se a uno non vanno bene non li accetta e passa ad altro.

    Non penso possa esistere in nessun paese una legge che imponga a una ditta che crea qualcosa in rete di accettare o meno utenti cno nomi fittizzi. Sarebbe una cosa diversa se a livello di ISP obbligassero tutti ad avere un IP statico legandolo indissolubilmente a una persona, quella sarebbe la morte dell’anonimato in rete, la tracciabilità completa di tutta la tua navigazione in rete. Ma sarebbe a livello statale.
    FB chiede i nomi veri come G+? Se mi va bene resto, altrimenti saluto e passo a Twitter. O a Diaspora. O a niente.
    Voglio FB? accetto le loro condizioni per usare il loro servizio gratuito.

    Nessuno obbliga a niente, e internet è sempre “anonimo” 😉

  11. Cesare Says:

    Mah, Tanabrus mi sembra un po’ un ognuno pensa a se stesso e il resto chi se ne frega. Non mi pare che un privato possa comunque andare contro un diritto riconosciuto. E se anche le piattaforme di blogging adottassero la stessa norma?.

  12. landofdreams.staff@gmail.com Says:

    Io invece penso che sia corretto non fare utilizzare nomi falsi. Uno pseudonimo va benissimo, Facebook non cancella account con pseudonimi; nomi falsi, invece, presi da manga, televisione, libri, ecc. non hanno motivo d’essere.

  13. Ayame Says:

    …Lara, mi sistemeresti il commento sopra? Ho invertito mail e nickname 😄

  14. Valberici Says:

    Io la penso più o meno come Tanabrus. Ognuno è padrone a casa sua, così come io posso decidere di non andare nelle case che non mi piacciono. Se feisbuc cesserà di permettermi alcune cose allora io smetterò di utilizzarlo, tanto per l’utilità che ha…. E se un domani tutto il web sarà privo di libertà allora mi siederò più spesso in veranda con un buon libro. 🙂

  15. Barbara Says:

    Ciao Lara, volevo segnalarti che anche il profilo Facebook di Adriano Sofri è stato bloccato, credo per gli stessi motivi. Forse il fatto che si tratti di una personalità pubblica smuoverà quelli che ancora pensano che Facebook sia una ditta privata e non il più potente mezzo di comunicazione a disposizione su Internet.
    Questo il testo pubblicato su Il Foglio:
    “Ho da un paio d’anni una pagina Facebook a mio nome.Siccome non può avere più di 5mila “amici”, ne aprii un’altra intitolata Conversazione con A.S. Sono stato inopinatamente squalificato, con il seguente messaggio esplicativo, che dichiara che io non sono io, ipotizza che io concluda affarie appuntamenti, e soprattutto conclude con un verdetto ineluttabile: “Per nessun motivo”. Adesso, scomparsa la mia pagina con le migliaia di commenti e messaggi, leggo quello che gli altri scrivono nella seconda pagina, restata aperta a tutti tranne che a me, che ne sono il titolare. Quanto all’eventualità che io non sia io, nemmeno in questa Piccola posta, non saprei come negarla. Cara Laura User Operations, intanto, non sapendo se tu sia davvero tu, pubblico la tua ordinanza, che dice:

    “Il tuo account è stato disabilitato poiché

    violava le Condizioni di Facebook.

    Abbiamo determinato che il tuo profilo

    non ti rappresenta in modo autentico, e

    ciò rappresenta una violazione delle nostre

    normative. In base alle nostre normative,

    il tuo profilo:

    * deve contenere il tuo nome e la tua

    data di nascita reale.

    * non può fare le veci di qualcuno o

    qualcosa (ad esempio, non è consentito

    creare profili per rappresentare personaggi

    famosi, animali domestici, idee od

    oggetti inanimati).

    * non può essere usato per contattare

    stranieri al fine di concludere affari o

    combinare appuntamenti.

    Facebook è una comunità in cui le persone

    si connettono con gli amici e condividono

    elementi con loro usando le proprie

    identità reali. Fare le veci di altri,

    creare più account o rappresentare in

    modo falso un’organizzazione sono azioni

    che compromettono la fiducia e la sicurezza

    della comunità.

    Quando rileviamo violazioni sul sito o

    riceviamo segnalazioni di violazioni mettiamo

    in atto le nostre normative. Se esistono

    altri account non autentici sul sito,

    è solo perché non sono stati ancora segnalati

    e rimossi.

    Purtroppo non riattiveremo il tuo account

    per nessun motivo.

    Per maggiori informazioni sulle nostre

    normative, leggi gli Standard della comunità

    di Facebook: com/communitystandards/

    Grazie, Laura. User Operations, Facebook”

    Qui alcuni blog che ne parlano:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/17/facebook-libero-non-se-ti-chiami-adriano-sofri/158113/
    http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2011/09/15/quel-sofri-li-lo-togliamo-da-facebook/

  16. Lara Manni Says:

    Grazie Barbara.
    Valberici, Ayame, Tanabrus: il vostro è un ragionamento più che lecito. Lecito, però, sostenere, come fa Barbara, che Facebook è comunque un medium che detta leggi, in questo momento. Non capisco perchè non sia possibile aprire un account che si discosti, anche minimamente, dalla carta d’identità.

  17. Valberici Says:

    Mah, e quali leggi detterebbe facebook? A me par solo un gran caos con un gran rumore di fondo. Molto meglio twitter che, non a caso, è il mezzo che si è usato nelle rivolte del sud mediterraneo.
    Poi una ditta privata è libera di adottare le regole che vuole, a patto che non violi la legge. A meno che non si voglia un controllo dello stato sui media più diffusi, ma mi pare un pochino stalinista. 😉

  18. Lara Manni Says:

    Val, a me sembra che l’espressione “ditta privata” a proposito di Facebook sia un tantino riduttiva. Ma forse sbaglio.

  19. tanabrus Says:

    Beh, se non è una ditta privata cosa è?
    Non è un progetto open-source (per il quale comunque ci sarebbe un’organizzazione privata, vista la mole di denaro che gira intorno a Facebook), non è qualcosa di governativo, non è gestito da un’università o da un ente di qualsivoglia genere.

    E’ una ditta privata che ha guadagnato un mare di soldi da questa sua creatura, e che trovatasi di fronte al dilemma “alzare la posta in palio seguendo Google o vendere tutto prima del fallimento?” ha optato per la prima ipotesi, entrando nel “gioco dei giochi” assieme a BigG.

    Non è e non è mai stato un ente di beneficienza che elargiva il social network ai cittadini per il gusto di farli incontrare e divertire…

  20. Giobix Says:

    “non può essere usato per contattare stranieri al fine di concludere affari o combinare appuntamenti”
    (moglie e buoi dei paesi tuoi)

  21. Lara Manni Says:

    E siamo d’accordo: analisi lucidissima, Tanabrus. Però, prima di mollare Facebook al suo destino, mi piacerebbe capire se gli utenti hanno o meno la possibilità di protestare. Un social network è fatto di “clienti”, dunque: e i clienti possono sporgere reclamo.
    Giobix 🙂

  22. tanabrus Says:

    Beh, la protesta è più che lecita. Basta pensare a quando vennero fuori (cioè qualcuno si mise a leggere per davvero i ToS) gli orrori della privacy: piovvero rettifiche alla privacy, nuovi pulsanti per consentire tutto e il contrario di tutto.

    Però occhio, il cliente non sei te. Te sei la merce esposta sullo scaffale. Il cliente sono le ditte 😉

  23. Lara Manni Says:

    Ed è per quello che io il mio telefono non lo mollo a Facebook, finché posso. E neanche a gmail che continua a chiedermelo molto tempo dopo aver aperto l’account (peraltro: possibile che le cose possano cambiare “in corsa”?)

  24. tanabrus Says:

    Purtroppo si, essendo cose gratuite. Non possono obbligarti, ma possono cheiderti di accettare nuove condizioni per continuare a usufruire del servizio.
    Fosse stato qualcosa a pagamento invece ci sarebbe un contratto stipulato al momento della “firma”, e a quello sarebbero costretti ad attenersi. Più o meno.

    (Comunque a me ancora non l’hanno chiesto, il cellulare… in compenso lo hanno chiesto le Poste, ormai diventerà obbligatorio avere il cellulare ed avere campo per fare operazioni online sul conto della Posta o.o )

  25. Lara Manni Says:

    Ma…Orwell era un dilettante?

  26. tanabrus Says:

    Scriveva fantascienza vera, anticipando i tempi.
    Ora ho paura che anche Ian McDonald appartenga a questa schiera, e che il futuro possa essere ancora peggiore…

  27. Lara Manni Says:

    Parli di Necroville? 😦

  28. tanabrus Says:

    No, mi sono letto ieri Il circo dei gatti di Vishnu.
    Sono incerto riguardo il giudizio complessivo sul libro, la sua brevità mi lascia interdetto, ma quello che ci sta dietro è inquietantemente vicino alla realtà. O almeno alla realtà che potrebbe essere.

  29. Valberici Says:

    Vero, la protesta è lecita, ma, come sempre avviene nei sistemi capitalisti, dei quali la democrazia è il miglior involucro, la protesta della minoranza sarà ignorata 😉

  30. Lara Manni Says:

    Tanabrus, non l’ho letto e provvedo.
    Val. Probabilissimo. Il che non significa che non sia giusto farla 🙂

  31. citizenkane Says:

    L’anonimato on-line dovrebbe essere garantito a tutti. Se uno apre una casella e-mail con nome finto e la usa per organizzare truffe o per insultare qualcuno, basta chiudere l’email o risalire all’IP che ha aperto la casella postale. Le “schedature preventive” sono inaccettabili: se Google insiste nel chiedere il numero del vostro cellulare, passate alla concorrenza. Sempre su Google, non è una novità che chiuda blog scomodi (anche di carattere politico): anche lì vale la regola “passare alla concorrenza”. Per quanto riguarda Facebook, se uno legge attentamente i regolamenti sulla privacy… rinuncia all’idea di registrarsi.

  32. Lara Manni Says:

    Per quanto riguarda Gmail, seguirò il consiglio. Su Facebook, mi piacerebbe almeno tentare una forma di protesta.

  33. queenseptienna Says:

    Io credo che sia un diritto di tutti chiamarsi come si vuole. Se io non voglio usare il mio vero nome, ma uno pseudonimo, devo essere libera di farlo.
    O se voglio chiamarmi come il mio manga preferito, perché non posso farlo?
    Un conto è chiamarsi come una persona realmente esistente, ma per qualcosa che non esiste dove sta il problema, che male fa?
    Mah.
    E di sicuro, per qunto fervente sostenitrice di Google, il mio numero di telefono se lo scordano e così Facebook.

  34. Lara Manni Says:

    Ragioni di bieca concorrenza fra mega-corazzate che, evidentemente, vogliono presentare un’immagine rassicurante.

  35. Carlotta Says:

    Facebook è una piattaforma privata. Ha delle regole. Non ti piacciono le regole? Alzi i tacchi e vai altrove.

    “Io penso che chiunque abbia il diritto di usare Facebook, o altri social network, con il nome che preferisce. Questa è stata ed è una delle caratteristiche più importanti di Internet”
    Peccato che FB abbia avuto successo proprio perché la gente si è stufata di nickname e avatar che rappresentano qualcun altro: altrimenti non vedo che differenza ci dovrebbe essere tra FB e un altro SN qualsiasi.

  36. Lara Manni Says:

    Sai com’è, Carlotta, io amo molto una frase di Murakami Haruki che dice: ““Between a high, solid wall and an egg that breaks against it, I will always stand on the side of the egg.”
    Mi rendo conto che si tratta di una scelta imbecille. Hai ragione tu.

  37. FrancescoFalconi Says:

    Mi ha fatto molto riflettere il ragionamento di Carlotta. Si sa, molte cose si danno per scontato senza pensarci.
    E’ vero: il grande successo di facebook deriva proprio dal fatto che gli iscritti sono costretti a mettere nome, cognome e faccia, non un nickname. E la gente partecipa attivamente proprio per questo motivo.
    Chissà, illazioni. Forse la crescita esponenziale di nickname ha fatto allarmare il quartier generale FB che ha imposto leggi più restrittive.

  38. Lara Manni Says:

    Non concordo 🙂 Il grande successo di Facebook è dovuto all’immediatezza, semplicità d’uso, possibilità di accorpare in un solo luogo scrittura, micro-blogging, diffusione di immagini e video, e anche giochi. Penso che la questione del nickname sia sentita da una parte dell’utenza, com’è normale che sia, e che ci sia un’altra parte che invece ne rivendica l’uso.
    La questione non riguarda le scelte o le sensibilità individuali: per me, riguarda il tentativo, ad opera dei due colossi attuali del web, di cambiare il modo di stare in rete. Alle proprie regole.

  39. Carlotta Says:

    “Mi rendo conto che si tratta di una scelta imbecille. Hai ragione tu.” No, semplicemente non è una scelta. E’ un impostazione di atteggiamento a priori. Se non mi danneggi, liberissima di.
    Però se tu vieni a fumare in un locale di non fumatori, visto che c’è una legge in proposito, il gestore è autorizzato a prendere provvedimenti. E se non lo fa perché preferisce tutelare la tua ‘libertà’, allora non mi sento tutelata io e in quel locale non ci andrò più.

    @Francesco: non mi ricordo se l’ho letto su un articolo su La Stampa o se ne parlavano direttamente in ‘The Social Network’.

  40. FrancescoFalconi Says:

    Dici? Eppure ci sono tantissimi siti che offrono servizi simili, dal quasi defunto MySpace ai nuovi Tumblr e Google+. A livello mondiale, non locale, vince Facebook. In tutta sincerità non credo sia solo un fattore di moda o di User Experience. Concordo con Carlotta, è uno dei punti vincenti.
    Capisco quanto dici nel tuo post, Lara, ogni motivazione. La mia era solo una considerazione sulla riflessione di Carlotta, spunto che mi è parso interessante.

  41. FrancescoFalconi Says:

    @Carlotta: se ti capita di ritrovare l’articolo o altro, me lo segnali? Sono info che mi piace leggere, anche per lavoro. Thanx 😉

  42. Lara Manni Says:

    Carlotta, tu vedi nella scelta di un nick un “danno”. Sia, nel momento in cui qualcuno lo usa per infastidirti. Ma a fronte di una minoranza che persegue questa pratica (peraltro molto gradita anche a persone che si firmano con nome e cognome) ci sono altri che usano un nick per milioni di altri motivi. Ho già fatto più volte l’esempio: esistono blogger di cui non si conosce il nome reale e non per questo sono meno autorevoli. E’ quello che scrivi che fa la differenza, non chi lo scrive. Il paragone con il fumo (detto da una fumatrice) non calza. Il fumatore sceglierà l’aria aperta, o casa sua. Ma il navigatore deve avere la possibilità di frequentare la rete come fin qui è stata. E non di dover fornire la propria reale identità per diventare, soprattutto, un consumatore.

  43. Marco Says:

    “Non ti piacciono le regole? Alzi i tacchi e vai altrove”. Dicevano così anche nel 1938.

  44. Anita Says:

    Non è inaccettabile solo la battuta di Carlotta, ma il ragionamento. Siamo in presenza dei due soggetti che monopolizzano, ci piaccia o no, la comunicazione nell’anno 2011, e che la monopolizzeranno sempre più. Google (e dunque non solo google+ o gmail, ma anche YouTube), e Facebook. Questi due soggetti cambiano le regole del gioco così come si era svolto fino a questo momento. E le cambiano in corsa: perché quando Facebook è arrivato in Italia il repulisti dei cosiddetti “anonimi”, che anonimi poi non sono (l’esempio di Sofri è lampante) non c’era, ma è stato intrapreso dopo le norme restrittive di Google+. Significa che, a ricasco, cambieranno anche le altre. E’ come se le librerie Feltrinelli decidessero di non vendere più i libri degli autori, che so, cubani. Perchè no, per tutelare le famiglie. Quello che Carlotta rivendica serenamente, “non è una scelta”, è in realtà un diktat. Volto a ottenere dati sensibili, storie personali e tutto quel che serve per rendere mirati i messaggi pubblicitari.
    Quando si dice “ma è un servizio privato gratuito”, mi viene da ridere. Gratuito? E i messaggi pubblicitari che riceviamo in cambio? E i nostri nomi usati dentro quei messaggi?
    Suggerisco la lettura di questo post di Luca Sofri, che dissente dall’idea di denunciare Facebook (che io trovo interessante, invece) ma dove, specie nei commenti, si trovano opinioni più consistenti di “o mangi la minestra o salti dalla finestra”.

  45. Anita Says:

    Dimenticavo il post:
    http://www.wittgenstein.it/2011/09/19/schiavi-di-facebook/

  46. Lara Manni Says:

    Link interessantissimo, Anita, lo rilancio, grazie.
    Francesco, permettimi di continuare a dubitare (anche della validità scientifica del ragionamento del blogger).

  47. Lara Manni Says:

    Avviso: nello spam è finito un commento di “precaria guerrilla”, ma me ne sono accorta mentre lo stavo svuotando. Potrebbe rimandarlo? Grazie e scusa.

  48. Profiling « V(ale)ntinamente Says:

    […] ha parlato a più riprese Lara Manni a proposito della disattivazione dei profili con […]

  49. Feleset Says:

    Premetto che non amo Facebook e lo uso solo quando ho necessità di contattare alcune persone.
    Un social network a mio avviso nasce proprio con l’intento di schedare le persone perché possano interagire tra loro. Io entro nel profilo di Tizio: so che Tizio ha 23 anni, che è fidanzato, che studia medicina, che è biondo con gli occhi azzurri. Se Tizio si iscrivesse chiamandosi Caio, dicesse di avere 30 anni, di essere single, di fare l’avvocato e di essere moro con gli occhi verdi, ai miei occhi sarebbe un’altra persona. Tutto ciò in un forum o in un blog non avrebbe alcuna importanza (come dice Lara, conta ciò che si scrive, non chi lo scrive), ma su uno strumento fatto per socializzare il discorso è diverso.
    Ecco perché io amo i forum e i blog e disprezzo i social network. Qui io sono Feleset, e a nessuno importa sapere come mi chiamo, cosa mangio o quanti animali tengo in casa. Su Facebook invece sono nuda in mezzo a una piazza.

    Conclusione: sono favorevolissima all’anonimato e ai falsi nomi, ma temo che Facebook non sia il luogo più adatto per discutere di queste cose.

  50. Lara Manni Says:

    Ma Facebook rischia di sopravanzare il web con questa concezione, Feleset. Certo, potremmo disertarlo in massa, ma ci credo poco: anche perchè non viene usato solo per socializzare, ma per condividere contenuti.

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