Fantasy italiano sul Messaggero

Articolone nella prima di cultura de Il Messaggero di sabato, a firma di Luca Ricci. Il titolo è Spaghetti Fantasy. Ve l’ho pazientemente ricopiato con le mie mani, ed eccolo qui sotto. Mi interessa molto la parte su letteratura realistica e fantastica, ovviamente:

“L’ultimo scampolo d’ottobre è ormai dedicato ai preparativi per la festa di Halloween. Torme di ragazzini assaltano i negozi per accaparrarsi dentiere da vampiro e gli addobbi per la casa sono costituiti da sarcofagi di plastica o pietre tombali in polistirolo. E se è vero che il business complessivo per la festa si aggira intorno ai 400 milioni di euro (solo per le zucche intagliate vere o finte si spenderanno 15 milioni), diventa balzano chiedersi se la ricorrenza a stelle e strisce abbia un senso anche qui da noi.
Ma qual è il libro ideale da tenere sul comodino per la fatidica notte delle streghe? Tutto fa pensare a un romanzo fantasy. Che la cosiddetta letteratura di genere sia stata ampiamente sdoganata rispetto alle alzate di sopracciglio che suscitava in passato (a onor del vero, soprattutto nella critica), è un fatto assodato. Dopo i successi mondiali delle saghe di Harry Potter e Twilight (non dimenticando i classici come Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien o il ciclo de La torre nera di Stephen King), oggi esiste una pattuglia agguerritissima che pratica il genere senza imbarazzi, e con un’abilità tecnica degna degli autori stranieri più affermati.
La stella incontrastata del fenomeno resta l’astrofisica Licia Troisi, vera e propria signora (ma è solo del 1980!) degli spaghetti fantasy. Ambientate in un’epoca sospesa che ricorda il medioevo, pullulante di gnomi, folletti e draghi, Le cronache del mondo emerso (Modadori, 2004-2005), Le guerre del mondo emerso (Mondadori, 2006-2007) e Le leggende del mondo emerso (Mondadori, 2008-2010) hanno venduto oltre due milioni di copie e sono state tradotte in diciotto paesi. Tenere aggiornato l’elenco delle pubblicazioni della Troisi- tra ristampe,uscite in tascabili e nuovi titoli – è quasi impossibile. Da Mondadori però fanno sapere con giustificato orgoglio che il prossimo novembre vedrà la luce una nuova saga. Per adesso possiamo fantasticare – è proprio il caso di dirlo – solo sul titolo.
I regni di Nashira. Il sogno di Talitha. Ma la Troisi è soltanto la punta dell’iceberg della tendenza. Spopolano o hanno spopolato anche le streghe di Chiara Palazzolo (Nel bosco di Aus, Piemme 2011), i demoni di Lara Manni (Sopdet, la stella della morte. Fazi 2011), il becchino di Francesco Barbi (L’acchiapparatti, Baldini e Castoldi 2009), gli eretici di Alan D.Altieri (il ciclo Magdeburg, Corbaccio, 2007-2009), la principessa di Chiara Strazzulla (Gli eroi del crepucolo, 2008 Einaudi Stile Libero).
Certo, per alcuni è solo intrattenimento puro, o letteratura young-adult (nasce per essere consumata dai teenager e attraverso quello che viene definito crossover finisce sui comodini degli adulti che di solito non leggono). E le  critiche a volte provengono proprio dagli esperti del settore. Silvio Sosio, tra i fondatori della casa editrice Delos Book, sul sito fantascienza.com già nel 2004 riguardo a Licia Troisi tuonava: “Abbiamo il sospetto (speriamo con tutto il cuore di sbagliarci) che per vendere davvero tante copie il fatto di scrivere qualcosa che ricorda altri mille libri già letti non importi così tanto, perchè la maggior parte della gente gli altri mille libri non li ha letti affatto; perchè dettagli stonati e scrittura ingenui, in fondo non vengono notati, o forse sono addirittura più congeniali a un pubblico generico poco avvezzo alla lettura”.
Volendo, la qualità si potrebbe trovare in genere contigui al fantasy. Il fantastico non riguarda solo universi paralleli al nostro, regolati da leggi coerenti ma straordinarie, al contrario diventa davvero interessante quando s’intreccia alla realtà quotidiana. Tutta la letteratura realistica è fantastica senza saperlo. Mentre non c’è modalità letteraria che abbia a che fare con la realtà più di quella fantastica. Insomma tutto il XIX secolo è costellato di racconti fantastici di matrice romantica, a far da contrappeso all’Illuminismo e al suo senso, talvolta un po’ opprimente, di cieca fiducia nel progresso scientifico. I nomi e i titoli più in vista si possoo recuperare attraverso alcune retrospettive antologiche: Racconti fantastici dell’Ottocento (a cura di Italo Calvino, Mondadori 1983), L’Italia magica (a cura di Franco Contini, Einaudi 1988), Storie di fantasmi (a cura di Fruttero e Lucentini, Einaudi 1960).
Ma siccome la festa di Halloween è proprio dietro l’angolo, sarà bene ricordare due testi ad hoc. Il primo è un’antologia a tema, Racconti di Halloween, per non dormire questa notte (a cura di Fabiano Massimi, Einaudi 2006). Il secondo è una disamina colta e divertita sul fenomeno della festa e sui motivi per cui sarebbe sbagliato liquidarla come semplice fenomeno di importazione: Halloween di Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi (Einaudi 2006). E se ancora non ne avete abbastanza, potrete sempre pescare nei secoli bui precedenti all’ascesa della borghesia: difficilmente sbaglierete. Non è strepitosa letteratura fantastica Omero con la sua epica commistione tra umani e dei? Oppure Dante, col suo strampalato regno dei morti tutto beghe politiche? E che dire di Cervantes che si prese beffe del Romanzo Cavalleresco scambiando i mulini a vento per giganti dalle braccia rotanti?”.

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18 Risposte to “Fantasy italiano sul Messaggero”

  1. M.T. Says:

    Un encomio per averlo ricopiato 🙂
    Dopo i lati meritevoli, veniamo alle note dolenti.
    Prima pecca dell’articolo. Se si voleva parlare di fantasy, l’autore doveva trovare un pretesto diverso da Halloween: per questo notte si addice di più l’horror.
    Seconda pecca. Non si perde mai occasione di far notare l’età di una scrittrice (o uno scrittore), come se fosse l’elemento principale di cui parlare, quando invece sono le opere che dovrebbero essere al centro della scena.
    Terza pecca. L’etichetta data al fantasy prodotto da scrittori italiani: ancora non si è imparato che il fantasy è senza nazionalità, anche se possiede tante sfaccettature. Quanto detto nell’articolo sa tanto d’esaltazione dei prodotti italiani e non è un bene dato che va a sfiorare il nazionalismo (elemento poco positivo).
    Quarta pecca. Dimostrazione di scarsa conoscenza del panorama di questo genere, specie quando si fanno affermazioni come “oggi esiste una pattuglia agguerritissima che pratica il genere senza imbarazzi, e con un’abilità tecnica degna degli autori stranieri più affermati”. Non c’è al momento autore italiano che s’avvicini nemmeno a Brooks (e non quello dei tempi migliori), figurarsi a Sanderson, Erikson, Kay, Jordan solo per citarne alcuni.
    Quinta pecca. Si critica chi fa notare un lato oscuro dell’editoria (Silvio Sosio).
    Sesta pecca. Ennesima dimotrazione di scarsa conoscenza di letteratura quando si giudica l’opera di Dante “strampalato regno dei morti tutto beghe politiche”. Non si è capito nulla di un’opera che rappresenta uno dei più limpidi viaggi iniziatici attraverso l’animo umano, scavando dalle ombre più profonde fino ad arrivare alle vette più alte di luminosità.

  2. Lara Manni Says:

    Allora. Che ci siano pecche, concordo. Forse non individuiamo le stesse.
    La prima, per esempio: è ovvio che Halloween è il pretesto giornalistico, giusto o sbagliato che sia. Però, come sai, la divisione netta fra generi non ha, per me, ragione di sussistere: esistono storie fantastiche dove l’elemento horror è fortemente presente, per esempio.
    Sulla seconda: verissimo. Si giudica la storia e non l’autore. Sulla terza: non concordo. E’ giusto parlare della produzione italiana, a mio parere, al di là della sbrigativa qualifica di monnezzoni data su altro giornale, tempo fa. Quarta: concordo a metà. Chiara Palazzolo è molto meglio di Brooks, che non amo affatto, per esempio. Quinto: mah, più che altro l’affermazione di Sosio era piuttosto datata. Sarebbe stato interessante sentire altre voci relative al presente. Sesta: ma Dante è un autore fantastico 🙂

  3. In_mezzo_alla_segale Says:

    Sorvolando su tutto il resto, la divina commedia è anche un viaggio iniziatico, ma allo stesso tempo è pure un testo fortemente politico e ideologico, è critica dei tempi, è poesia, è… un milione di cose. Perché non sottolinearne l’aspetto fantastico, che indubbiamente è molto forte? Non mi sembra riduttivo, anzi, è metterne in risalto l’ennesima sfaccettatura.

    Il passaggio che mi è piaciuto di meno è quello sul crossover: non credo che le cose vadano esattamente così. qui s’insiste sul pregiudizio che il fantastico sia roba da ragazzini, e che qualche adulto (che di solito non legge, quindi ragazzino attempato) ci vada a ficcare il naso. Credo invece che molti adulti se ne sbattano delle classificazioni e badino più al sodo: è un libro buono o no?
    Semmai questo è un indizio in più a sostegno del fatto che editori e lettori non sono sulla stessa lunghezza d’onda, che lo YA è un’invenzione posticcia, e che il fantastico NON sia roba da ragazzini.

  4. Lara Manni Says:

    Vecchia storia. Infatti, quello è il vero punto debole dell’articolo, che peraltro si contraddice: se il fantastico raccoglie e racconta il reale, è agli adulti che è destinato 🙂

  5. M.T. Says:

    @in_mezzo_alla_segale e lara: Dante è uno scrittore fantastico, in tutti i sensi 🙂 ,così come il suo testo, come fa notare in_mezzo_alla_segale è tante cose e i termini usati dall’utore dell’articolo non mi piacciono. Si poteva usare visionario e non strampalato perché tale termine si riferisce a qualcosa senza capo nè coda mentre la Divina Commedia è di una lucidità assoluta, niente è fine a se stesso.
    Di nuovo concordo con in_mezzo_alla_segale sull’insistere con il pregiudizio sul fantastico: duro a morire. Non si fa però niente per vincere l’ignoranza e tanti parlano per sentito dire.

    @Lara: uno scrittore può piacere o non piacere, può trattare tematiche che si sentono più o meno vicine, ma le capacità narrative non sono soggettive e Brooks possiede una padronanza che tanti devono ancora raggiungere.

  6. Gherardo Psicopompo Says:

    Mi trovo perfettamente in accordo con M.T. su tutte le critiche. E’ vero quello che dite su Dante, tuttavia “strampalato” non è uno dei tanti aggettivi che mi verrebbe in mente per descrivere l’Inferno della Commedia. Ma in fondo non ci scrivo io sul CdS.
    Lara, io non amo Brooks, ma tra gli autori italiani (tutti, nessuno escluso, almeno di tutti quelli che ho letto io) e Brooks ci passano veramente i treni. Con tutto che per anni ha vissuto copiando Tolkien. Ma se non ti piace Brooks possiamo parlare di Swanwick, Westerfeld, Powers… Senza dover per forza scomodare giganti tipo Pratchett o Martin. Siamo lontani, eh.
    Vabbè, poi per quanto riguarda il continuo porre l’accento sull’età e la nazionalità degli autori…same old story.

  7. avalon9 Says:

    Chapeux a Lara, reinventatasi amanunse.
    Pe l’articolo: arrivo in ritardo. Lo so. E non aggiungeròmolto di più. In sè, l’articolo parte da premesse note e si sviluppa perlopiù su basi risapute. L’occasione di Hllowen (che, tra parentesi, non è una festa di origine americana, ma radicalmente europea); la definizione etichetta data del fantasy riduttiva, ma il pregio di puntare sull’italianità.
    Un articolo di “formale esposizione” si può dire: più adatto a rendere un’idea generale che a produrre un reale interessamento negli addetti ai lacvori. Con questo, non voglio assolutamente dire di doverlo ignorare o cosiderarlo superfluo.
    Fornisce spunti. Dante fra tutti: da rivalutare. Decisamente.
    E per Hallowen sul classico: i Racconti del terrore di Poe.

  8. Anonimo Says:

    Solo qualche piccola precisazione. Il Messaggero è un quotidiano a diffusione nazionale, non una rivista specializzata sul Fantasy (valutare il contesto prima del teso, sempre). L’idea era quella di proporre una vetrina di titoli a lettori che al genere volessero accostarsi per la prima volta. L’equazione Halloween=Fantasy era la più sensata, perché in italia la produzione Horror non è, al momento, altrettanto visibile. Poi: l’articolo non può contraddirsi perché non parte da nessuna tesi preliminare. Sui testi Fantasy non viene fatto un discorso estetico o critico (questo è bello, quello è brutto), bensì ci si limita a fornire i titoli più in vista della recente produzione italiana, senza peraltro nessuna pretesa di esaustività. I punti di vista sul Fantasy vengono semplicemente riportati, e non necessariamente sottoscritti dall’estensore del pezzo (qualcuno nega ad esempio che in merito al Fantasy gli addetti ai lavori abbiano più volte tirato in ballo l’etichetta young-adult?). Il Fantasy semmai viene contrapposto al Fantastico, ma anche qui più in chiave di proposizione di titoli che non da un punto di visto teorico. D’altronde la vexata quaestio sulla definizione dei generi è tutt’ora in corso (anche se, è bene ricordarlo, c’è tutta una linea critica- da Todorov a Ceserani- che parla di Fantasy come sottogenere del Fantastico). Infine, per quanto riguarda Dante, la chiusa è decisamente parossistica. Vuol ricordare, ironicamente, che il fantastico è un elemento che viene da lontano: non rientrava nelle ambizioni dell’articolo operare una guida alla comprensione del testo (né mi riesce facile capire come qualcuno possa aver pensato il contrario).

    Grazie per l’ospitalità

  9. Gherardo Psicopompo Says:

    “Il Messaggero è un quotidiano a diffusione nazionale […]”

    Appunto per questo tendenzialmente chi scrive su di esso dovrebbe evitare il più possibile di scrivere castronerie. E se non sei uno “specialista” di Fantasy, allora NON scrivere un articolo sul Fantasy, molto semplice. Che ci siano dei titoli fantasy italiani che vendono molto e che gli autori sono giovani e che la letteratura fantastica negli ultimi decenni in Italia vive uno “sdoganamento” e una crescita (non sempre in qualità, ma sicuramente in quantità) notevoli…beh per saperlo basta entrare in libreria e guardarsi intorno. Se un giornalista del Messaggero (pardon, prima avevo scritto Corriere della Sera, errore mio) ci scrive un articolo sopra (che poi finisce in prima pagina sulla sezione cultura!) allora immagino che abbia qualcosa da dire di un po’ più preciso e sensato…

  10. Lara Manni Says:

    Ciao Anonimo. Io mi riferivo solo al fatto che se, come giustamente viene detto nell’articolo, il fantastico racconta il reale più del mainstream, i destinatari sono gli adulti. E’ verissimo – ahinoi ahinoi, questo è discorso affrontato fino alla nausea in questa sede – che gli editori tendano però a proporlo come YA.
    Quanto a generi e sottogeneri: ecco, questo è un punto che mi interessa molto. Soprattutto perchè, a mio avviso, le tesi di Todorov andrebbero pur riviste: il fantasy, nel tempo, si è modificato, non è già più quello di dieci anni fa (figurarsi di venti). L’urban fantasy è un sotto-sotto-genere, eppure sembra interessare un numero crescente di autori e lettori.
    Sempre a mio avviso, prima il fantasy si emancipa da Tolkien e successori-imitatori, meglio è. Perdonatemi se ricito la Torre Nera: ma quel che King scriveva nella premessa (non è possibile ricreare quei mondi, dunque occorre seguire una strada diversa: e la sua è in parte western, in parte fantasy, in parte urban, in parte horror) è ancora più valido oggi.
    Gherardo: è che sono diversi, penso, i gusti. Nell’ambito del gotico, per esempio, Palazzolo e Baldini, o Avoledo nel campo dell’urban-semifantascientifico, o Evangelisti nell’ibrido dell’ibrido, sono, per me, superiori. Come trama e come scrittura. 🙂

  11. M.T. Says:

    Sono d’accordo che non si creino ulteriori cloni alla Tolkien; sono in disaccordo se invece si ritiene che il fantasy non deve essere più di stampo classico, ma tendere all’urban. Sono dell’idea che si sta andando verso una scrittura che vede più generi intrecciarsi (come ha fatto King con la Torre Nera) ed è anche arricchente far sì che fantasy, gotico e horror s’uniscano per formare un insieme, ma anche rimanere sul tradizionale, se realizzato a dovere, può ancora dare ottimi frutti (vedi Rothfuss).
    Naturalmente il fattore gusto incide, così come la tipologie di storie che un autore decide di raccontare (se un lettore preferisce come ambientazione un mondo post apocalittico alla Mad Max difficilmente adorerà il mondo edulcorato e superficiale alla Twilight), ma rimarrà sempre primario il modo in cui si approfondisce la storia: non si può minimamente paragonare i personaggi creati da Sanderson con quelli di altri dove uno è considerato reietto perché con i capelli neri e figlio di un generale. Il termine reietto ha altre connotazioni.
    Il lettore va tenuto in considerazione, va rispettato, non si può scrivere di tutto perché fantasy e quindi inverosimile. Non sottovalutiamo e bistrattiamo il genere come editoria e lettori hanno fatto per anni (e pure questo articolo: l’unica cosa positiva è che ha permesso di sviluppare un confronto su questo sito.)

  12. Lara Manni Says:

    A me non sembra che l’articolo “bistratti” il lettore, MT: non esiste solo il lettore che appartiene alla cerchia del fantastico, esiste soprattutto il lettore che poco o nulla ne sa (e, per dire, a me il parallelo con Dante è piaciuto, e lo trovo utile).
    Ma, articolo a parte: prima ancora del lettore, è lo scrittore a dover rispettare il proprio lavoro, credo. Una cosa è la coerernza, che deve esserci, sempre. Così come deve esserci la tecnica (insomma, stiamo parlando dei fondamentali). Un’altra è l’adesione totale al canone. Sono, a mio parere, due piani diversi.
    Poi c’è il fattore gusto: io trovo che ISDA sia un capolavoro letterario. Per mia inclinazione, non amo il fantasy epico con ambientazioni medievaleggianti, così come ad altri possono non piacere, che so, i racconti di Katharine Mansfield. Intendo dire che, da lettrice e da scrittrice, preferisco le contaminazioni all’interno del fantastico: lungi da me dal fare, però, profezie su cosa avverrà. Anche se la sensazione che si vada sempre più verso intrecci di generi è forte.
    Murakami Haruki ha scritto un distopian: ma sono sicura che si tratterà, soprattutto, di uno splendido romanzo.

  13. M.T. Says:

    L’articolo dimostra scarsa conoscenza del genere; siccome è uno stampo già visto in diversi lidi, e siccome da anni il fantasy ha aumentato la propria diffusione, sarebbe il caso di possedere un certo sapere su di esso, proprio in funzione di chi vi si avvicina.
    Sulle inclinazioni non si discute, questo mi sembra che sia stato chiarito. E’ discutibile invece l’agire di certe case editrici che utilizzano quarte di copertine che hanno poco a nulla a che fare con il testo, che fanno proclami pompati, soffermandosi su tutto (età, gusti dello scrittore) tranne ciò di cui si dovrebbe parlare veramente (e solamente): il libro. Ma su questo, da quanto letto finora, direi che si è sulla stessa lunghezza d’onda.

  14. Lara Manni Says:

    MT: tutte le case editrici agiscono così, niuna esclusa.

  15. M.T. Says:

    D’accordo, ma perché tutte fanno così non significa che sia il modo giusto di fare. Valorizzare il prodotto per farlo vendere è un conto; affermare cose non vere, fare un battage pubblicitario che parla di tutto tranne del libro, è un’altra cosa. Se un libro è valido non ha bisogno di queste cose; ma se vengono utilizzate è perché ha delle lacune che si cerca d’occultare distogliendo l’attenzione.

  16. Lara Manni Says:

    Non era certo una giustificazione. Era un tentativo di realismo: nei guai grossi in cui anche l’editoria si dibatte – come il resto del paese – non mi stupisce, tutto qui. Comunque, credimi: anche i libri validi vanno promossi.

  17. M.T. Says:

    La promozione serve, assolutamente; mi riferivo al modo in cui viene fatta.

  18. Giulia Says:

    Buongiorno ho letto l’articolo e mi è piaciuto molto, poi mi sembra che era specificato che “per alcuni” il fantasy è solo per young adult.

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