“Tanto mi pubblico il libro su Amazon”

(da una discussione su Facebook con Giovanni Arduino)

Jeff Bezos non è il vostro miglior amico. Amazon non è un’opera pia. Vuole fare soldi, come qualsiasi impresa. Se li fate con lui, bene, altrimenti via andare e avanti un altro. Non è così strano (non è bello, forse, ma non è strano). La novità è che di fatto sta sostituendo, o cercando di sostituire, tutta la filiera editoriale, e non solo. Vuole essere (o  già è) agente, editore (di ebook e libri cartacei), distributore e venditore. Criticate tanto il regime di monopolio dell’editoria tradizionale (spesso innegabile) e poi vi gettate tra le braccia di Amazon? Ma fateci il piacere. Vi piace perché vi permette (quale gentilezza: si paga, poco, ma si paga) di mettere su rete il vostro ebook all’interno del suo bazar o perché –addirittura!- acquista a mansalva i diritti di libri self-published e sperate che in mezzo ci finisca pure il vostro? Se lo fa, è soprattutto per riempire il più in fretta possibile lo spazio virtuale disponibile (anche questo non è infinito, proprio per nulla). Stipare i “virtual shelves”, così come i grandi editori lottano per lo spazio nei tangibilissimi scaffali delle librerie fisiche, “brick and mortar”. Anche qui: può andarvi bene, ma  non è il cavaliere bianco che sta salvando il vostro parto dall’oblio (anzi, è assai più probabile che il suddetto parto vada solo a far numero).

Lo stracitato, spesso a sproposito, J.A. Konrath  rappresenta un’eccezione alla regola. Ha sempre investito tantissimo in autopromozione, dal 2004 in poi, con tutti i mezzi e in ogni modo possibile. E’ più un uomo di marketing (apprezzabile, per certi versi) che uno scrittore. Non va preso come esempio, almeno non per i numeri. Anche su Amazon.com, l’ebook di un autore medio, con una buona backlist, già pubblicato negli anni dall’editoria tradizionale, può avere cifre di download pressoché irrisorie. Guardate i ranks di massima del Kindle Store (i cui algoritmi di base sono misteriosissimi, peraltro) e poi sappiateci dire. E’ difficile diventare miliardari o anche solo camparci.

Amazon.com sta reclutando editoriali, agenti, traduttori,  autori, guru della comunicazione e del marketing (anche attraverso i suoi meeting esclusivi, i suoi Amazon Campfire, di cui guarda caso in Italia non parla nessuno, e pure negli USA sono roba che è meglio tenersi per sé). La parola spin doctor vi fa venire in mente qualcosa? No, non siamo paranoici. Questa è  il simbolo della vera trasparenza di Amazon, non il suo proposito di condividere con gli autori le vere cifre di vendita (“perché gli editori tradizionali le hanno sempre tenute nascoste, bastardi”, il commento che da una settimana gira di più in rete).

Siamo stati il più sintetici possibile. Il meno tecnici possibile. Su Amazon ci sarebbero da dire mille altre cose. Ad esempio, sull’effetto che avrà (che già sta avendo) non solo nel piccolo universo degli editori, per di più in un momento di forte crisi mondiale. E anche sulle colpe (o, meglio, le imperdonabili disattenzioni) dell’editoria tradizionale che fino a pochi anni fa lo guardava come un  cugino un po’ scemo (e adesso talvolta dimostra un comportamento esattamente opposto). Però, non è questo il momento e non è questo il punto. Questo è solo un avvertimento, nel senso buono della parola, nato da una discussione su Facebook. Ricordate la vecchissima Pubblicità Progresso? Bene. Qualcosa del genere.

Concludendo: se volete servirvi di Amazon, fatelo, ci mancherebbe, e magari potrà andarvi di lusso. Ve lo auguriamo. Però: non è la versione buona e modello web 1.0 o 2.0 dell’editore cattivo che vi ha sempre rifiutato i dattiloscritti. Non è un angelo (e neanche un diavolo, perché demonizzare non serve mai a un fico secco e non porta da nessuna parte). Vuole fare soldi, come tutte le imprese, lo ripetiamo. Come è normale, e anche qui lo ripetiamo.

Buona fortuna, a voi e a noi, perché la barca in fondo è sempre la stessa.

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67 Risposte to ““Tanto mi pubblico il libro su Amazon””

  1. Valberici Says:

    Aggiungo un paio di cose.
    Su Kindle Fire andranno i fumetti DC.
    Apple invece è proprietaria della Marvel.
    Si prospettano grandi guerre tra imperi commerciali….magari per spartirsi le spoglie delle attuali grandi case editrici. Ricordiamo che Apple e Amazon hano una grande liquidità e quindi invece di fare la guerra alle case editrici potrebbero comprarsele tutte intere o la parte distributiva, come già hanno fatto coi colossi dei fumetti.
    Ma, del resto, questo è il capitalismo baby. 😉

  2. Lara Manni Says:

    E io aggiungo un paio di link, in inglese:
    http://www.nytimes.com/roomfordebate/2011/10/24/will-amazon-kill-off-book-publishers/monopoly-vs-diversity-in-book-publishing

    http://mhpbooks.com/40006/bezos-devos/

  3. avalon9 Says:

    Non sono prevenuta.
    E sono aperta, e attratta, dalla possibilità di alternative editoriali. Nè, come dite voi, demonizzo o esalto Amazon.
    Puittosto ne resto perplessa. E intimorita.
    Certo: chiunque scriva può nutrire il desiderio di verd pubblicato il proprio scritto. Tuttavia.
    Tuttavia, a parte gratificare il proprio ego (necessario se si è affetti da narcisismo), una pubblicazione condotta sì con criteri simileditoriali, ma improntata soprattutto al marketing non mi risulta utile.
    Proprio utile, sì.
    Se consideriamo lo scirvere un processo per ottenere quei quindici minuti di celebrità che, in teoria, ci dovrebbero spettare, allora nulla da dire. Ma altrimenti?
    Altrimenti viene il Caos.
    Chiariamo: non voglio dire di mettere il bavaglio a tutti, altrimenti siti di scrittura amatoriale come EFP et similia non avrebbero senso d’esistere. Come invece l’hanno e come hanno un potenziale grandissimo.
    Ma bisogna anche imparare a discrenere.
    Una “pubblicazione selvaggia” NON è, a mio parere, il salvataggio dell’editoria (italiana o meno che sia); forse nemmeno il suo affossamento, ma un lento declino sì.
    Che senso ha poter scegliere fa miliardi di libri senza saperlo fare? Pubblicare dovrebbe anche essere una forma per educare.
    Per “generi”, magari (sì: uso un’etichetta, ma solo per evitare perifrasi scomode. Me ne scuso). Ma educare.
    Tutti hanno il diritto di aspirare ad una pubblicazione, ma prometterla e concederla con troppa facilità da una parte contribuisce ad abbasare il levello della letteratura stessa; dall’altra invita ad un’autostima prodotta da ragioni di mercato e non di autenticità.
    E di autostime di questo genere non abbisognamo. Proprio no. Nè noi nè la letteratura.

    *E’ generico. E’ gettrare un sasso. Lo so. Ma il discorso, che mi preme, è troppo vasto. Tuttavia: la mia mano è qui. Non ho intenzione di ritirarla.*

  4. Lara Manni Says:

    Ciao Avalon. Naturalmente il post non riguardava la più che legittima voglia di pubblicare e l’ancor più legittima esigenza di scrivere. Bensì l’idea di Amazon come Messia. Che, appunto, non ha fondamento.

  5. avalon9 Says:

    Sì, scusa.
    Mi sono lasciata prendere un po’^^ Sorry.
    Riassumendo: concordo. La situazione preoccupa. Molto.
    Perchè, senza distruggere il potenziale dell’apporto informatico e mutimediale, se sono società come Apple a “produrre” alla fine di guarderanno i bilanci, le entrate e le uscite. E non la sostanza.
    Ho paura.

  6. thiswas Says:

    Ma quando mai Apple è proprietaria della Marvel.

  7. Lara Manni Says:

    http://prontoallaresa.blogspot.com/2011/10/la-guerra-delle-mattonelle.html
    Credo che Valberici si riferisca a questo post

    Su Marvel, qui un link interessante:
    http://www.comicsbeat.com/2011/10/21/marvel-layoffs-the-cheapskate-is-coming-from-inside-the-house-of-ideas/

  8. Giovanni Arduino Says:

    Riguardo alla faccenda Marvel, credo si sia in parte equivocato, causa anche post un po’ sibillini. Ma non era (e non è) il punto centrale 🙂

  9. gⒶb (@mindwilderness) Says:

    Che Amazon sia una multinazionale senza scrupoli e monopolista non ci sono dubbi. Ma c’è da dire che, in una logica puramente mercantilistica, diventare editore di “eBook” come Amazon e publisher stile “ikea” è qualcosa alla portata non solo della più sfigata delle case editrici, ma anche delle stesse librerie.
    Pertanto, mi sembra un falso problema.

  10. Lara Manni Says:

    Non con gli stessi mezzi, la stessa capillarità, gli stessi capitali.

  11. Giovanni Arduino Says:

    Buongiorno 🙂 Sugli ebook posso anche essere d’accordo (soprattutto in un mercato come quello italiano, quasi inesistente per il momento), sul publisher cartaceo generalista meno (un conto è pubblicare quintalate di roba, magari sfruttando i self-publisher, un altro è riuscire a distribuirle e a venderle a prezzi da sotto-discount). Però Amazon è di più, a costo di ripeterlo: agente, editore, distributore e venditore. La domanda non è *se* ce la farà (e come venditore ce l’ha già ampiamente fatta) ma *in che modo*.

  12. thiswas Says:

    A me non risulta nemmeno che la disney sia della Apple. Era jobs ad avere circa il 7% della Disney. E comunque i fumetti Marvel sono disponibili in digitale sull’Android Market. Lo so che non è la questione principale ma mi pareva giusto precisare.

  13. Ayame Says:

    Parlo da sostenitrice di Amazon, ben conscia del fatto che è un’azienda che vuol far soldi, non un’opera di carità. C’è davvero qualcuno convinto che Amazon sia un’opera pia? Fantastico! Non so se ridere o fare un gigantesco facepalm.
    Però. Se così tanta gente è ansiosa di gettarsi tra le braccia del colosso ci sarà un motivo, alla base, che non credo sia riducibile alla facciata amichevole e user friendly che Amazon ha.

  14. giorgio martini Says:

    Post molto importante, complimenti. L’entusiasmo per le novità tecnologiche tante volte causa scarsa lucidità di analisi.

    La barca, a fondo, è sempre la stessa…

    Giorgio
    Libraio, Erba

  15. Lara Manni Says:

    Ayame: i motivi non sono mai semplici, nè riducibili a una sola definizione. Non credo che sia tanto il volto amichevole di Amazon a contare, e forse neanche i commenti euforici d’oltreoceano (quanto spontanei? quanto stimolati? Ah, saperlo). Dal canto mio, noto una cosa: che quando si parla di tecnologie spesso si tende a entusiasmarsi “a prescindere”, come diceva Giorgio qui sopra. Intendo, prescindendo da contenuti, lavoro manuale (e sfruttamento del medesimo), derive monopolistiche e via così. Come se tutto quel che viene dal digitale e dalla rete fosse “buono” a prescindere. Questo è un empasse. E’ come dire che tutto quel che c’è su carta è “buono” a prescindere.
    Quanto all’ansia di chi vuole utilizzare Amazon: come detto nel post,è evidente che esistono responsabilità nell’ambito dell’editoria. E penso che ne parleremo, in tandem con Giovanni, una di queste volte. Ma esiste anche – come sottolineava Avalon – un’aspettativa che riguarda più l’essere pubblicati, e subito, ora, in questo istante, che la crescita come scrittori. Che il libro sia vissuto come status, in molti casi, è l’altra faccia del problema.
    Non voglio dire “tutti colpevoli, nessun colpevole”: semplicemente, ci sembrava giusto sottolineare uno dei mille possibili aspetti.

  16. qwertyminus Says:

    Se Amazon non avesse voluto far soldi sarebbe fallita pochi mesi dopo essere nata. Non vedo cosa ci sia di male…
    Così come non vedo cosa ci sia di male nell’autore che vuol far soldi a sua volta.

    Amazon, poi, come hai ben scritto sembra miri a espandersi e internalizzare l’intera filiera produttiva e questa cosa, se ben fatta, non può che giovare.
    Io sono uno di quelli che si lamenta del monopolio italiano, per altro… ma non in quanto monopolio, piuttosto per come è formato e come è gestito. Amazon, a oggi, non mi dà l’idea di essere marcio come tutto il resto…

    • Giovanni Arduino Says:

      Quertyminus: come no, Amazon è pulitissimo.
      Forse, mi scuso, non hai capito che cosa si intende per filiera; agente, distributore, editore e venditore. Un interlocutore unico. Come può questo giovare a *chiunque*, soprattutto in un mercato debole come il nostro? Amazon sta facendo nascere il sogno in Italia, come ha fatto in America, di affrancarsi dal brutto cattivo editore monopolista tentacolare (ripeto, che hai suoi mille difetti, magagne, mancanze). Qui nessuno ha certezze, però un dubbio sì: per l’autore, e per tanti altri, dalla padella nella brace?

    • Giovanni Arduino Says:

      Oh, a proposito dell’ “Amazon, a oggi, non mi dà l’idea di essere marcio come tutto il resto…”.
      http://articles.mcall.com/2011-09-17/news/mc-allentown-amazon-complaints-20110917_1_warehouse-workers-heat-stress-brutal-heat

      • Fabio Avallone Says:

        Sì, questo era il fatto di cronaca da cui, tra l’altro, deriva questo post su Giap http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5241

      • qwertyminus Says:

        Vengono citati Apple e Amazon, ve ne aggiungo un terzo: Walmart. Anche lì non è tutto rose e fiori, nella GDO però parliamo di un numero 1…
        E’ qualcosa di bello? No. E’ accettabile perché così fan tutti? No. Blablabla? No.
        Il problema è che, mi sembra, non c’entra poi tanto attinente al tema del post… parliamo di editoria o giustizia sociale?

        So cos’è una filiera e so che, se integrata, il rischio è l’acquisizione di potere di monopolio con tutto quel che comporta…
        Ma se si parla di editoria, e il mio giudizio deve essere meramente basato sul prodotto editoriale… e potenzialmente, il prodotto che esce fuori da Amazon è migliore del prodotto che esce fuori da altro che non fa dell’autofinanziamento il proprio motivo di sussistenza.

  17. Fabio Avallone Says:

    Sono settimane, se non mesi, che leggo qui e là post, interventi e articoli più o meno apocalittici su amazon. Questo non fa eccezione.
    Se nel post qui sopra al posto di amazon, scriviamo feltrinelli o mondadori il discorso fila lo stesso. Io, però, non ho mai letto qualcuno che scrivesse “feltrinelli non è tuo amico” o “mondadori non è un’opera pia”. Scusate, ma chi l’ha mai sostenuto?
    Il discorso di Amazon è molto semplice. Da lontano sta arrivando un gigante economico (capitalista, come mi pare che anche gli editori nostrani siano…) che vuole commerciare libri. Ma non vuole fare la libreria e basta. Vuole pure pubblicare libri. E pure in edizione digitale. E’ un problema questo? Per chi vuole pubblicare o per chi vuole acquistare questo non è un problema. C’è un soggetto in più e ci hanno sempre detto che la competizione è un fattore positivo in economia. Per gli altri competitors? Sì, è un problema, da ora in avanti dovranno fare i conti con amazon. Le librerie chiuderanno? Qualcuna sì, qualcuna no. Esattamente come è successo quando Feltrinelli, Mondadori, Fnac e Ubik hanno aperto i loro megastore e non mi pare che nessuno abbia mai messo in discussione la possibilità di farlo. Amazon è un benefattore. No, così come non lo sono le altre case editrici/catene di librerie. Si può criticare Amazon? Certamente sì, per le politiche industriali, per le condizioni dei lavoratori, per “abuso di posizione dominante” qualora ciò si verificasse. Tutto questa apprensione, però, culminata in una legge (quella sul prezzo dei libri) a mio avviso sbagliatissima, non fa altro che evidenziare la paura di un settore che in Italia è rimasto indietro di 20 anni. Se i lettori comprano su Amazon e se gli autori si rivolgono ad Amazon ci sono dei motivi ben precisi. Se io fossi nell’editoria o nella commercializzazione dei libri partirei da questi motivi per studiare le contromisure. Continuare ad agitare lo spauracchio del “mostro” amazon è, sempre a mio avviso, del tutto inutile. Si tratta di scegliere se fare come i luddisti o come quelli che hanno imparato ad usare il telaio.

    • Lara Manni Says:

      Be’, Fabio. Comincio dalle librerie: a me i dubbi sono sempre venuti sui megastore, veramente. E non solo a me. Ci sono moltissimi lettori o scrittori che sono perplessi sull’accentramento delle librerie di catena e la sparizione (perchè per sparire spariscono eccome) delle piccole.
      Quanto ad Amazon: non è un post demonizzante o apocalittico. E’ un invito a non considerare Amazon il gigante buono che ci salva dalla catastrofe. La catastrofe potrebbe esserci comunque, ma non è un monopolista (non un concorrente privilegiato, un monopolista) a garantire salvezza.
      Io non ho affatto paura degli eBook o dei cambiamenti. Ma, personalmente, sono abituata a cercare di vedere le cose con le dovute sfumature. Perchè il rischio è nella tua conclusione: chi dubita, è un retrograda. E su questo, perdonami, sbagli: molte delle persone che esprimono perplessità su Amazon (e Apple) sono proprio quelle che sono cresciute nella rete. 🙂

      • Fabio Avallone Says:

        Veramente nella mia conclusione non c’è l’invito a non dubitare, anzi. Il mio riferimento era ai luddisti che credevano di poter evitare l’avvento del telaio distruggendolo a martellate. I dubbi sono sempre una cosa positiva ma quello che non capisco è: dove e chi ha sostenuto che Amazon sia il gigante buono? Su Apple è diverso, si tratta di una casa che è oggetto di una specie di culto e capisco la necessità di defeticistizzarla (mi riferisco anche ad un post dei Wu Ming su Giap che parlava proprio di Amazon, Apple e feticismo digitale) ma il mito di Amazon in Italia non lo vedo. Vedo tanti lettori, me compreso, che approfittano volentieri delle offerte che si trovano sul sito (prima della legge se ne trovavano anche di migliori) ed è contenta del servizio clienti. Questo non fa di Amazon un’opera pia e non cancella quelle pratiche di capitalismo estremo a cui facevo riferimento prima (alle quali, per la verità, non è estraneo nessuno dei maggiori soggetti economici della nostra epoca) che vanno combattute e condannate (ma vale lo stesso discorso anche per i soggetti tradizionali, io ho tanti amici che lavorano e hanno lavorato per alcuni megastore nostrani e non è che siano tutte rose e fiori…). Il rischio monopolistico c’è ma non si combatte attaccando Amazon. Negli anni ’90 Microsoft era diventata talmente tanto forte da trovarsi a dover finanziare Apple per salvarla dal fallimento. In quegli anni non serviva demonizzare Microsoft, serviva studiare nuove soluzioni per far sì che Microsoft non fosse più monopolista. Il dominio di Internet Explorer è stato sconfitto con le leggi antitrust e con dei prodotti (Firefox, Opera, Chrome, Safari) in grado di competere con IE, non con avvertimenti del tipo “Bill Gates non è tuo amico”. Le leggi antitrust, però, invochiamole pure quando Mondadori si mangia quote di mercato attraverso le sue librerie e la sua catena distributiva, non solo quando arriva lo straniero.

    • Giovanni Arduino Says:

      Caro Fabio, non mi sembra che il post sia apocalittico. E non voglio entrare nel merito del trattamento riservato a chi lavora in catene o similari. Il punto è: Amazon rischia di diventare l’unico interlocutore. E poi, sì, molti, soprattutto autori, lo considerano come il gigante buono venuto a salvarci dall’editoria italiana cattiva e incompetente (editoria che peraltro ha i suoi difetti, e non pochi, ma ci torneremo).

      • Fabio Avallone Says:

        Sai, l’incipit del post mi sembra un tantino alla Savonarola, poi si parla di catastrofe, per questo l’ho definito apocalittico.
        Per mia natura non guardo mai a nessuno come ad un possibile salvatore, men che meno ad una impresa. Il fatto che molti autori e lettori siano contenti di avere a che fare con Amazon e la preferiscano ai nostri editori/librai non va frainteso con un atteggiamento idolatrante. C’è semplicemente da prendere atto che si trovano meglio. Di motivi ce ne sono a bizzeffe. Ecco, a me pare che in Italia ci si sia concentrati troppo sui possibili pericoli che porta con sé il mostro Amazon e troppo poco sul perché Amazon è entrato nel nostro mercato come il coltello nel burro. Certo che c’è un pericolo da “interlocutore unico” ma questo pericolo da cosa deriva? Amazon rischia di sbaragliare tutti. Perché? Come si contrasta? Rispondendo a queste domande, invece di gridare all’invasore, si farebbe un passo avanti. Mentre Amazon sbarcava da noi, alcuni tra i soggetti più forti del nostro mercato davano vita a Biblet, un progetto che a me è sembrato fallimentare dopo 5 secondi. Dal mio punto di vista (e cerco di essere il più razionale possibile) esistono due vie per combattere il pericolo del monopolio. La prima è combatterla sul campo, a colpi di mercato. Servono imprenditori (e ci sono) e una buona legge antitrust (questa non c’è a causa di una piccola anomalia di cui siamo vittime da 17 anni). La seconda è cambiare radicalmente il modello di sviluppo e andare verso un’economia non capitalista. Io sulla seconda ci starei anche, ma non credo sia tanto praticabile in questo momento 🙂
        Rimane la prima. Ora sta agli editori italiani scegliere se percorrerla o farsi mangiare (e magari chiedere anche una legge antitrust, invece di una ridicola sul prezzo dei libri). Di certo non si possono convincere i lettori e gli autori a scegliere il servizio peggiore per salvare il sistema dicendo “Amazon brutto, Rizzoli (o Feltrinelli o Mondadori…) bello”.

  18. Lara Manni Says:

    qwertyminus, auguri 🙂 Le dimensioni italiane (che vedono quattro grandi gruppi editoriali, Mondadori, Rizzoli, Gems, Feltrinelli, più una cospicua serie di medi, più una miriade di piccoli) non sono paragonabili a quelle che già ora sta assumendo Amazon. Non lo sono i gruppi editoriali americani, figurati i nostri.
    A me, confesso, fa tremare l’idea di un unico interlocutore globale che gestisce produzione e distribuzione, ma questo può essere un mio problema di diffidenza nei confronti dell’accentramento in un solo paio di mani.
    Significa che è sempre un interlocutore che sceglie, per dire, su quale titolo concentrare l’offerta di Amazon di download a bassissimo prezzo. Certo, vero, succede anche in Italia: ogni editore decide quale sarà il cavallo di razza, o da premio Bancarella, su cui investire tutte le forze promozionali (e gli sconti). Ma finchè c’è un panorama diversificato, autore e lettore possono scegliere. Quando l’offerta diventa vastissima, scegliere diventa molto, molto difficile.
    Quanto all’autore.
    Non c’è niente, nientissimo di male nell’autore che vuole fare soldi: anzi, ben vengano. Ma il rischio che con Giovanni sottolineiamo è che è possibile che non ne faccia affatto 🙂

  19. Lara Manni Says:

    Fabio: @dove e chi ha sostenuto che Amazon sia il gigante buono?
    Parecchi. Anche fra i commenti a questo post si guarda ad Amazon come la novità positiva che dovrebbe contrapporsi alla nefasta situazione italiana.
    Altro punto è quello degli sconti. Le pratiche di capitalismo sono quelle che proprio in quel post di Giap! venivano evidenziate. Ma la questione degli sconti è un gran ginepraio: che la legge non sia servita a niente è dimostrato dalla vicenda Carofiglio, per esempio.
    http://affaritaliani.libero.it/culturaspettacoli/i-librai-sardi-contro-il-nuovo-carofiglio181011.html
    Poi, ben consapevole che non basta, più che attaccare, “mettere in guardia da”. Però continuo a dire che non è per questo motivo che si passa sotto silenzio il monopolio di casa nostra. Lo abbiamo molto ben presente, credimi 🙂

    • Giovanni Arduino Says:

      La legge dell’AIE è stata subito aggirata. Le famose “promozioni” (poche, eh, mi raccomando, limitate!) hanno di fatto sostituito lo sconto. Punto e basta. Con in più la beffa che talvolta l’onere ricade sulle spalle del libraio (che sta crepando. Vogliamo dirlo una volta per tutte? Sta crepando. Lo ripetiamo? Non è abbastanza chiaro? Lui e i suoi dipendenti, se ancora può averne. Stanno crepando).
      E non è una questione del nuovo (libro via rete) che ammazza il vecchio (libro nel negozietto), come i vetturini contro i taxi o altri paragoni scemi. Scusate la citazione, ma: ‎”Non è una questione di vecchio contro nuovo o di cartaceo contro digitale. Qui si parla dell’uomo contro la macchina e della possibilità di scelta contro il monopolio.” (Dennis Johnson, Melville House).
      PS: la Melville House è una delle più attente e attive case editrici americane, poco importa se indipendente o meno (perché questo termine, francamente, in Italia è stato abusato fin troppo -in particolar modo in ambito editoriale- da accolite di lestofanti).

  20. Dalailaps Says:

    Argomento spinoso e su cui riflettere indubbiamente.
    Ho letto articoli e commenti e credo di avere una posizione molto simile alla tua: mi sono permessa di twittare il link a questo post.

  21. Lara Manni Says:

    Ti ringrazio, anzi: più contributi ci sono, meglio è 🙂

  22. Lara Manni Says:

    @Fabio (non riesco più a fare “replica”). Ma nessuno di noi due intende difendere a priori il sistema editoriale italiano. Sono d’accordo con te che il “dalli al Barbaro” non funziona: ma si tratta proprio di spiegare che non è una questione di barbari, bensì di un sistema che rischia di essere molto meno libero dell’attuale. Che non lo è (e sulla legge antitrust, magari).

    • Fabio Avallone Says:

      Sì, ma a chi lo stiamo spiegando? Io non credo che serva dirlo ai lettori o agli autori. Non si può salvare il mercato dell’editoria chiedendo ai singoli delle scelte ideologiche che vanno contro i loro interessi. Dovremmo spiegarlo agli editori. Per questo io un post del genere lo ribalterei completamente:
      Care Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli e Gems, datevi una mossa. E’ arrivata Amazon e non starà lì a guardare mentre continuate a spartirvi il 90% e oltre del mercato italiano dell’editoria. Vuole la sua fetta, anzi, vuole tutto il piatto. Per avere questo piatto ha messo in atto una strategia che coinvolge i lettori e gli autori. Vi sta accerchiando, vi toglie i clienti e la linfa (gli autori). Care M.F.R. e G., datevi una mossa, rivedete le vostre strategie, cambiate il rapporto con gli autori, apritevi alle nuove tecnologie, fate pressione sul Parlamento perché si approvi una legge antitrust, anche se dovrete rinunciare a una parte del vostro business. Care M.F.R. e G., in questi anni sempre più degli italiani che leggono e scrivono si sono fatti un’idea poco lusinghiera su di voi, cercate di far sì che la rotta si inverta e fate presto. Se non vi muovete, non sappiamo se ci sarà il tempo di scrivervi un’altra lettera. Se non vi muovete, i troveremo ad avere a che fare solo con Amazon.

      • Lara Manni Says:

        Toh, riesco a fare replica 🙂
        Ma ce ne occuperemo, delle case editrici italiane. Solo che non è così semplice non dico farsi ascoltare, ma creare un discorso collettivo im-parziale. Ci si prova, comunque.

  23. Giovanni Arduino Says:

    @Fabio (sì, niente possibilità di cliccare su replica, ahimé): non posso che quotare Lara, soprattutto sulla legge antitrust e sulla situazione dell’editoria tradizionale. Se non guardi ad Amazon come a un salvatore, beh, buon per te, ma in tanti lo fanno, e spesso per i motivi sbagliati. Come peraltro detto all’interno del post stesso, si voleva solo dare un piccolo avvertimento, forse stupido, forse inutile, forse non richiesto o scontato. Si è sentito che fosse necessario, tutto qui. E per concludere, comunque, no, Jeff Bezos non è un amico. E’ tantissime cose tra cui tecnologia (dipende da come la si usa), comodità (che spesso dopo si pagano) più varie & eventuali, ma un amico proprio no, apocalittici o meno.

  24. Sekhemty Says:

    In effetti questa cosa viene pubblicizzata come l’eliminazione di tutti i passaggi intermedi, direttamente “dall’autore al lettore”; ma un passaggio intermedio rimane, e anche bello ingombrante.

    Comunque, di per sè la cosa è normale, come giustamente fai notare l’importante è saperlo e smetterla di salutare qualsiasi cosa provenga dalla rete come la panacea di tutti i mali posandogli in capo aureole a profusione.

    L’unica perplessità nasce dal fatto che ci sono forti tendenze monopolistiche (alimentate fra le altre cose anche dal fatto di essere un marchio “trendy”), cosa ovviamente non buona.

    Mi permetti di segnalare un articolo di qualche giorno fa: http://strategieevolutive.wordpress.com/2011/10/24/tra-autore-e-lettore/

    • Giovanni Arduino Says:

      Dal link che hai riportato: “Oggi le uniche persone realmente necessarie nel processo editoriale sono lo scrittore e il lettore.” E questo ti lascia presagire il peggio, credo giustamente.
      E’ fuffa, pubblicità. E allora l’avvertimento di cui sopra forse, dopo tutto, ha un senso.
      PS: anch’io *amo* l’autoproduzione, ma in quel caso il discorso è un po’ diverso.

      • Giovanni Arduino Says:

        Ooops. Il blog segnalato non è il tuo. Errata corrige. Immagino cmq condividessi le opinioni del link :)))

      • giorgio martini Says:

        Tra autore e lettore ci sono dei passaggii fondamentali. Editori e librai sono ‘filtri’ inportantissimi. Professionalità e persone in carne e ossa. Persone.
        Ritengo ancora fondamentale relazionarmi, confrontarmi e discutere. E le librerie sono ancora il luogo per questo. Hanno un ruolo sociale indiscutibile e sono convinto che grazie a questa caratteristica resisteranno alle attuali e future ‘rivoluzioni’ tecnologiche.
        Forse salteranno i megastore controllati dai grossi gruppi editoriali, sconfitti sul loro stesso campo ( chi di monopolio ferisce….), ma le Librerie, quelle no.

  25. Lara Manni Says:

    Sull’autoproduzione (esempio fra i molti: gruppo di scrittori in cooperativa, come, sia pure con l’appoggio di casa cinematografica, ha fatto Fandango) sono d’accordo anche io. Qui è davvero diverso: perchè ancora nessuno di noi è in grado di dire come funzionerà davvero la filiera Amazon…

  26. Amazon, auto-pubblicazioni e Post a rete unificate | La foresta dei sussurri Says:

    […] che ti tocca, oggi Lara Manni e Giovanni Arduino hanno confezionato con metodo simile questo post per comunicarci che “Amazon non è un’opera […]

  27. G.V Falconieri Says:

    Sul fatto che Konrath abbia pubblicato con case editrici tradizionali, prima e durante l’esperienza di auto-pubblicazione, non posso che darvi ragione, ma è solo uno dei motivi del suo successo, che se volete possiamo analizzare nel dettaglio. Giovanni contesta il fatto che Amazon sia una nave rompighiaccio, potrebbe pure essere. Se così fosse non riesco ad immaginare quali possano essere le forze in grado di “esportare” in maniera rilevante l’ebook (soprattutto la tecnologia hardware) in Italia. Condannare ora Amazon significa girare le spalle al possibile cambiamento positivo per paura di un monopolio (possibile, ora inesistente in italia) che sarebbe colpa solo della miopia delle case editrici italiane.

    • Giovanni Arduino Says:

      GV, ti prego, risparmiami l’ennesima (non tua, per carità) spiegazione di Konrath ;D Il mio riferimento cercava di riportare l’ “eroe” a uomo comune (e piccino, giudizio personalissimo e quindi discutibilissimo). Riguardo ad Amazon, non è una condanna, ma un caveat emptor, niente di più. Nessuno vuole rifiutare il Cambiamento (C maiuscola!), ma evitare che avvenga nel peggiore dei modi. In quanto alle case editrici tradizionali, mi pare che dubbi e riserve siano stati già espressi da entrambe le parti. Per finire: la tecnologia hardware. Secondo alcune statistiche, il Nook sta superando il Kindle, ma si vedrà. Imho i problemi sono altri, ovvero quelli espressi nel post e nei commenti che puoi leggere qui.

    • Lara Manni Says:

      Per me il problema è non fare di Konrath una creatura del mito. Perchè, moltiplicando per milioni i Konrath, le cose saranno estremamente più difficili. Il che, come diceva Giovanni, non esprime una condanna, ma un invito a tenere gli occhi molto bene aperti. Come detto più su, nel momento in cui si prospetta l’ipotesi di un interlocutore unico che gestisce tutta la filiera, a mio avviso gli spazi di libertà si restringono. Questo non comporta né un’assoluzione dello stato delle cose attuale nè il desiderio di rimanere indietro. Ma un “warning”.

  28. Laurie Says:

    Ok, però il punto importante è uno e uno soltanto: qual è la strategia della case editrici?
    Perché Amazon ok, va avanti di forza bruta e sta cercando di imporsi come monopolio nel settore ebook, ma diciamo la verità, i concorrenti hanno permesso ciò. Almeno io non ho visto in Italia una qualche strategia, solo qualche timido tentativo; e va già bene che non è stata ancora aperta la sezione ebook di amazon.it (sarà il terrore degli editori per il prossimo Natale, suppongo).
    Il discorso agli sprovveduti che vorranno pubblicare con Amazon: stiamo parlando di una quota di persone che è così convinta di aver scritto capolavori tali da pagare migliaia di euro per pubblicare, non sono loro a preoccuparmi. Probabilmente avranno una botta di realtà quando scopriranno che non vendono neppure tramite sant’Amazon e capiranno che forse sono loro il problema. Sono gli autori professionisti che dovranno essere convinti, e lo saranno, presumo, da chi offrirà migliori condizioni lavorative. Anche qui compito delle case editrici essere più capaci.
    Capisco che siamo in una situazione di transito e c’è molta confusione e che stiamo parlando di un colosso che ha la possibilità di fare scelte rischiose (vorrei ricordare che da anni Amazon può permettersi di sopravvivere senza entrate dal settore libri, il suo obbiettivo non è fare soldi col cartaceo), ma l’unica proposta che ho sentito per contrastarlo, da parte degli editori italiani, è stata quella di invocare una legge contro Amazon. Non si può giocare a fare gli imprenditori quando le cose vanno bene e poi protestare quando uno che è stato più bravo di te a conquistare il mercato.

    • Giovanni Arduino Says:

      Laurie, che dire? 🙂 Tra l’altro hai toccato un punto interessantissimo e terribilmente vero: l’obiettivo di Amazon va ben al di là del cartaceo o dell’ebook (mesi fa Bezos parlava della sua creatura, e di siti satelliti, come di uno “shopping mall totale” o addirittura dell'”unica fermata su internet”). Per il momento, la campagna acquisti di Amazon americana, per gli autori, è improntata a soddisfarne l’ego e riempirne (per chi venda, s’intende) il portafogli. Ha reclutato buoni editoriali vecchio stampo, alcuni ormai in pensione, per darsi un’aria seria e acquisire esperienza e professionalità, perlomeno di facciata. Per il resto? Sinceramente, non lo so. Le grandi case editrici americane (in massima parte una frazione di multinazionali, ricordiamolo) stanno remando. Amazon sta cercando di superarle in tutto, in particolar modo nei lati peggiori (ad esempio, regalando apertamente e senza problemi pubblicità a certi autori che parlino bene sul sito dei libri della loro casa editrice/imprint/di tutto un po’). Può essere un campanello d’allarme, forse (chissà) salutare: se giochi sporco, stai sicuro che Bezos ti batte tre a uno. Qui è veramente storia di uomo contro macchina, ma non in senso luddista. Uomo come umanità. Anche nel lavoro e nei rapporti di lavoro (vedi scrittore/editore). Finisco qui ché Lara gentilmente mi ospita e non voglio strafare 🙂

      • Lara Manni Says:

        Strafai quando e come vuoi 🙂
        Insomma, quel che si cerca di dire nel post è “attenzione alle zanne di Amazon”, non “viva il vecchio sistema”.

  29. Lara Manni Says:

    Lau, hai messo il dito nella piaga. L’errore clamoroso della mitologia Amazon così come si sta sviluppando in Italia si deve alla reazione dell’editoria di casa nostra, e a una legge sbalestrata, che non risolve niente, si limita a cercare di tappare qualche buco senza spiegare perchè e da cosa dipende il buco stesso.
    Infatti, il tentativo è proprio quello di ragionare su Amazon prescindendo dalla serie di errori fatti in Italia.
    Gli autori professionisti americani sono divisi. Quelli italiani per ora non si pongono proprio il problema, nella maggior parte dei casi. Però, per me, non si tratta di applaudire il più bravo: si tratta di capire quanto potenzialmente pericoloso sia quello bravo. Ma non per gli editori. Per tutti.

    • Laurie Says:

      E fin qui va bene, però non ho chiaro un punto. In cosa è pericoloso l’operato di Amazon come editore?
      A meno che non sia per la questione del monopolio… però qui c’è anche da dire che ora come ora siamo già in un regime di semi-monopolio. Almeno io vedo grandi colossi che si fronteggiano, e piccole realtà che sopravvivono a stento. Alla fine chi detta legge in fatto di gusti, tendenze e quant’altro sono i primi. Nella vicenda Amazon vedo la realtà attuale solo riproposta su scala più grande (come dice Giovanni vogliono diventare il primo sito di shopping al mondo).
      Per carità, a me un solo interlocutore, per quanto bravo, non mi convince al cento per cento, ma allora rivolgete il vostro appello a qualche colosso che possa fronteggiare ad armi pari Amazon almeno nel settore libri.

      • Lara Manni Says:

        Ma già il fatto che sia su scala mondiale non ti preoccupa? L’augurio è che altri interlocutori intervengano, certo, piccoli e grandi: ma quel che possono fare due blogger-scribacchini non è di farsi ascoltare da mega-editori (o anche da medi e mini), ma di porre attenzione sul mito.

      • Laurie Says:

        (Sì, sono terribilmente in ritardo con la risposta ma oggi ho avuto le notizie sull’alluvione a distrarmi.)
        Non mi preoccupa il modello mondiale, mi preoccupa o meglio non mi piace tanto il loro voler imporre ai propri lettori l’acquisto di libri in formato epub. E’ come dire al lettore: tu devi comprare solo da noi e tu devi usare solo il Kindle. E’ la stessa strategia accentratrice che usa Apple e come cliente mi indispone non poco. Forse non tutti se ne accorgono, perché il primo mito di Amazon è stato il servizio clienti perfetto e i prezzi competitivi. Sul prezzo sono difficili da battere.
        E mi preoccupa abbastanza che gli scrittori non riescano a far sentire la loro voce agli editori. Se non ci riescono loro…

  30. Lara Manni Says:

    Giorgio: il prossimo post congiunto del mercoledì sarà sui librai. Se avete storie da raccontarci, le mail sono a disposizione 🙂

  31. Giacomo Brunoro Says:

    Amazon è un’azienda, come qualsiasi altro editore. Non conosco editori che siano amici di nessuno né, tantomeno, che pubblichino libro per beneficenza.
    Se un editore può avere una sua catena di librerie (Feltrinelli, Mondadori, RCS) e addirittura avere il monopolio o quasi della distribuzione nazionale (andate un po’ a vedere chi sono gli azionisti di Mac2), non vedo perché una libreria non possa anche pubblicare libri (ricordiamoci che Amazon è una libreria).
    Per il resto il discorso che hai fatto sugli ebook è sacrosanto, ma può essere replicato paro-paro sui libri: in Italia ci saranno si e no una cinquantina di scrittori che vivono grazie ai libri che scrivono, però la cosa non sembra turbare nessuno. Perché non può succedere lo stesso con gli ebook? Sinceramente non vedo il problema.
    Il punto di fondo è che stiamo assistendo a una dura lotta tra chi non vuole perdere i privilegi acquisiti (i grandi editori) e chi invece sta riscrivendo le regole del mercato anzi, chi si sta letteralmente inventando un mercato.
    Non ci sono santi né eroi, mi sembra evidente, ma non ci sono mai stati: qual è la novità?

    • Giovanni Arduino Says:

      Giacomo, buongiorno. Nessuno sta difendendo gli editori nostrani ed entrambi (Lara e io, intendo), ne conosciamo le magagne. La novità sta in questo (e perdona l’autocitazione): “di fatto [Amazon] sta sostituendo, o cercando di sostituire, tutta la filiera editoriale, e non solo. Vuole essere (o già è) agente, editore (di ebook e libri cartacei), distributore e venditore.” E questo solo in ambito editoriale. Amazon è molto di più (vedi sopra).

      • Giacomo Brunoro Says:

        Ciao Giovanni, sono ben consapevole della novità costituita da Amazon, non a caso parlo di vera e propria creazione di un nuovo mercato. Quando dico che “non c’è novità” mi riferisco al fatto che non ci sono buoni né cattivi (anzi, forse sono tutti cattivi…).
        Io personalmente pubblico da un po’ su Amazon e ho ottenuto ottimi risultati, ma sono straconvinto che il digitale non sostituirà il cartaceo, ma creerà un mercato parallelo e per molti aspetti diverso. Non parlo di migliore o peggiore, dico soltanto diverso.
        Ci sarebbe da fare un lungo discorso poi sulla filiera editoriale dato che ormai, da molti anni a questa parte, assistiamo a best seller costruiti a tavolino grazie ad un lavoro in cui l’autore è davvero l’ultima pedina. Amazon, forse, un lato positivo ce lo potrebbe avere, e cioè quello di ridare centralità all’autore (anche se ho molti dubbi a proposito).
        Personalmente credo che Amazon non sia altro che un nuovo player di cui bisogna tener conto, ben consapevoli dei suoi punti di forza ma anche dei suoi enormi limiti (alcuni ben evidenziati nel post e nei commenti).
        Il problema più grande credo sia la guerra dei formati e quella tra i grandi gruppi editoriali/tecnologici, perché per ora a farsi la guerra sono Amazon e Apple ma se un domani ci si mette anche Google (e lo farà) allora la situazione si “incattivirà” ulteriormente. Siamo al paradosso che ogni store o quasi vende in formato leggibile soltanto dal proprio lettore, un po’ come se ogni casa cinematografica producesse dvd in formati diversi e leggibili soltanto dai suoi lettori… è un vero e proprio assurdo commerciale che limita enormente tutto il mercato creando squilibri pazzeschi.
        Uhm, vedo che come al solito quando parto per la tangente poi vado fuori tema e non mi fermo più…

      • Giovanni Arduino Says:

        Ecco, quello dei vari formati e relativa protezione è un’ulteriore faccenda e un ulteriore problema. Onestamente (e vedo che anche tu hai dubbi in merito) credo che “la centralità dell’autore” tanto decantata da Amazon sia solo un simpatico slogan volto a far apparire l’editoria tradizionale come decrepita, reazionaria e sfruttatrice.

  32. Anonimo Says:

    Laddove, mi accodo, l’editoria tradizionale è soprattutto, al momento, “sbandata”….

  33. Lara Manni Says:

    L’anonima ero io, avevo dimenticato di loggarmi.

  34. Lara Manni Says:

    A proposito, annuncio fresco fresco:
    CASTEL SAN GIOVANNI – 27 Ottobre 2011 – Amazon ha annunciato oggi l’apertura del Centro di distribuzione – circa 25.000 metri quadrati di superficie – a Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza. Amazon quest’anno creerà centinaia di posti lavoro full-time e altri impieghi di natura stagionale.

    L’impianto di Castel San Giovanni sarà il primo Centro di Distribuzione Amazon in Italia. Da oggi Amazon sarà ancora più vicina ai suoi clienti italiani, potendo accorciare i tempi di spedizione e prepararsi al meglio per le imminenti vacanze natalizie. Il nuovo Centro di Distribuzione italiano – uno dei 17 previsti nel 2011 in tutto il mondo – va ad aggiungersi all’esistente network dei centri di distribuzione oggi presenti in Regno Unito, Francia e Germania, da cui i prodotti vengono spediti in tutti i paesi europei.

    “Ci fa molto piacere annunciare oggi questo importante passo a meno di un anno dall’apertura del sito internet italiano. – ha commentato Diego Piacentini, Senior Vice President International di Amazon.com – Grazie al positivo riscontro ottenuto dai clienti italiani che hanno dimostrato di apprezzare la nostra offerta e servizi come Prime, che consente agli utenti di beneficiare della spedizione gratuita e di ricevere gli articoli entro due o tre giorni dall’ordine o, addirittura, in un solo giorno pagando un leggero sovrapprezzo. Da marzo a oggi abbiamo già assunto oltre150 collaboratori e continuiamo a selezionare nuovi candidati per far fronte al picco stagionale della domanda nel quarto trimestre. Ci aspettiamo di superare la soglia dei 350 prima di Natale. Le posizioni aperte, sia a tempo indeterminato che stagionali, sono diverse centinaia e si riferiscono a ruoli che vanno dal management al ricevimento, confezionamento e spedizione della merce”.

    “ll centro di distribuzione italiano sta già lavorando a pieno ritmo – ha dichiarato Stefano Perego, General Manager Amazon Logistica Italia – e questa è l’ultima fase di un processo che abbiamo iniziato a marzo. Abbiamo già effettuato la prima consegna il 22 settembre a un cliente in Sicilia. Ciò che ci riempie di orgoglio è la possibilità di offrire posti di lavoro in un ambiente internazionale e soprattutto in Amazon, famosa in tutto il mondo per essere sinonimo di innovazione e di “ossessione” per il cliente. Ci onora in particolare poter offrire posti di lavoro in un momento di crisi e di generale perdita di fiducia da parte delle giovani generazioni. È soprattutto a loro che ci rivolgiamo, offrendo la possibilità di lavorare in un ambiente davvero dinamico, ricco di stimoli e di opportunità di crescita professionale. Tutti i processi, infatti, sono studiati e ottimizzati per ridurre al minimo i tempi di attesa del cliente. È affascinante scoprire come funziona realmente Amazon, cosa succede dietro le quinte del più grande sito mondiale di commercio elettronico, senza doversi allontanare dal proprio territorio”.

    Offerte di lavoro in Amazon.it

    Amazon è sempre alla ricerca di persone entusiaste di far parte dei team nei suoi centri di distribuzione. I candidati devono possedere motivazione, ambizione e una passione tale da assicurare ai clienti Amazon un’esperienza di acquisto ”di prima classe”. Tutti gli interessati possono accedere alla pagina http://www.amazon.it/lavoro per ricevere ulteriori informazioni e inviare la propria candidatura oppure possono scrivere a recruitment-italy@amazon.it per eventuali altre domande.
    Le posizioni aperte con orario a tempo pieno riguardano impieghi per addetti al ricevimento, confezionamento e smistamento della merce. I ruoli di management includono posizioni in Operations, Sicurezza, Risorse Umane e Supporto tecnico.

  35. Giovanni Arduino Says:

    Rilancio con questo link:
    Il venditore canadese di ebook Kobo (parte del gruppo Indigo) diventa editore
    http://www.cbc.ca/news/business/story/2011/10/26/kobo-publishing.html?

  36. Lara Manni Says:

    Ma guarda tu quante coincidenze.

  37. Lara Manni Says:

    Qwertyminus, tu scrivi: “Ma se si parla di editoria, e il mio giudizio deve essere meramente basato sul prodotto editoriale… e potenzialmente, il prodotto che esce fuori da Amazon è migliore del prodotto che esce fuori da altro che non fa dell’autofinanziamento il proprio motivo di sussistenza.”
    Non ho capito in cosa il prodotto di Amazon potrebbe essere migliore, dal momento che – almeno per quanto riguarda le notizie a disposizione sull’Amazon editore – si sta rivolgendo agli stessi autori pubblicati in cartaceo, trattando direttamente (in alcuni paesi europei) con i loro agenti.

  38. Lara Manni Says:

    Laurie, ma gli scrittori contano poco, credimi. Penso che persino quelli più famosi non possano ingerire nelle scelte delle direzioni commerciali delle case editrici. Quanto alla battaglia sui formati, hai ragione: è importantissima, anzi, centrale. Ma chi la condurrà?

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