Sono gli altri che sembrano non crederci più.

Si chiama Piero. Non è il suo vero nome, ma facciamo finta che lo sia. Preferisce l’anonimato anche perché (viene fuori alla fine della breve chiacchierata, smessi reciprocamente i panni dell’ intervistato e dell’intervistatore) forse la sua libreria, adesso indipendente, diventerà un franchising. E allora non si sa mai. Gli eroi ci piacciono tanto, ma. E’ una storia come molte (qualcuno la definirà banale, magari). Così come molti sono gli spunti, qui giocoforza ridotti e abbozzati. Ci piaceva farla seguire alla vicenda di Amazon. Se volete raccontarci la vostra, su libri e librai e non solo, gli indirizzi sono sempre gli stessi (lara.manni@gmail.com e giovanni@giovanniarduino.com).  Il dialogo di Piero, fatto di lunghe pause, è stato riportato e riscritto da Giovanni Arduino.  Lui ha approvato. Il resto poco importa.

“Prima lavoravo come commesso a Milano, sempre in una libreria. Poi mi sono trasferito. La prima, con l’aiuto dei miei, l’ho aperta in punto che una volta era popolare, abbastanza centrale. Piccola. Non andava male. Per niente. Un solo dipendente, con un contratto umano. E’ sempre stato il mio desiderio: vivere in mezzo ai libri. Consigliarli, anche, con cautela. Imporre nulla. A me piace molto tutta la letteratura sudamericana, per esempio, ma non costringo nessuno all’acquisto. Già allora mi rifornivo dai grossisti: non volevo il fiato sul collo di un distributore. Ironia della sorte, se ci penso adesso. Una volta ce n’erano di più, di grossisti.  Comunque. Quattro anni fa la zona inizia a cambiare. Chiudono un ferramenta, un videonoleggio, un verduriere, due edicole, una cartoleria. Tutti a gestione privata, familiare. Al loro posto un supermercato (che vende libri, non proprio i miei, ma li vende) e tanti bar che aprono tardi e vanno avanti tutta la notte. La clientela cambia, anzi, la clientela quasi non c’è più.  Progetto di spostarmi. Il mio dipendente non vuole seguirmi e riesce a farsi assumere proprio al supermercato. Magazziniere. Io trovo una socia, una nuova libreria, più grande, in un altro quartiere, però l’affitto è decente e siamo in due. Organizzo più presentazioni con gli autori. Se sono di fuori pago le spese del treno e offro la cena, di più non posso, a meno che non si organizzi un tour con altre librerie, una specie di mutuo soccorso <ride>. A settembre dell’anno scorso le vendite quasi si bloccano. Sale l’affitto. I margini sono minimi. La mia socia lavora part-time in una scuola. E’ fortunata. Questo aiuta. Io mi arrangio con ripetizioni, la sera tardi. Siamo solo noi due, nessun dipendente. Ho una mailing list, non ho una pagina su Facebook. Ho sempre creduto nel mio lavoro. Per me non è una missione, ma una scelta ben precisa, altrimenti non mi troverei qui a quarantadue anni.  Non voglio dire parole grosse come cultura, ma piacere della lettura sì, è importante. E la libreria come luogo d’incontro. Non so come se la passino le grandi catene o i venditori su internet, ma hanno margini che non sono i miei e vendono libri che in gran parte non sono i miei. E’ proprio un altro discorso, un altro mondo. La crisi, quella dura ma che temi peggiorare, di sicuro non è uguale per tutti. Io credo a quello che faccio e credo ci sia ancora uno spazio per me e per il rapporto che ho con i libri, con il cliente, l’amico, i vari contatti. Sono gli altri che sembrano non crederci più.”

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17 Risposte to “Sono gli altri che sembrano non crederci più.”

  1. Giovanni Arduino Says:

    … e le catene, almeno in America, non è che se la vedano proprio benissimo (confusione & altro).
    http://mhpbooks.com/41915/is-the-end-of-barnes-noble-nigh/

  2. Lara Manni Says:

    Leggevo della proposta Mondadori di fare delle librerie un centro dove si acquista il possesso di un libro in qualsiasi formato. Questo è un ulteriore colpo a chi non sceglie il franchising.
    Un po’ di segnalazioni:
    – I librai sardi che si oppongo al supersconto sul romanzo di Carofiglio
    http://www.ilpost.it/2011/10/18/carofiglio-sconto-sardegna/
    – gli scrittori che si sono mobilitati contro la sparizione dei librai
    http://www.michelamurgia.com/di-cultura/libri/cosa-ti-perdi-se-spariscono-i-librai

  3. M.T. Says:

    La linea che vuole seguire la Mondadori lascia perplessi, come altre sue scelte

  4. Lara Manni Says:

    Mica solo Mondadori.

  5. M.T. Says:

    Certo, ma visto che era quella che avevi citato…😉

  6. A Tuscan foodie in America Says:

    In tutti questi interessanti (non sono ironico) interventi sul futuro dell’editoria, manca sempre un elemento, guarda caso: il prezzo dei libri. In Italia i libri costano moltissimo, e la legge voluta dal pidiessino Levi non solo non ha aiutato, ma ha peggiorato le cose: adesso gli editori alzano artificialmente il prezzo di copertina, gia’ di per se’ alto.

    Riprendo da altrove:

    “Lo stesso libro di cucina di Jamie Oliver costa in America l’equivalente di 16 Euri, con uno sconto sul prezzo di copertina del 35%. In Italia costa 24.65 Euri, grazie all’imposizione dello sconto massimo del 15%. Il libro costa in italia il 34% in piu’.
    La biografia del guru Steve Jobs, appena uscita, costa in America l’equivalente di 13 Euri, con uno sconto del 49% sul prezzo di copertina. In Italia costa 17 Euri, grazie all’imposizione dello sconto massimo del 15% imposta dalla Legge del diessino Levi. Non solo: l’edizione italiana e’ addirittura in brossura, cioe’ un tascabilone incollato con copertitna morbida, mentre la versione americana e’ rilegata con copertina rigida. Questa dei libri in brossura fatti pagare in Italia come libri rilegati e’ un mio vecchio cruccio. Ma evidentemente sono scemo io.
    Inheritance, di Christooher Paolini, costa in America l’equivalente di 10 Euri, con uno sconto del 50% sul prezzo di copertina. In Italia costa 18 euri, l’80% in piu’ rispetto alla versione americana. E anche questa e’ in brossura, e non rilegata con copertina rigida come il libro americano.”

    Sara’ anche vero che il prezzo da solo non serve a vendere libri. Ma di sicuro le piccole librerie non hanno niente da guadagnare dal mantenimento di prezzi folli, imposti per legge.

  7. G.L. Says:

    Quando un libraio indipendente pratica uno sconto, lo paga di tasca sua.

  8. Lara Manni Says:

    Sul prezzo del libro concordo, quella legge è un pasticcio terribile.Il problema è che tutto il sistema italiano è pasticcione. Basta vedere cosa sta succedendo da quando Newton Compton ha abbassato i prezzi a nove euro, portando i suoi libri nella top ten della classifica. Quello che a me sembra è che stiamo arrivando al punto di frattura, dopo anni di movimenti casuali. Ma temo anche che a pagare saranno i soggetti più deboli: piccole librerie. E forse anche gli autori.

  9. A Tuscan foodie in America Says:

    @GL
    A maggior ragione, un prezzo di partenza “umano” li salverebbe. Se un libro costa ora 25 Euri, magari lo compro alla Feltrinelli, dove con la carta fedelta’ (se esiste ancora) magari ho un 15% di sconto. Oppure via Amazon.

    Se lo stesso libro invece costa un prezzo umano, magari 15 Euri, vado volentieri dal libraio di fiducia, e non gli chiedo sconti.

    Tutti i modelli di vendita di qualsiasi cosa (QUALSIASI cosa) non possono esulare dal prezzo. E a me pare invece che se ne esuli parecchio in Italia. Ma magari sbaglio io, manco da troppo tempo.

  10. G.L. Says:

    I prezzi dei libri li fanno i librai? Vabbè, Tuscan, scemo io che mi metto a discutere. Pace.

  11. Lara Manni Says:

    Ehm, Tuscan: magari fossero i librai a decidere. Decide la Direzione Commerciale, con maiuscole, della casa editrice, e il libraio, specie se non di catena, non può dire “ah”.

  12. M.T. Says:

    Penso che hai ragione Lara: stiamo arrivano al punto di frattura.

  13. Lara Manni Says:

    Minuto dopo minuto, apprendo fatti che me lo confermano.

  14. A Tuscan foodie in America Says:

    No GL, scemo io che torno a commentare. Proprio scemo. Avanti cosi’.

  15. A Tuscan foodie in America Says:

    E’ evidente che non e’ il libraio che “fa” il prezzo del libro. Proprio per questo, anche loro dovrebbero spingere per prezzi piu’ bassi. Mi sembrava fosse chiaro che non stessi dicendo che il prezzo lo fa il libraio. Cosi’ e’ piu’ chiaro?

    Comunque pace e bene, e suonatevala e raccontatevela tra di voi.

  16. Lara Manni Says:

    Ma il libraio, Tuscan, non può spingere per questo😦 Nel senso che, almeno in Italia, il libraio indipendente ha pochissima voce in capitolo. Non so in America, ma quello che sta succedendo qui è che il potere decisionale si sta accentrando nelle mani di pochissimi, e quegli stessi pochissimi, peraltro, non godono di ottima salute.😦

  17. M.T. Says:

    Purtroppo😦

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