Faccio una domanda, chiedo una risposta

Repubblica dà la notizia così:

“NEW YORK – Mi presti il tuo e-libro? L´ultima barriera è caduta: l´e-book diventa prestabile. Per la rabbia degli editori che, per ora, hanno dato la liberatoria solo a poche migliaia di titoli. Intendiamoci: in questa guerra chi è senza peccato non c´è. La rivoluzione, per ora, è riservata ai possessori di Kindle: e quindi non ai milioni di e-lettori con iPad o altri tablet. E nella fattispecie ai possessori dell´abbonamento “prime”: che richiede la sottoscrizione annua di 70 dollari. Non è tutto: c´è il limite di un libro, e solo un libro, al mese. Ma al di là delle schermaglie di marketing è il concetto che conta. Per anni il prestito del libro elettronico è stato osteggiato non solo dagli editori ma dagli stessi distributori, con proprio Amazon in testa, nel timore che la catena di Sant´Antonio possa danneggiare le vendite. Ma con un mercato che ormai viaggia, negli Usa, sul 25 per cento, la scommessa della più grande libreria mondiale è di avvicinare ancora più consumatori. Che provando, in prestito, l´e-book, potranno apprezzarne i pregi: anche se poco, molto poco, alla volta.  A.AQ. ”

E io faccio una piccola domanda. Da quel che so, grazie a Giovanni Arduino e al suo instancabile lavoro di aggiornamento, è che nè gli editori, nè gli agenti, nè gli autori o detentori dei diritti sono stati informati dell’iniziativa. Che, in sè, è lodevole, certo, e, certo, si inserisce nel concetto di diffusione gratuita del sapere. C’è una gran differenza con Creative Commons, però: che in quel caso è l’autore a decidere di mettere liberamente in circolazione il proprio testo. Qui, da quello che posso capire io, è un principio nobile che viene usato a fini di marketing. E senza consenso dell’interessato.
Comunque, posso sbagliarmi, si sa mai.

 

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27 Risposte to “Faccio una domanda, chiedo una risposta”

  1. Giovanni Arduino Says:

    Cara Lara,
    l’articolo de La Repubblica è incompleto e confuso (e comunque gli utenti Prime sono circa cinque milioni nel mondo, di cui grosso modo 350000 solo negli USA, non esattamente due gatti).
    No, molti agenti /autori/editori non sono stati informati (http://paidcontent.org/article/419-kindle-free-book-lending-holy-sht/) soprattutto i “proprietari” di best-seller che figurano tra i maggiori prendivoglia di Amazon per il suo programma di “prestito” – vedi parziale lista del Kindle Lending Library
    https://docs.google.com/spreadsheet/ccc?key=0AlzE7VyT6i4odDJnMm80d2dGd0FISnhGNDNwN2o1MGc#gid=0
    Amazon ha incluso questi ebook con un escamotage (in soldoni e molto sinteticamente: pagando all’editore ogni prestito come se fosse una vendita/download). Senza (molto probabilmente) averne il diritto, forte di precedenti accordi e della sua posizione di potere, ha messo tutti di fronte al fatto compiuto (con il suo classico atteggiamento del tipo “adesso ti spiego io come funziona, scemo”); tutti, anche chi da tempo si era fermamente dichiarato contrario a una politica di questo genere. “Non vuoi entrare nel mio club? Bene, ci entri lo stesso e poi vedrai che ti piace” (altro ragionamento amazoniano). C’è chi lo applaude e chi lo denigra, ma solo una cosa è certa: *qualcosa* si è irrimediabilmente rotto, e di brutto. Si attendono sviluppi.

  2. Giovanni Arduino Says:

    ps: per la lista di cui sopra, grazie a Laura Hazard Howen di PaidContent http://twitter.com/#!/laurahazardowen/

  3. Lara Manni Says:

    Se sommiamo i macroavvenimenti amazoniani ai più piccoli movimenti accentratori (per quanto riguarda i contenuti) dell’editoria italiana, molti brividi corrono lungo la schiena.

  4. M.T. Says:

    Già, il quadro non è per niente roseo. Della serie, avendo forza, numeri e potere posso imporre quello che voglio, il parere altrui non conta nulla.

  5. Luigi Says:

    Io preferisco sempre il cartaceo. Purtroppo, però, tra un pò diventerà come i vecchi dischi in vinile. Speriamo di no.

  6. Giovanni Arduino Says:

    Luigi, sai, credo che questo -adesso come adesso e nel contesto del post- sia l’ultimo dei problemi. E comunque il vecchio vinile rimane una delle nicchie più forti (e redditizie) a livello internazionale (diversa la sorte del cd audio). Spesso auguro al libro di carta un destino simile.

  7. Lara Manni Says:

    Quoto, ovviamente. La questione non è più cartaceo versus digitale. Ma chi prenderà le decisioni che riguardano distribuzione, promozione, vendita dei libri (e a volte anche scrittura dei).

  8. A Tuscan foodie in America Says:

    So che sbaglio, ma intervengo.

    Come si dice benissimo nell’articolo linkato da Arduino ” It is essentially an Amazon-funded promotion, much the same as a Kindle Daily Deal or our long-standing 4-for-3 deal in children’s books, where the author and publisher are compensated identically regardless of whether a book is purchased or borrowed”. In soldoni: e’ una promozione Amazon, del libraio se vogliamo, esattamente come il 4 x 3 che si trova su Amzon (e in molte librerie). Amazon paga l’editore come se si trattasse di vendite normali. Come gia’ Amazon fa, quando vende per esempio alcuni titoli a costo zero, per attirare il lettore. L’obiettivo qui e’ convincere la gente a comprare i Kindle.

    Non si vede quindi il motivo per cui , legalmente, gli editori debbano essere informati: vengono pagati regolarmente.

    Poi: le biblioteche pubbliche rendono gia’ possibile il prestito di libri digitali, alcune senza i limiti di un libro al mese imposto da Amazon.

    niente di nuovo sotto il sole. Certo, la mossa di amzn e’ una spallata forte, ma e’ una spallata a un mondo morto, che grida ancora contro la possibilita’ che arrivino i barbari, quando i barbari hanno gia’ abbondantamente ammazzato il Re, e preso il controllo da tempo.

    • Giovanni Arduino Says:

      No no no, TF, non è stata una spallata e neppure una promozione, ma un imporre a forza la propria volontà, *senza consenso preventivo*, perché sei certo (siamo sicuri, poi?) di poterlo fare (nonché una violazione di precise leggi e precisi diritti). Tra l’altro, tutto questo porta a un altro problema: come verranno pagati gli autori? (vedi anche http://aardvarknow.us/2011/11/04/the-biggest-unasked-question-with-the-new-kindle-lending-library-how-are-authors-paid/). E in ogni caso, ricordalo, e ogni modo, mettitelo in testa, non si infierisce sui morti (per usare la tua terminologia) e quando i barbari (quelli veri) arrivano sul serio, non è momento di festa. Per nessuno.

      • Giovanni Arduino Says:

        ps: i post, quello mio e di laura, si sono incrociati. E mi scuso per i refusi nel mio. Velocemente: la manovra di Amazon, come già detto, va contro molti diritti che tutelano sì gli editori (che sono brutti, grossi e cattivi, va bene va bene va bene) ma soprattutto gli autori. Lending non è selling (quindi, ripeto, nulla di promozionale) e, se si vuole instaurare un programma di questo tipo, nuovi accordi vanno presi. Qui non contano i pareri. Qui è questione di puro diritto editoriale. Punto e basta.

      • A Tuscan foodie in America Says:

        Giovanni,non volevo andare nella questione giuridica, ma visto che la citi, andiamoci. Quando compri un ebook da Amzn, non compri un libro. Compri il diritto ad avere il file, finche’ amzn lo riterra’ opportuno. Una licenza in qualsiasi momento ritirabile. di fatto NON e’ un contratto d’acquisto, anche se pochi lo sanno.

        bisognera’ vedere se nel diritto americano l’uso della parola “lease” viole i contratti. perche’ l’unico appiglio secondo me e’ quello, l’uso della parola lease. Io cono conosco i contratti di common law che amzn ha concluso con gli editori. Tu?

      • A Tuscan foodie in America Says:

        dicevo io NON conosco i contratti di common law che amzn ha concluso….

  9. Lara Manni Says:

    Però, Tuscan. Anche nel post precedente, nè io nè Giovanni sosteniamo che Amazon sia il diavolo, o il barbaro. Ma che rischi di procedere, di spallata in spallata, fino a sopravanzare qualsiasi altro interlocutore. La promozione 4×3, fin qui, era stata sempre decisa dagli editori. Ora è un ditributore-editore-altro che prende tutte le decisioni. E’ esattamente questo che mi preoccupa. Fatte salve tutte le critiche, sacrosante, al modo in cui l’editoria “tradizionale” si è mossa fin qui!

    • A Tuscan foodie in America Says:

      ma non e’ vero che le promozioni 4×3 fossero sempre state decise dagli editori in america. Amzn le ha fatte spesso per conto suo, e lo si dice anche nell’articolo linkato da arduino.

      • Lara Manni Says:

        Io parlo dell’Italia, però. Il rischio che io vedo è che quella pratica venga importata pari pari qui, in una situazione più piccola, e più a rischio.

  10. Giovanni Arduino Says:

    Notizia fresca da PublishersLunch (riporto per intero).

    As we reported yesterday afternoon, many of the trade publishers with books included in Amazon’s new Kindle Lending Library did not consent to that participation and therefore had neither notified nor consulted with agents in advance about the program and its terms. (At least some of those companies specifically declined Amazon’s earlier offer to participate.)
    The Association of Authors’ Representatives has issued a statement on the new initiative:

    “The agent and author community have not been consulted about this new sort of use of authors’ copyrighted material, and are unaware of how publishers plan on compensating authors for this sort of use of their books, which is unprecedented. But we think free lending of authors’ work as an incentive to purchase a device and/or participation in a program is not covered nor was anticipated in most contracts between authors and publishers—nor do most contracts have any stipulation for how an author would be compensated for such a use. Without a clear contractual understanding with their authors, it is unclear to us how publishers can participate in this program. We take very seriously our role to protect the interests of our clients, and at this stage it is difficult to see how this program is in the best interests of our clients.”

    • A Tuscan foodie in America Says:

      Appunto, come dicevo su, si tratta d’interpretare i contratti che amzn ha concluso con gli editori. Io non li conosco. Tu?

      Penibile il discorso degli editori su come pagare gli autori. E’ molto semplice: se Amzn per ogni “lease” paga l’editore come per ogni acquisto, basta pagare gli autori come per ogni acquisto…non e’ complicato. Ma forse ho una mente troppo semplice.

      Pero’, ripeto, senza vedere le carte possiamo discutere all’infinito, ma sul nulla. Il punto centrale e’: l’uso del termine “lease” viola i contratti conclusi da amzn con gli editori? gli editori paiono dire non che li violi, ma che la lease sia una fattispecie non coperta dai contratti attuali.

      Vedremo i giudici che dicono.

      • Giovanni Arduino Says:

        No, TF (e questa mia risposta vale anche per sopra), la parte da me citata vuole semplicemente dire che una clausola come quella di Amazon non è riportata nel contratto e quindi va (sarebbe dovuta essere, in realtà, ormai) ridiscussa. E, sì, ahimé conosco gli accordi (non *contratti*) tra Amazon ed editori americani (e non solo), e non contemplavano nulla del genere. E il rapporto venditore/acquirente che citi sopra (licenza, eccetera) in questo caso non c’entra un fico secco, perché non riguarda il rapporto editore/venditore (o distributore). Questo in estrema sintesi. Credo, ormai, sia inutile ribadire che il punto del discorso era un altro (come sottolineato da Lara), ma non importa. Se vuoi altre informazioni da ufficio diritti di casa editrice, se proprio non puoi farne a meno, puoi scrivermi al mio indirizzo privato, anche per non intasare i commenti. Ti ringrazio.

      • A Tuscan foodie in America Says:

        Spero di sbagliarmi (si sa, a volte e’ difficile capire il tono della parola scritta), ma mi pare di notare molta supponenza e molto fastidio nei confronti di chi non si allinea subito al Suo pensiero, caro Arduino.

        Mi ricorda molto altri suoi colleghi.

        Siccome mi si e’ fatto capire che comunque io non sono in grado di capire, mentre lei e’ anche un esperto di contrattistica di diritto americano, mi ritiro in buon ordine.

        Senz’altro avra’ ragione lei. Saluti, senza rimpianti.

      • Giovanni Arduino Says:

        Caro TF, era giusto per non intasare i commenti (visto che qui sono solo un ospite, come in fondo tutti) su una questione marginale rispetto all’oggetto del post. Mi sono offerto di risponderti privatamente. Collega di chi, vorrei sapere, ma non importa. Saluti.

    • Giovanni Arduino Says:

      ps, e poi la considero chiusa: per darti una vaghissima idea, prova a mettere in google “agency model wholesale model”. Arrivederci.

  11. Lara Manni Says:

    Aggiungo una notizia che riguarda non Amazon ma l’editoria italiana. Gargoyle non pubblicherà più autori italiani e forse neanche horror propriamente detto. Non conosco le motivazioni, ma trovo grave e sintomatica la vicenda.

  12. Giovanni Arduino Says:

    Grazie a PublishersLunch, link a 2700 Prime Lending Titles
    http://pmautomat.tumblr.com/post/12326835919/this-amazon-link-lets-you-browse-2-700-prime-lending

  13. M.T. Says:

    Ecco, quella della Gargoyle non è una buona notizia. Già qualche tempo fa ce ne fu un’altra che non era piacevole, ma fu ritirata: questa volta come andrà?

  14. Matteo Says:

    Io come autore approverei l’iniziativa se fosse presa su uno dei miei libri. Certo, mi piacerebbe che qualcuno comunque me lo chiedesse, così giusto per sentirmi parte di una decisione che mi riguarda.

  15. Lara Manni Says:

    Gherardo: notizia pessima, vero. Ne ha dato notizia uno degli autori cui è stata comunicata la nuova linea editoriale. Aggiungo solo che il motivo di preoccupazione, a mio parere, sta nel fatto che una quota di Gargoyle è di Messaggerie. Insomma, la sensazione che ho è che si stia cercando di non fare concorrenza “interna”.
    Matteo: appunto. Ognuno deve poter dire la sua. Io posso decidere di pubblicare i miei libri on line e optare per il download gratuito. Ma sono io che scelgo, non un altro (e che altro!) per mio conto.

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