La banalità del male

«Ci sono due cose che mi infastidiscono davvero nei fantasy e che evito. La prima è una descrizione molto superficiale della società medievale, la seconda l´eccessiva semplificazione del bene e del male. L´85 per cento dei fantasy si svolge nel Medio Evo, con descrizioni banali che tradiscono la totale ignoranza delle reali dinamiche di questa società. Nella maggior parte dei casi re, principesse e cavalieri dei fantasy vivono nel Medio Evo ma pensano come americani contemporanei. Ho espresso la mia ammirazione per Tolkien, ma alcune delle cose che ha fatto nelle mani di imitatori minori sono diventate cliché. L´esempio più eclatante è il personaggio del “signore del male” un cattivo assoluto, circondato da altri malvagi brutti e deprecabili, espressioni di un determinismo foriero di semplificazioni razziste. Il mondo è molto più complicato di così, non è soltanto in bianco e nero, per cui cerco di usare tutte le sfumature del grigio e dare ai lettori l´intero resoconto dei conflitti tra esseri umani».

George R.R.Martin, su Repubblica di ieri. Concordo, per quel che vale.

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14 Risposte to “La banalità del male”

  1. Laurie Says:

    Accidenti, devo trovare l’intervista completa.
    Sono abbastanza d’accordo sul Medioevo superficiale però lo trovo più appropriato per un romanzo storico che per uno fantasy. Ormai i romanzi storici sono imbarazzanti tanto sono inaccurati (eccezioni permettendo, ovviamente). Mi piacerebbe di più un modo di pensare fuori dagli schemi, questo sì, evitando l’effetto “americano alla corte di re Artù”.
    Martin comunque è quello che disse “The villain is the hero of the other side”. Più di così.
    (Però! Martin intervistato per Repubblica. Si vede che le serie tv fanno miracoli.)

  2. Elfo Says:

    “Ogni volta che si domanda a Martin quando terminerà le cronache lui ammazza uno Stark. Save the Starks, shut up!”
    Non è mia, ma mi ha fatta ridere un sacco!😛
    E comunque Martin ha ragione in merito al fantasy medievale. Seppure da ragazzina abbia apprezzato libri come la serie di Dragonlance adesso non riesco più a leggerne di simili. Mi annoiano subito, proprio per i motivi accennati da questo autore.

  3. Shingo Tamai Viola Says:

    Veramente: le serie TV fanno miracoli! Devo affrettarmi a fare l’hipster che dice “mi piaceva prima che fosse figo” o sono già in ritardo, dite?
    Ad ogni modo la questione è vecchia come il mondo (del fantasy) e anche se le parole di GRRM sono belle sintetiche e dirette non si esaurisc epurtroppo qui. Questa idea del medioevo ‘favolizzato’ che di medioevo ha solo i costumi e le scenografie, usato come scusa per dire che non c’è il telefono e si viaggia a cavallo, è una brutta malattia che infetta il fantasy di ogni provenienza. In realtà è figlia di una malattia più diffusa ancora e più pericolosa ancora, ovvero il pressapochismo e il “ma sì, dai, che va bene”.
    Il mondo paramedioevale di Martin è curatissimo, anche se non è un medioevo. Giustamente, le Cronache si svolgono su un altro mondo che non è il nostro e l’autore può così giustamente concedersi licenza quando ne ha bisogno, così come ha fatto Tolkien a suo tempo.
    Per poter scrivere una storia che abbia un Zignore Dti Male senza risultare noiosi, ridicoli e deterministicamente razzisti, bisogna esser bravissimi, più che bravi, scrupolosi, attenti, ricercare, studiare, limare, ingannare il lettore e alla fine conquistarlo… E purtroppo i 3/4 degli autori che mettono un Cattivo Kattivone a bilanciare il loro mondo, non fanno nulla di tutto ciò.

  4. Paolo E. Says:

    Se ne parlava giusto l’altra sera con Fabrizio Valenza ad una tavola rotonda sul fantasy. Nella mente dei lettori questa forte semplificazione dell’ambentazioen morale si nota molto: i personaggi sono tutti o troppo buoni o troppo cattivi. Si argomentava tuttavia che questo semmai è caratteristico del fantasy anni ’50 (Tolkien, Lewis) e di alcune sue cattive imitazioni recenti. Martin (ma anche altri) sono proprio l’esempio di come il fantasy attuale (quello valido) si pongano il problema di superare questo stantio dualismo.

    Domanda per Lara: visto che non lo ho letto, nella Torre Nera King come llo affronta questo aspetto qua? Li divide in buoni o cattivi?

  5. Fabrizio Valenza Says:

    @Paolo: ciao. Perdonami, mi intrometto per rispondere su King. La risposta è: no! Però è inutile spiegare, perché ci sono talmente tante sfaccettature nella saga di King, che l’unica cosa da fare per comprendere è stringere tra le mani i volumi, uno dopo l’altro, e leggerla dall’inizio alla fine. Credimi, ne vale la pena.

  6. Lara Manni Says:

    Domandone🙂 Questo aspetto è centrale in tutto King, e soprattutto nella Torre Nera. Perchè Roland, il protagonista e per definizione Eroe Positivo, è tutt’altro che positivo. Più volte i membri del suo Ka-tet si troveranno ad affrontare pericoli e morte in vista di un Fine Superiore. La stessa tematica che si trova ne Il signore degli anelli e in Harry Potter, se ci pensi: la scelta giusta. Solo che Roland è costretto a compierne più spesso e di più radicali. Quanto al Malvagio Sovrano: è tale, ma esiste sempre una sfumatura che rende i suoi servitori peggiori di coloro che servono (pensa anche a Saruman e Sauron).
    Per tutti: per scrivere una storia con un credibile signore del male bisogna avere a cuore la questione del male. Ma seriamente, non perchè il cattivo ci vuole🙂

  7. Paolo1984 Says:

    a proposito di Signori del male, l’ennesima riflessione su The Stand: mi colpisce come una delle decisioni errate prese dal furbissimo e malvagissimo Randall Flagg e cioè l’eccesiva fiducia accordata a Pattume sia dettata da una certa affinità, quasi “affetto” che L’Uomo Nero prova verso questo povero pazzo piromane..mi piace che a farlo sbagliare sia un barlume di umanità

  8. Lara Manni Says:

    Bravo Paolo. Qualcosa di simile avviene, sempre al signor Flagg, nella Torre Nera…

  9. M.T. Says:

    E’ vero quanto accade tra Flagg e Pattume. C’è anche da dire che, come dice un personaggio nel romanzo, l’Uomo Nero incarna il raziocinio, il voler programmare, tenere tutto sotto controllo, prevedere per poter manipolare tutto con la semplice razionalità, senza tener conto che esistono cose imprevedili come i sentimenti, ma soprattutto come l’uomo, troppo complesso perché tutto possa essere dato per certo. Come direbbe Jung (tuttavia questa è una semplificazione, il discorso da fare sarebbe ampio), Flagg è il tipo psicologico intellettivo, dove questa sua funzione è quella dominante a discapito di quella affettiva; e si sa che quando c’è uno squilibrio, la parte messa da parte prima o poi reclama la sua parte, portando spesso a commettere errori e da qui disastri.

    • Paolo1984 Says:

      già, e non è un caso che SPOILER l’unico che Flagg non riesca a “vedere” sia Tom Cullen..ma stiamo raccontando troppo a chi non ha letto il libro

  10. Wu Ming 4 Says:

    “per scrivere una storia con un credibile signore del male bisogna avere a cuore la questione del male.”
    Lara, hai centrato il punto. E’ precisamente questo che distingue Tolkien e altri dagli “imitatori minori” di cui parla Martin.

  11. Lara Manni Says:

    E, sai Wu MIng? Mi ha fatto particolarmente piacere che Martin abbia parlato di “determinismo foriero di semplificazioni razziste”. Perchè certi Iper-Villain sembrano essere anche frutto, oltre che origine, di uno stato d’animo o di un modo di vedere che identifica e riduce il Male all’Alterità…

  12. Matteo Says:

    Martin cerca, come forse cercano anche gli altri che lui critica, che chissà, magari criticano lui.

  13. Wu Ming 4 Says:

    Eh, già. E’ la scorciatoia più rapida. Utile per chi – in narrativa come in politica – non è assolutamente in grado di porsi la questione del Male.

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