Il licensing delle vacche magre

Il post del mercoledì, a blog unificati con Giovanni Arduino, cerca di fare il punto su quello che è accaduto in questa settimana. Non parla solo del Wunderkind 3, o del futuro-presente prossimo dell’editoria e degli autori di genere. Prova a capire dove siamo. Per il dove andiamo, ancora un po’ di pazienza.

A volte ci si sente terribilmente vecchi a fare questi discorsi. Perché tutto grosso modo si ripete. E se possibile, peggiora. Nulla in fondo pare cambiare. Sembra una versione bizzarra del Gattopardo. Sarà che i momenti più duri fanno emergere la vera indole delle persone. Va’ a sapere.
E allora parliamo di nuovo, anche, degli eBook, ultima frontiera della sperimentazione a sentire Caio e Sempronio, che però oggi in parte verranno/vengono usati  a mo’ di ripostiglio di tutto quello che non si può infilare di soppiatto nell’antico mondo del cartaceo (per svariati motivi: pareggi sballati, prenotazioni da fame dopo rese istantanee e inappellabili, un’idea falsata della famosa “nicchia”, errori iniziali  di giudizio e scelta e collocazione, solo talvolta giustificabili). Un po’ come un tempo si faceva con il paperback. I famosi paperback original, oh-così-tanto-americani, le “novità direttamente in tascabile!” che anni addietro uscivano praticamente in perdita e in Italia quasi mai hanno attecchito (anche qui per una serie infinita di ragioni, tirature non altissime che non andavano d’accordo con qualsiasi preventivo, e non ultima quella di essere considerati figli di nessuno e ricettacolo di monnezza).
Però l’ebook ha costi fissi –e non solo- decisamente più bassi (soprattutto allontana, almeno in parte, lo spauracchio della distribuzione e totalmente quello del temutissimo magazzino, delle rese, delle giacenze, eccetera eccetera), e si pensa che l’espediente stavolta possa funzionare, e poi, dai, sono sperimentazioni anche queste, molto armata Brancaleone, ma vabbe’. E d’altra parte, se il  “il prodotto non regge l’hardcover”, che si fa? Si fa l’eBook. Il cerchio si chiude.

Perfetto, ma in questo contesto, in questa serie di curiose interpretazioni di teorie e analisi anche giuste, il centro sembra tremare: l’attenzione verso il pubblico, verso il libraio old/new school, verso l’autore, verso chi di libri si occupa scegliendo, selezionando, proponendo (vogliamo usare ancora una volta la parolina magica editor? E usiamola. Tanto ora come ora significa poco. Broker di un esistente che traballa, ha arrischiato un giornalista americano in un pezzo sul web, e perdonateci se non troviamo più il link).
E in ogni caso, l’eBook non deve essere solo ed esclusivamente figlio del marketing e del commerciale? Ormai è un mantra. Perché allora stupirsi? E nemmeno ci stupiamo, perché non siamo perfetti idioti o davvero ingenui,  se l’editoria è (anche) un’industria (molto particolare, però, che ha in sé parecchie caratteristiche artigianali che sono assieme la sua grande forza e il suo tallone d’Achille), e allora i conti devono tornare e le regole del capitale e blah blah blah. Lo diamo per acquisito; scontato; superato. E nemmeno ci scandalizziamo, non troppo, se vari fenomeni e varie tendenze vengono sfruttati (anche qui bisognerebbe vedere come), possibilmente in fretta, perché se no poi, a me, a me, a me che cosa restano, le briciole? Tutto si ripete, nessun problema, una volta era il new age e adesso sono (stati) i vampiri e (forse) domani sarà qualcos’altro,  il femminile finto-alto e il romance zozzone o vatti a sapere.

Però. Sarà (è, in effetti) il momento duro/durissimo di cui sopra, ma qualche circuito sembra essere saltato, qualche ingranaggio andato fuori asse . Non adesso, non oggi, per carità, solo che adesso, oggi, le conseguenze e gli effetti sono più evidenti e probabilmente più gravi. E dunque: ognuno fa quel che vuole. E spesso non è il che cosa ma il come (in parte si ritorna alle “curiose interpretazioni” di cui abbiamo parlato prima).  E nessuna regola, nessun patto vale più. E allora si spreme lo spremibile, si commissiona il commissionabile, si ordina in automatico quello che va ordinato ai “fornitori di contenuti ad hoc”  (gli scrittori, ovvero coloro che scrivono, tanto per ricordarlo,  anche se il vecchio “content is king”, il contenuto è re, viene già sostituito dall’” experience is king”, ovvero non importa che cosa si ha davvero in mano ma quello che ci si costruisce attorno – discorso lungo per un altro post, magari), con vaghe idee e vaghi sentori del momento, con pianificazioni in excel che danno l’idea del controllato e del controllabile, con la legge del tabulato (o del tabbulato, come urla qualcuno, sventolando i famosi tabbulati pure a capocchia, non appena gli viene mossa una critica di qualsiasi genere).
E allora (a costo e rischio di generalizzare, perdonateci) si lavora in serie (quasi) come un’agenzia di licensing, su settori anche difficili e importanti (tipo, si cita non troppo a casaccio, la narrativa per ragazzi o quella di genere), perché tanto vale provare di tutto, e in tutti i modi, e senza remore, e senza punti di domanda, e fuori uno e avanti l’altro, e costruire-l’autore-italiano-ma-fatemi-il-piacere perché oggi è oggi e domani chissà, perché che senso ha tentare di ingrassare le vacche magrissime quando magari tra un po’ muoiono e potremo (probabilmente) comperarne delle altre?

Scenario apocalittico? No. Rincuorante? Nemmeno per sogno. Si ripete: nulla cambia, al massimo peggiora, soprattutto in certi momenti. Si vogliono soluzioni? Nuovi margini d’azione da conquistarsi pezzo per pezzo? Ormai questi, e non con un semplice schioccare di dita, li possono trovare soprattutto il singolo o i singoli in gruppo (lettori, librai, editor –gulp-, autori); epperò, soprattutto per gli autori, non significa mettersi a produrre a ritmo forsennato ebook per riempire un mercato che al momento in Italia non esiste (altro lungo discorso). A questo ci penseranno già altri; se si vorranno risultati differenti, azzardiamo che si dovranno  -anche- seguire strade diverse, diversi modi, diversi sistemi.

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18 Risposte to “Il licensing delle vacche magre”

  1. Valberici Says:

    Chi agisce secondo le regole del capitalismo soggiace alle medesime. In parole povere sarà il mercato, ovvero i lettori, che decideranno se le attuali casi editrici sopravviveranno, prospereranno o scompariranno.
    Io, a partire da oggi, difficilmente comprerò il primo volume di una nuova trilogia.
    E ora mi siedo in riva al fiume e aspetto………

  2. Lara Manni Says:

    Questa mattina leggevo sui giornali i verbali delle riunioni Einaudi. Non per rimpiangere i tempi andati, perchè davvero non ha alcun senso: però ricordarli sì. Perchè è, come detto nel post, la parte artigianale dell’impresa editoriale a essere “anche” la sua possibile salvezza. E’ questo che bisogna tenere a mente, secondo me.

  3. Wunderkind 3 – save the date – 29 novembre 2011 « La carta, lo schermo, la parola, lo sguardo Says:

    […] e qui trovate discussioni interessanti […]

  4. Andrea G. Colombo » Blog Archive » Il Diacono, gli Iceberg e l’editoria italiana Says:

    […] Come scrive il mio amico Giovanni Arduino in coppia con Lara Manni: […]

  5. M.T. Says:

    Val, quanto dici è corretto, ma i lettori sono consapevoli dell’opportunità che hanno tra le mani? Si staranno svegliando dal torpore in cui sono caduti, stranno trovando la consapevolezza che non hanno ancora avuto?

  6. Lara Manni Says:

    Bisogna solo capire di quali lettori parliamo. E ricordarci che i lettori italiani sono pochi. Molto pochi.

  7. Valberici Says:

    Se non si sveglieranno si estingueranno pure loro, e se lo saranno meritato. Alla fin fine di fronte alla passività delle masse non si può fare più di tanto.

  8. Lara Manni Says:

    Non sono solo i lettori a doversi svegliare, Val🙂 Ne parlo oggi

  9. francesco Says:

    qualche considerazione:
    (banale) l’ebook è scomodo
    (banale) per poter usufruire di un ebook si deve comprare il lettore di ebook, però quelli belli costano
    (banale) senza la carta muoio
    (non banale) se devo pubblicare un libro con una casa editrice che poi lo pubblica solo in ebook, sono capace di pubblicarlo anche io. Guadagnerò meno ma almeno non devo prendere l’elemosina della casa editrice. Oltretutto con la stampa online, si può comunque stampare qualche migliaio di copie a basso costo e di buona qualità con isbn e tutto.

    • fos87 Says:

      Vorrei rispondere alla seconda considerazione.
      In realtà i prezzi si stanno abbassando, e parecchio: il mio Sony prs 350 ora costa 120 euro. Sul sito di Barnes$Noble vendono il Nook Simple Touch a 99 dollari. Su Ultima Books vendono il Cybook Odissey, quello che viene presentato come uno dei reader più veloci, a 159 euro con in regalo 20 euro di buono acquisto nel loro store. E questo senza prendere in considerazione i Kindle.
      Non è questione di prezzo, dato che certi (buoni) modelli costano meno di un cellulare. È tutta questione di mentalità.

      • Lara Manni Says:

        Fos, non stiamo facendo il gioco “vecchi babbani anti-tecnologici” contro “felice innovazione”. Credo che sia io che Giovanni abbiamo almeno provato a chiarire che il punto non è questo, ma il modo in cui gli editori italiani (soprattutto ma non solo) stanno andando incontro all’eBook. In modo caotico, con prezzi vergognosamente alti, e – questa è la sensazione – accettando acriticamente le condizioni di Amazon.

  10. Valberici Says:

    francesco: mi permetto di correggerti su un punto: l’ebook è comodissimo, molto più del cartaceo. 🙂

  11. Lara Manni Says:

    Dipende, Francesco, sull’ultimo punto. Un libro ha bisogno di editing, e tutti gli scrittori hanno bisogno di editing. Un libro ha bisogno di essere “trovato”. In un mondo dove si pubblicherà tantissimo (digitale) bisogna anche avere dei riferimenti. Insomma, non la farei tanto semplice.

  12. francesco Says:

    Però Lara, questo rende l’autore schiavo delle case editrici anche quando queste lo prendono a pesci in faccia.

  13. Lara Manni Says:

    Non che essere presi a pesci in faccia da un distributore sia meglio. Insomma, le cose sono più complicate di così, e sicuramente questa è una situazione complicatissima, che al momento non è prevedibile quanto a sviluppi. Diciamo che occorre stare all’erta, via.

  14. fos87 Says:

    “Fos, non stiamo facendo il gioco “vecchi babbani anti-tecnologici” contro “felice innovazione”. Credo che sia io che Giovanni abbiamo almeno provato a chiarire che il punto non è questo, ma il modo in cui gli editori italiani (soprattutto ma non solo) stanno andando incontro all’eBook. In modo caotico, con prezzi vergognosamente alti, e – questa è la sensazione – accettando acriticamente le condizioni di Amazon.”

    Veramente io volevo solo chiarire il punto riguardo i prezzi (“i lettori costano tanto” è la classica scusa dei detrattori del digitale, di solito). Per il resto, è innegabile che gli editori stiano mandando avanti una politica vergognosa, e non ho alcuna intenzione di negarlo. Spero che si diano una svegliata, anche perché rischiano di buttare tutta una fetta di mercato tra le braccia della pirateria, nonché tante possibilità non dico dove.

  15. Lara Manni Says:

    Ah sicuro. Il bis di quanto è successo con i discografici. Solo che all’epoca i discografici erano molto più in salute. Personalmente sono molto, molto, molto preoccupata.

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