Almeno credete alla Nielsen

Qui sotto trovate un articolo di Alessandra Rota per Repubblica di oggi dove si conferma quanto dicevo settimane fa sullo “sboom”. Post che mi è costato irrisioni a distanza e smentite sottintese, se ricordate bene, al grido “il fantastico italiano è in marcia verso la gloria”. I numeri sono numeri e le strade sono due: o si abbassa il target e si scrive per bambini, massimo ragazzi molto giovani, settore dove si è anzi in cerca di autori che seguano disciplinatamente  il filone, o si vira nel fantastico più sfumato-quasi-mainstream. Oppure ancora, si aspetta che gli occhi si abituino all’oscurità e si continua a scrivere quel che si vuole scrivere, sapendo che tutto sarà molto, molto più difficile.

“La letteratura, senza i bestseller, perde fascino ed è una delle cause della crisi del mercato editoriale. Crisi che colpisce soprattutto i piccoli e medi editori, che dopo anni di crescita, sfiorano il meno 5 per cento (meno 4 per cento, se Fazi e Newton Compton vengono considerati grandi). Si vende bene solo se ci sono i best seller e quest´anno non hanno brillato per presenza in classifica, tranne alcune eccezioni come Un regalo da Tiffany della Newton Compton; la narrativa, se nella stagione mancano i titoli superstar, non funziona e perde quasi il 3 per cento. Dominano invece le signore delle cucine televisive, Clerici e Parodi, che hanno ridato fiato ad un genere: la non fiction pratica (manualistica, bricolage). E poi c´è il fenomeno ragazzini: più 6 per cento, un piccolo “miracolo” in mezzo a tanto grigiore.
Il quadro che è emerso ieri dai dati NielsenBookScan presentati alla Fiera nazionale della piccola e media editoria “Più libri, più liberi”, ospitata dal palazzo dei Congressi di Roma (fino a domenica), non è rassicurante: flessione delle vendite, rese inarrestabili, scarsa liquidità per cui i librai selezionano i testi da tenere, scarificando quelli dei piccoli editori meno vantaggiosi economicamente, librerie che chiudono, altre che scelgono il franchising e dunque smettono di essere “indipendenti”. Perfino la Grande Distribuzione perde rispetto al 2010 (era al 17,2 per cento, è al 16, 6). Non brilla per aumenti nemmeno Internet, solo lo 0,1 per cento in più per gli acquisti on line (nel dato però ci sono anche le librerie).
Ma a penare più di ogni altro settore è la fiction. «Per tradizione noi la consideriamo la fanteria dell´editoria» dice Enrico Iacometti, presidente del Gruppo dei Piccoli Editori dell´Associazione Italiana Editori, «ma certo il calo del romanzo, che per noi piccoli tocca il meno 9,2 per cento. E´ diventato un problema». Le ragioni sono tante; per esempio i titoli stranieri costano cari, tra passaggi dei diritti, compensi e quant´altro si acquistano a peso d´oro e quindi i titoli sono diminuiti. Poi c´è la televisione: le “storie” anche a puntate del piccolo schermo hanno sostituito le avventure cartacee. «Senza contare la “distrazione” che offre il web», continua Diego Guida, editore e in passato libraio, «l´attenzione si è spostata dagli intrecci dei personaggi di fantasia, alle “trame” personali che si leggono e raccontano su facebook, twitter, le chat, le community». Insomma un disastro anche perché il 2011 non è stato l´anno dei mega best seller.
Tutti rimpiangono i bei tempi andati, quelli della J. K. Rowling e del suo infinito Harry Potter, o degli intrighi in Vaticano di Dan Brown, la trilogia Millennium di Stieg Larsson. L´unico che ancora “regge” è il terzo Diario di una schiappa edito da il Castoro. Perfino i vampiri affascinanti di Stephenie Meyer, Twilight (Fazi) che hanno avuto un grandissimo appeal e un conseguente effetto traino per i volumi di nicchia, non sono più sotto i riflettori. Come i licantropi, gli zombies e perfino gli angeli. Tiene il fantasy con Paolini. «Il bestseller è uno strano oggetto», sottolinea Marco Polillo, presidente dell´Aie, «una volta la forbice tra un libro, diciamo normale e uno di grande successo, era che il primo vendeva 2 mila copie e il secondo 150 mila. Adesso siamo arrivati al punto che “the best” supera il milione di copie e l´altro stenta a superare il migliaio». Questo vuol dire che senza bestseller si fa molta fatica. E lo sanno anche gli editori di audiolibri come Emons che ammettono di stentare molto a trovare qualcosa di “presentabile” nel panorama odierno e infatti continuano a proporre i classici.
Il nuovo filone da vetrina, l´affare, però si chiama “non fiction pratica”: manuali, guide… solo di cucina e, soprattutto, solo se le testimonial sono volti noti del piccolo schermo. Da Antonella Clerici a Benedetta Parodi, in termini di copie si ragiona su molti, moltissimi zeri; la gastronomia casalinga sarà un must natalizio che, comunque, garantirà posizioni in crescita ai grandi editori (loro hanno già recuperato lo 0,8 per cento del mercato complessivo). L´affezione del pubblico per un personaggio, la visibilità, il battage pubblicitario, sono fattori imprenscindibili per l´ascesa di un libro: «Un noto politico citò in televisione La vera storia del pirata Long John Silver di Björn Larsson e abbiamo avuto 20 ristampe», confermano da Iperborea. E come dimenticare il racconto di Paul Harding, Tinkers (in Italia è diventato L´ultimo inverno, Neri Pozza) che il presidente degli Stati Uniti si portò in vacanza, insieme a Freedom di Jonathan Franzen? Rifiutato da tutti e accettato da un minuscola casa editrice specializzata in testi medici, ha sbancato i botteghini e ha perfino vinto il Pulitzer.
C´è da dire che insieme ai ricettari gli italiani comprano testi per bambini e ragazzi: un comparto questo che non smette di aumentare e anche per la piccola e media editoria, con il suo 5,7 per cento (oltre un milione di euro in più), rappresenta un´oasi felice. Il percorso trionfale della Schiappa de il Castoro ne è la dimostrazione, anche se la fascia d´età che “legge” e soprattutto accetta le proposte di genitori e parenti, non supera i 16 anni. Poi l´interesse sparisce quasi del tutto nel periodo della scuola superiore, salvo riprendersi un po´ dopo l´eventuale laurea. E la legge Levi, quella sulla calmierazione degli sconti, quanto ha inciso sulle percentuali in flessione? «Nel mese di agosto, considerando che le nuove regole sono entrate in vigore a settembre, tutti si sono buttati sui “saldi”. Risultato? Abbiamo perso l´8 per cento», commenta Iacometti.
Tra tanto pessimismo, c´è uno spiraglio, anzi una proposta: realizzare un “cartello” tra piccola editoria e librai: «E´ l´unico modo per difendersi dai colossi che non solo controllano la produzione ma anche i canali di vendita», confermano da Fandango. Si comincia dopo Natale, sperando che l´ago della bilancia si sia rialzato, con la mobilitazione delle rappresentanze regionali dei piccoli editori: «Le vogliamo rilanciare», conclude Enrico Iacometti «e costituire una “rete”, insieme ai librai. Solo con una organizzazione condivisa e capillare eviteremo il baratro».

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15 Risposte to “Almeno credete alla Nielsen”

  1. Francesca (Mirya) Says:

    Io, lo sai, cerco di non criticare mai niente e nessuno, sono sempre una lettrice appassionata e onnivora e sono della filosofia del ‘leggi e lascia leggere’. Però, alla frase ‘la gastronomia casalinga sarà un must natalizio’ anche il mio spirito di tolleranza ha avuto un attimo di turbolenza.

  2. Lara Manni Says:

    Anche il mio. Ma non per disprezzo. Semplicemente, perchè adesso è il filone dominante.Una raccolta come “le ricette di Hermione” sbancherebbe….

  3. Blakie Says:

    Sì, sbancherebbe. E’ normale se mi sento triste per questo?

  4. Lara Manni Says:

    Sì.

  5. Giobix Says:

    Secondo me Adelina conosce un sacco di ricette casalinghe🙂

  6. Lara Manni Says:

    In cucina con Adelina?🙂 In realtà in Tanit c’è un personaggio che cucina molto e bene. Potrei lanciare “In tavola con Nadia”.

  7. M.T. Says:

    “Il menù del vampiro” come suona? E “A tavola col mannaro?”?😀

  8. Serena Myriam Barbacetto Says:

    Anche il protagonista della mia saga è un ottimo cuoco… Posso nutrire qualche speranza? =.=’

  9. Lara Manni Says:

    Scherzi a parte, bisognerà ripensare molte cose. Nè, in tutta onestà, viste le classifiche del Kindle Store Italia, credo alla pubblicazione con Amazon. Aspettiamo.

  10. Eleas Says:

    Il digitale non sfonderà mai se gli editori continuano nelle loro follie. Inoltre pare che la lista dei titoli disponibili su amazon italia non sia così lunga e corposa.
    Ora mi domando come sia possibile che in digitale Paolini costi 14 euro e King meno di cinque. Capite che c’è qualcosa di storto nel meccanismo?
    È vero che il digitale è ancora poco diffuso in Italia, ma così non lo si aiuta di sicuro…
    Quanto poi al discorso che si legge meno perché si chatta di più mi pare abbastanza discutibile, quasi ingenuo nel volere cercare un capro espiatorio. Diciamo che si legge meno perché siamo un paese la cui cultura media sta impoverendosi miseramente? Lo vogliamo ammettere?

    PS: ciao laretta era un po’ che non avevo il tempo di commentare ma questo articolo mi interessava assai😉

  11. Lara Manni Says:

    Eleas, ma guarda che gli editori italiani si sono consegnati mani e piedi ad Amazon, con percentuali notevolmente alte. Questo è quel che “storce” il meccanismo, oltre, naturalmente, all’idea di volerci guadagnare ulteriormente su.
    Certo che siamo un paese che non legge e non ha MAI letto. Più della metà degli italiani non legge neanche un libro l’anno. In compenso c’è una marea di gente che pensa di poter scrivere senza leggere😀

  12. Eleas Says:

    mah guarda in realtà tutti i libri digitali italiani passano per le mani di simplicissimus.it che è stato il gruppo che per primo si è buttato a pesce sul digitale.
    Quindi amazon e apple che sono appena arrivate non sono responsabili delle storture che vediamo dal punto di vista dei prezzi. Altrimenti non me lo spiego che per Limit cartaceo mi si chiedano 23 e uri e per il digitale 17. Facendo il tecnico specializzato proprio su questioni editoriali so bene che per convertire il file di Limit per versione e pub sono stati impiegati non più di quindici minuti. Non puoi farli strapagare. E taccio sul DRM per carità cristiana.
    Quanto al non leggere è vero non abbiamo mai letto, infatti l’ignoranza del nostro popolo la stiamo vedendo oggi quotidianamente. Se basta un ipotetico stupro per scatenare qui nella mia città la caccia allo zingaro, mi rendo conto proprio di quanti passi indietro abbiamo fatto i culturalmente.
    Quanto allo scrivere concordo, se non leggi pretendere di scrivere è come sostenere con pervicacia che gli asini hanno le ali e possano volare.😛

  13. Lara Manni Says:

    Passavano, Eleas. Adesso le cose sono già cambiate.
    (quanto alla caccia allo zingaro, so che non hai letto Sopdet, ma una parte dello stesso accenna a quanto è avvenuto a Ponticelli.Ci sono cose che non cambiano).

  14. Eleas Says:

    purtroppo è così, certe cose cambiano (in peggio) e altre invece restano il peggio che già c’era… allegria!

  15. Andrea G. Colombo » Blog Archive » Spaghetti Western, la crisi, i libri e gli ammerigani Says:

    […] nazionale della piccola e media editoria “Più libri, più liberi”. Visto che la sempre ottima Lara Manni si è smazzata la trascrizione del pezzo, io copio incollo le parti per me interessanti […]

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