Uomini che scrivono di donne (e viceversa)

Ho conosciuto “sonounuovo” fra i commenti di questo blog e ci siamo scritti qualche mail. Ora, mi ha inviato un link a un suo blog, Donnadimmi. Lo ha aperto perché si trova di fronte a un problema che, credo, è capitato a ogni creatura scrivente su questa terra: cimentarsi con un personaggio che non appartiene al proprio genere sessuale, e aver paura di semplificare o di sbagliare.
Mi sono posta anche io non poche domande dovendo affrontare il maschile: sia il maschile accudente di molti miei personaggi  (Masada, Max) sia quello svincolato dall’umanità, ma pur sempre tale, di quelli che appartengono all’Altrove (Hyoutsuki, Yobai, Johann), sia quello che si pone, in Tanit, ancora su un altro piano, e che riguarda Hyoutsuki, Yobai e soprattutto un nuovo personaggio, Brizio.
E’ difficile essere credibili, e non sono molti gli scrittori che riescono a uscire dagli stereotipi. Per questo, anche per questo, provo simpatia per sonounuovo. Pronta a rispondere, per prima, alle domande che vorrà pormi.

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62 Risposte to “Uomini che scrivono di donne (e viceversa)”

  1. Michele A. F. Greco Says:

    Difficoltà che conosco bene anche io, dato che la protagonista del mio romanzo è una donna. Però, nel mio caso, il genere sessuale passa in secondo piano rispetto alle varie patologie psicologiche che affliggono Maya. Io mi sono fatto aiutare da una psicologa, che poi è la madre della mia migliore amica.
    Se “sonounuovo” non può avere questo tipo di aiuto professionale, direi che aprire qual blog è stata un’ottima cosa!
    Grazie al cielo ci sono ancora scrittori che si documentano, anche per le psicologie dei personaggi.

  2. Lara Manni Says:

    Ma a volte un aiuto professionale può portare fuori pista, senza in alcun modo sminuirlo. Perché penso che la varietà degli esseri umani sia tale che non si possa sempre ricondurre a un modello.
    Provo a rispondere io alle domande che pone sonounuovo nel blog, vediamo se sono d’aiuto.
    1) Quale è il tuo lato più oscuro, la tua paura più grande?
    Quella di non essere accettata dagli altri per come sono davvero. Penso che per una donna sia un punto doloroso, quello di doversi rispecchiare negli occhi degli altri e di dover aderire a quello sguardo.
    2) Con quale miscuglio di sentimenti guardi tua madre?
    Con amore e con paura. La paura di non essere adeguata al desiderio che ha proiettato su di me. L’amore per essere mia madre.
    3) Cosa si prova a ballare in discoteca con gli sguardi che ti frugano i vestiti?
    Non vado in discoteca da anni. Anche qui, un miscuglio. Vanità appagata, rabbia, potere, paura.
    4) Quando hai cominciato ad accorgerti che noi maschietti esistevamo, eri terrorizzata da noi come noi da te?
    No. Terrorizzata non direi. Curiosa, molto.

    Ecco.

  3. Carlos Ray Says:

    Il problema di sonounuovo è comune anche a me, come ho detto su FB. Tra l’altro proprio in questi giorni sto facendo una revisione della prima parte di un mio lavoro (ancora molto “in cantiere aperto”, diciamo), anche a causa della pochezza del personaggio femminile principale in tale parte della storia. Sfortunatamente ho il brutto vizio di virare sempre a parlare del protagonista, che diventa una presenza quasi ingombrante. E si, il rischio di cadere negli stereotipi è molto alto…per quanto mi riguarda, seguirò lo sviluppo di questo discorso e nel blog, penso che potrà essere molto utile anche a me. E non solo.

  4. Lara Manni Says:

    Virare sul personaggio che appartiene al proprio sesso è quasi automatico. Nel romanzo nuovo, “Il gioco di Lavinia” ho fatto un esperimento. La parte di Lavinia è in prima persona, quella di Gabriel (il coprotagonista) in terza. Mi ha aiutato non poco. Ciò nonostante, Gabriel sono io, con i miei omaggi a Madame Bovary🙂

  5. Fabio Says:

    E’ vero, il rischio è, come dici tu, quello di cadere negli stereotipi oppure, nel voler allontanarsi da essi, creare personaggi fantoccio, stracolmi di particolarità, e quindi a mio avviso poco veritieri.
    Eppure alcune Grandi Donne sono state scritte magistralmente da uomini, primo esempio Medea. Euripide riesce a dar vita ad un essere complesso e per niente banale.
    Passando poi dall’altro lato, e su un livello totalmente differente, mi viene in mente Harry Potter. In fondo la sua Mamma ha fatto un gran bel lavoro. Non mi è mai capitato di pensare “forse questo atteggiamento non è proprio coerente con un personaggio maschile”. Lo stesso Stephen King (Lara lo cito apposta per renderti un po’ felice) fa un ottimo lavoro ne “La bambina che amava Tom Gordon” oppure “Il gioco di Gerard”.
    Insomma, la strada è ardua, ma forse lo studio più attento dell’altro sesso può portare numerose sorprese. Non mi stupisco se un personaggio femminile è ben caratterizzato dall’autrice donna. Con piacevole sorpresa invece elogio lo scrittore uomo che mi fa avvicinare alla Donna.

  6. Lara Manni Says:

    Citi i grandissimi🙂 King delinea i migliori personaggi femminili che io abbia mai letto, per esempio. Certo, bisogna lavorarci e – ha ragione sonounuovo – chiedere aiuto.

  7. Francesco G. Lo Polito Says:

    Se ci penso è curioso.

    Ho provato a chiedere ad alcuni autori uomini – senza far nomi – per cercare di capire come si potesse affrontare questo problema durante la scrittura di un romanzo. Ero – e sono – particolarmente curioso perché devo ammettere che almeno per me i personaggi femminili sono assai interessanti, soprattutto come protagonisti.

    Il risultato della mia “inchiesta” è stato quasi sempre men che soddisfacente. Ogni volta ho quasi invariabilmente sentito banalità sul far parlare la propria parte femminile e blah blah blah blah. Va bene, d’accordo, non cedere ai facili stereotipi e scavare nel fondo, e magari fare un po’ di ricerca su libri di psicologia e parlare con donne cercando di capire il loro punto di vista. Ma far parlare la parte femminile di sé? Cosa significa concretamente, tranne che darsi arie da intellettuale fighino che ciacola quattro nozioni maccheroniche di psicanalisi (che è incidentalmente un sistema di pensiero robustamente fallocentrico e fallocratico?)

    Anche se mi domando: con i ruoli dei sessi che nel corso degli anni si sono quasi allineati (il “quasi”, eufemisticamente ironico, è d’obbligo nella bella Italia), è davvero tanto difficile oggi per uomini scrivere di donne, e per donne di uomini, come poteva esserlo era nell’Ottocento e parte del Novecento?

  8. Fabio Says:

    Uh, errore di distrazione. Gerald, NON Gerard.😀
    Comunque è vero, l’atteggiamento di “sonunuovo” è veramente lodevole e intelligente. Non bisogna mai avere paura di chiedere e soprattutto non bisogna vergognarsi per qualcosa che non si conosce bene.

  9. Lara Manni Says:

    Francesco, ti ho risposto su Facebook e riprendo qui la risposta. Non è una decisione a freddo. Ogni personaggio ha una propria personalità e un proprio percorso. Ma mentre scrivo mi rendo conto che sto attribuendo a ognuno di loro un pezzo, piccolo o grande, di quel che io sono o sono stata. Oppure, qualcosa di persone che ho conosciuto.

  10. icittadiniprimaditutto Says:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  11. Il solito Filippo Says:

    Bella questione. Credo sia assolutamente impossibile non riversare se stessi nei propri personaggi, tanto quanto credo sia impossibile scrivere di un genere sessuale diverso dal nostro. Alla fine riversiamo sempre le nostre aspettative nel prossimo, sia nella scrittura che nella vita reale. Il lettore semmai deve e può giudicare, ma si tratta comunque di una visione estremamente soggettiva e variabile nell’equazione età/carattere/umore. Attingere al lato femminile (o maschile) è pia illusione, poiché si tratta comunque di una partizione “filtrata” dalla nostra visione convenzionale.

  12. Carlos Ray Says:

    Credo di ritrovarmi nelle parole di Filippo: attingere al proprio lato “dell’altro sesso” potrebbe risultare effimero, diciamo poco consistente. Per quel che mi riguarda, avendo analizzato molto poco quel lato, lo sarebbe : )
    Attingere ad altre persone, anche vicine a noi, o ancor più di quella che è la nostra immagine di loro è invece più plausibile (plausibile farlo…che il risultato sia altrettanto plausibile è un altro discorso, ma è vero che ci sono stati scrittori che hanno delineato ottimi personaggi appartenenti all’altro sesso).

  13. Lara Manni Says:

    Curioso. Tutti i commenti sono di uomini. Nessuna delle mie consorelle risponde?🙂

  14. niggle Says:

    Non so cosa dire, è un argomento complicato sul quale non mi è mai capitato di soffermarmi. Eccetto una volta (e scrivo appunto per segnalarla): In nome della madre, di Erri De Luca. Ricordo che mi colpì perché lo lessi senza conoscere il nome dell’autore, convinta tuttavia che si trattasse di una donna. Ho letto altri libri, altri autori di bravura e profondità singolari, ma solo in questo caso mi è capitato di essere sconcertata del fatto che lo scrittore fosse un uomo. Sul serio, proprio non me ne capacitavo!

    Se poi posso dare un consiglio a “sonounuovo”, gli suggerisco di ascoltare e parlare molto con le donne che ha accanto. Non tutte indiscriminatamente però, mi riferisco a quelle con cui coltiva un’intimità particolare: madri, sorelle e amiche (ma “amiche-amiche”, che guardi come sorelle!).
    L’idea del blog è ottima, ma riduttiva: il femminile (così come il maschile) si scopre più nei gesti e negli sguardi che nelle parole.

    In bocca al lupo! ^^

    • Francesco G. Lo Polito Says:

      |il femminile (così come il maschile) si scopre più nei gesti e negli |sguardi che nelle parole.

      Questo mi interessa, potresti approfondire il concetto? Perché il femminile si rivela più nello sguardo e nei gesti? È qualcosa che ha a che fare con il nebuloso concetto di “intelligenza emotiva” di cui si sente spesso parlare?

      • niggle Says:

        Ciao Francesco,
        non mi riferivo all’intelligenza emotiva, ma al fatto che sia noi donne che voi uomini certe volte ci mentiamo. Cerco di spiegarmi con un esempio banale: una situazione x mi ferisce però non voglio ammetterlo né con me stessa né con gli altri per motivi di orgoglio/paura a mostrarmi vulnerabile/eccetera…tuttavia, anche se non lo ammetto, mi ferisce e se riesco a mentire con le parole (cosa che più o meno siamo tutti in grado di fare) non è detto che riesca a farlo anche con il corpo. Magari arrossirò, terrò gli occhi bassi o farò un gesto qualsiasi che tradirà la mia ansia. Il corpo e gli occhi mentono con più difficoltà della bocca, ma certo ci vuole un ottimo osservatore per notarlo.

  15. sonounuovo Says:

    @Lara
    grazie di aver anche risposto alle mie domande. ne farò tesoro, e poi ci sarebbe qualche cosa che mi ha colpito e vorrei chiederti ma magari in disparte. E mi piace molto la risposta alla domanda 3
    @tutti
    grazie dell’incoraggiamento. Nasce da un problema onesto e mi sembrava una soluzione onesta (e interessante)
    @ Lo polito
    sono d’accordo che attingere al proprio lato femminile può essere vago, e un po’ tautologico: insomma, se non so’ cos’è il femminile, come faccio ad attingerci? non cadrò inevitabilmente in stereotipi? Mi è sembrata più interessante la risposta di una donna: siamo come voi, tranne che l’universo si pone in maniera diversa verso di noi e quindi la nostra risposta è diversa. ci sto riflettendo da un po’.
    Forse l’essere donna è una falso problema, dovremmo pensare al nostro personaggio come ad un personaggio, punto. Come dicevo, ci sto pensando. Ma accettare in toto questo punto punto di vista mi invaliderebbe un po’ tutto il blog, quindi ci sto pensando con le pinze🙂
    @niggle
    Si. come dicevo nel blog. Sì, ascolto molte le figure femminili della mia vita (anche se non sembro, e non le capisco al volo, ma ci entro dentro piano piano, mi perdo, e alla fine si stupiscono che conoscono i loro angoli polverosi e le loro ragnatele). Però al tempo spesso mi affascinava con il web avrei potuto parlare con persone esterne, che non hanno nessun ruolo nella mia vita e quindi non devono preoccuparsi o vergognarsi di cosa dicono. Credo che sia interessante.
    E non ho abbandonato completamente l’idea di parlare con donne a caso. non sono completamente estraneo a cose di questo tipo. E’ un po’ di tempo ormai che teorizzo “il tesserino dello scrittore”: essenzialmente, quando vedi una cosa curiosa in giro lo tiri fuori e dici “Fermi. Sono uno scrittore. Raccontatemi tutto.”

    • Giobix Says:

      ho il sospetto che il materiale narrativo che potrebbe nascere da un’approccio del genere supererebbe il resto🙂

    • Francesco G. Lo Polito Says:

      |Mi è sembrata più interessante la risposta di una donna: siamo |come voi, tranne che l’universo si pone in maniera diversa verso di |noi e quindi la nostra risposta è diversa.

      Molto interessante.

      Molto intrigante e molto sibillina come risposta. Molto femminile, sarei tentato di dire, ma assai più sensata di tutto quello che è stato detto a me.😉

      Con il che mi domando se la tua interlocutrice si riferisse anche (ma forse non solo) ai condizionamenti che i costrutti culturali all over the world esercitano sulle donne (e anche sugli uomini, a dire il vero). Come a dire: se i costrutti fossero diversi, diversa sarebbe anche la risposta e la visione delle cose? Tralasciamo qui la questione dell’istinto femminile vs quello maschile perché sennò non si finisce più…🙂

      Capito adesso la battuta/complimento di Doc Brown in Ritorno al futuro 2, quando dice che dedicherà il resto della sua vita a svelare il più grande mistero dell’universo, le donne? E, sì, lo ricordo come un complimento. Almeno per me lo è.

    • niggle Says:

      @ sonounuovo: fai molto bene, continua così e in bocca al lupo! ^^

  16. sonounuovo Says:

    Ps. Lara, ho postato anche altre domande, se vuoi cimentarti (e come te qualunque tua lettrice). Se sono troppo personali, mandami pure le risposte da qualche finta casella mail con una pseudonimo, se non vuoi che neanche io sappia che sei tu.

  17. Lara Manni Says:

    Ci provo🙂 A questo punto la Manni non avrà più segreti🙂

    1) Qual’è il tuo gesto più caratteristico?
    Accendere una sigaretta. O, quando non la accendo, arrotolarmi una ciocca di capelli fra le dita.

    2) Ad una cena dove conosci poche persone come ti comporti?
    Resto in disparte, generalmente. Poi, dopo qualche tempo, comincio a inserirmi nella conversazione.

    3) Quali sono le tue piccole manie?
    Camminare molto lentamente, fino a esasperare i passanti. Indossare un certo vestito per appuntamenti importanti, di lavoro e non. Salutare la luna piena.

    4) E se incontri qualcuno che ti attira fisicamente, quali sono i tuoi percorsi mentali e le tue azioni?

    Dipende dalla persona. In genere sorrido molto, parlo con lui, cerco di capire se l’attrazione è corrisposta. Non faccio mai il primo passo, però. Vecchio retaggio.

    5) Chi è la persona che odi più al mondo, che non perdonerai mai?
    La compagna di scuola che a tredici anni mi ha fatto sentire un’inutile grassona. Quando sono dimagrita, volevo andarla a cercare. Non l’ho fatto, però è una ferita profonda.

    6) Qual è la paura che ignori, perché solo ignorandola riesci a funzionare?

    Morire.

    7) O paghi qualcuno per parlarne, a ore di 50 minuti , e magari la affronti ogni giorno, semplicemente per essere in grado di uscire di casa?

    Mi pagano per affrontarla: scrivo.

    8)Quale gabbia ti sei costruita, e cosa da senso alle tue giornate?

    Come sopra. la scrittura.

    9)Come sono i tuoi genitori? che impatto hanno avuto sul tuo guardarti allo specchio, sulla forma precisa che sei ora, e sul giudizio che dai a questa forma?

    Mio padre è stato determinante. Mi ha insegnato l’onestà e l’importanza di non fare mai nulla che mi avrebbe impedito di guardarmi allo specchio senza vergognarmi. Mia madre mi ha insegnato l’allegria.

    10)Che cos’è per te il sesso? Quale pensiero ti eccita, prima e mentre stai facendo l’amore? E che sapore ti rimane in bocca, dopo?
    Il sesso è qualcosa di naturale. Non di imprescindibile. Non se ne fa a meno come non si fa a meno del cibo, ma non è un’ossessione. L’eccitazione dipende dalla persona che hai davanti. Un sorriso. I capelli. Un gesto. Il sapore è quasi sempre dolce.

    11)Quale errore continui a commettere con gli uomini che hai incontrato?
    Pensare che comprendano automaticamente tutto di me.

    12) Sei in una relazione stabile? Hai figli?
    Due volte no.

    13) Cosa non ammetti nemmeno a te stessa?
    A naso, nulla. Sono il mio peggior critico, il più spietato, il più inflessibile.

  18. Carlos Ray Says:

    @ sonounuovo: Supporto, approvo, condivido il “tesserino dello scrittore”!!! Mi ha divertito l’idea, però ammetto che sarebbe comodo…XD
    Le risposte di Lara mi fanno venire in mente una questione, un punto in più per approvare la tua scelta: la sessualità. Non tutti sono aperti a parlare liberamente (né interamente né parzialmente) della propria sessualità, delle proprie sensazioni (e non parlo solo dell’atto in sé, ma di tutta la sfera, delle emozioni annesse e/o assenti). Quello per me ad esempio è un problema molto, molto forte. Ci vado con le pinze con la sessualità femminile, quando provo a scriverne.

  19. Lara Manni Says:

    Figurati io con quella maschile…ci ho messo tre libri per venirne a capo🙂

  20. Laurie Says:

    Io non mi pongo mai il problema se un personaggio è maschio o femmina, ma che personalità ha. Anzi per me il problema del genere sessuale era qualcosa di molto, molto astratto che al massimo si esprimeva in una generale affermazione che i maschi erano più propensi allo scherzo e le femmine alla resistenza nei negozi, basata su osservazioni empiriche.
    Ho l’impressione che chiedersi se un personaggio è abbastanza convincente come uomo o come donna possa portare fuoristrada. Un dubbio lecito (viene a tutti) ma sempre fuoristrada ci porta.

  21. zauberei Says:

    Mi intrippissima questa cosa e ora non so se
    a. attaccare una pippa qui
    b. attaccare una pippa al blogger (che ora visiterò)
    c. dirvi marameo e attaccarla sul mio blog medesimo.
    Intanto vado per l’opzione a.

    Ho scritto un racconto anni fa, in prima persona ed ero un ragazzino di nome Carlo. Mi sono posta allora la questione e me la sono riproposta quando ho letto di scrittori uomini che tentavano la voce di donne – Horbny per dire uno che poi nun è manco Proust. Mi vengono in mente una serie di questioni.
    1. Un conto è scrivere di un personaggio un conto è scrivere con la voce del personaggio. La difficoltà immane è la seconda opzione, perchè nella prima c’è tutto il diritto della letteratura nell’interpretare un comportamento. Non è fondamentalissimo conoscere le donne in prisma soggettivo, ma basta quello oggettivo, laonde per cui diversi scrittori hanno centrato la cosa. L’eventuale questione, era nelle parti dialogiche, ma spesso quelle parti dialogiche erano riuscite perchè in bocca alla donna si mettevano parti di se, del se più intellettuale in barba alle discriminazioni di genere spesso condivise dagli stessi scrittori.
    2. E’ il genere anteriore alla collocazione che il personaggio ha rispetto a noi? Usando i termini della psicologia junghiana: si colloca nel nostro inconscio, nella nostra persona o nella nostra ombra? nel nostro io o nel nostro superio? Non sopravvalutiamo la declinazione di genere rispetto a questa posizione dell’oggetto narrato. Perchè facciamo una cattiva narrativa e una cattiva psicologia: non è detto che il genere condizioni sempre tanto in tutte le sue espressioni, ed è per questo che tanti grandi scrittori hanno azzeccato grandi personaggi femminili.
    3. Più che l’ausilio della psicologia, la quale porta in tecnicizzazioni e meandri che possono snaturare l’effetto letterario specie se non si maneggiano con molta competenza (cioè davvero non si può leggere solo che ne so, due autori, viè uno schifo) io mi addentrerei nella palestra mentale della storia e dell’antropologia culturale. Perchè il problema della declinazione di genere, è nelle narrazione dell’alchimia tra sesso e organizzazione culturale del sesso, sesso e sistema sesso genere. Psiche e ordinamento sociale. Il materno qua e il materno in nord africa sono due cose diverse. come vivo io mia madre che mi fa sposare chi voglio, o mia madre che mi fa sposare a sei anni sono due cose diverse. Anche come vivo gli uomini. Inoltre la varietà delle culture si misura nell’ampiezza della diversità di prescrizioni e di linguaggi che dividono il maschile dal femminile. Ma in una società pensata come simile alla nostra, la distanza che che se ne dica è molto più ridotta.
    Uh me fermo ma uh potrei tornare:)

  22. Lara Manni Says:

    Torna! Sei preziosissima! Sto prendendo appunti!
    Perchè, Zaub e Laurie, questo è il grande nodo della narrativa: non c’è coerenza di trama che tenga se non si centra il personaggio. Quando faccio le mie tirate su Literary Fiction e Fantasy che devono fondersi penso soprattutto alla centralità dei personaggi. Al loro corrispondere all’emotività del lettore. E se non sono essi medesimi emotivi, tutto questo non si raggiunge.

  23. Carlos Ray Says:

    Come richiesto da Lara, rispondiamo anche noi maschietti…:)

    1) Qual’è il tuo gesto più caratteristico?
    Una sorta di sbuffo, ma non lo è. Spessissimo faccio una sorta di soffio, lungo e basso, come per scaricarmi. (si, l’ho riciclato)

    2) Ad una cena dove conosci poche persone come ti comporti?
    Mi apro poco di mia iniziativa, ma mi getto a capofitto quando viene introdotto un argomento in cui ho qualcosa da dire. Con poca convinzione provo anche io a introdurne, a volte. Recentemente ho preso il vizio di sfiorarmi a volte il naso con l’indice destro.

    3) Quali sono le tue piccole manie?
    Tante, tantissime. Qualcuna sparsa: un paio nel vestiario (magliette nere, qualcosa di aperto sopra alla maglietta), un paio a tavola (controllare ossessivamente le posate, non mangiare con le mani il pollo).

    4) E se incontri qualcuno che ti attira fisicamente, quali sono i tuoi percorsi mentali e le tue azioni?

    Spesso ho un letterale blocco fisico, mi irrigidisco nel senso che mi muovo poco, anche se osservo invece molto. Se c’è un’argomentazione in comune (che raramente riesco a introdurre io in prima persona) mi sciolgo.

    5) Chi è la persona che odi più al mondo, che non perdonerai mai?
    Ho conosciuto in prima persona persone che non stimo, per cui ho un forte astio, ma che raramente dura al giorno d’oggi. Non che l’odio sia sempre fugace, a volte è anche durato.
    Tra chi era meno vicino a me, quel professore di fisica che un giorno disse “i vostri genitori sono degli stronzi”. I professori in realtà sono molti, in questa categoria…
    Ma per chi è più vicino a me, è stato più comune il rancore.

    6) Qual è la paura che ignori, perché solo ignorandola riesci a funzionare?

    La morte, l’aldilà.

    7) O paghi qualcuno per parlarne, a ore di 50 minuti , e magari la affronti ogni giorno, semplicemente per essere in grado di uscire di casa?

    Non c’è risposta, in questo caso😄

    8)Quale gabbia ti sei costruita, e cosa da senso alle tue giornate?

    Il senso alle mie giornate: concluderle avendo fatto qualcosa. Scrivere, spesso. Aver trascorso del tempo piacevole in compagnia di amici, aver conosciuto una persona interessante, aver imparato qualcosa di costruttivo, conversato. A volte, esser riuscito a far star meglio una persona. La mia gabbia? La gabbia di timido, di solitario, di persona che si sceglie i divertimenti in maniera troppo selettiva.

    9)Come sono i tuoi genitori? che impatto hanno avuto sul tuo guardarti allo specchio, sulla forma precisa che sei ora, e sul giudizio che dai a questa forma?

    Entrambi determinanti nei loro pregi e nei loro difetti. Ho imparato molto grazie a loro, anche grazie alle cazzate che hanno fatto. Come genitori hanno gestito brillantemente la mia infanzia. Se dovessi scegliere una cosa a testa: da mia madre ho imparato tanto, troppo, per ridurla ad una cosa. Da mio padre: come non far soffrire le persone, almeno in certi aspetti della vita.

    10)Che cos’è per te il sesso? Quale pensiero ti eccita, prima e mentre stai facendo l’amore? E che sapore ti rimane in bocca, dopo?
    Il sesso è una componente mancante e ne soffro, quindi la mia cognizione di causa è parziale. Ma mi sono “convinto” che il sesso è un contatto, anzitutto. E’ qualcosa di fisico, è calore, è nel suo meglio passione…un contatto, si. Non è “l’orgasmo”, ma qualcosa di più.
    Mi eccitano molte cose. Partiamo dall’inizio: mi attraggono, in una ragazza, tantissime cose, spesso un qualcosa di particolare, di distintivo: sono stato attratto dal sorriso di una ragazza triste, da uno sguardo…ammetto che l’essere attratto da un modo di sorridere (diverso di volta in volte) è ricorrente. Mi eccitano cose diverse, di volta in volta. Nel modo di muoversi, nel modo di guardare. Pensieri a volte d’amore e a volte ben più “spinti”.

    11)Quale errore continui a commettere con gli uomini (le donne, in questo caso che hai incontrato?
    Non fare abbastanza in fretta, nè abbastanza spesso, il primo passo. A volte (troppe volte), non farne proprio alcuno.

    12) Sei in una relazione stabile? Hai figli?
    Double NEIN.

    13) Cosa non ammetti nemmeno a te stesso?
    Sono molto critico nei confronti di me stesso, ammetto molte cose, almeno con me stesso. Mi piace cercare di analizzarmi. Quindi passo: se non lo ammettessi a me stesso, lo ammetterei qui? Però è una domanda intelligente. Fa pensare, però dopo che ci ho pensato giungo alla conclusione che mi sono ammesso, negli anni, tutto. Per ora.

  24. zauberei Says:

    (ps. io ci ho provato ad annà sul blog del nostro e risponne – ma mica mi è riuscito!)
    Poi torno meglio sulla questione del sesso.
    Ma pure torno quando mi sarò spiegata perchè intervistare le donne per me non ha molto senso.

  25. Carlos Ray Says:

    Ehm, piccolo errore di battitura…il passarsi il dito sul dorso del naso doveva andare nella prima risposta, non nella seconda😄 E quando dico che il “soffio” l’ho riciclato, intendo che l’ho dato ad un personaggio (anche ad un altro, ma poi l’ho “spostato” da storia a storia).
    PS: Ho notato, rileggendo, come a cuore aperto ho ripetuto parole un sacco di volte : )

  26. sonounuovo Says:

    Sono il nostro, c’è qualcosa che non ha funzionato sul blog? se volete contattarmi la cosa migliore è mandare una mail a donnadimmi@email.it . Vi ringrazio delle risposte e ho trovato anche curioso confrontare le risposte di Lara e Carlos, perché le differenze che emergono sembrano proprio ricadere in alcune distinzioni classiche tra i due sessi (in questa società occidentale, ovviamente, non voglio non dare il giusto peso alla cultura) specialmente nel rapporto con l’altro sesso.
    Insomma, Lara se gli piace qualcuno gli sorride e cerca di capire se è corrisposta, Carlos si irrigidisce (e almeno osserva, io vado talmente nel pallone che probabilmente non noto neanche che Lara mi sorride). Il sesso è per Lara una cosa importante ma non “un’ossessione”, per Carlos c’è la dimensione della mancanza e della ricerca, anche quella direi prettamente maschile. E per Lara la persona che odia più al mondo è una persona che l’ha fatto sentire inadeguata da un punto di vista di aspetto fisico, anche questo direi molto legato alla nostra idea tradizionale (ripeto ci stiamo muovendo nell’ambito della nostra cultura) di femminilità.

    • Paolo1984 Says:

      ho 27 anni e sono vergine, quindi anch’io vivo la dimensione della mancanza (più che altro è la sensazione che mi sto perdendo qualcosa di importante e anche piacevole) e causa timidezza e insicurezza e seghe mentali varie non faccio neanche sforzi concreti per ricercare incontri che mi darebbero la possibilità di uscire da tale condizione (diventerò come Steve Carell in 40 anni vergine!), ma non sono così sicuro che questa dimensione della mancanza sia prettamente maschile, penso riguardi tutte le persone che non per scelta loro, sono arrivate ad una certà età vivendo una castità totale o quasi (autoerotismo a parte) . che poi secondo me la mancanza del sesso la avverte anche chi sceglie la castità. ma forse sto divagando

  27. Federico Berti Says:

    Quello del personaggio maschio e femmina secondo me è un falso problema: i personaggi sono agglomerati di attributi che in una data combinazione ‘rappresentano’ qualcosa per noi. Funzionano come le maschere e tra le valenze delle maschere c’è proprio quella di attraversare le barriere della sessualità: l’uomo può ‘giocare’ alla donna e viceversa, senza bisogno di ‘farsi’ altro (cioè di sperimentare una qualsiasi forma di bisessualità) ma usando piuttosto la finzione letteraria per farsi delle domande e dare delle risposte, a sé stessi e agli altri. Nei piccoli paesi e durante il carnevale questo è ancora più accentuato, avete mai visto un uomo travestito da donna ballare il valzer o il tango a una festa con una donna travestita da uomo? Ognuno fa i passi che di solito competono all’altro, naturalmente li può accentuare come in una caricatura, oppure li può eseguire nel modo più verosimile possibile, dipende dallo stile del gioco e dal momento. Ecco perché secondo me è un falso problema. Una donna che si confronta con un personaggio maschile si trova nella stessa condizione di un uomo che si confronta con un personaggio femminile: riflette sulle differenze, come i bambini piccoli quabndo fanno il bagnetto e si accorgono di certi curiosi particolari.

  28. Carlos Ray Says:

    Forse non va considerato un problema, ma penso che per chi come me è agli inizi e/o cerca di crescere come scrittore un’analisi del genere “altro”, soprattutto su certe sfere, sia molto utile per avere un quadro più chiaro. Non per tutti le conoscenze personali bastano, così come non sempre basta la parte di noi che vogliamo dare ad un personaggio nella sua costruzione. Ad esempio, nella quotidianità o nella sessualità. Lungi da me voler racchiudere le opinioni di molte donne per poi farmi un’idea base di come le donne “più o meno si comportano”, e credo che non sia nemmeno l’intento di sonounuovo. Conoscere meglio delle individualità e confrontarle, avere degli spunti, analizzare aspetti che da soli non riuscivamo a cogliere nella loro interezza o di cui non avevamo un riscontro. E’ un processo volto più ad arricchire, a completare. Poi trovo assolutamente condivisibile ed interessante il discorso che hai fatto sulle maschere, lo dico chiaramente. “Giocare alla donna e viceversa” calza alla perfezione.
    Parlando per me, nel momento in cui mi rendo conto delle mie difficoltà di gestire personaggi femminili originali, e quel momento è recente, torno sui miei passi e provo ad analizzare non “la” donna, ma “le” donne, nelle loro individualità.

  29. Valberici Says:

    Ehi, mi piacciono ‘sti quiz🙂 Ora provo a rispondere.

    1) Qual’è il tuo gesto più caratteristico?
    Non credo di averne di caratteristici, o per meglio dire di “durevoli”. Attualmente mi accarezzo il mento
    
2) Ad una cena dove conosci poche persone come ti comporti?
    Cerco di conversare con tutti quelli che sono a “portata di voce” e, se posso, mi siedo vicino a quelli che non conosco.

    3) Quali sono le tue piccole manie?
    Mi guardo sempre attorno, cerco di mettermi dove posso meglio controllare l’ambiente circostante.
    
4) E se incontri qualcuno che ti attira fisicamente, quali sono i tuoi percorsi mentali e le tue azioni?
    Niente di particolare, soffro di una particolare perversione, sono “monogamo”. O forse o solo raggiunto la “pace dei sensi”.
    5) Chi è la persona che odi più al mondo, che non perdonerai mai?
    Me stesso.

    6) Qual è la paura che ignori, perché solo ignorandola riesci a funzionare?
    Nessuna in particolare. Ma se proprio dovessi scegliere, la paura che alla mia famiglia possa succedere qualcosa di spiacevole.
    7) O paghi qualcuno per parlarne, a ore di 50 minuti , e magari la affronti ogni giorno, semplicemente per essere in grado di uscire di casa?
    Il mio problema è che a volte non ho paura, mentre invece dovrei averne.
    8)Quale gabbia ti sei costruita, e cosa da senso alle tue giornate?
    La famiglia.
    9)Come sono i tuoi genitori? che impatto hanno avuto sul tuo guardarti allo specchio, sulla forma precisa che sei ora, e sul giudizio che dai a questa forma?
    Non sono stato allevato dai miei genitori, mi hanno “cresciuto” i nonni paterni e materni.
    10)Che cos’è per te il sesso? Quale pensiero ti eccita, prima e mentre stai facendo l’amore? E che sapore ti rimane in bocca, dopo?

    Una divertente funzione corporale. Tendo a non pensare, anche se magari lo faccio e poi non ricordo, come quando sogno.
    11)Quale errore continui a commettere con gli uomini che hai incontrato?

    Sia nel caso di uomini che di donne credo di non aver commesso errori…il che significa che ne ho certamente commessi moltissimi e non me ne sono ancora reso conto
    12) Sei in una relazione stabile? Hai figli?

    Si. Si.
    13) Cosa non ammetti nemmeno a te stesso?

    Quello che non conosco.

  30. Giobix Says:

    leggendo i punti di Zauberei mi è venuto in mente un piccolo contest di writersdream a cui ho partecipato un paio di anni fa. Era estremo: raccontare l’ultimo giorno di vita di una tra le rockstar indicate, di sesso opposto, e in prima persona.Il tutto da scribacchiare in pochi giorni.
    Sicuramente abbiamo finito per scrivere cose agghiaccianti da molti punti di vista🙂 Ma credo abbia rappresentato pure un salto notevole nella mia comprensione del pianeta narrativa.
    Avevo scelto Janis Joplin. C’era da tenere in mente l’infanzia nel Texas degli anni 50, la ribellione, la passione per il blues di Bessie Smith, l’aspetto un po’ sgraziato. Gli anni 60 e la controcultura, Los angeles, il motel in cui è morta di overdose, eccetera.😀
    Dopo aver masticato e digerito tutte quelle informazioni, credo che la cosa meno difficile sia stata l’identità sessuale. Mi si era formata nella mente una mia Janis Joplin con una voce fortissima, un po’ sboccata, e con una ferita riguardante la prima esperienza sessuale che non so da quale buco del cervello sia uscita.
    Il risultato era anche meno tremendo del previsto, ero finito tra i papabili vincitori e la giuria era femminile.

  31. Carlos Ray Says:

    Esperienza interessante, Giobix. Diversa dall’immedesimazione in un personaggio di cui si sa molto, quale quella, ad esempio, di un personaggio già creato. Ancor più costruttiva, oserei dire.
    Non sapevo nulla di Writer’s dream, meno male che hai postato questo messaggio : )

  32. Michele A. F. Greco Says:

    Oh, be’, Lara ha chiesto di rispondere anche a noi maschi, quindi rispondo😀

    1) Qual è il tuo gesto più caratteristico?
    Attorcigliarmi delle ciocche di capelli tra le dita, piegare la testa di lato quando ascolto qualcuno, accarezzarmi il pizzetto, mettere molto spesso il burro cacao sulle labbra (pure d’estate), massaggiarmi le palpebre e sistemarmi le ciglia con le dita.
    Ah, e quando sono seduto, non so tenere ferme le gambe.

    2) Ad una cena dove conosci poche persone come ti comporti?
    In genere amo chiacchierare, ma con gli sconosciuti sono molto timido e tendo ad ammutolirmi. Mi siedo vicino alle poche persone che conosco e parlo per lo più con loro. Se però esce fuori un argomento che mi interessa, inizio a interloquire anche con chi non conosco. Ci vuole l’argomento giusto per rompere il ghiaccio.

    3) Quali sono le tue piccole manie?
    Vesto quasi solo bianco e nero (assieme, non separatamente). Curo molto le labbra e uso il burro cacao pure d’estate. Mi mangio le unghie. Bevo molto (4/5 litri di acqua al giorno). Quando esco, curo moltissimo i capelli, maniacalmente direi. Ho il vizio di mettermi oggetti in bocca (per lo più penne).
    Quando sorrido, metto quasi sempre una mano davanti alla bocca: odio far vedere il mio sorriso. Faccio eccezioni solo per bambini e animali: con loro sorrido sempre.
    Quando ragiono profondamente inizio a camminare in cerchio.
    Sto sempre attento al mio sguardo e mi sistemo spesso le sopracciglia. Porto sempre una sciarpa o una kefiah da tenere coperto il collo e preservare la voce.

    4) E se incontri qualcuno che ti attira fisicamente, quali sono i tuoi percorsi mentali e le tue azioni?
    Dipende. All’inizio mi innervosisco, mi imbarazzo e parlo poco. Guardo un po’, ma cercando di non farmi notare. Poi osservo di più, analizzo ogni movimento ragionando sulla sua spiegazione psicologica. Se c’è un’argomentazione in comune (che difficilmente introduco io), mi sciolgo. Da questo punto in poi, sono io a condurre la discussione.
    Comunque, di base sono un ragazzo molto emotivo, ogni minima emozione che provo mi travolge in pieno. E tendo a farmi molti “film mentali”, fantasticando su chi mi piace.

    5) Chi è la persona che odi più al mondo, che non perdonerai mai?
    Mio padre.
    Da piccolo lo adoravo, stavo sempre con lui, era molto presente. Anche, più che con i miei genitori, sono cresciuto con mia nonna materna. E fu proprio quando lei morì, che smisi di provare affetto per mio padre. Fu gelido con me, una statua di ghiaccio senza alcuna sensibilità. Lui non è in grado di provare emozioni, se non rivolte verso se stesso. E da allora l’illusione si è spezzata e ho iniziato a notare tutti i suoi difetti. Solo difetti, non riesco a veder pregi in lui. È egocentrico ed egoista. Si interessa a me solo per la scuola. Non perché gli interessi del mio futuro, ma perché vuole compensare attraverso me i suoi fallimenti professionali. E poi è stupido, tanto stupido. Tipo Homer Simpson, ma senza comicità. E in effetti lui crede di essere divertente, ma non lo è mai. E poi è pedante, insistente, testardo, ignorante, impiccione, arrogante, pallone gonfiato, ipocrita, bigotto, razzista, religiosissimo solo per facciata, simil-fascista, omofobo, reazionario, insopportabile, eccessivamente pignolo. Non fa che ripetere sempre le stesse cose, il più delle volte riguardanti lui. Lui, lui, lui: non esiste nessun altro nel suo mondo. Ciò nonostante, non lo odiavo. Era pur sempre mio padre. Semplicemente cercavo di sopportarlo.
    Ho iniziato a odiarlo quando mi augurato di morire di aids, quando ha detto che sono un disonore, una sciagura per la famiglia, uno schifoso. Non mi ha mai chiesto scusa. Anzi, mi ha cacciato di casa varie volte, l’ultima per un mese.
    Io e lui litighiamo spesso, urliamo, arriviamo anche alle mani. Una volta ha quasi tentato di uccidermi.
    Ma ciò nonostante lui continua a far finta di nulla. Ogni giorno finge di essere il padre perfetto e, con un finto sorriso, inizia a raccontarmi cose che non mi interessano. Disturba e ripete tutto il giorno idiozie grandi come montagne. E non importa se provi scientificamente che ha torto, lui continuerà a ripetere le sue “verità”.
    Ormai ciò perso le speranze. Quando deve dirmi qualcosa, la mia risposta è “Sì, ok, ciao”.

    6) Qual è la paura che ignori, perché solo ignorandola riesci a funzionare?
    Purtroppo non riesco a ignorare le mie paure. E infatti funziono a scatti.
    7) O paghi qualcuno per parlarne, a ore di 50 minuti , e magari la affronti ogni giorno, semplicemente per essere in grado di uscire di casa?
    Andavo da uno psicologo. Dovrei ricominciare ad andarci, ma non ne ho il tempo.
    Però la scrittura e il canto sono un ottimo palliativo. Specie la scrittura.
    E anche i sogni a occhi aperti…

    8)Quale gabbia ti sei costruito, e cosa dà senso alle tue giornate?
    Non ho bisogno di gabbie per proteggermi dagli altri. Il mio nemico è dentro di me e ha vari nomi: insicurezza, emotività eccessiva, paura paralizzante di sbagliare e fallire, scarsissima autostima compensata da una fintissima pseudo-arroganza, dubbi continui, frustrazione e lontananza delle mie mete, bisogno continuo d’affetto e coccole, sensazione di solitudine, tristezza, misantropia, bisogno di sentirmi amato.
    Amartofobia.

    Per quanto riguarda il senso delle mie giornate, direi le emozioni. Ma anche la scrittura e il canto. Canto praticamente sempre, tranne quando ho mal di gola (situazione che odio a morte). Però la scrittura è più importante, molto più importante.
    Poi anche i sogni a occhi aperti e i viaggi mentali. Fantastico nel mio mondo.
    E poi il cercare di raggiungere i miei obiettivi. Purtroppo sono anche molto pigro e non sempre riesco a vincere questo mio difetto.

    9)Come sono i tuoi genitori? Che impatto hanno avuto sul tuo guardarti allo specchio, sulla forma precisa che sei ora, e sul giudizio che dai a questa forma?
    Di mio padre ne ho già parlato.
    Mia madre…mah, ho un rapporto strano con lei. Andiamo d’amore e d’accordo, ma solo finché non si toccano certi argomenti. In tal caso, ci scanniamo.
    E poi non ci capiamo. Lei non capisce me, cosa provo e come mi sento (la capisco, sono alquanto complicato xD). E io non capisco lei, per nulla.
    Però in fondo ci vogliamo bene.

    Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, nessuno. O meglio, il loro impatto su di me è stato molto lieve.
    Il comportamento di mio padre mi ha segnato molto, sicuramente, ma non so come. Razionalmente, non riesco a rendermene conto. Il che è normale: nessuno ha accesso al proprio subconscio. Non senza aiuto.

    10)Che cos’è per te il sesso? Quale pensiero ti eccita, prima e mentre stai facendo l’amore? E che sapore ti rimane in bocca, dopo?
    Intanto divido nettamente tra far sesso e far l’amore. La prima cosa è nettamente carnale, selvaggia. La seconda è dolce, tenera, romantica, delicata.
    Francamente vado a periodi. Talvolta del sesso non me ne potrebbe fregar di meno, mentre altre volte sono perennemente “arrapato”. Ma il sesso fine a se stesso non mi piace molto. È un divertimento temporaneo che poi non ti lascia nulla. Anzi, qualcosa lascia: un senso di vuoto e solitudine. Però va be’, da single ci può anche stare qualche volta.
    Invece, farlo con una persona verso cui si provano dei sentimenti, è diverso. Rafforza la coppia, unisce, completa. In questo senso è fondamentale. Inutile dire che preferisco questa forma di sessualità.
    Riguardo a quali pensieri mi eccitano…be’, sono molto malizioso. Sì, lo so, tanto dolce e tenero, e poi con la mente porca. Sono un ossimoro vivente xD
    Ad ogni modo, non scenderò nei dettagli per evitare di essere troppo esplicito.
    Riguardo al sapore: per il sesso fine a se stesso, agrodolce, perché divertente, ma non lascia nulla. Per il sesso con sentimento, dolce, molto.

    11)Quale errore continui a commettere con gli uomini che hai incontrato?
    Viaggiare troppo con la fantasia, creare castelli in aria immaginando possibili futuri. E per far questo, tendo a idealizzare Inoltre ho sacrificato troppo di me stesso con i miei ex.

    12) Sei in una relazione stabile? Hai figli?
    Sono single da più o meno un mese e mezzo.
    Per la seconda risposta, no. Ma in futuro ne vorrei avere. Non ora, ovviamente. Ma verso i trent’anni sì. Ho un fortissimo senso paterno!
    Adozione o fecondazione in vitro con utero in affitto. Tanto non credo che a trent’anni starò ancora in Italia, a che la situazione globale del paese non migliori.

    13) Cosa non ammetti nemmeno a te stesso?
    Ho l’autostima sotto le scarpe, ammetto a me stesso fin troppi difetti. Sono troppo critico con me stesso.
    Se c’è una cosa che non ammetto nemmeno a me stesso…be’, i sentimenti. Quando sono innamorato…o cotto…insomma, quando provo qualcosa verso un ragazzo sono sempre l’ultimo a capirlo. Lo nego a me stesso anche di fronte all’evidenza. Credo per paura. Ho fin troppe paure…

    P.S. scusate eventuali errori di battitura xD

    • Michele A. F. Greco Says:

      Oh cavolo, in questo commento sembro un depresso cronico. Ok, forse lo sono, ma la mia tristezza è coperta da uno spesso strato di clownesca allegria piena di bizzarro umorismo nonsense e ironia xD
      Capita che questa copertura non regge, e allora la mia tristezza esce fuori e si nota. Ma in generale non si nota. E no, non la copro volontariamente. Solo che talvolta la mia tristezza rimane sopita dentro di me, nel profondo, tanto che quasi neppure io me ne accorgo. Quasi. Oppure copro per difendermi da me stesso, boh. Non lo so.

      Ah, non voglio passare né per vittimista né per logorroico. Ho solo cercato di essere il più possibile sincero, preciso e fedele alla realtà.

  33. Carlos Ray Says:

    E si nota, Michele. Il tuo post mi ha colpito moltissimo, ci hai messo molto, moltissimo.

  34. Lara Manni Says:

    Anche io sono molto colpita, e qui andiamo al di là del narrativo. Mi colpisce anche…un’altra cosa. Gli uomini si svelano molto più delle donne, in questo momento. Nessuna, a parte me, si è raccontata. Davvero, è qualcosa su cui riflettere.

  35. Carlos Ray Says:

    Su FB ho risposto in maniera diversa, e mi sembra ancora prestino per abbandonare quella teoria. Pensandola in maniera più generale butto lì una considerazione: tra la stragrande maggioranza delle ragazze che conosco di persona, soprattutto le mie coetanee, parlare molto poco della propria sessualità, soprattutto in maniera seria, non è proprio la prassi ma è molto comune. Ancor meno, ma questa è una divagazione, dell’autoesplorazione della propria sessualità. Questo però è solo un aspetto della questione, e non è detto che riguardi questa questione. Però l’ho notato, difatti le ragazze che parlano molto di se, anche se non sono rare (ma si avvicinano ad esserlo tra le coetanee di mia conoscenza) risaltano.

    • Paolo1984 Says:

      scusa se azzardo un’ipotesi: è possibile che le tue amiche parlino eccome della loro sessualità e anche delle loro attività autoerotiche..ma non quando tu sei presente
      devo dire però che anch’io quando mi trovo coi miei amici, quei pochi veramente stretti,..non è che la masturbazione sia l’argomento principale delle nostre conversazioni

  36. Fabio Says:

    Ok, vi dono un po’ di me…

    1) Qual’è il tuo gesto più caratteristico?
    Quando studio appoggio il mento su una mano e leggo con la testa inclinata.

    2) Ad una cena dove conosci poche persone come ti comporti?
    Rimango in silenzio, rispondo alle domande che mi vengono fatte, ma spesso abbasso gli occhi per non sostenere lo sguardo. Lo so, sono mooolto timido.

    3) Quali sono le tue piccole manie?
    I miei libri devono essere in perfetto stato. Se anche solo la sovracopertina si piega sento male al cuore.

    4) E se incontri qualcuno che ti attira fisicamente, quali sono i tuoi percorsi mentali e le tue azioni?

    Ci rifletto bene e prima di tutto faccio amicizia. Non riuscirei mai ad uscire con una persona che non conosco per niente.

    5) Chi è la persona che odi più al mondo, che non perdonerai mai?
    A volte penso di essere io stesso il mio peggior nemico, ma non mi odio.

    6) Qual è la paura che ignori, perché solo ignorandola riesci a funzionare?

    La paura di non venire accettato o compreso. Faccio molta fatica a sopprimerla, non deve assolutamente prendere il sopravvento.

    7) O paghi qualcuno per parlarne, a ore di 50 minuti , e magari la affronti ogni giorno, semplicemente per essere in grado di uscire di casa?

    Cerco, ogni giorno, di migliorarmi un po’.

    8)Quale gabbia ti sei costruita, e cosa da senso alle tue giornate?

    La musica mi sconvolge. I libri mi rapiscono. Aiutare gli altri però è ciò che mi rende veramente felice.

    9)Come sono i tuoi genitori? che impatto hanno avuto sul tuo guardarti allo specchio, sulla forma precisa che sei ora, e sul giudizio che dai a questa forma?

    Avrei voluto qualche calcio in culo in più dai miei genitori, ma non mi lamento.

    10)Che cos’è per te il sesso? Quale pensiero ti eccita, prima e mentre stai facendo l’amore? E che sapore ti rimane in bocca, dopo?
    Donarsi ad un’altra persona è il gesto più altruistico che si possa fare. Ho detto donarsi, non chiedere!

    11)Quale errore continui a commettere con donne che hai incontrato?
    Mi affeziono a loro nel modo sbagliato, e lo stesso accade a loro nei miei confronti.

    12) Sei in una relazione stabile? Hai figli?
    Due volte no.

    13) Cosa non ammetti nemmeno a te stesso?
    A caldo così non saprei dire. Probabilmente ho un po’ il complesso dello sfigato, se così si può chiamare.

  37. Alessandra Says:

    Mi unisco alla dolce donzella e rispondo anche io alle domande.😀
    Parte 1.

    1) Quale è il tuo lato più oscuro, la tua paura più grande?
    La mia paura più grande – realtà comunque molto concreta e presenta nella mia vita – è quella di non essere capita. Essere strani ed eccentrici, avere gusti e passioni diverse dagli altri comuni mortali tende ad isolare le persone.

    2) Con quale miscuglio di sentimenti guardi tua madre?
    Tanto, tantissimo affetto, rabbia adolescenziale mai sopita e timore. Non ho intrapreso la strada che lei – entrambi i miei genitori – avrebbe voluto e perciò quello che mi fa più male è non riuscire ad essere per lei la figlia che avrebbe voluto. Vorrei essere stata all’altezza delle aspettative, ma purtroppo non è stato così.

    3) Cosa si prova a ballare in discoteca con gli sguardi che ti frugano i vestiti?
    Dipende da chi lo fa. Su questo concordo con Lara: Vanità appagata, rabbia, potere, paura.

    4) Quando hai cominciato ad accorgerti che noi maschietti esistevamo, eri terrorizzata da noi come noi da te?
    Terrorizzata no. Però una piccola parte di me era sicuramente intimorita, insicura e curiosa. Una piccola parte che comunque non ho mai esternato.

  38. Lara Manni Says:

    E vedo che le risposte mie e di Ale tendono a somigliarsi molto….

  39. Alessandra Says:

    Seconda serie di domande.🙂

    1) Qual’è il tuo gesto più caratteristico?
    Toccarmi i capelli, sistemarli dietro un orecchio, arrotolarmi al dito una ciocca, lisciarli per tutta la loro – considerevole.-lunghezza

    2) Ad una cena dove conosci poche persone come ti comporti?
    Dipende dalla compagnia. Se mi sento a mio agio – e la conversazione mi interessa – posso continuare a parlare per ore, viceversa mi limito a intervenire raramente. E mi annoio.

    3) Quali sono le tue piccole manie?
    Sono pignola e perfettina in ogni cosa che faccio.

    4) E se incontri qualcuno che ti attira fisicamente, quali sono i tuoi percorsi mentali e le tue azioni?
    Percorsi mentali intricatissimi. Le azioni… mmh sono una tradizionalista… aspetto che l’uomo faccia il primo passo. Oppure come incoraggiamento ne faccio mezzo.🙂

    5) Chi è la persona che odi più al mondo, che non perdonerai mai?
    Nessuna. Tendo ad odiare le persone solo per un certo arco di tempo, possibilmente il più breve possibile, odiare richiede un dispendio di energie considerevole.

    6) Qual è la paura che ignori, perché solo ignorandola riesci a funzionare?
    Non venire compresa e accettata.

    7) O paghi qualcuno per parlarne, a ore di 50 minuti , e magari la affronti ogni giorno, semplicemente per essere in grado di uscire di casa?
    Semplicemente la ignoro – o talvolta ne parlo con qualcuno con cui di solito mi confido. Cerco di essere sempre determinata e sicura di me.

    8) Quale gabbia ti sei costruita, e cosa da senso alle tue giornate?
    Tendo ad isolarmi spesso, anche se amo comunque stare in compagnia. Non c’è un’ unica cosa che da senso alle mie giornate, ho molti interessi e passioni e cerco di coltivarli tutti al meglio.

    9) Come sono i tuoi genitori? Che impatto hanno avuto sul tuo guardarti allo specchio, sulla forma precisa che sei ora, e sul giudizio che dai a questa forma?
    Esigenti, severi, rigidi, poco espansivi e poco inclini all’affetto. Hanno avuto un impatto fortissimo nella formazione della mia persona, infatti sono diventata un critico severo per me stessa.

    10)Che cos’è per te il sesso? Quale pensiero ti eccita, prima e mentre stai facendo l’amore? E che sapore ti rimane in bocca, dopo?
    Condivisione. Mi eccitano tante cose, sia prima che dopo.🙂 E il sapore è quello della felicità e della completezza, se sono con la persona giusta.

    11) Quale errore continui a commettere con uomini che hai incontrato?
    Tendo ad essere eccessivamente insicura. E poco obiettiva.

    12) Sei in una relazione stabile? Hai figli?
    Si. No.

    13) Cosa non ammetti nemmeno a te stessa?
    Un sacco di cose. La lista è troppo lunga per questo commento.🙂

  40. Lara Manni Says:

    Grande Alessandra🙂 Per il coraggio. Insicurezza. Accidenti, è il tratto che risalta di più, anche in me. Chissà se questo sarà di aiuto a sonounuovo per la sua scrittura. Sicuramente, fa molto pensare me.

  41. Alessandra Says:

    Secondo me in tutti l’insicurezza è presente. In quantità diverse certo, ma è qualcosa di connaturato con l’uomo stesso. La si può dimostrare, ma nella maggior parte dei casi si cerca di nascondere l’insicurezza che ci è propria perché è vista come una debolezza. Un piccolo spiraglio nella nostra corazza in cui possiamo essere colpiti e feriti dalle altre persone.

  42. Lara Manni Says:

    Perchè abbiamo paura soprattutto di essere feriti. E qui ci sta un altro rimuginio…

  43. Alessandra Says:

    Esatto. E tutti sotto sotto hanno questa paura. Nessuno è immune ahimè.🙂

  44. Andrea Says:

    1) Qual’è il tuo gesto più caratteristico?
    Quando sono nei guai mi massaggio la fronte. Succede spesso.

    2) Ad una cena dove conosci poche persone come ti comporti?
    Cerco il posto d’angolo, studio i commensali per un bel po’, poi individuo un “alleato” e lo uso come “testa di ponte” per intrufolarmi nelle conversazioni altrui.

    3) Quali sono le tue piccole manie?
    Al bar strappo la bustina dello zucchero, lo verso nel caffè, infilo la parte strappata nella bustina vuota e me la caccio in tasca. Mi ricordo di buttarla quando rientro a casa e frugo nelle tasche piene di cartacce. I tizi della raccolta della carta sono orgogliosi di me. In più provo l’impulso irrefrenabile di uccidere chiunque scriva sui miei libri.

    4) E se incontri qualcuno che ti attira fisicamente, quali sono i tuoi percorsi mentali e le tue azioni?
    Percorsi mentali? Boh! Dipende, valuto di caso in caso. O meglio, non valuto, raccolgo i cocci a posteriori.

    5) Chi è la persona che odi più al mondo, che non perdonerai mai?
    Non lo odio, ma non perdonerò mai mio nonno per essere morto.

    6) Qual è la paura che ignori, perché solo ignorandola riesci a funzionare?
    La paura della malattia. Ho paura che tornino quelle che ho vinto e ho paura che mi capitino quelle che hanno vinto le persone a cui volevo bene.

    7) O paghi qualcuno per parlarne, a ore di 50 minuti , e magari la affronti ogni giorno, semplicemente per essere in grado di uscire di casa?
    Sono piuttosto fatalista e ho un mutuo da pagare (quindi non assumo nessuno), finché mi reggo sulle gambe esco di casa e vado dritto per la mia strada.

    8) Quale gabbia ti sei costruito, e cosa da senso alle tue giornate?
    L’idea che tutto abbia un significato è la mia gabbia, dalle cose stupide a quelle importanti. Non è vero, molte cose non hanno un significato. Però cercarlo da un senso alle mie giornate.

    9) Come sono i tuoi genitori? che impatto hanno avuto sul tuo guardarti allo specchio, sulla forma precisa che sei ora, e sul giudizio che dai a questa forma?
    Mia madre è autoritaria e mia ha insegnato la disciplina, soprattutto a pretenderla da me stesso. Mio padre mi ha insegnato a lasciar correre. Il giudizio che do sulla forma che vedo tutte le mattine nello specchio è che non ne ho un altra, e che devo bastare. Niente lagne inutili: questo è l’impatto che hanno avuto i miei genitori su di me. Tutto sommato poteva andarmi peggio!

    10) Che cos’è per te il sesso? Quale pensiero ti eccita, prima e mentre stai facendo l’amore? E che sapore ti rimane in bocca, dopo?
    È una gran cosa e, come tutte le cose belle, non basta mai. Se dovessi elencare i pensieri che mi eccitano prima, durante e dopo l’amore staremmo qui un mese. Non è che sono un erotomane, ma ho una gran fantasia. Il sapore che mi rimane in bocca dipende da tante cose, a volte è buono a volte schifoso come dopo un’anestesia dal dentista.

    11) Quale errore continui a commettere con donne che hai incontrato?
    In passato mi capitava regolarmente di innamorarmi di donne che mi odiavano o che mi trovavano interessante come una discussione sul tempo in ascensore. Alla fine sono riuscito, per sfinimento, a sequestrarne una e ancora la tengo in ostaggio!

    12) Sei in una relazione stabile? Hai figli?
    Sì. No (purtroppo).

    13) Cosa non ammetti nemmeno a te stesso?
    Che non ho superpoteri e, per quanto lo desideri, non posso riportare in vita chi vorrei.

  45. Sara Says:

    In questo periodo sto cercando di stare lontana da internet il più possibile, perché purtroppo non sto affatto bene ma non posso fare a meno di leggere i miei blogs preferiti e quindi… Maledizione.
    Fra il tuo qui e il post della Zauberei l’altro giorno, non si sa quale dei due mi ha fatto piagne de più… eheeheeh😉

    Non è colpa vostra ovviamente, anzi…
    Cioè sembra sia uno strano scherzo del destino, che mi obbliga a fare delle riflessioni, per chiudere dei cerchi, tirare le somme prima del 2012… perciò in qualche modo e senza volerlo mi state aiutando.

    Vorrei rispondere anche io a queste domande…e in realtà ci provato ma, non riesco. In questi giorni sono molto fragile emotivamente, perciò verrebbero fuori solo parole piene di rabbia, dolore e odio.

    Ma… vorrei… ringraziare Michele A. F. Greco, perché mi sono rispecchiata in alcune delle sue risposte più toccanti e mi ha fatto bene.

    “Il mio nemico è dentro di me e ha vari nomi […]”
    Purtroppo conosco molto bene tutta quella sfera emozionale, perché ci sono passata, ci sto passando e impiegherò del tempo a lasciarmi alle spalle.
    Il problema sta a monte, e cioè nel rapporto e nei contrasti con i propri familiari. Nel non essere stati accettati/amati o aver subito violenza fisica e psicologica dai propri familiari.
    I mostri vivono fra le pareti di casa, confermo.
    Dico sempre che potrebbe anche scoppiare una guerra là fuori, sono nata pronta.

    Anche se mio padre ha chiesto perdono 3 anni fa e mia madre non ha mai ammesso la sua parte di colpa, sono i miei genitori e li amo.
    Nonostante tutte le loro fragilità, mancanze e irresponsabilità, sono speciali e mi hanno trasmesso/insegnato cose davvero molto importanti e speciali.

    Emanciparsi dal proprio passato e dai dolori che ognuno di noi si porta come bagaglio esperienziale è una cosa difficile e ognuno ha i suoi tempi. Ma questo superamento è quello che ci aiuta a costruirci un’identità indipendente, fuori e lontano dal retaggio di errori familiari. A trovare fiducia in noi stessi, nelle nostre capacità…
    Sono mattoni che dobbiamo mettere noi, uno sopra l’altro.
    Dalle basi però.
    E’ difficile amarsi se chi ti ha messo al mondo è il primo a farti del male, perché inconsciamente ti dici “se lui/lei non mi ama c’è qualcosa di sbagliato in me”… e sta qui l’errore.
    I primi ad avere delle questioni irrisolte con se stessi sono proprio loro.
    Solo che prima di capire che il problema non sei tu, passano vent’anni.
    Da soli, con tanto coraggio, tanta forza e tanta pazienza dobbiamo riappiccicare i cocci.

    E il rapporto con le persone di cui ci innamoriamo… eh… quello è ancora peggio. Perché se non siamo i primi ad amarci, permetteremo alle persone che amiamo di farci del male e non sarà mai un rapporto paritario. Nel nostro bisogno di amare e di essere amati comunque e nonostante tutto, siamo i più esposti.

    Ripeto Michele, non sai quanto mi ritrovo nelle cose che hai scritto e quanto ti capisco e sono solidale.

    Ti abbraccio forte.
    E… grazie Larù

  46. Lara Manni Says:

    A me? Sono io che ringrazio voi per le vostre storie e la vostra fiducia!

  47. Il solito Filippo Says:

    E buttiamoci anche in questa follia!
    1) Qual’è il tuo gesto più caratteristico?
    Rimettere a posto gli occhiali sul naso e inarcare il sopracciglio destro.
    2) Ad una cena dove conosci poche persone come ti comporti?
    Soffrendo di egomostrismo mi metto (e mi pongo) sempre al centro (del tavolo, della sala, dell’ambiente). Attacco bottone con tutti, camerieri e cuochi compresi.
    3) Quali sono le tue piccole manie?
    Cappelli. Cappelli e sciarpe. Ne sono ossessionato. Ah, devo sempre poter controllare le porte quando sono in un ambiente sconosciuto. Amo il contatto fisico: tocco le persone.
    4) E se incontri qualcuno che ti attira fisicamente, quali sono i tuoi percorsi mentali e le tue azioni?
    Percorsi mentali? Non saprei: provo attrazione per ogni essere umano. Osservo tanto. Tocco tanto. Poi imito i suoi gesti. E parlo un sacco. Faccio raramente il primo passo: di solito l’esasperazione della sfortunata controparte lavora per me.
    5) Chi è la persona che odi più al mondo, che non perdonerai mai?
    L’odio a lungo termine non è nelle mie corde, ammetto che ho detestato profondamente un mio ex amico per non avermi creduto quando era necessario che mi credesse. Ma perdono sempre.
    6) Qual è la paura che ignori, perché solo ignorandola riesci a funzionare?
    Smettere di avere paura.
    7) O paghi qualcuno per parlarne, a ore di 50 minuti , e magari la affronti ogni giorno, semplicemente per essere in grado di uscire di casa?
    La affronto ogni volta che volo.
    8)Quale gabbia ti sei costruito, e cosa da senso alle tue giornate?
    La mia gabbia è l’adrenalina. Ciò che da senso alle mie giornate è il vento, il volo e i gatti.
    9)Come sono i tuoi genitori? che impatto hanno avuto sul tuo guardarti allo specchio, sulla forma precisa che sei ora, e sul giudizio che dai a questa forma?
    Mio padre è il mio obbiettivo. Il mio eroe. Il mio punto di arrivo. Mi ha insegnato che tutto è difficile ma che nulla è impossibile. E l’ha fatto sia con le parole sia con i gesti. È andato dove io non andrò mai e ha fatto cose che io non ho il coraggio di fare. Di mia madre ricordo l’accettazione della paura e del dolore. Il coraggio della sconfitta e l’eroismo di chi ha la forza di aver paura. Un giorno disse ad una mia ex morosa che io ero una persona coraggiosa. Nessuno me l’aveva mai detto prima. Vivo nella costante tensione di toccare ancora una volta il mio limite. La mia è spesso una forma- specchio. Mi adatto agli eventi e alle persone, quindi il mio giudizio è sospeso.
    10)Che cos’è per te il sesso? Quale pensiero ti eccita, prima e mentre stai facendo l’amore? E che sapore ti rimane in bocca, dopo?
    Il sesso è una gran bella cosa. Una droga legale. Una componente fondamentale della mia vita. Il pensiero che mi eccita prima di fare l’amore è…no, non ci sono pensieri sono a tutti gli effetti un satiro😉 . Resta il sapore dello zucchero alla fine del caffè: dolce, con una punta di amaro e la consapevolezza che devi aspettare un po’ prima di prenderne un altro. E mi sono trattenuto dalle facili ironie: rendetemene merito.
    11)Quale errore continui a commettere con le donne che hai incontrato?
    Mi innamoro troppo in fretta. Ma non è un errore innamorarsi, giusto?
    12) Sei in una relazione stabile? Hai figli?
    Sì e no (che io sappia). I gatti contano?
    13)Cosa non ammetti nemmeno a te stesso?
    Ammetto praticamente tutto. Il punto è un altro però: cosa accetto di me stesso?

  48. zauberei Says:

    Provo a rispondere.
    1) Qual’è il tuo gesto più caratteristico?
    Non lo so mica. Suppongo prendere il ricciolume e cercare di ridurlo in uno chignon, cosa che faccio molte volte al giorno e anche un po’ furiosamente.
    2) Ad una cena dove conosci poche persone come ti comporti?
    Sono un po’ inquieta, perchè devo stare in disparte,e non vedo l’ora di stare in parte! Ascolto, bevo se è possibile, e cerco pertugi nelle conversazioni per incuneare la battuta ridanciana.
    3. Quali sono le tue piccole manie?
    lo zucchero sul cappuccino molto schiumoso, è in due rate il cucchiaino “palombaro” destinato all’immersione e quello a volo d’angelo che deve zuccerare solo la schiuma.
    4) E se incontri qualcuno che ti attira fisicamente, quali sono i tuoi percorsi mentali e le tue azioni?
    Mi soffermo a capire perchè trovo quella persona intrigante, la rendo personaggio di romanzo. Poi le cose sono due, o scatta un impulso fanfarone seduttivo, oppure se vedo che non sono il suo tipo cado nel delirio teatrale casinaro gaffista.
    5. qual’è la persona che odi più al mondo?
    Non sono così nevrotica da odiare a lungo, sono anche troppo razionale per odiare a lungo. Ho solo ragionevoli rancori, ma anche quelli alla lunga mi annoiano.
    6. Qual’è la paura che ignori perchè ignorandola riesci a funzionare?
    Svariate e connesse alla morte; morte malattie e incidenti. Non mi riesce di ignorarle del tutto.
    7. O paghi qualcuno per affrontarla.
    In passato: ora mi faccio pagare per affrontarla insieme all’altro.
    8. Quale gabbia ti sei costruito per dare senso alle tue giornate?
    Non ho la sensazione di avere gabbie: ho sempre fatto solo quello che volevo e scelto solo quello che amavo. La mia unica gabbia è il ritardo sulla vita che questo implica – ma amo (gesti apotropaici a gogo) – la mia giornata.
    9. Come sono i tuoi genitori? Che impatto hanno avuto?
    Duoe adorabili disadattati. Due eccentrici infelici, che hanno fatto quello che potevano. Mi hanno regalato le loro forme e le loro difese, io penso di averle colorate in un altro modo e rese più flessibili.

  49. Lara Manni Says:

    Colorare le forme e le difese….questa è una frase da incorniciare.

  50. zauberei Says:

    10. Che cos’è per te il sesso? Quale pensiero ti eccita prima e dopo e mentre stai facendo l’amore? E che sapore ti rimane in bocca dopo?
    Sta domanda mi mette in difficoltà. In primo luogo perchè non penso mentre faccio sesso, sto facendo sesso:) in secondo luogo perchè il sesso non è un monolite, ma una cosa che cambia a seconda della persona con cui lo fai, io ho sapori diversi nella memoria in relazione ai diversi partner che ho avuto e alle diverse età della vita. Ad oggi, il sesso per me è il gioco degli adulti, lo spazio in cui parlo con mio marito in una lingua che capiamo io e mio marito. Ho un bambino piccolo e il suo arrivo ha come sacralizzato lo spazio erotico, perchè la coppia con un piccolo fa fatica a trovare spazi che non diventino familiari, che non mutino il linguaggio includendo il terzo. Allora il sesso è l’isola del due. In passato, prima del matrimonio sicuramente, quando ero ventenne per dire, era una cosa più esplorativa, più egoista, più balndanzosa.
    11. Quali errori continui a commettere? Con uomini che incontri? I miei errori, si sono molto ridotti rispetto ai deliri di quando ero più giovane e parecchio pazza. Erano quelli errori gravi che procuravano tanta infelicità: perchè io se uno mi piaceva molto mi garantivo che le cose andassero male. alle volte mi accorgo di essere ancora troppo esuberante, troppa in tutte le direzioni. In genere se sono infelice, a disagio, mi sento inadeguata io reagisco con il casino e questo distanzia le persone e mi fa sentire peggio. Ma insomma ora è tutto diverso
    12. Sposata con bambino
    13. Se c’è una cosa che non ammetto a me stessa, è difficile che lo cominci a fare con questa domanda:) Ma io sono psicologa, faccio un mestiere che non ammette certe trascuratezze.

  51. Andrea Says:

    “Ad oggi, il sesso per me è il gioco degli adulti, lo spazio in cui parlo con mio marito in una lingua che capiamo io e mio marito”. Non l’avevo mai vista in questo modo, è una definizione bellissima del sesso.

  52. Lara Manni Says:

    Molto. Fra i voli di Filippo e le risposte di Zauberei, molti, molti spunti. Per la vita,dico, non per la narrativa.

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