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Invettiva del quarto giorno

gennaio 4, 2012

“Cara michela, sono un tuo fan, mi piace leggerti spesso, ma ultimamente lo faccio meno e sentendo anche altri ho scoperto che condividono il mio parere dal quale nasce un umile consiglio: NON SCANNARTI CONTRO L’EDITORIA A PAGAMENTO E GLI SCRITTORI INCOMPRESI , non è per te, continua a fare le cose che hai fatto sempre che sono più nobili , e rimanendo neutrale tutte le belle parole sono apprezzate da tutti. mentre così facendo stai deturpando le tue opere con le tue stesse mani, tra i tuoi fans appassionati ce ne saranno tanti (come me) che sono degli scrittori talentuosi ma incompresi dalle multinazionali capitaliste dell’editoria ufficiale che fà capo alle banche e alle case farmaceutiche il cui unico intento è di rincitrullire le persone prima di sterminarle per cui perderai molti fans, che senso ha ? almenochè la tua intensione non sia di fare l’editrice solo dei libbri che vuoi tu , be allora auguri… scusa se ti ho dato del tu e se mi sono permesso, complimenti per tutto il resto. piero apagamento “.
Commento estrapolato dal blog di Michela Murgia. Ilarità a parte, mi sembra la spia di un atteggiamento più che diffuso. Magari non ci saranno le industrie farmaceutiche di mezzo (forse), magari non verranno citate le banche (può darsi), ma l’idea del SuperComplotto contro il talento ti viene schiaffata in faccia appena apri un social network, un blog, qualunque luogo dove si possa lasciar traccia del proprio invernale (e anche primaverile, estivo e autunnale) scontento.
Nel quarto giorno del nuovo anno, comincio a essere scontenta anche io.  Di tutto quello che non ho mai chiesto a nessuno (i “mi piace” sulla pagina, il voto per un concorso, le condivisioni delle proprie opere  sulle bacheche: cose che mi hanno resa grata e felice quando sono state spontanee, ma che, secondo me, non si impongono agli altri) e che mi viene chiesto continuamente, con incazzatura solenne se per caso non salto di gioia sulla poesia che mi è stata postata sul profilo senza un “si può?”.
Nel quarto giorno del nuovo anno, sono stanca di veder considerata la scrittura come il mezzo per raggiungere uno status, anche quando le regolette base mancano (come si nota nel commento sopra).
Nel quarto giorno del nuovo anno, trovo che le risposte di Michela Murgia all’ipotetico scrittore a pagamento che la accusa di essere insensibile  siano sacrosante:

“Ma pubblicare non a pagamento è difficile!

Non esistono lavori facili. Per pubblicare sul serio devi avere una buona storia da scrivere, saperla scrivere bene e trovare il modo di convincere un editore vero che qualcuno che non sia un tuo parente avrà voglia di spendere dei soldi per leggerla. Che tu ci creda o meno, in questa sequenza di eventi di solito il più improbabile a verificarsi non è il terzo.

Invece io l’ho mandato a 150 editori e nessuno me lo ha voluto pubblicare.

Il motivo non è necessariamente che sei un genio incompreso. Forse è davvero scritto da cani. Probabilmente è una storia poco interessante. Molto meno probabilmente è bellissimo e scritto bene, ma inadatto al mercato editoriale a cui stai puntando. Valuta l’opportunità di fartene una ragione.

L’editoria normale non è una garanzia di qualità, pubblica cani e porci!

Se fosse vero sempre, non si spiegherebbe perché proprio tu hai dovuto pagare”.

Nel quarto giorno del nuovo anno, mi piacerebbe che la narrativa venisse presa sul serio, e praticata per quel che è e quel che può dare, e non in sostituzione della partecipazione a un reality.
Nel quarto giorno del nuovo anno, infine, mi piacerebbe che le risposte non fossero “sì, ma l’editoria tradizionale è marcia e puzza”.  Perché è l’ennesimo tentativo di sviare il discorso (ciò detto: l’editoria tradizionale non sta affatto bene, ma non perché non ha pubblicato il romanzo del signore qui sopra).