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A room of one’s own

gennaio 10, 2012

Mi sono occupata altre volte, nel blog, di scrittrici. E ogni volta che affronto l’argomento mi preoccupo, perché la possibilità di essere fraintesa è altissima. E’ capitato giusto ieri, sempre su Facebook, di essere accusata di autoghettizzazione solo perché avevo usato la parola “consorelle” per invitare altre autrici a riflettere con me su una serie di domande.
Esiste o no una minore considerazione delle scrittrici, per quanto riguarda l’Italia? Certo, esistono molte scrittrici di grande autorevolezza e, certo, esistono moltissime scrittrici pubblicate. Ma il gap c’è davvero o è nella testa di chi scrive? E quanto pesa, se esiste, all’interno di un genere letterario che non sia il romance? (Per me, pesa, nel senso che bisogna faticare di più per conquistarsi credibilità, specie per quanto riguarda horror e urban fantasy, ma ne ho già parlato). E, infine, quanto si finisce per ingabbiarsi da sole in uno schema?
Bene, Gaja Cenciarelli, che è scrittrice meravigliosa (non di genere, se proprio insistiamo con la distinzione), mi ha mandato un contributo. Eccolo qua:

“Il punto è che la narrativa (uso la definizione che hai dato tu, giacché del termine “letteratura” si è abusato fin troppo, e poi trovo che la definizione di letteratura sia soggetta al filtro del tempo: i posteri, forse, ci diranno cos’è e cosa non è. forse.) scritta da uomini non ha bisogno dell’aggettivo “maschile” che la connoti. e però, invece, ancora si parla di narrativa femminile, quasi a sminuire i testi delle donne, quasi a ghettizzare le autrici.
Fermo restando che è stato NECESSARIO in passato gridare al mondo che esisteva anche la donna che scriveva! : era l’unico modo per affermarci di fronte a un canone letterario composto quasi esclusivamente da uomini e stabilito quasi esclusivamente da uomini.
Ancora, è questa la mia impressione, per essere definita scrittrice una donna deve faticare il quadruplo di un uomo. Ancora, per costruirsi una reputazione, per essere presa seriamente in considerazione in questo ambito (e non solo in questo ambito), una donna deve sudare sangue. a parità di talento, in genere è più difficile per lei che per lui.
Esiste la buona narrativa e la narrativa spazzatura.
Tu hai citato giustamente la Byatt. io rilancio con la Munro, conosciutissima da tutti gli addetti ai lavori, e dai lettori forti, ma dagli altri? E rilancio con la Atwood, che è anche poetessa, ed esperta di musica. e poi ancora: Doris Lessing ha scritto un bel libro distopico “Mara e Dann”, ma ogni volta che l’ho nominato mi sono resa conto che in pochi lo conoscevano.
Quando io scrivo rifiuto qualsiasi tipo di narrativa consolatoria. Detesto quelli che chiamo “brodini riscaldati” ovvero storie che non affondano la lama. Sono una donna che scrive, ma questo non fa delle mie parole un universo distinto e separato dalle parole scritte dagli uomini. e poi sono francamente stufa dello snobismo che circola in questo ambiente.
Sono nata con la scrittura, ho sempre pensato me stessa in relazione alla scrittura, non ho mai voluto fare altro. mi sono pensata scrivente in quanto essere umano, e – guarda un po’ il destino – sono un essere umano di sesso femminile. ne vado fiera. e continuo a scrivere.
Mio padre ha novant’anni. sopravviviamo con la sua pensione e il mio lavoro di traduttrice editoriale, e capisco benissimo cosa significhi avere un figlio e scrivere nei ritagli di tempo, oppure mentre lo accudisci. Sono la madre di mio padre eppure scrivo. “A room of one’s own” è ancora un testo sacro, per me”.