Leggere non ha mai fatto male a nessuno – o quasi

Come ogni mercogiovedì, torna il  post a blog unificati con Giovanni Arduino. Pronti?

Buttate i manuali. I manuali di scrittura creativa. Di “narratologia” (virgolette obbligatorie). Di gente che non ha mai scritto un romanzo, di sceneggiatori che hanno sfornato due copioni nei tardi Sessanta/Settanta. Bruciateli. Affogateli nel cesso. Assicuratevi che non lo intasino. Leggete. Tutto. Di tutto. Il più possibile. Onnivori. Libri. Narrativa. Saggistica. Fumetti. Giornali. Guide turistiche. Foglietti illustrativi dello sciroppo per la tosse e dell’ansiolitico. Non importa se su rete, su carta. Su pc, su e-reader, su tablet, sulle pareti della vostra stanza da letto dove minacciosi caratteri cuneiformi compaiono ogni santo mattino come per magia (una sola domanda: ma dove accidenti vivete?). Guardate film. Serie televisive, cartoni animati compresi. Spettacoli teatrali. Giocate ai videogiochi. Impegnatevi nei giochi di ruolo, nei MMORPG, nei LARP, nel cosplay. Giocate ad acchiapparella. A nascondino. A Magic. A quello che volete. Ascoltate musica, tutta, o almeno assaggiatela, da Rob Zombie a Mozart passando attraverso Rihanna e i Ramones e J-Ax . Mangiate frutta fresca e non solo sciroppata (questa può essere una metafora, ma anche no).  Leggete ancora. Leggete di più. Siate curiosi. Sempre. Curiosi e informati: quello che gli altri non vogliono farvi sapere è esattamente quello che dovete sapere. Leggete On Writing di Stephen King. Vi sembra un bignamone buono a tutti gli usi? Non secondo noi, ma sicuramente è pratico e facile da seguire e da applicare (fornisce semplici strumenti). Vi sembra (anche) un’autobiografia? Certo, ma la vita non si scinde dalla scrittura e viceversa. Di conseguenza: vivete. Vivere non significa prendersi una storta tutte le sere: come spesso ripeteva il mai troppo compianto Beniamino Placido, Charles Bukowski puppava litri di alcol ma era in primis uno scrittore. Per vivere, a volte, basta fare il classico giro  dell’isolato. Leggete. Guardate. Toccate. Ascoltate. Annusate. Leccate (sì, così, esattamente, anche se vi fa ridere: leccate, possibilmente non i posteriori altrui). Se volete, a On Writing aggiungete Come si diventa autore di fumetti di Alfredo Castelli e Silver (scaricabile da qui previa registrazione: come è facile evincere dal titolo, è incentrato sulla sceneggiatura di fumetti, è un po’ datato in alcuni –pochi- punti, ma tratta comunque di narrazione, è molto pratico e pieno di buon senso ed è assolutamente gratis, il che non guasta mai; per chi non lo sapesse, ma ne dubitiamo, Alfredo Castelli è una colonna del fumetto italiano, creatore di Martin Mystére e non solo, mentre Silver è la mente dietro Lupo Alberto, una delle prime strip italiane). Di nuovo: leggete. Non basta. Di nuovo. Sottoponete i vostri scritti a chi si sta impegnando nella vostra stessa fatica. A un perfetto estraneo di cui vi fidate, anche conosciuto su un blog, su twitter, su tumblr, su facebook, su anobii, su goodreads, al bar sotto casa. Agli altri partecipanti di qualsiasi vostra comunità virtuale o meno. Ai vostri soci fanficciari, se li avete. Considerate critiche e obiezioni ed eventuali complimenti. Prima di sganciare anche solo due soldi per un parere che si presume professionale, valutate bene chi vi sta chiedendo quei soldi o a chi intendete rivolgervi  (controllate curricula, esperienze pregresse in campo editoriale e non, informazioni verificabili e reperibili in rete).  Leggete. Leggete. Leggete. Quello che vi piace e quello che pensate non potrebbe mai piacervi (le sorprese inaspettate sono spesso fantastiche). Non abbandonate On Writing, non abbandonate Castelli & Silver, non abbandonate un buon manuale di grammatica, ortografia e sintassi e un ottimo vocabolario (non ridete, sono utili). Molto probabilmente per il lavoro sporco non vi servirà altro. Scoprite se possedete o meno quello che un autore italiano magnificamente definisce “il senso della frase”: sì,  noi purtroppo riteniamo che scrittori un po’ si nasca, che volete farci. Siate impietosi con voi stessi. Ricordate che di scrivere mica ve l’ha ordinato il medico. Ricordate che scrivere non è sempre un piacere o non è detto che  debba esserlo. Ricordate che la distinzione tra genere e letteratura è una fanfaluca. Ricordate che a parlare in toni critici e sarcastici di scrittura ombelicale è solo e soprattutto chi non ha un ombelico interessante. Ricordate che queste sono le nostre opinioni in proposito, quindi fallibili, ma vivaddio pratiche, o almeno lo speriamo. Se volete che continuiamo per  e su questa strada, in modo (e lo ripeteremo fino alla nausea) pratico e con una certa dose di buon senso, forse rischiando la banalità, basta un cenno nei commenti. Nel frattempo, indovinate un po’, leggete.

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76 Risposte to “Leggere non ha mai fatto male a nessuno – o quasi”

  1. stefania Says:

    affamati di vite che nn potranno vivere. ecco chi spno i lettori/scrittori “veri”.
    ps:amo voi due

  2. Lara Manni Says:

    Amore ricambiato.🙂 Né io né Giovanni pretendiamo di avere la verità in tasca, ma senza i fondamentali (leggete!) non accade nulla. E forse neanche con i fondamentali, occorre dirlo, ogni tanto.

    • stefania Says:

      Sai qual è la prima cosa che mi disse deanna raybourne, una bravissima autrice di romantic suspense quando mi conobbe? “Vuoi scrivere?leggi!”

  3. Roberto Gerilli Says:

    Bellissimo post. Condivido tutto (On Writing l’ho già letto tre volte😄 )

  4. Valentina Coluccelli Says:

    “Ricordate che a parlare in toni critici e sarcastici di scrittura ombelicale è solo e soprattutto chi non ha un ombelico interessante.”

    Fantastico😄

    Bellissimo invito, entusiastico incitamento… adoro il vostro modo di guardare il mondo, lucido e brillante, e di trasmetterlo con sferzate energiche e assolutamente convincenti. Grandi!

  5. Paolo E. Says:

    “Leggete. Tutto. Di tutto. Il più possibile. Onnivori. Libri. Narrativa. Saggistica. Fumetti. Giornali. Guide turistiche. Foglietti illustrativi dello sciroppo per la tosse e dell’ansiolitico. Non importa se su rete, su carta. Su pc, su e-reader, su tablet, sulle pareti della vostra stanza da letto dove minacciosi caratteri cuneiformi compaiono ogni santo mattino come per magia (una sola domanda: ma dove accidenti vivete?). Guardate film. Serie televisive, cartoni animati compresi. Spettacoli teatrali. Giocate ai videogiochi. Impegnatevi nei giochi di ruolo, nei MMORPG, nei LARP, nel cosplay. Giocate ad acchiapparella. A nascondino. A Magic. A quello che volete. Ascoltate musica, tutta, o almeno assaggiatela, da Rob Zombie a Mozart passando attraverso Rihanna e i Ramones e J-Ax . Mangiate frutta fresca e non solo sciroppata (questa può essere una metafora, ma anche no). Leggete ancora. Leggete di più. Siate curiosi. Sempre. Curiosi e informati: quello che gli altri non vogliono farvi sapere è esattamente quello che dovete sapere”.
    Questo è il mio ritratto. Anche se scrivere non mi interessa.

    Grazie.

  6. Francesca (Mirya) Says:

    Lascio il mio cenno nei commenti, ben sapendo che non c’è proprio nulla che io possa aggiungere. Grazie.

  7. G.L. Says:

    AAA Ho appena fondato la mia ditta “Idraulica GL”. Mi offro come idraulico al modico prezzo di 80 euro a prestazione. Più extra, naturalmente. E’ uno sconto del 50%, perchè altrimenti vi farei pagare 160 euro, ma io lo faccio per passione. Le mie qualifiche: laurea in Lettere, tre libri pubblicati, una medaglia d’argento ai Giochi della Gioventù, bibliofilo e appassionato di barzellette turkmene.

  8. Laura atena Says:

    Grandi Lara e Giovanni!!!
    Per i miei gusti aggiungerei… andate a guardarvi qualche mostra in un museo, fermatevi davanti a Guernica o al Giudizio Universale e domandatevi ma Picasso e Michelangelo quanti manuali di pittura avranno letto nella loro vita? Una volta che vi siete risposti, lasciate perdere le “stronzate” e semplicemente godete di quel momento, ci sarà sempre tempo dopo per analizzare, capire, decifrare, o per i più “perversi” vivisezionare quell’opera!
    Ecco imparate a godere delle cose che vivete, a sentire la vita (la vostra, quella vera e quotidiana) come un’opera d’arte (alcuni giorni sono un capolavoro, altri un casino bello ma indecifrabile, altri ancora delle gran patacche) e a vedere il vitale nell’arte, quell’insieme fatto di colori, storie, persone, parole e regole, si anche quelle per carità, però non solo e soprattutto non solo quelle dettate da altri!! (Non a pagamento poi!)
    Insomma mica tutti siamo James Dean ma manco Sandro Bondi però!!!

  9. Laura atena Says:

    Postilla a parte: avevo pensato di scrivere Rimbaud e Bondi però mi sembrava un immondo sacrilegio, ma fin da ora mi scuso con lo spirito di James Dean, non se ne abbia a male!!

  10. niggle Says:

    Posso aggiungere una cosa da lettrice appassionata?
    RI-leggete!!
    Perché la seconda volta è meglio! ^^

  11. vdm Says:

    Bellissimo post, complimenti!!
    Da divoratrice di libri, film, serie, videogiochi, musica e tutto quanto avete elencato non posso che essere d’accordo su ogni singola parola!.🙂

  12. Marco Says:

    Sono d’accordo con la seconda parte ma per niente con l’inizio del post. Se si vuole scrivere bene una buona storia i manuali sono necessari.

    • Lara Manni Says:

      Temo di no, Marco. Per scrivere una buona storia serve, in primis, la padronanza totale di grammatica, sintassi e ortografia. E no, non è così diffusa. In secundis, un lessico ampio. Che viene dalla lettura (e anche dal dizionario, volendo). Il manuale può darti delle indicazioni tecniche: per quello abbiamo suggerito On writing. Perché quanto contenuto in quel testo è quel che serve.

      • Marco Says:

        A parte che grammatica, sintassi, ortografia e lessico ampio sono già tecnica.
        Le indicazioni tecniche non sono poca cosa. Avere la padronanza della tecnica, vale per ogni attività creativa umana, permette alla forza creativa nutrita con tutto ciò che indicate nel post di esprimersi al meglio.

    • Giovanni Arduino Says:

      Marco: vuoi un manuale, anzi, due? Li abbiamo citati. Più tutto quello elencato nel post e ribadito da Lara. Vuoi altro? Padronissimo e liberissimo. Secondo noi non serve pressoché a una mazza (o al massimo può essere amena lettura a tempo perso e *dopo* tanto, tanto altro), ma fai tu. Se vuoi, ficcaci anche un corso di scrittura creativa. Di storytelling. Ognuno impiega il proprio tempo come meglio crede, ci mancherebbe!

  13. On Reading « La carta, lo schermo, la parola, lo sguardo Says:

    […] Qui potete leggerlo per intero. […]

  14. Ayame Says:

    Ho i miei dubbi. I migliori scrittori si sono ”fatti da sé”, esattamente nel modo in cui hanno spiegato Lara e Giovanni.

  15. icittadiniprimaditutto Says:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  16. Caterina Says:

    Vi leggo grazie a Francesa (Mirya) che mi ha fatto conoscere questo blog… Non ho mai lasciato un commento… questa volta lo faccio. Perché dalle vostre parole trasuda forza, verità e soprattutto vita… E non pretendete di insegnarla, ci sollecitate ad impararla. Grazie

  17. M.T. Says:

    Allora, vediamo…leggere narrativa e saggistica ce l’ho…leggere fumetti e riviste ce l’ho…guardare film, cartoni animati, serie telivisive pure…ascoltare musica (classica, metal, rock) idem…ho fatto giochi di ruolo (cartacei (sia dm che pg) e al pc)…aggiungiamo il fare fotografie…vivere anche (e mettiamoci pure saper osservare)…sulla scrivania c’è il manuale di grammatica e il vocabolario…Tombola! C’è tutto🙂 ora serve solo continuare a scrivere e affinare la tecnica per migliorare sempre, oltre naturalmente ad avere una storia da scrivere😉

    Sui manuali di scrittura: se li si prende come libri da leggere va bene (non ne ho letti, se si esclude A volte la magia funziona di Brooks, ma quelli sono più che altro consigli, sempre utili), come Bibbia no.

  18. Lara Manni Says:

    Marco, gli elementi tecnici necessari sono quelli già contenuti nei testi indicati. Poi, la tecnica si RUBA. Si ruba a chi ha già scritto, se quel che ha scritto ci ha coinvolto e ci è piaciuto. Tutti i manuali “tecnici” della terra non possono darti quello che ti dà Conrad, o la Mansfield, o Dickens, o Camus…e l’elenco è sterminato, né è corretto che sia una sola persona a stenderlo.

    • Giovanni Arduino Says:

      Marco, come si dice, “i buoni scrittori prendono in prestito, i grandi rubano”. Ortografia, sintassi e grammatica sono le basi. Da quelle, ahimé, non si prescinde (si possono anche sconvolgere, ma prima bisogna impararle). Il resto, in quanto a manuali (scrittura creativa, sceneggiatura cinematografica, narratologia, storytelling, critica letteraria e vai col tango) è qualcosa di più, spesso non necessario, e che non si può sostituire alla lettura e al… saccheggio? Chiamiamolo così. Naturalmente saccheggio non significa plagio (vedi sopra commento di Lara).
      Marco, non devi sostenere un esame universitario. Vecchi classiconi del Novecento (magari di per sé interessantissimi) non ti aiuteranno a prendere un bel voto, non in questo caso. Forse, date per acquisite conoscenze basilari (stiamo parlando di scuola elementare, medie al massimo, niente di che) può essere più… formativo e stimolante scorrere certi Tumblr. Scendendo a livelli bassissimi e a paragoni banalissimi: puoi leggere tutti gli scritti di cucina di Pellegrino Artusi, ma se non avrai mai visto preparare un minestrone, o non l’avrai assaggiato, difficilmente potrai cucinarlo. Ed è molto facile che, in ogni caso, l’Artusi ti dia dritte vecchie, rigidissime, poco adatte o adattabili.
      E per finire: una volta scritto un *tuo* romanzo, ti piacerebbe che qualcuno lo giudicasse e lo valutasse usando come solo metro il contenuto di manuali e manualetti e testi sacri e centoni, da Todorov a Ford a Brooks a losalcazzo? Penso di no.

      • Marco Says:

        Restando all’esempio culinario. Mangiare tanto e spesso un piatti prelibati preparati da grande chef aiuta certo a sviluppare e affinare il proprio gusto ma non insegna certo a prepararli. Perchè comunque solo da questo non puoi capire tutte le tecniche, le dosi, i passaggi che vengono utilizzati. Guardare cucinare è diverso, sarebbe un pò come poter essere presenti durante tutta l’opera di realizzazione di un libro, fumetto, serie di magic, etc.
        Una volta ad Acqui Terme ho mangiato un risotto al Barolo delizioso non per questo purtroppo so prepararlo.
        Poi chi ha parlato di classiconi del novecento? Continuando con l’esempio ci sono manuali più recenti dell’Artusi e quelli servono se si vuole cuninare oggi.

    • Giobix Says:

      ti dirò, io ho scoperto il concetto di punto di vista leggendo un manuale. Prima scrivevo e non capivo cosa mi infastidiva dei miei scritti, poi ho scoperto che non sopportavo il continuo ping pong tra i cervelli dei personaggi, ma non ero stato in grado di codificarlo.
      Ecco, magari l’avrei capito tra le righe dopo qualche anno, ma così ho tirato meno capocciate allo schermo🙂
      Su tutto il resto sono daccordo, ma resto dell’idea che non vadano demonizzati nemmeno i manuali tecnici. Non sono dannosi in sè, l’importante è non applicarli come fosse bricolage.

      • Lara Manni Says:

        Demonizzare, nulla. Ma non pensare che siano un feticcio. O che automaticamente, dopo averli studiati, facciano scrivere meglio. In On writing c’è già tutto, anche sul punto di vista🙂

      • Giovanni Arduino Says:

        Giobix: nessuno vuole demonizzarli, possono offrire alcune scorciatoie (mi riferisco al tuo esempio) ma non costituiscono una vera base. Non contengono formule algebriche applicabili al caso x, y o z. Non contengono verità sacrosante. E comunque, non per volere insistere, su On Writing del famigerato pov/punto di vista si parla eccome. In modo molto chiaro e semplice e diretto. Idem dicasi per il manuale di Castelli & Silver.
        Perché complicarsi la vita?😉

      • Marco Says:

        Proprio perché non esistono formule algebriche ma opinioni. Opinioni diverse che permettono poi di trarre le proprie conclusioni.

      • Giobix Says:

        Azz, On writing è il primo che ho letto e il concetto di pov non l’avevo notato😦 Si vede che non era il mio turno.

    • Marco Says:

      Loro ti danno delle grandi opere finite ma tutto il lavoro creativo e tecnico che c’è dietro noi non lo vediamo. Tutto il percorso che partendo dall’idea iniziale, al suo sviluppo e passando per appunti, scelte, il cestino pieno di fogli stracciati, scalette etc porta alla prima stesura e poi con le revisioni porta alla stesura finale, noi non lo vediamo. E lì la tecnica aiuta la creatività a fare le scelte (gestione dei punti di vista, uso del flashback, scelta degli aggettivi, etc) che meglio valorizzano la storia e l’effetto che si vuole ottenere da una scena e dalla storia nel suo complesso.

      • Lara Manni Says:

        Ma, appunto, due testi li abbiamo indicati🙂 Ma ti assicuro che i consigli kinghiani non vanno presi come verità oggettiva. Può darsi che in un testo gli avverbi siano invece indicatissimi, anche se King (con ragione) suggerisce di non esagerare con i medesimi. Una storia non è una coperta o una lampadina: non esiste il kit della storia perfetta. Nè la Musa: io non sono fra quelli che credono all’ispirazione e alla visione romantica dello scrittore. Tutt’altro. Però, non esiste una sola e unica strada, non esiste il dogma. Esistono “attrezzi” da tenere nella cassetta. Una volta che hai capito come usarli (e si capisce in tempi rapidi) bisogna solo capire se la tua strada è quella di fare l’artigiano.

      • Giovanni Arduino Says:

        Marco: che cosa vuoi che ti dica? Leggendo per bene si vedono, dopo un po’, fili e burattinaio. Si vedono. Leggendo. La tecnica si ruba. Le “scelte” che hai citato pure. Poi, senti, ognuno padrone del proprio destino, eh.

  19. Maurizio Says:

    «Guardare si può veder guardare, sentire non si può sentir sentire».
    — Marcel Duchamp

  20. raffaele ferrario Says:

    Rispondo così bene alla descrizione di Giovanni Arduino che mi viene il sospetto di essere un “altro”! Ammetto infine di aver trascurato i giochi di ruolo ma talvolta mi capita di sfidare a scacchi me stesso: non tollero il pareggio!

    ‎”E così vorresti fare lo scrittore?” (Charles Bukowski)

    se non ti esplode dentro
    a dispetto di tutto,
    non farlo.
    a meno che non ti venga dritto dal
    cuore e dalla mente e dalla bocca
    e dalle viscere,
    non farlo.
    se devi startene seduto per ore
    a fissare lo schermo del computer
    o curvo sulla
    macchina da scrivere
    alla ricerca delle parole,
    non farlo.
    se lo fai per soldi o per
    fama,
    non farlo.
    se lo fai perchè vuoi
    delle donne nel letto,
    non farlo.
    se devi startene lì a
    scrivere e riscrivere,
    non farlo.
    se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
    non farlo.
    se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
    lascia perdere.

    se devi aspettare che ti esca come un
    ruggito,
    allora aspetta pazientemente.
    se non ti esce come un ruggito,
    fai qualcos’altro.
    se devi prima farlo leggere a tua moglie
    o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
    o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno
    non sei pronto.

    non essere come tanti scrittori,
    non essere come tutte quelle migliaia di
    persone che si definiscono scrittori,
    non essere monotono e noioso e
    pretenzioso, non farti consumare dall’auto-compiacimento.
    le biblioteche del mondo hanno
    sbadigliato
    fino ad addormentarsi
    per tipi come te.
    non aggiungerti a loro.
    non farlo.
    a meno che non ti esca
    dall’anima come un razzo,
    a meno che lo star fermo
    non ti porti alla follia o
    al suicidio o all’omicidio,
    non farlo.
    a meno che il sole dentro di te stia
    bruciandoti le viscere,
    non farlo.

    quando sarà veramente il momento,
    e se sei già predestinato,
    si farà da
    sè e continuerà
    finchè tu morirai o morirà in
    te.

    non c’è altro modo.

    non c’è mai stato.

  21. Lara Manni Says:

    Marco: il ricettario potrà dirti tutto sulle dosi, ma non ti insegnerà a essere un cuoco. Ci sarà la tua mano, e ci sarà il tuo gusto, che avrai affinato proprio su quei piatti prelibati, dopo anni di assaggi. E ci sarà, se c’è (se) il tuo talento.

    • Marco Says:

      La tecnica in cucina non sono solo le dosi, ci sono le tecniche di cottura, di lavorazione, i trucchi del mestiere, le caratteristiche degli ingredienti, la conoscenza degli strumenti, etc. Per questo esistono gli istituti alberghieri. Poi quelli che dopo aver assimilato le tecniche uniscono gusto personale, originalità, sperimentazione… insomma talento, diventano grandi chef. Gli altri resteranno comune buoni cuochi.

      • Lara Manni Says:

        Marco, se tu sei intimamente e realmente convinto che senza un manuale di scrittura non si possa scrivere, nessuno intende dissuaderti. Come diceva Giovanni, ognuno è padrone delle proprie scelte. Permettici, però, di pensarla diversamente🙂

      • Marco Says:

        *comunque -.-‘

      • Giovanni Arduino Says:

        Marco, mi arrendo anch’io: a ognuno il suo pignone, no? Comunque, toglimi una curiosità: titoli e autori di questi famosi manuali sdi scrittura, dai. Grazie.

      • Marco Says:

        Oltre quelli già utilmente citati da voi.
        Story di Robert Mckee.
        Interessanti anche Scriviamo un film di Age, Consigli a un giovane scrittore di Cerami.

        http://www.sact.it/letture.asp

        Ora ho il treno.

  22. G.L. Says:

    Aggiungo: un consiglio (la parola regola è da cestinare quando si parla di queste cose – ad esclusione di quelle grammaticali/lessicali…) rubato ad un romanzo/racconto/opera resta in testa, si tatua in maniera pressochè permanente, ed entra a far parte della prassi della scrittura, del DNA. Un consiglio imparato da un manuale svanisce e diventa sovrastrutturale per parecchio tempo prima di essere introiettato nella prassi.

  23. Lara Manni Says:

    Aggiungo una piccola chiosa: non tutti i cuochi escono dagli istituti alberghieri, non tutti gli attori escono dall’Accademia d’arte drammatica, non tutti i pittori da quella di Belle arti. Il che non significa che non “studino”. Studiare è sempre indispensabile. Dissentiamo sui modi, non sull’impegno.

  24. Raffaella Musicò Says:

    Uh, che bella discussione! Marco: non credere che sapere come si fa una cosa ti renda capace di farla! L’esempio culinario è davvero perfetto: per preparare un risotto devi sapere che il riso va tostato e non lessato, che si cuoce con il brodo, devi sapere come si fa il soffritto e poi devi sapere che qualunque ingrediente va aggiunto a cinque minuti dalla fine della cottura. Questa è la grammatica, basterebbe un vocabolario se parlassimo di scrittura. Ma. Quale tipo di riso usare, quanta cipolla mettere nel soffritto, quanto olio (o quanto burro, qualcuno lo usa) e quale olio, per quanto tempo tostare il riso, quanto brodo aggiungere, ecc. ecc. sono cose che DEVI sperimentare in prima persona. Nel senso proprio di rischiare: provi in un modo, provi in un altro e poi decidi. Quello che a questo punto fa la differenza è QUANTI e QUALI risotti hai mangiato, perché è solo allenando il gusto senza sosta che potrai decidere:
    1° – che risotto preferisci
    2° – qual è la combinazione di ingredienti che esalta di più i sapori
    3° – quando avrai realizzato il risotto che davvero volevi fare (e quale emozione volevi trasmettere con quel piatto)
    Mi dispiace, ma temo che non ci sia altra strada che provare. E mi permetto di dire che oltre a leggere continuamente (e fare tutte le altre attività suggerite) bisogna anche scrivere continuamente. Di tutto, se possibile, comunque continuamente. L’allenamento paga e affina le qualità, oltre a farti capire i tuoi limiti e darti la possibilità di superarli, se vuoi.
    Qualunque cosa ben costruita non è detto che dia emozione. Ed è di emozioni che stiamo parlando, di più, anche, della ricerca della verità. Ti sembra che possa aiutare un qualunque manuale?

    • Marco Says:

      Di certo non imparo che il riso va tostato e non lessato solo assaggiandoli. Ne assaggiassi anche milioni. E se non ho la minima idea che il riso si possa tostare potrei non arrivarci mai nemmeno con mille tentativi. E visto che qualcuno me lo può insegnare ben venga. D’altra parte è così che si evolve, non dovendo sempre ricominciare a scoprire tutto da zero ma potendo anche ripartire da dove sono arrivati gli altri con la propria esperienza.

      Ciao.

  25. niggle Says:

    Ah, volevo dire un’altra cosa ancora.
    Sto leggendo “l’arte di correre” di Murakami Haruki. Parla (ops! Racconta! Volevo dire racconta!) del rapporto dell’autore con la corsa e in qualche modo anche del suo rapporto con la scrittura. Non è un manuale, eppure forse può essere interessante per tutti gli scrittori e aspiranti tali. E per chi ama correre ovviamente ^^

    • Lara Manni Says:

      Conosco! Ottima citazione e ottimo consiglio!

    • Raffaella Musicò Says:

      Libro proprio appassionante, io me lo tengo vicino e ogni tanto ci ributto l’occhio. Murakami è un esempio straordinario di come si possa ‘diventare’ scrittori: disciplina, autoregolamentazione, concentrazione sull’obiettivo. Peccato che lui scrittore lo era già, ha solo dovuto scoprirlo. E questo non s’impara sui manuali.

  26. Lara Manni Says:

    Marco, Story, se non sbaglio, è soprattutto un manuale di sceneggiatura, così come il testo di Age. Consigli a un giovane scrittore, per la gran parte, anche. Per carità, leggere tanto e leggere tutto: però la narrazione del romanzo e la sceneggiatura continuano a essere lievemente diverse. Buon treno!

  27. In_mezzo_alla_segale Says:

    Sarei forrrtemente tentato di aggiungere i miei due centesimi, ma in realtà non servono, c’è già tutto l’occorrente per partire, e anche qualcosa di più.

  28. Giovanni Arduino Says:

    Marco: conosco Story, conosco McKee, i suoi seminari, il suo mentoring online, il suo store online, la sua notevole, ammirevole capacità imprenditoriale. Così come il testo di Age e quello di Cerami. Interessanti, sì. Utili, forse. Indispensabili, imho, no. Scusa la curiosità, frequenti la scuola di scrittura Omero di Roma? Sono libri di testo che lì sono molto quotati. Buona fortuna e buone letture e, naturalmente, buon treno.
    PS: se vuoi e se hai tempo, da’ un’occhiata a questo video. Stephen King, mi dispiace, al solito. Titolo: creative writing can’t be taught. http://youtu.be/xgqj7dbLSas

  29. Fabio Says:

    Per scrivere bisogna VIVERE. E non esiste alcun manuale che possa insegnarti a farlo nel modo giusto.
    Sono affamato di libri, vado a saziarmi🙂

    • Fabio Says:

      E aggiungo, non solo per scrivere. Anche per leggere, e arricchirsi di conseguenza, bisogna VIVERE. Per provare emozioni bisogna VIVERE. Per volersi bene, per litigare, per piangere, per sconvolgersi.

  30. ireland86 Says:

    Sottoscrivo. E mi raccomando, ri-osservate (oltre che rileggere) anche i fumetti, rivedere i film, rivedere tutto🙂 perchè anche il movimento più scontato spesso dà una figura d’insieme, o un pizzico umano e reale, a un personaggio

  31. Lara Manni Says:

    Come sono d’accordo🙂 (ci sono delle splendide pagine di Virginia Woolf sulla rilettura, peraltro: consiglio)

  32. Ayame Says:

    Posso dire che tutta questa discussione mi ha fatto tornare la voglia di scrivere, che se n’era andata? Grazie🙂

  33. ang Says:

    yes yes yes yes yes yes!!

  34. Federico Berti Says:

    E due: stesso procedimento, clicco s’un titolo interessante e zac! scarto la caramella, dentro chi c’è? Ma guarda un po’. DI nuovo assolutamente condivisibili le tue riflessioni, non ho proprio niente da aggiungere. Solo mi compiaccio che stasera su tre articoli che ho letto senza che mi apparisse prima l’autore, due erano i tuoi. Bene, brava, bis.

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