Tempest e tempesta

Ieri Giovanni Arduino segnalava, su Facebook, un articolo apparso su The Guardian. In poche parole, botte da orbi su Goodreads, e poi su Twitter, fra due fronti: scrittori e agenti da una parte, recensori on line dall’altra. Il tutto a proposito di Tempest di Julie Cross. Come leggerete, tutto inizia da alcune recensioni critiche nei confronti del romanzo e finisce con la discesa in campo dell’agente che rappresenta Cross e di altri scrittori, l’un contro l’altro armati.
Personalmente, trovo piuttosto grave l’intervento dell’agente che trovo reo di scarsa professionalità. La seconda considerazione, banale, riguarda il tasso di rissosità che può scatenarsi attorno a un libro: ma questa è una considerazione già fatta in molte occasioni. La terza è una domanda:  perché il mondo editoriale viene caricato di tante aspettative?  Non rispondetemi, per favore, “la fai facile tu che pubblichi”: proprio perché pubblico, sto imparando a stemperare l’ansia, anche se non è facile. Quel che conta davvero, per me, è il momento in cui scrivo. Non si diventa né ricchi né famosi con i libri, a meno di pochissime eccezioni.  Scrivendo, e leggendo, ci si può sentire, semplicemente, bene. Comunque sia, questa non è una bella pagina di storia: né della rete, né dell’editoria.

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43 Risposte to “Tempest e tempesta”

  1. Roberto Gerilli Says:

    Forse il problema è che tutti conoscono quei pochi scrittori diventati ricchi e famosi e vogliono imitare il loro successo a ogni costo.

  2. Lara Manni Says:

    Forse. Ma dentro c’è anche la concezione che spesso gli editori americani e non solo hanno dei lettori-recensori. Insomma, che sia scesa in campo l’agenzia è cosa che fa pensare (male).

  3. Caterina Says:

    Cara Laura, capisco la tua indignazione e comprendo che tu possa definire cotanta dabbenaggine (da parte dell’agente principalmente, trattandosi di un professionista in un mondo di lettori… che appunto leggono e recensiscono per piacere). Tuttavia il mondo del blog (e più in generale del web) acutizza e riverbera il fenomeno della possibilità di diffondere l’opinione di tutti, talvolta anche di chi non lesina insulti e recensioni che somigliano più ad attacchi personali. Detto questo, ben venga la libertà di pensiero, sopporteremo i pochi (o molti) imbecilli, ma salveremo l’integrità della specie, a mio avviso.
    Faccia un passo indietro, come dici tu, il signor agente. Ma temo che il suo mancato atteggiamento professionale derivi da una tua sottovalutazione del mercato… se è pur vero che, nella stragrande maggioranza dei casi, coi libri non ci si fa i soldi, come dici tu, è anche vero che, lavorando nel settore, posso confermarti che certi operatori, in certi mercati, di soldi ne fanno tanti. E il signor agente in questione è un Agente con la A maiuscola che probabilmente ha visto diminuire i suoi introiti in maniera esattamente proporzionale al numero di recensioni negative. In poche parole, a mio parere, di mera pecunia si parla…
    Resta un fatto, sul quale sono d’accordo al 100% con te, “Comunque sia, questa non è una bella pagina di storia: né della rete, né dell’editoria.”
    A presto e continua a farci leggere di te…

  4. Lara Manni Says:

    Questo lo supponevo. Diciamo che è l’autore a non diventare ricco?🙂

  5. Giovanni Arduino Says:

    Lara, credo che tutto nasca dalla famosa lettera dell’ufficio marketing di William Morrow ai maggiori blogger (soprattutto) di letteratura ya. In soldoni: beccatevi ‘sti pdf, fate recensioni positive, non rompete i maròni e al massimo un gadget come contentino. Non tenendo conto che il sano passaparola nasce proprio dai (rari) blogger con un po’ di sale in zucca e da certi social (non necessariamente FB). Poi, la scoperta dell’acqua calda: i rating, i commenti su goodreads, anobii e Amazon (vabbe’, su Amazon te lo aspetti pure) sono pesantemente manipolati da agenti, case editrici e dagli stessi autori e loro sodali. Scoperta dell’acqua calda, si diceva: però il fenomeno ha assunto ultimamente proporzioni vergognose e sotto gli occhi di tutti (morale della favola: molti editori & compagnia bella ancora non hanno imparato l’uso corretto della rete). A questo si aggiunge, certamente, la voglia di rissa dei soliti “incompresi” che in campo letterario abbondano, forti dell’eco concesso dal web 2.0 (mai più userò questa definizione, giuro, ma tanto per farci capire). Però: chi ha acceso per prima la miccia? Bella domanda. Comunque, quando un agente letterario si getta in una zuffa e mena fendenti contro lettori e chiunque osi toccare i suoi rappresentati (e con lui i suoi colleghi, e i colleghi dello scrittore, spesso dietro ridicoli nick), la misura si sta davvero colmando.
    ps: la “famosa” recensione di Tempest che ha fatto nascere il caso (parole grosse), imho, evidenziava interessanti e profonde pecche del romanzo, con una buona cognizione di causa (maschilismo, figure femminili vergognosamente stereotipate e sottomesse, dialoghi stile io-maschio-tu-donna, più simili piacevolezze).

  6. Caterina Says:

    Caro Giovanni, ti quoto in pieno (usando linguaggio non mio…🙂. Purtroppo gli editori sperano, provano, credono (e faccio parzialmente parte della razza di cui sopra quindi parlo con cognizione di causa…) che trattare col web sia esattamente come trattare con la stampa… Fanno conti senza l’oste… la stampa è spesso in mano a pochi, il web in mano a molti, che dell’essere liberi di dire ciò che pensano han fatto una bandiera…Capillarità della risposta…poca possibilità di controllo, per fortuna🙂

  7. Lara Manni Says:

    Giovanni tocca un nervo scoperto. Con ragione.

  8. icittadiniprimaditutto Says:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  9. Giovanni Arduino Says:

    Grazie degli interventi😀 Almeno non ci stiamo prendendo a palate in faccia l’un l’altro!
    ps: la recensione di Tempest che ha scatenato il casus belli non era lo sfogo di una ragazzina frustrata. Sollevava punti importanti. Che poi siano intervenuti agenti isterici, amici infoiati della scrittrice, la scrittrice stessa che fa la strafiga super partes e (parere personalissimo) parecchio ipocrita, i soliti mestatori tecnofeticisti che vogliono vedere morte le case editrici tradizionali, è altro discorso. Ma il punto di partenza era preciso, interessante, pacato, condivisibile (almeno per me: Tempest, che ho letto, è un romanzo misogino e a tratti imbarazzante, nonché con una scrittura di cui si sarebbe vergognata financo una professionista come Daniel Steel). Riprendendo il bel commento di Caterina: è possibile che molti editori (e relativi uffici stampa/marketing), dopo decenni, non conoscano ancora mode, modi, usi, regole, costumi e tradizioni e *linguaggio* del web? Non capiscono che non si risolve tutto con un fottuto giveaway a mo’ di contentino? Non comprendono che il loro comportamento, di fronte anche a obiezioni legittimissime, fomenta soltanto i troll della suburra che non aspettano altro e mandano in vacca qualsiasi discussione civile? Certo, molti editori stanno creando (o hanno creato) le loro piattaforme (anche e soprattutto di social reading), con i loro proseliti e ben precisi paletti. Ma a che pro? Che cosa sono, riserve di caccia? E i famosi espertoni (pure italiani, ah ah ah) del social networking/marketing per conto terzi, dove sono? Se esistono, tranne rare eccezioni, si nascondono davvero bene.Oppure combinano sfracelli.

  10. Marika/Yuko86 Says:

    Quella di Tempest è solo l’ultima novità: in realtà questa cosa va avanti da un po’ su Goodreads, e una ragazza/blogger che seguo da un po’ si è anche presa su Twitter della “donna dai facili costumi” da parte dell’agente dell’autrice del libro che aveva recensito negativamente.

  11. Lara Manni Says:

    Cosa? Un agente italiano?

  12. Caterina Says:

    Far partire una bella letterina da un avvocato (la ragazza intendo)? alla faccia della libertà di parola…

  13. Caterina Says:

    Se ne avete ancora voglia vi consiglio la lettura di questo blogger americano che segue generalmente con piacere. E’ parecchio arrabbiato (quindi gli perdonerete il torpiloquio…) ma dice cose interessanti:

    http://bookphilia.tumblr.com/post/15231500785/goodreads-reviewers-attacked-by-authors

  14. In_mezzo_alla_segale Says:

    Le case editrici NON sanno usare la rete. Ho visto espertoni del marketing fare giochini idioti, tipo spammare in forum specializzati sotto falso nome. Basta vedere come stanno gestendo gli e-libri per capire il loro rapporto con i nuovi media.

    Dall’altra parte della videobarricata ci sono distruttori di professione, alcuni specializzati a spalare merda a ventaglio su qualsiasi cosa edita, altri che godono a mandare in vacca ogni discussione in cui s’imbattono. La lotta è impari.

    Non è mai stato facile come adesso prendere contatto con scrittori, case editrici, esperti del settore. Quando la rete non c’era, si aspettava per mesi una singola lettera che spesso manco arrivava.
    Quel che mi domando io è perché, invece di sfruttare al meglio delle occasioni così ghiotte, si preferisca buttare in rissa qualsiasi incontro.

    Nel caso specifico si era partiti in altro modo, ma il risultato non cambia.

    • Giovanni Arduino Says:

      No, In_Mezzo,il risultato non cambia, ma perché qualsiasi discussione deve trascendere? Da una parte agenti, editor & editori che entrano a gamba tesa come fosse loro dovuto (e che poi spammano manco fossimo a metà anni Novanta: ma dove sono vissuti finora, in una caverna?), dall’altra allegri troll spalaguano che approfittano della situazione e partono con insulti a raffica (gli stessi insulti che peraltro gli ineffabili marketer online non lesinano, sia detto, quando non usano un’irritante bonomia e condiscendenza nei confronti di lettori e fan – la gente che dà loro il pane, in soldoni). VOGLIAMO CAPIRLO O NO CHE I LINGUAGGI SONO CAMBIATI DA DECENNI E CONTINUANO A CAMBIARE SEMPRE PIU’ VELOCEMENTE (sì, sto gridando, perdonatemi)? Perché se no si corre il rischio di cadere nelle trappole dei furboni informati e capaci (quelli sì) che, tra infiltration marketing e compagnia, ti gabbano alla grande.

  15. zauberei Says:

    1. tesaurizzo con scandalo le informazioni della prima parte del post e di alcuni commenti. Mi viene anche da pensare che un agente che scende in campo per difendere un libro da lui rappresentato … ma che pippa! ma che pippa strapippa! Cioè ma chi è così scemo, una volta che si trova nella posizione dello scetticismo riguardo al titolo che non ha letto, che si fa vincere perchè l’agente ni ci dice, brutta zoccola vesto è proust nun te ne sei accorto? mo va beh che leggono cani e porci, ma l’interesse coinvolto fa pubblicità alla rovescia. Boh forse so antica.
    2. Sulla domanda finale posta da Lara, io non dovrei rispondere perchè i blog letterari, per questo stesso motivo mi annoiano terribilmente, e non ne riesco ad approfondire l’antropologia. Le gare di insulti tipiche delle basse profondità aumentano la mia puzzoneria – cosa che si credeva incredibile.
    L’impressione che ho avuto però è che nessuno pensa che diventando scrittori si diventa ricchi, si tromba, si ha successo etc. Non è esattamente questo. I soldi soprattutto non ci entrano niente – che te credi se penseno tutti DIogene! E certi puaretti lo sono pure. No, il problema è nella convergenza tra assetto sociale e pregiudizio culturale, che in tempi di crisi economica strizzano lo spettro possibile dei mestieri intellettuali legittimi solo nella figura dello scrittore. O’ scrittore è l’unica icona che resiste di un mondo che secondo i più non serve a un cazzo. Non fa fico il bibliotecario, non fa fico l’archivista, non fa fico lo studioso, l’insegnante peggio me senti e allargandosi non sono più pregevoli neanche i vecchi artigiani dell’arte: i tipografi, i tecnici delle luci, quelli che fanno i colori. Si ipostatizza la creatività perchè si pensa che semplificata produca beni duraturi e sia meritevole di un surplus di identità, e la si idealizza, perchè la creatività ha bisogno di quella sottostruttura, eppure si preferisce pensare che nasca dal nulla. essere scrittore è dunque la sintesi tra sogno di luminosa autarchia ed elite intellettuale.
    3. Io non so se c’è una cura, ma una cosa che penso non costi niente è cominciare a rivalutare l’etichetta intellettuale, avendo l’onestà di farla propria quando è il caso, e di accettarne i limiti. Quando vi dicono sei un’intellettuale? E di mestiere fate cose intellettuali, oppure usate strumenti intellettuali: VI SUPPLICO DITELO: dite si sono un intellettuale! Ci hai quarcosa da ridì? Perchè dietro l’ideologizzazione selvaggia del mestiere di scrittore, c’è appunto il disprezzo motivato di tutto quello che c’è intorno.

    • Lara Manni Says:

      Zauberei, è molto interessante quello che scrivi. Lo scrittore come unica icona che resiste. Mi chiedo ancora una volta perché. Qual è l’alone mitico che lo circonda rispetto ad altri mestieri, e diciamo la parola, creativi?

      • Caterina Says:

        Per risponderti in poche parole, Lara, il concetto del libro come elemento duraturo dell’intellettualità (o intellettualismo). Ho scritto un libro quindi la mia memoria rimarrà nei secoli dei secoli amen… L’ho sentito talmente tante volte da talmente tanti scrittori che si trasformasse in un mantra…

  16. zauberei Says:

    Credo che l’industria culturale si serva e gonfi miti confezionati in passato e con una lunga storia. Non è un’icona contemporanea quella dello scrittore, è antichissima per il semplice fatto che lo scrittore è quello che ha potuto autocelebrarsi nel tempo per il tramite del suo stesso mestiere. Quanti ce ne vengono in mente? Li poeti maledetti, li scapigliati, i personaggi di romanzi che di mestiere fanno l’autori di romanzi. Per non parlare dell’ondata recente dei Paoli Nori, degli scrittori bravini all’epoca trentini e più che scrivevano con incertezza compiaciuta del fatto che erano sfigati ma anche no, compiaciuti ma anche no, inseriti socialmente ma anche no. ma che figata quell’anche no. E che autoreferenzialità. (questo è in fondo il grande merito del trampolino che offre il genere, lo riconosco, con tutta la diffidenza del caso: almeno uno prova a saltare cazzo! a usare una metafora di se stesso -Dio Narciso). Cioè ecco, un sacco di letteratura anche buona e anche discreta – ha contribuito alla nascita di quel mito, e forse all’affossamento di altre figure che quando sono chiamate in causa sono spesso e volentieri un po’ iellate.

  17. Lara Manni Says:

    Un mito che però alla prova dei fatti dovrebbe traballare. Scrivere per lasciare qualcosa di sè? E chi lo dice? Questo, tanto per cominciare. Ci sono romanzi bellissimi di cui si è persa ogni traccia fisica. Scrivere perché fa maledetto? Lo so che attira non poco, ma è un mito vecchio e stravecchio, e in molti casi – posso essere dura? – viene brandito come una scimitarra per far passare in secondo piano problematiche personali (sono uno/a stronzo/a perchè scrivo: oh, ma guarda). Ho sempre preferito la parola “narratore” a “scrittore” anche per questi motivi.
    Giovanni: tristemente vero.

    • Giobix Says:

      Ma vuoi mettere fare lo scrittore maledetto? Molto meglio che il rocker maledetto. Non devi comprare una chitarra ne affrontare fisicamente il pubblico😉

    • zauberei Says:

      Narratore è fichissimo! Però io per dire lo uso per identificare un certo tipo di scrittore, magari sbagliando, che appunto forniscno narrazioni con poche e proporzionate dilatazioni. Per me non c’è niente di male se uno che fa solo lo scrittore dice che fa lo scrittore, più problematico è quando fa altro. e più problematico ancora è il tono con cui lo dice. Uh quelli che si prendono troppo sul serio – ma non è il tuo caso:)

      Mi viene in mente a proposito di mitizzazione delle professioni un aneddoto che non ci entra molto, ma che secondo me dice una cosa significativa.
      Allora facevo in tirocinio e incontro uno junghiano che finiva la sua scuola di specializzazione. All’epoca io ero lontana dall’aipa (dove sono ora) e mi pareva un posto fichissimo e magico e elitario. E per me uno junghiano vero era l’apoteosi capisci?
      Allora ni ci faccio
      ” Senti ma tu oltre che qui dove lavori?”
      ” Mah insomma scrivo degli articoli collaboro con la cattedra di …”
      “Si ma nel senso, come ti mantieni?”
      Quello ci pensa un po’ e fa
      “Ah, io sono nel ramo della ristorazione!”
      Arguii che intendeva dire che faceva er cameriere, perciò siccome lui mi chiese ” E tu?”
      Risposi “Ah, io sono in quello della ricerca sociale” donde si poteva dedurre che lavoravo come telefonista in un call center:)

      • Lara Manni Says:

        Però…ecco, magari qui i punti di vista divergono, ma per me è il narratore il vero scrittore.🙂 Aneddoto incantevole. Giobix, e hai ragione!

  18. Lara Manni Says:

    Grazie, Marika!

  19. G.L. Says:

    Mah, secondo me ‘sta storia dell’icona non regge. O meglio: regge solo perchè ciò che ci accomuna è l’interesse per i libri – in un modo o nell’altro, fossimo su un blog di cineasti/cinofili/pastori amatoriali, la cosa cambierebbe.

    Ciò che provoca “fastidio”, quello che ti spinge a scrivere, pensare e fare di tutto contro uno scrittore (più o meno famoso, più o meno bravo, più o meno bello) è che lui c’è riuscito e a te non riesce altro che stare lì a rosicare.

    La cosa davvero, ma davvero, triste è che negli ultimi anni tutto ciò che anima la società italiana (ma non solo), dibattiti, prodotti, eventi, gira attorno all’asse rosicante. Questo, dà veramente i brividi.

  20. Laura atena Says:

    Non so Lara, io ho l’impressione che venendo meno la professionalità, la preparazione e la competenza di coloro che lavorano nell’industria editoriale (dagli editor, agli agenti passanti per adetti marketing vari) ci siano quelli che si sentono in dovere di prendere il loro posto e approfittando della libertà concessa dai social vari e dal web arrivano ad avere abbastanza notorietà virtuale da pensare di essere gli esperti espertissimi illuminati!!
    Purtroppo certe pubblicazioni, considerato anche ciò che Giovanni diceva sulla qualità del libro della Tempest, si prestano benssimo a questa trappola. La casa editrice a quel punto si trova tra l’incudine e il martello: che fa divende la sua materia prima (lo scrittore)? O appoggia il cliente (il lettore, pure quello rosicone)?
    Nella maggior parte dei casi tace perché sa di avere le proprie colpe!
    Poi ci sono gli invidiosi puri, quelli che vogliono fama e gloria e nome in copertina, ma vabbeh so casi umani!!!
    Scusa i ragionamenti parecchio semplificati!!

    • Giovanni Arduino Says:

      Laura, per carità, d’accordo, ma ti invito a (ri)leggere poco su le parole usate da agente, scrittrice e amichetti vari. Non chiami puttana una frequentatrice di goodreads solo perché non le è piaciuto un libro che tu rappresenti. Ma che, scherziamo???

      • Laura atena Says:

        Giovanni perfettamente d’accordo con te, ci mancherebbe.
        Quelle reazioni, secondo me, raccontano ancora una volta la poca professionalità dell’agente, editor ecc, che colto in castagna non sa più come rispondere sia alle accuse false che alle critiche fondate, e si mette a fare la gara a chi grida più forte.
        Perchè se uno è un cafone, rimane tale anche se è agente, scrittore o intellettuale.La facilità di relazione che offre la rete non fa che amplificare questa maleducazione.
        Davvero triste la scrittice, perchè a quel punto, troll a parte, io al suo posto un’esame di coscienza sulle mie capacità vere me lo farei.

  21. Cecili@ Says:

    Mi preme fare un’osservazione su questo punto in particolare, che vedo tirato in ballo con certa frequenza:

    “La seconda considerazione, banale, riguarda il tasso di rissosità che può scatenarsi attorno a un libro:”

    Se due persone hanno un’idea opposta di un libro e finiscono per scannarsi -metaforicamente ^^-, onestamente non vedo dove stia il problema.
    Sui libri ci si scanna e ci si insulta da secoli e la letteratura non è mai, dico mai, stata rovinata dalle polemiche o dagli scontri feroci tra autori. Anzi, più volte è capitato che ne uscisse migliorata e/o arricchita (Il Tommaseo è nato in opposizione alla Crusca ed è stato il più grande dizionario dell’Ottocento).
    Tutti noi interessati alla letteratura, che in un modo o nell’altro litighiamo adesso ( siete rosikoni! e voi incompetenti! etc) siamo solo dei dilettanti rispetto ai trecentisti che si insultavano via sonetto o ai letterati di qualsiasi altro secolo.
    Il rispetto è una cosa giusta, ma il “rispetto innanzitutto” non ha ragione d’essere in una discussione. O si finirà per autocensurarsi.
    D’altronde, se noi amiamo una cosa e qualcuno ci sputa sopra e/o la denigra (per generalizzare), mi sembra doveroso provare a difenderla e normale infuriarsi.

    • Giovanni Arduino Says:

      … e soprattutto quando, nel secondo caso, come modo di risolvere la questione proponi di taroccare i rating di goodreads, di spammare con recensioni ad hoc e di fare massa compatta con gli autori di altri agenti, pronuba la cinguettante autrice colpita da recensione non osannante (Kiera Cass, nella fattispecie). Beh, questo sì che è un uso intelligente delle piattaforme di social reading, wow. Una volta (ma ancora adesso) tutto ciò si chiama frode.

  22. Lara Manni Says:

    Ceclia@, ma qui è successo qualcosa di diverso: seguendo anche i link di Marika, peraltro, una cosa che si è ripetuta in almeno un’altra occasione. Un agente che insulta apertamente una lettrice. Qualcosa che, secondo me, travalica il normale scazzo internettaro.

  23. Cecili@ Says:

    Infatti non mi riferivo a questo fatto in particolare, l’agente in questione è chiaramente un mentecatto che imho merita ben poca attenzione e il suo comportamento non mi stupisce nemmeno troppo (inoltre, qui c’è sotto solo la pecunia, niente scontri tra diverse concezioni della letteratura).
    Mi interessa di più la questione generale.

  24. Lara Manni Says:

    DUE agenti, ahinoi. Per quello dicevo che il tasso di rissosità sale.
    Sulla questione generale, credo che davvero dipenda dal proprio modo di porsi in assoluto e di stare in rete. E’ vero, è normale accalorarsi quando si discute di un argomento che ci sta a cuore, però (e questa è la mia posizione, non un dogma) io continuo a pensare che esporre le proprie ragioni invece di azzannarsi alla gola sia più costruttivo. Soprattutto quando i punti di vista sono diversi.

    • Giovanni Arduino Says:

      … e soprattutto quando, nel secondo caso, come modo di risolvere la questione proponi di taroccare i rating di goodreads, di spammare con recensioni ad hoc e di fare massa compatta con gli autori di altri agenti, pronuba la cinguettante autrice colpita da recensione non osannante (Kiera Cass, nella fattispecie). Beh, questo sì che è un uso intelligente delle piattaforme di social reading, wow. Una volta (ma ancora adesso) tutto ciò si chiama frode.

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