Cari signori miei

Post del mercogiovedì a blog unificati con Giovanni Arduino, come sempre, un po’ dopo aver letto recentemente questo e quest’altro, un po’ dopo aver fatto un bel giro per la nostra adorata rete due punto zero.   

Cari signori miei, se per promuovere un vostro libro o farne parlare, con le rare e debite eccezioni del caso, tutto quello che sapete combinare è:

–    creare profili su facebook della vostra casa editrice (con aggiornamenti di stato del tipo: “ciao! come state! che cosa avete letto di bello stamattina?!?”)
–    creare profili su facebook dei romanzi che editate (dove viene ripetuto almeno cinquanta volte il testo della quarta di copertina)
–    creare account twitter della vostra casa editrice (riportando di solito stralci minimali delle recensioni cartacee o i link a quelle online)
–    creare fake di twitter/facebook basati sui protagonisti dei vostri libri (“molto transmediale”)
–    imbastire tumblr con foto solo di biblioteche, librerie, copertine dei vostri tomi o citazioni dagli stessi o dai “grandi” della letteratura (grazie, le troviamo anche da soli, il web esiste al di fuori di voi, e poi al cinquantesimo scampolo di Prévert ci coglie lo stranguglione)
–    pasticciare con wordpress e aggiornarlo sì e no una volta al mese
–    edificare siti istituzionali autocelebrativi con orge a base di java, flash, plug-in impenetrabili e lame rotanti
–    produrre e uploadare su YouTube booktrailer che ricordano orribilmente le diapositive che eravamo costretti a vedere da bambini dopo le vacanze estive
–    spammare con recensioni estasiate di libri da voi pubblicati tutte le piattaforme di vendita online e di social reading (per poi venire stanati)
–    riempire di stellette, cuoricini o mipiace qualsiasi social (per poi venire stanati)
–    incazzarsi pubblicamente per essere stati stanati, negare l’evidenza e/o farsi beffe degli utenti che hanno espresso pacatamente un giudizio che non vi garba (e rinfocolando così l’odio e i flame degli immancabili troll per cui voi siete e sempre sarete Male, Mafia e Corruzione)
–    inviare e-mail melliflue a certi blog letterari, di fatto esigendo la messa in evidenza dei vostri comunicati stampa e chili di recensioni positive. Come merce di scambio, qualche volume omaggio per i frequentatori assidui nonché sparuti e preziosi gadgettini, dalla t-shirt fluo in elastan al set cinese per la pedicure con sopra il vostro logo
–    incazzarsi minacciosi perché ogni tanto i blogger più accorti e onesti vi rispondono picche (“ma tu sai con chi stai parlando, ragazzina?!?!”)
–    investire migliaia di euro in inutili abomini della cartotecnica (da espositori ad addobbi per le ormai pochissime librerie che ancora vogliono sobbarcarsene)
–    creare “campagne virali” dopo aver letto due post di Mashable  e un articolo di Wired

Insomma, se ancora (anzi: dato che ancora) siete fermi a questo o poco oltre, con le dovute eccezioni come da preambolo, perché non due chiacchiere con noi? Magari potremmo farci un paio di risate tutti assieme. L’invito è aperto anche ad altri, naturalmente. Magari ha ragione chi ha scritto che la tecnologia e un presunto know-how in materia non sono mai stati usati così male come nel mondo del libro. Sapete dove trovarci (forse sì, forse no). Senza rancori e con tanta, tanta allegria, il vostro dinamico duo.

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44 Risposte to “Cari signori miei”

  1. Accarognato Says:

    Mi domando se c’è gente (scrittori?) che mette realmente in pratica tutta questa messa in scena. A dirla tutta sarebbe deprimente.

  2. Lara Manni Says:

    Parlavamo di editori, in verità. Il riferimento era a due episodi avvenuti nei giorni scorsi su Goodreads, quando l’agente (due agenti) di due scrittrici hanno aggredito i lettori.

  3. Giovanni Arduino Says:

    @Accarognato: i link sono all’inizio del post🙂 Vorrebbe essere, in piccolissimo e con una buona dose di sana ironia , anche un’esortazione a un utilizzo capace, migliore e più corretto dei mezzi che la rete offre, sia pure a fini promozionali.

  4. Anonimo Says:

    Come fanno a non capire che non è trattando con supponenza i lettori che otterranno qualcosa? Cioè, prima del marketing viene la logica, a casa mia (e il buon senso).

  5. Kusobaba Says:

    Argh, mi sono dimenticata di firmare.

  6. Giovanni Arduino Says:

    … e questo, in tema sia pur di sguincio, arriva fresco fresco: When Book Publicists Go Too Far http://publishingperspectives.com/2012/01/intellectual-bullying-or-when-book-publicists-go-too-far/

  7. Paolo E. Says:

    Giovanni, i link all’inizio del post non li trovo. Problemi miei o non ci sono davvero?

  8. Roberto Gerilli Says:

    Io sono molto favorevole all’utilizzo dei mezzi social e web per la promozione (viviamo nel 2012 e bisogna sfruttare tutto quello che abbiamo a disposizione), ma ovviamente parlo di marketing ben fatto. Corrompere i blogger non lo considero un mezzo di promozione

    • Giovanni Arduino Says:

      Roberto, *ben fatto*, appunto. In molti casi viene utilizzato il motore (e le possibilità) di una Ferrari per poi montarlo su una Panda. Metafora da schifo, ma forse rende l’idea. E, per molti, marketing sociale su rete equivale ancora a spam o a una comunicazione sintetica e trasversale basata su formule vecchie di decenni (quelle dell’advertising classico, per intenderci).

      • Roberto Gerilli Says:

        Purtroppo il web è un mezzo molto potente ma privo di manuale d’istruzioni😄
        In ogni caso secondo me dovrebbe essere fatta una distinzione tra chi sfrutta male questa possibilità e chi “minaccia” o “corrompe” blogger o webmaster.
        Il marketing fa parte dell’editoria… il resto è una schifezza

    • Giovanni Arduino Says:

      Il marketing è sempre stata una bestia nera dell’editoria, soprattutto italiana. Anche perché generalmente arrivano all’interno delle case editrici persone da esperienze di marketing completamente diverse e applicano regole che, risultati alla mano, non funzionano. Il web non fa che amplificare questo problema. La “payola” è sempre esistita, soprattutto in campo discografico. E’ un po’ triste (a essere gentili) che oggi vengano frequentemente vessati blogger o simili, troppo spesso consenzienti (perché ingenui, entusiasti o speranzosi di entrare -sotto qualsiasi veste- nel dorato, magico mondo del libro).

      • M.T. Says:

        Già, è davvero triste avere illusioni del genere (ovvero che sia un modo per entrare nel “magico” mondo dell’editoria)

  9. In_mezzo_alla_segale Says:

    Ce n’è ancora un paio almeno di scelleratezze, viste più volte:

    • il “giveaway” (uh, quanto fa figo dirlo): domande sul romanzo appena uscito, o su quello precedente, e copia firmata in omaggio a chi risponde;

    • la partecipazione dei fan alla scelta di A) il nome del protagonista B) il titolo C) il finale.

    Rimane da saccheggiare il “porta un amico e ti facciamo lo sconto”. Diciamolo sottovoce, però, perché ho l’impressione che più d’uno lo troverebbe geniale.

    • Giovanni Arduino Says:

      In_mezzo, il geniale giveaway lo piazzavo di diritto tra le “copie in omaggio”😀 Sul resto, taccio. Però voglio il repechage dei due fustini al posto di uno.

      • In_mezzo_alla_segale Says:

        Sorry, mi era sfuggita la similitudine.

        Però sulla scelta referendaria di nome-titolo-finale potresti pronunciarti, che diamo fuoco a un bel po’ di code di paglia🙂

    • Lara Manni Says:

      La seconda mi mancava, lo confesso! Davvero avviene?

      • In_mezzo_alla_segale Says:

        Giurin giuretto, non ti prendo per il culetto.
        Visto con i miei occhi, e non una volta sola.

    • Giovanni Arduino Says:

      In_mezzo, ho visto concorsi su questo tema. Non solo in campo editoriale. E pure in epoca pre-web. Sulla loro validità o efficacia, mah. “Effetto partecipativo”, mi pare lo chiamassero un tempo. Ri-mah. Se però hai esempi documentati e recenti, ben vengano.

      • In_mezzo_alla_segale Says:

        Forse pre-web poteva avere un senso (forse), di sicuro non più.

        Forse l’effetto partecipativo potrebbe avere ancora una sua funzione, ma debitamente rivisto.

      • Lara Manni Says:

        L’effetto partecipativo per me è quello usato verso i fan da regista e produttore de Il signore degli anelli. Ma il finale? Decidere il finale?

    • Ayame Says:

      Beh però il giveaway è carino, dai😀

      • In_mezzo_alla_segale Says:

        Ayame, non vorrei essermi spiegato male. La bruttura non è il giveaway in sé, né il garage-marketing, e nemmeno il booktrailer casalingo. È il COME vengono portate avanti le inizitive.

        Se:
        • l’autore diventa una sorta di venditore di enciclopedie, che bussa porta a porta tentando di appiopparti la sua opera, e ti fa camorra se non la prendi;
        • l’idea migliore per la tua autopromozione è spammarti ovunque senza il minimo ritegno;
        • il booktrailer è un accrocco di immagini rubate al Signore degli Anelli e illustrazioni fatte dalla cuginetta di 14 anni;

        l’insieme diventa ridicolo, se non fastidioso.

        Certo, a monte di tutto ciò esiste un problema reale e serio: molto spesso l’editore NON supporta in nessun modo l’autore. Chiaro che uno s’arrangia alla bell’e meglio.
        Ma questo è un altro discorso che meriterebbe spazio a parte.

        Comunque, anche chi è costretto a fare da sé, magari farebbe meglio a sbirciare qualche booktrailer ben fatto prima di cimentarsi nel proprio, così come potrebbe scopiazzare e reinterpretare le strategie di promozione degli editori seri.

    • Il solito Filippo Says:

      “porta un amico e ti facciamo lo sconto”…Già visto, anche recentemente, sul catalogo bleu delle facce.
      Di mio mi giocherò la carta: compratemi o mi ammazzo.
      E pubblicherò sotto pseudonimo.
      E poi scriverò: “ve l’avevo detto che mi ammazzavo!”.

  10. icittadiniprimaditutto Says:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  11. In_mezzo_alla_segale Says:

    Eppoi c’è sempre il “Bevilacqua’s way”, ma solo per arditi.

    “Mi rimane poco da vivere, sono solo e disperato. Vi prego, datemi lo Strega come ultima soddisfazione.”

  12. Glauco Says:

    Che brutto mondo…:-/
    Per fortuna che non tutti sono così… vero?🙂

  13. ang Says:

    “produrre e uploadare su YouTube booktrailer che ricordano orribilmente le diapositive che eravamo costretti a vedere da bambini dopo le vacanze estive”

    hahahah…
    🙂

  14. Fabio Says:

    Questa è la mia preferita ahahahahaaha😉

    “creare fake di twitter/facebook basati sui protagonisti dei vostri libri (“molto transmediale”)”

    E’ da almeno tre anni che aspetto che Harry Potter accetti la richiesta di amicizia su Facebook? Perché non mi vuole tra gli amici? Perché?😦 Io non sono un Mangiamorte😀 Aiutatemi, voglio che mi accetti!!!!!!!!!!

    Comunque ho letto da qualche parte che si può far apparire il proprio volto in copertina della Torre Nera… Quindi si potrebbe aggiungere un punto alla lista…

  15. Lara Manni Says:

    Quella del volto in copertina sull’ultimo King è notizia recentissima: e, battute a parte, mi ha un po’ stupita. Perché King non ha nessun bisogno di aprire un discorso con i lettori. Lo ha, punto, e da molti anni.
    Provo a buttare sul tappeto un’ipotesi: forse tutto questo serve a conquistare i non lettori? Coloro che fin qui si sono tenuti lontani dai libri e che dunque vanno adescati con iniziative che provengono da altri marketing?

    Detto questo, una considerazione personale. Fare marketing, in modo artigianale (quello che a tutti gli effetti io stessa sto facendo in questi giorni) è molto divertente. Creare un mondo parallelo al libro ha un suo fascino. Il nostro post non è anti-marketing. Semplicemente, ci si chiede perché si battono sempre le stesse strade.

    • Fabio Says:

      Anche a me ha stupito molto, anche secondo me è un’iniziativa che non parte da lui… Gli avranno fatto una chiamata alle 2 del mattino e lui, assonnatissimo, ha accettato senza rendersene conto… Oppure semplicemente ha dovuto farlo perché costretto. Io comunque non mando la foto per principio (e se devo essere sincero non la manderei a nessuno!)

      • Lara Manni Says:

        Figurati, non credo che i lettori appassionati mandino la foto all’editore di King🙂 Però, appunto, è alquanto stupefacente.

    • Giovanni Arduino Says:

      Tra l’altro, pur ribadendo che non siamo contrari al marketing, sottolineo che la trovata è pure vecchia: già lo faceva la Marvel a fine Settanta… Credo che il motivo sia abbastanza semplice: King non ha mai venduto tantissimo in Inghilterra (l’ideona è di Hodder, non a caso), soprattutto non con la Torre nera. Ergo, si prova di tutto. Anche roba abbastanza trita e ritrita, dove di nuovo c’è solo il mezzo e non l’idea in sé.

      • Fabio Says:

        Certo, non metto in dubbio che delle buone idee di marketing possano arricchire piacevolmente l’esperienza di lettura di un libro, ad esempio mi piace sempre quando decidono (le rare volte che lo fanno) di tenere aperte le librerie a mezzanotte per vendere un libro allo scoccare della data di uscita. Oppure la lettura pubblica dell’autore del primo capitolo del proprio libro. Ma forse vado OOT. Si parla dell’utilizzo della tecnologia. Be’, alcuni booktrailers non sono niente male, ma non ce ne sono molti decenti in giro… Facebook è, purtroppo, troppo dispersivo. Per ogni libro almeno 3 pagine non ufficiali gestite male. Bisognerebbe stilare dei bugiardini per l’utilizzo intelligente del web come mezzo di divulgazione letteraria, ma tra il dire e il fare…

  16. Lara Manni Says:

    Se parliamo di singoli, penso che se i singoli medesimi si divertono e coinvolgono nel divertimento i lettori, non ci sia alcun problema. Il marketing artigianale può essere piacevolissimo. Incluso il booktrailer home-made. Diverso il discorso quando si parla del rapporto fra editore e lettore, o addirittura fra agente e lettore, come nei casi succitati (e per me inediti: non immaginavo).

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