Balle spaziali (e temporali, e anche editoriali)

In questi giorni sta circolando in rete una rivista letteraria di cui non farò il nome, ma che purtroppo è stata ripresa da molti utenti su Facebook.  Dico purtroppo perché sembra evidente che la rivista sia nata con lo scopo esplicito di far parlare di sé. Niente di nuovo.
Perchè ne parlo, allora?
Perché gli argomenti utilizzati sono molto simili a quelli che vengono usati dai nuovi editori elettronici (alcuni, almeno) ma anche dalla stragrande maggioranza degli editori a pagamento.
Ovvero: le grandi case editrici si fanno pagare per pubblicarvi.  Tutti lo sanno, nessuno lo dice, orsù indignatevi, OccupySegrate, anzi, non occupate un bel niente e sganciate a noi. O non sganciate e pubblicatevi da soli. O fidatevi di noi che vi pubblichiamo gratis e meglio.
Ora, ognuno è libero di scegliere la strada che preferisce e che sente più vicina: non mi stancherò mai di ripeterlo. Non esiste una via unica: se volete condividere quello che scrivete con il resto del mondo, fate quel che vi sentite. Pubblicate con Amazon, con Ciccioformaggio.org, stampatevelo da soli in cento copie e distribuitele a mano, pubblicate su Efp, con un amico di vostro cugino. Fate, davvero, come volete.  E siate felici di farlo.
Però mi sento di dire una cosa. Non solo fra tutti gli scrittori che ho conosciuto e che hanno pubblicato con case editrici di medie e grandi dimensioni, non uno ha dovuto tirar fuori un euro (semmai, è avvenuto il contrario). Ma se vado a spulciare i cataloghi dei grandi editori, incluse le ultime novità, noto qualcosa che negli ultimi anni è divenuto quasi prioritario per un editore.
Si pubblicano valanghe di esordienti.  Autori e autrici di ogni età e provenienza, scrittori di genere e mainstream. Ma esordienti. Per paradosso, è semmai più difficile pubblicare il secondo, terzo o quarto libro, qualora il primo non abbia ottenuto i risultati sperati dall’editore (e questo sì, questo è il vero problema: la crescita dello scrittore, non il suo affacciarsi nell’arena, che è divenuto molto più facile di quel che si possa credere). Tutti a pagamento? Non credo proprio. Per quel che posso immaginare, su qualcuno si punterà davvero, perché la sua scrittura è stata riconosciuta degna di un tentativo, e qualcun altro verrà inserito in questo o quel filone emergente, si tratti di angeli o di poliziotte svedesi  in crisi sentimentale.
Allora, scegliete tranquillamente con chi pubblicare, anche se vi chiede cinquemila euro. Però, per favore, non credete alle balle. Sono quasi sempre diffuse pro domo propria.

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98 Risposte to “Balle spaziali (e temporali, e anche editoriali)”

  1. Segnalazione – Lara Manni e il problema del secondo libro Says:

    […] resto del post sul blog dell’autrice. Post simili: Segnalazione – Jacques Le Goff: «Ho sempre scritto a […]

  2. isabellamoroni Says:

    finalmente, Lara! parole più che sante, benedette!

  3. aquanive Says:

    Reblogged this on Scarabocchi and commented:
    Concordo… E’ molto, ma molto più difficile pubblicare il secondo libro che non il primo… (sigh!)

  4. Lara Manni Says:

    Ed è questo che sta davvero mutando: l’editore non più come “guida” dell’autore. Scouting ma non crescita. Non sempre, naturalmente. Per questo l’esordio non è che un piccolissimo passo e non un traguardo.

  5. Feleset Says:

    Ho letto di queste dicerie, e sinceramente non so se ridere o piangere. Ma dai, sinceramente, che se ne farebbe Mondadori dei 2000 euro di un esordiente? Una big punta a guadagni molto più alti, altrimenti agirebbe esattamente come il Gruppo Albatros (ovvero pubblicando qualunque roba gli arrivi per poi fare una tiratura minima e non investire sul resto). Se una casa editrice decide di guadagnare sulle vendite (e da che mondo e mondo quelle più famose fanno così), non sono certo i soldi dell’autore a contare, ma il contenuto del suo libro. Posso credere che ci siano case editrici che creano romanzi a tavolino, che pagano ghost writer che scrivano al posto dei nomi noti, che ci siano editor che cambiano il romanzo rendendolo più commerciale o che alcuni autori vengano pubblicati solo per la moda, ma non che a un aspirante scrittore vengano chiesti soldi. Non ha proprio senso, e mi dispiace molto che alcuni ci credano.
    Purtroppo penso di sapere perché la gente è portata a dar credito a queste cose: certe tesi avvalorano il mito dello scrittore geniale e incompreso dalla società. Credere che le big chiedano soldi autorizza certe persone a dire: “Ecco, vedete perché non mi hanno mai risposto? Vedete perché hanno pubblicato Tizio? Perché lui aveva i soldi, ecco perché!” E così si evita per la milionesima volta di interrogarsi sul fatto che il proprio lavoro, magari, non è poi questa gran bellezza. Un bel capro espiatorio, insomma.

  6. Lara Manni Says:

    Dunque. In realtà l’idea di pubblicare molto per rientrare anche su tirature minime è qualcosa che l’editoria fa, e fa sempre più spesso. Non ho mai assolto l’attuale sistema editoriale. Però, appunto, la richiesta di contributo è fin qui esclusa. Altra faccenda potrebbe essere il discorso del self publishing in eBook “con” case editrici tradizionali. Su questo, però, non esistono ancora dati o certezze, dunque non vale la pena parlarne ora.

    • Feleset Says:

      Sì, che si faccia qualcosa del genere sulle tirature è possibile, ma la selezione e la qualità vengono sempre curate un minimo. Cioè, in libreria non si trovano libri con copertine fatte con paint, pagine piene di puntini di sospensione e file di punti esclamativi. Si pubblica comunque qualcosa di esteticamente appetibile, quindi con una copertina decente, un editing e una correzione bozze. Almeno, questo è ciò che vedo come lettrice. E non credo che un contributo editoriale da parte di ogni autore riuscirebbe a coprire bene tutte le spese (a meno che non si chieda molto di più di 2000 euro, ma così dubito che ci sarebbero così tanti esordienti a pubblicare).

      • Lara Manni Says:

        Sai che ci sono editori a pagamento che ne chiedono il doppio?🙂 Ammetto che la cosa mi turba non poco.

  7. M.T. Says:

    Il problema con queste balle è che c’è chi ci crede davvero: purtroppo si è creato un sistema dove trovare vera informazione è davvero difficile, tante sono le notizie urlate e pubblicizzate senza che abbiano veri riscontri. Si va con il sentito dire e si spaccia per verità. Molto pericoloso.

  8. Lara Manni Says:

    M.T. Per quello ieri insistevo sul disclaimer. Anche per riportare correttezza d’informazione in rete. Se viene qui a commentare un editore a pagamento, voglio saperlo. Per poter contestualizzare quel che afferma.

    • M.T. Says:

      Sono andato a leggere l’articolo e concordo che ci deve essere chiarezza🙂 , dovrebbe essere la norma, ma l’esperienza insegna che non bisogna dare nulla per scontato, ci sono sempre i “furbi”😉
      Uno è libero di segliere la strada che preferisce, purché ne sia consapevole: sono sempre dell’idea che uno non debba pagare per pubblicare, dato che equivarrebbe a pagare per lavorare, quando invece deve essere il contrario.

      E per quanto riguarda il disclaimer, sono un lettore che preferisce il cartaceo all’ebook (quest’ultimo magari è più comodo, ma sia l’abitudine a leggere alla vecchia maniera, sia il pensiero che semmai ci si trovasse senza elettricità si avrebbe in mano un pugno di mosche, mi fa propendere per il primo), un blogger, uno scrittore inedito, un collaboratore della rivista FM: questo è quanto di me si sa sulla rete. C’è anche dell’altro, naturalmente, ma questo è quello che serve in questo ambito🙂

  9. Feleset Says:

    @Lara Manni: sì, lo so, anche se spero che in questi momenti di crisi non abbiano molti clienti.
    A me una cosa che turba parecchio, invece, e di cui sento parlare sempre più spesso, è questa: alcune case editrici, dopo aver fatto una prima proposta a pagamento a prezzo alto, tendono a contrattare con l’autore abbassando sempre di più la cifra. Ecco, molti autori si vantano di aver firmato un contratto a poco prezzo o addirittura gratis con loro. Non so se sia una cosa mia, ma ci vedo ancora meno onestà in tutto ciò: se un editore toglie o abbassa la richiesta di contributo, resta il fatto che come prima cosa ha tentato di spillarti più soldi possibile. E resta il fatto che probabilmente qualcun altro ci sarà cascato. Insomma, tre le case editrici free e quelle a pagamento ci sono queste vie di mezzo che trovo ancora più ipocrite.

    P.S. Vado a leggere l’articolo sul disclaimer. Comunque io non sono un’editrice a pagamento, se può interessare.😄

  10. Lara Manni Says:

    Lo so, ti conosco🙂 Il post sul disclaimer, come noterai, è molto commentato soprattutto da un editore digitale🙂
    Sull’editoria a pagamento, mi turba anche la reazione inferocita di molti autori (è avvenuto oggi su Facebook) che si sentono attaccati in prima persona quando si parla dell’argomento. Ripeto: ognuno è libero di fare la propria scelta. Nel caso, andrebbe difesa: ma non sostenendo che “così fan tutti”.

    • Feleset Says:

      Il fatto è che la maggior parte di chi pubblica a pagamento (almeno secondo me) non lo fa per “scelta”, ma per ignoranza: semplicemente pensa che quello sia l’unico modo per “sfondare” (e di questo, parliamone XD). Alcuni poi per fortuna si rendono conto dell’errore e usano la propria esperienza per fare informazione, altri invece non accettano di aver sbagliato e reagiscono in malo modo.
      Sono sicura che se la gente si informasse davvero prima di pagare gli EAP non avrebbero tutti questi clienti. Poi va beh, ci sarà anche il grande esperto di editoria che sceglie questa strada, ma ci credo poco.

      • M.T. Says:

        Però a un certo punto c’è ignoranza perché la si vuole: con i mezzi attualmente a disposizione ci si può informare e farsene un’idea. Non credo che chi pubblica a pagamento sia così sprovveduto (anche se non è da escludere); credo invece, come dici tu, che venga visto come un qualcosa di necessario per arrivare a farsi conoscere e arrivare alla pubblicazione con editori di medie e grandi dimensioni.

  11. williamnessuno Says:

    Il pezzo è molto interessante e condivisibile ma secondo me avresti fatto meglio a citare il nome della rivista. Altrimenti la polemica appare monca. Cordialmente, W. (che ha rifiutato di pagare per pubblicare circa tre anni fa)…

  12. Lara Manni Says:

    In parte hai ragione, W. A mia discolpa, il fatto che gli argomenti sono sempre gli stessi🙂

  13. Argeta Brozi Says:

    Lara: quindi tu pensi davvero che tutte le opere pubblicate dai big siano per merito? Ora, per non entrare nel particolare e fare nomi di scrittori che conosco e che hanno avuto fiducia in me dicendomi le cose come stanno in privato, faccio i nomi di chi conosciamo tutti. Federico Moccia: ok, il suo libro è buono, ma di certo non ha pubblicato per merito, ma perché è figlio di un noto regista (anche lui ha iniziato a pagamento). Melissa P.: il suo libro super criticato, e il suo colpo di “fortuna” di aver pubblicato con un editore per merito suo… o meglio della sua f…a (andando a letto col figlio dell’editore! io se avessi davvero scritto un buon libro e fossi andata a letto con lui, l’avrei pubblicato da un’altra parte, ma secondo me lei sapeva benissimo che la sua bravura si limitava al letto…), Giulia Carcasi (scoperta per caso dicono… scoperta da un editore che mi conferma in privato che lui NON LEGGE LIBRI DI EMERGENTI, ma come?? Giulia non era forse alle prime armi??), Lucia Troisi (non so la qualità dei suoi libri, comunque è facile quando l’editor che l’ha “scoperta” è amico di suo padre, vero?). Continuo? Di casi così ce ne sono tanti, poi ci sono casi come i miei, in cui un grande editor mi dice che scrivo bene e che ha intenzione di pubblicare il mio libro. Grandioso, penso! E poi arrivano i doppi sensi “si, ma bisogna venirsi un po’ incontro, non so se mi spiego…” e arriviamo alla conclusione – non detta chiaramente si intende – che per pubblicare con loro basta andare a letto con lui. Ehm… sorvoliamo sulla grande selezione di questi big… Ora che ogni azienda partita dal basso (intendo quelli che hanno aperto un’attività da zero e non quelli che grazie a paparino sono nati con la camicia) sia partita facendoci pagare dei servizi a pagamento, ne sono sicura, per il resto le balle si scoprono portando prove tangibili. E sinceramente i big non sono così stupidi da sparare ai quattro venti i retroscena dell’editoria. Sta di fatto (di fatto, badate bene!) che questi big che fanno “grande selezione” e pensano di pubblicare opere d’arte “meravigliose”, non credono minimamente nei libri che pubblicano, perché altrimenti non pagherebbero le librerie sotto banco (oltre la percentuale che danno tutti gli editori!) per far sì che siano esposti solo i loro libri e che le librerie rifiutino i piccoli editori. (Questa informazione mi è stata detta in maniera non ufficiosa da due grandi librerie che conosco personalmente di cui non faccio i nomi per rispetto, quindi mica balle da web!).
    Argeta Brozi

    • Giobix Says:

      Moccia è figlio di Pipolo, ed è stato autore e regista di College e I Ragazzi della terza C, tra gli altri.
      Il fatto che negli anni novanta sia stato respinto da tutti gli editori non a pagamento fa semmai capire che non basta la raccomandazione se ciò che proponi non è appetibile ( lo è diventato grazie al progetto film, e convincere i produttori è esattamente il suo campo).
      La tua teoria su Melissa P non sta in piedi: capita una minorenne che scrive racconti erotici e invece di fiutare l’affare stai a pensare a tuo figlio? Molto più facile che l’abbia conosciuto di conseguenza.
      Sugli altri non so nulla, ma il grado di approssimazione con cui scrivi e fai i soliti quattro nomi è irritante.
      Il ruminare sui Big cattivi rimanda a discorsi gossipari di gente cresciuta con miti plasticosi e sogni televisivi (non vuol dire che tu sia così, è quello che mi tramette il discorso).
      Infine, se devi fare un discorso del genere prenditi la responsabilità di fare i nomi, altrimenti torniamo alle impressioni di cui sopra.

  14. Lara Manni Says:

    Manca il disclaimer, temo.
    Lo metto io? Argeta Brozi. Autrice presso Albatros, titolare di casa editrice che chiede di acquistare libri prima di leggere il manoscritto🙂

    Ps. Unico e ultimo avviso: non sono tollerate illazioni e pettegolezzi, ma solo fatti, su questo blog. La bassezza delle argomentazioni si commenta da sola.

  15. G.L. Says:

    Hahaha!

  16. Argeta Brozi Says:

    Lara: pettegolezzi? Illazioni? Mmm, sono cose pubbliche quelle che ho detto, che un buon lettore (ma tu non credo lo sia, visto che per te il fatto che io faccia promozione ai miei autori e che cerchi di vendere libri lo ritieni sbagliato😛 ) se davvero vuole tenersi informato, le può trovare facilmente. Come si dice: chi cerca trova, no? (quindi se hai lasciato tracce di te in giro, vedi di cancellarle perché io sto ore a fare di queste ricerche, consiglio spassionato😛 ) Ti ringrazio però di non aver ancora cancellato il mio messaggio, come invece avete fatto l’anno scorso quando parlavo portando fatti di quelle brave persone come voi (solo a parole si intende) che parlano male dell’albatros che offre servizi a pagamento e poi finiscono con l’aprire un’agenzia letteraria a pagamento e chiedono collette ai collaboratori… Adoro le persone che parlano parlano bene e poi non riescono a mantenere le cose che dicono, mi diverte troppo smascherarle!:-) Forse dovrei cambiare professione, che dici?:) Detto questo, sarò anche pubblicata da albatros (che te ne importa a chi do i miei soldi, scusa?), ma ho vendute molte più copie di quelle che ho pubblicato con un editore free, questo dovrebbe farci pensare…
    Ah, a proposito di balle spaziali e temporali ed editoriali… in questo momento tu stai parlando con un fantasma… Sì, credo proprio che bisogna dirlo pubblicamente come hanno fatto i tuoi amici… io non esisto, la mia casa editrice non esiste, in pratica: sono un fantasma! Beh, non so come ho fatto, ma a quanto pare sono resuscitata (mi hanno agitato dalla tomba le balle che si dicono sul mio conto) e vi sbatto in faccio la realtà che conosci bene anche tu, Lara, ne sono sicura, ma che non dici. Non so perché, ma so per certo che quando qualcuno non dice le cose come stanno ci sono due motivi: o non sa quello che dice o gliene viene qualcosa in tasca. Siccome tu sei pro il total free, presuppongo che sia giusta la prima.🙂
    Argeta Brozi

  17. Francesco Falconi Says:

    Argeta, conosco Licia da anni, e non mi risulta che suo padre sia mai stato amico di Dazieri.
    Nel mio caso: ho iniziato con editori piccoli, poi medi, e adesso grandi. E non l’ho dato a nessuno. Né il viceversa. Né ho una storia sessuale con la mia agente.
    Non diciamo cavolate, per favore. E smettiamola con questa storia dei complotti, che lo sbadiglio arriva prima del tempo.

  18. Lara Manni Says:

    Argeta.Non ho un’agenzia letteraria e non ho mai pagato per pubblicare, e questo è dimostrabile. Per il resto. Non offendermi e non offendere altre persone che non sono qui. Tendenzialmente non mi piacciono i flame, e li rifuggo come la peste. Ma non posso tollerare nè minacce nè calunnie. Ti prego, con la massima cortesia, di lasciare questo blog. Grazie.

    Ps. Per inciso, e per i lettori di passaggio. La pratica di pagare per avere i libri in vetrina non è un mistero dei Cappuccini. E’ nota da anni. Può piacere o non piacere, ma esiste e fa parte del sistema editoriale attuale. Nulla di segreto, nulla di complottistico.

  19. G.L. Says:

    Epic Fail (vedi articolo 597 c.p.)

  20. Francesco Falconi Says:

    Fra l’altro, hai citato 3 casi (Moccia, Melissa P, Troisi) che, a prescindere da gusti personali, sono stati casi editoriali e bestseller.
    Andrebbe di lusso a un editore se le cose funzionassero così. Pubblicare amici e fidanzati e vendere milioni di copie. Sai quanto risparmio e fatica in meno.

  21. Argeta Brozi Says:

    Lara: dire la propria opinione non è diritto di tutti? Mi lasci perplessa chiedendomi di lasciare questo blog.
    Francesco: sono cose che si trovano facendo un bel po’ di ricerche, come il fatto che Dazieri conoscesse il padre di Licia. Non dico che tutti hanno pubblicato così. Dico che un buon 80% l’ha fatto. Nomi non ne posso fare, perché se questi scrittori mi hanno scritto in privato o telefonandomi dopo che io ho chiesto di dirlo pubblicamente forse, dico forse, non vogliono mettersi in cattiva luce davanti a tutti, visto che comunque dirmi di essere entrati in grande case editrici grazie alle amicizie che avevano all’interno, non gli faccia fare proprio una bella figura. Proprio per questo sostengo che mi abbiano detto la verità: perché raccontarmi balle su una cosa del genere? Altra cosa: anni fa ho letto un articolo di uno scrittore pubblicato per mondadori (purtroppo non ricordo il nome, ma farò nuovamente ricerche per riaverlo) che diceva che lui era stato fortunato perché conosceva tizio e caio che l’hanno fatto arrivare a mondadori, ma altri meno fortunati di lui avevano dovuto pagare. Ah, questo scrittore dichiarava di essersi stufato e di non aver rinnovato il contratto con loro, anche perché di soldi ne aveva già fatti😛 , per cui ha detto la cosa pubblicamente probabilmente perché non aveva più niente da perdere. Quindi ripeto: perché la gente dovrebbe inventarsi balle su una cosa che non gli fa uscire in buona luce? Non ha senso, ti pare?
    E comunque io vi chiedo di aver pazienza: perché sono certa che arriveranno altri scrittori a dirvi quello che io sostengo dal 2007.

  22. queenseptienna Says:

    LOL l’ho letta anche io questa storia su FB e mi ha fatto ridere per la sua stupidità.
    Quello che più mi ha inquietato è stato vedere frotte di piccoli editori pubblicare tale link come a dire “noi non chiediamo contributo, ecco i big come fanno a campare!!!”
    In sintesi -> *facepalm*

  23. Argeta Brozi Says:

    PS. si, Francesco, andrebbe di lusso scoparsi una scrittrice e poi farle fare anche un best-seller, è il sogno di tutti gli editori maschi!ahahahha Scherzo dai, dico solo che le cose non dovrebbero funzionare così, ma si dovrebbe dare più spazio alla qualità e si dovrebbe fare una concorrenza LEALE, non pagando sotto banco le librerie affinché dentro ci stiano solo i libri di un editore e non di altri editori… una concorrenza leale è quando è il lettore a scegliere di comprare un libro e se il lettore in libreria si trova solo i soliti 3 editori di certo non sceglie per preferenza…

  24. Lara Manni Says:

    Ti chiedo di lasciare questo blog perché stai diffamando persone che non sono qui senza portare uno straccio di prova a suffragio delle tue affermazioni, bensì parole riportate da altri di cui non ricordi, casualmente, i nomi. Argeta, buona fortuna per la tua casa editrice e il tuo lavoro. Ma non si diffama, mai. Buona serata.

  25. Argeta Brozi Says:

    Ripeto: sono prove che tutti possono arrivare ad avere facendo ricerche su internet! (certo, forse avrei dovuto stamparle e mandarle in giro, peccato, non ci ho pensato prima! E probabilmente dopo questi messaggi qualcuno si occuperà di cancellarle… spero di no, perché sarebbe bello che le leggeste anche voi, così almeno possiamo ragionarci su insieme). Non sto diffamando nessuno (mi credi così stupida? Da voler rischiare la diffamazione dicendo qualcosa che non sia vero? Lara, andiamo, lo sai bene che se uno dice cose di tale portata è perché delle prove le ha.) Detto questo ti ringrazio per il buona fortuna e te ne auguro altrettanta, niente contro di te. Però mi hanno insegnato che dire la verità è giusto sempre e che non ci si pente mai di fare del bene. Spero che pubblicherai anche i miei ultimi messaggi.

  26. Feleset Says:

    Sì, va beh, quello è raccomandato, quell’altro pure, quella l’ha data via, quello è amico dell’amico dell’editore e invece quello che ha pagato qualche migliaia di euro per pubblicare è un piccolo e povero autore incompreso che non aveva alternative per emergere in questo mondo di corrotti.
    Posso sbadigliare?

    Ok, la smetto.🙂

  27. Lara Manni Says:

    D’accordo, Argeta, ora però buona serata davvero.

  28. Feleset Says:

    “(Questa informazione mi è stata detta in maniera non ufficiosa da due grandi librerie che conosco personalmente di cui non faccio i nomi per rispetto, quindi mica balle da web!).”

    “Ripeto: sono prove che tutti possono arrivare ad avere facendo ricerche su internet!”

    Scusa un attimo: prima dici che le cose che si trovano sul web possono essere balle, poi affermi con assoluta certezza che la tua ricerca su Licia Troisi fatta sul web sia vera. Noto una contraddizione in questo discorso.

  29. valentina Says:

    lara, argeta, francesco, ognuno difende le sue ragioni.
    io amo i confronti tranquilli, non capisco le allusioni: il diritto all’opinione ci sta, però la diffamazione non molto.
    per considerare un’altra opinione direi che può servire la parte finale (e la citazione) in questo pezzo: http://www.kultural.eu/component/content/article/208-la-giostra-degli-esordienti

    e sul discorso dei ghost-writers leggetevi sulla stessa webzine ‘intervista a un fantasma parte 1 e 2’

    ci sono considerazioni interessanti

  30. Lara Manni Says:

    Perdona, Valentina. Mi sembra di aver fatto un discorso semplice e tranquillo. Non ho mai sostenuto che l’editoria italiana sia il giardino delle delizie. Ma da qui a sostenere che è tutto un magna magna e nepotismo ce ne corre. Non mi piacciono le semplificazioni, tutto qui. Non tutti i rifiutati sono Svevo, perdonami. Non tutti i pubblicati sono merda. Saluti.

  31. Argeta Brozi Says:

    Scusa ma devo rispondere a Faleset, se permetti:
    le librerie che conoscono non le posso nominare, ma esistono. Ho detto di aver letto articoli personali (quindi di questi autori, non di persone che parlano per loro), il che significa che una persona che dice il falso su se stesso o è stupido o è impazzito o dice la verità. E’ troppo facile parlare per sentito dire… io nell’editoria ci sto da anni, conosco un sacco di editori, scrittori ecc. Se permettete qualcosa l’avrò imparato, no? Io penso che le balle stanno in quelle persone che: prima dicono una cosa e poi ne fanno un’altra, che dicono le cose senza avere le prove, che quando qualcuno gli dimostra il contrario gli cancellano i messaggi (già successo alla sottoscritta). Se uno non ha paura della verità, le cose le dice chiaramente e pubblicamente e di certo non dovrebbe cancellare le cose che dimostrano il contrario. Detto questo, se continuate a tirarmi in causa, continuerò a rispondervi e spero che Lara continui a pubblicarmi, se volete parlare per i fatti vostri, continuate, perché io sto cercando di non postare più per fare un piacere a Lara, visto che è il suo blog.

    • Feleset Says:

      Scusa, ma allora perché non metti i link a questi articoli personali? Mostrami l’articolo in cui Licia Troisi afferma di questa amicizia tra suo padre e l’editor e ti crederò. Perdonami se non sono disposta a dar credito a delle voci.
      E per quanto riguarda il Gruppo Albatros, le prove sul fatto che pubblichi chiunque ci sono eccome, e aggiungerei che basta guardare il loro spot per capire che non affermano affatto di “offrire dei servizi” come tu dici, ma di essere editori pronti a venire incontro agli esordienti. Se fossero ciò che dici si chiamerebbero “tipografie”.

      Chiedo scusa a Lara per aver portato avanti la discussione, se non gradisce finisco qui.🙂

  32. Lara Manni Says:

    Esatto. E dal momento che continui a riportare voci senza prove, Argeta, te ne prego con la massima cortesia, basta. Ri-buona serata, buona notte, buona fortuna, buon tutto.

  33. valentina Says:

    accidenti, chiedo scusa. volevo solo offrire un argomento di discussione e mi sembra che in quel pezzo là non si generalizzi, tutt’altro. usano l’ironia, che è un’arma in mano alle persone intelligenti. infatti dicono che esiste il magna magna ma che esiste anche lo scrittore presuntuoso che non considera gli eventuali rifiuti motivati. ce ne sono tanti esempi.
    a me sembra di non avere usato un brutto tono, tutt’altro. perchè dunque scrivermi ‘non tutti i pubblicati sono merda’? non ho offeso nessuno. credevo di poter avere un dialogo civile……
    scusate, tolgo il disturbo

  34. Lara Manni Says:

    No, non disturbi, e puoi avere un dialogo civilissimo. Ma sono davvero stanca di sentire i nomi di Svevo o di altri che sono stati costretti ad autopubblicarsi. Non è più quel tempo😦 Possibile che non se ne tenga conto? Scusami per l’insofferenza, ovviamente non è rivolta a te, Valentina, ma alle argomentazioni.

  35. valentina Says:

    ma in quel pezzo lo nominano loro, non io.
    io posso attenermi alle loro parole, che non mi sembrano affatto generaliste ma molto, molto equilibrate. non tentano di avere ragione ma pongono una -lecita- domanda. e se citano svevo penso sia per fare un esempio conosciuto da tanti ma io penso (e immagino tanti altri con me) che di svevo o di sabato ce ne possano essere altre centinaia ………. anche attuali.
    è giusto non avere le fette di salame sugli occhi ed è altrettanto giusto non pensare male per forza. questo volevo dire e per questo avevo inserito l’articolo, che continua a sembrarmi uno dei meglio scritti e più assennati in argomento.
    perchè alla fine è sempre il tempo di considerazioni libere da pregiudizi.
    anche per questo vorrei impostare quel dialogo civile di confronto: perchè non sono un’esperta, ma mi piace dibattere le cose per impararle.

  36. Lara Manni Says:

    Infatti era una risposta al pezzo🙂 Guarda, nel blog ho parlato più volte delle falle dell’editoria in Italia. Che sono tante: ma quella della disattenzione nei confronti degli esordienti è davvero sbagliata. Certo, che sfugga un buon testo è molto possibile, proprio per la gigantesca mole di proposte che arrivano. Ma quello che, in assoluto, contesto, è che sfuggano tutti i buoni testi che vengono letti in favore di amici, cugini e amanti o paganti. Semplicemente, uno sguardo ai cataloghi, e anche a non pochi buoni libri, dimostra che non è così. Per ora, comunque, passo e vado a letto. Disponibilissima a riprendere, se vuoi, e approfondire.

  37. valentina Says:

    sono d’accordo con te: gli esordienti sono tanti. però io sono una che legge un libro ogni quattro o cinque giorni: ne ho letti tanti di testi di esordienti e quasi nessuno mi è sembrato bello, almeno negli ultimi due anni. magari sono io di gusti difficili🙂
    però gli esordi di lodoli, di de luca, di tanta gente veramente valida erano molto diversi, avevano un ‘tiro’ micidiale, si capiva da subito che valevano.
    sono d’accordo con te nel dire che uno dopo il primo libro deve confermarsi, però io per fortuna non desidero scrivere, perchè conosco tanti tanti tanti potenziali autori che meriterebbero una pubblicazione ma da anni cercano e dicono che anche le agenzie letterarie non prestano attenzione ai loro testi.
    per questo mi reputo fortunata a non avere velleità, però resto allibita da come funziona la macchina editoriale ….. di cui forse so poco, quindi cerco il confronto🙂

  38. Argeta Brozi Says:

    Per non essere presente qui nel blog di Lara, e potervi rispondere, non mi resta che rimandarti alla mia email privata, anche se non mi sembra giusto, visto che le cose iniziate pubblicamente andrebbero finite pubblicamente. La mia email è: argeta85@libero.it quando mi contatti, dimmi chi sei altrimenti non so a chi o cosa devo rispondere😛

  39. Lara Manni Says:

    Be’, ci sono stati anche esordi molto belli nel 2011. Penso a “Elizabeth” di Paolo Sortino, per esempio. O a “La bambina di neve” di Eowyn Ivey, solo per citare i primi due che mi vengono in mente. E’ vero: rispetto anche a pochissimi anni fa, si pubblicano più libri, si inondano i lettori e le librerie anche di titoli che si somigliano tutti e dove la qualità è più bassa. Però, a cercare e scavare, si trova ancora.
    Più che confermarsi, il desiderio è quello di continuare su una strada: il primo libro è un passo, poi si cambia, fortunatamente o no, comunque ci si evolve. Bisognerebbe poterlo sempre fare, e invece vedo che molti si fermano o vengono fermati dopo il primo titolo.
    Quanto alla pubblicazione: io distinguerei editori e agenzie. Nel primo caso, occorre essere molto pazienti, perché data la mole immensa di manoscritti ricevuti il tempo di risposta è un anno. E, anche qui, dipende dalla collana, dalle intenzioni del direttore editoriale. E’ difficile, lo so: ma io consiglio sempre di non demordere e di cominciare con le piccole e medie case editrici. Quanto alle agenzie: io ho fiducia negli agenti che cercano di vendere il tuo libro a un editore, più che nell’agenzia “faccio tutto, dall’editing alla commercializzazione”. Ma questa è una mia opinione personale e non fa testo🙂

  40. icittadiniprimaditutto Says:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  41. Melissa Panarello Says:

    Gentile Argeta,

    intanto complimenti per il bel nome. Vorrei pregarti di informarti bene sui fatti prima di scrivere. Io pubblicai il mio libro e solo dopo conobbi Thomas Fazi, a cui non gliela diedi e basta, ma fui sua compagna per cinque anni. E ci amavamo. Differenze.

  42. Lara Manni Says:

    Melissa Panarello, intanto, benvenuta qui. Ho cercato un recapito, ieri, per avvertirti, ma senza successo. E mi piacerebbe che di questa follia venissero rese edotte anche le altre persone che sono state calunniate in questo commento. Perché, insomma, c’è un limite, e mi sembra superato da un bel pezzo.

  43. valentina Says:

    la bambina di neve l’ho letto. me l’hanno regalato e non l’ho trovato un granché .. era meglio allora quello della veladiano x stare sul settore-einaudi. elisabeth di sortino è appena-appena meglio, ma siamo sempre lontani dal concetto di Libro🙂
    se tieni conto che di solito per esordire ci vuole un gran bel testo, continuo a dare ragione a quelli di kultural: le dinamiche sono strane e non sempre trasparenti. so però che è molto più facile all’estero perchè non ci sono le tempistiche italiane (che non significano grande mole, o forse anche quella, ma piuttosto pigrizia e incompetenza).
    sulle agenzie non so niente ma mi chiedo chi siano quelle che si impegnano a vendere un libro .. dovranno leggerlo no? o te lo vendono solo se sei già famoso? e qui mi sa che i tempi diventano -tanto x cambiare- biblici🙂
    sono d’accordo invece sull’insistere e cercare piccoli editori. l’ho consigliato a quegli amici che scrivono e hanno avuto lo stesso risultato: ricerca cominciata nel 2008, finita con una resa totale, allora uno ha tradotto il libro in inglese e l’ha mandato a una agenzia americana che gli ha fatto sapere che gli piace🙂

  44. Lara Manni Says:

    Posso chiederti qual è il tuo concetto di Libro, senza polemica?🙂 Perchè. pur ribadendo quanto detto prima, Valentina, mi sembra che a un esordiente Kultural e tu chiediate davvero un pochino troppo.
    E, ancora, perchè pigrizia e incompetenza sempre e comunque? Non stiamo, per caso, e senza che tu ti inalberi per favore, tornando al concetto “tutto un magna magna”?🙂

  45. valentina Says:

    ha ha no, non mi inalbero, non l’ho fatto neanche ieri quando mi hai dato quella risposta un po’ così🙂
    probabilmente io se fossi una che fa l’editore promuoverei poca gente, cmq te l’ho fatto un esempio (quello della veladiano), ma potrei anche portare come esempi altri tipo fleur jaeggy, tipo l’esordio di quarantotti gambini (siamo nel passato, lo so, ma non troppo ‘passato’), di patricia melo (più contemporanea), di haruki, dei due che ho citato ieri, della serrano, del grande dave eggers, di coetzee, di michel faber. che autori e che libri!🙂
    chissà, forse sono pretenziosa io, può darsi ………. però esordi come il ‘fratelli’ di carmelo samonà (1978) non ne vedi più

  46. valentina Says:

    forse la serrano è un po’ sotto al livello degli altri (potrei rimpiazzarla con ribeyro, tanto per restare in sudamerica) ….. solo che io sono una mangialibri e non so quanti conoscano julio ramon ribeyro.
    purtroppo, so solo leggerli, in quanto a scrivere sono una capra🙂

  47. M.T. Says:

    Un copione che si ripete: sono anni che saltano fuori queste discussioni. Ora, si sa che il mondo dell’editoria non è un mondo dorato dove tutto va bene, è una giungla con pericoli e insidie.
    Ma invece di di puntare il dito sugli autori come se fossero loro il male da combattere, si dovrebbe cercare di capire invece il contesto culturale dei lettori, dato che sono loro che creano il mercato e le case editrici li assecondano.
    I libri pubblicati sono di bassa qualità, semplici, banali? Sarà perché i lettori vogliono questo e si rispecchiano in essi.
    Almeno la maggior parte.
    Perché c’è una parte di lettori che è consapevole di quello che vuole leggere, sa ricercare e non s’adegua a quanto viene propinato. Se in tanti facessero così, il mercato e di conseguenza i libri pubblicati cambierebbero.

  48. valentina Says:

    vero. verissimo. i lettori vogliono le cose di bassa qualità, ma se de gustibus non disputandum est, quanto in quel gusto gioca la pubblicità? è una domanda innocente, ma che si pongono praticamente TUTTI quelli che conosco e che amano la letteratura.
    piacerebbe anche a me trovare solo libri di qualità, quanti acquisti-bidone ho fatto in questi ultimi anni🙂

  49. Lara Manni Says:

    Valentina, citi molti buoni libri (non amo particolarmente Fleur Jaeggy, ma è una questione di gusti personali), ma quel tipo di buoni libri (mainstream, soprattutto) sono rari, e lo sono stati sempre. Il “Libro”, come lo hai definito, non è cosa che si trovi ogni anno. Nel mondo che frequento, che è quello del fantastico, mi accontento di trovare libri buoni anche senza la maiuscola.🙂

  50. valentina Says:

    hai ragione lara, ma era per chiarire cosa intendevo quando ho citato quell’articolo .. e per farti capire che non intendevo generalizzare (e penso nemmeno l’autore del pezzo) ma chiarire un concetto dandone una visione spiritosa e soggettiva. perchè è giusto che anche i gusti lo restino🙂
    detto questo, anch’io mi accontento di trovare buoni libri (il convento dell’attualità non passa molto altro, he he) però ti assicuro che di quelli che ho letto -manoscritti- ce ne sono almeno un paio (su qualche centinaio, è vero, ma ci sono) che stanno a livello di ‘fratelli’ o di ‘i beati anni del castigo’. questo mi fa ben sperare: nonostante vadano a caccia di rifiuti, la letteratura non è ancora morta. è solo tenuta in naftalina🙂

  51. Giobix Says:

    una arriva e fa un casino indecente, scarica un tir di immondizia, e puff…svanisce prima di sentire le repliche dei bersagli.
    Commando trolling in action

  52. Carlotta Says:

    Tra l’altro io voglio sapere chi è sta gente che paga per pubblicare per Mondadori. Io non ho mai conosciuto nessuno che ha ricevuto proposte di contratti a pagamento. Si dovranno pure esporre in qualche modo se fanno pagare o rapinano direttamente dal conto bancario?
    Ho conosciuto persone che hanno ricevuto una risposta cortese e dettagliata da Mondadori, insieme alla restituzione del manoscritto. Ora una casa editrice che restituisce i manoscritti (vorrei ricordare che costa) poi va a chiedere soldi agli autori? Non so, mi sembra quanto meno bizzarro. Poi boh, tutto è possibile. Pure i cerchi nel grano per mano dei Templari (o erano gli alieni)?

  53. Francesco Says:

    Che mi tocca leggere…
    Se davvero i lettori volessero libri di bassa qualità, l’Italia sarebbe il paradiso degli editori, visto che di quelli ce n’è a iosa.
    Invece i lettori vogliono libri di qualità.
    E i libri di qualità non ci sono, oppure pochi sono capaci di trovarli e di proporli. Non diamo la colpa al cliente (lettore) diamo la colpa, come si fa per tutto il resto, al produttore (editore, scrittore).
    Chi eventualmente volesse libri di bassa qualità, in realtà dei libri se ne infischierebbe allegramente. Come in realtà fanno quasi tutti.

    Tempo fa conobbi uno che aprì un ristorante nel quale si mangiava piuttosto male, prezzi troppo alti e servizio scadente.
    Dovette chiudere dopo un po’, non perché la gente avesse smesso di mangiare, ma perché andava a mangiare da un’altra parte.
    E secondo lui era la gente che è cattiva.

  54. masticone Says:

    Se posso mettere un piedino dentro questo post all’interno di un (fantastico) blog, scoperto per caso (mea culpa, mea culpa, mea grandissima culpa) vorrei dire che sposo al 99,9% per cento le argomentazioni di Lara.
    La EAP è una piaga ma è anche vero che chiunque ha diritto di accedervi. Tutti hanno diritto di autopubblicarsi per i più mille motivi disparati a solo patto che non si credano di essere stati davvero pubblicati.
    Credo assolutamente che le medie e grandi case editrici non facciano pagare nulla, ma credo anche che sia estremamente discutibile il modo in cui scelgono chi e cosa pubblicare. Ma ammetto che questa affermazione valga per tutto e quindi poco rilevante.
    Argeta Brozi che usa toni e argomentazioni spesso molto discutibili ha però anche parlato di case editrici, in genere qualche piccola che si definisce indipendente e che ama proclamarsi NO EAP e di fatto è così ma che poi in modo più o meno subliminale obbliga l’autore ha contribuire. E questa cosa non può passare inosservata. E per la pubblicazione del secondo e terzo libro, per come la vedo io, valgono le regole del primo. Puro culo. Insomma se non sei un nome che si conosce, vieni pubblicato, in genere, se sei bravo ma se hai anche una fortuna sfacciata e sei al posto giusto al momento giusto.
    Oppure se hai qualche nome di editor di qualche casa editrice nell’agenda al quale mandare il manoscritto, sapendo che almeno te lo leggerò. E guarda caso, io personalmente, conosco diversi autori che hanno fatto corsi di scrittura (a pagamento) non per imparare a scrivere ma solo per raggiungere questo scopo.

  55. M.T. Says:

    Libri di qualità ci sono, fortunatamente. Ma viene pubblicata anche tanta roba che non è all’altezza della pubblicazione.
    Faccio l’esempio in campo fantasy.
    Ci sono autori come Sanderson, Erikson, Jordan, Mieville che hanno realizzato ottime opere; chi ha conoscenza del genere sa del loro valore.
    La maggior parte dei lettori di questo genere sono adolescenti e giovani e si sono approcciati al genere grazie al successo di certi film (trilogia del SdA) o al successo che all’estero hanno avuto serie come Eragon, Harry Potter, che però non raggiungono il livello delle opere degli autori sopra citati. Gli editori hanno visto il profitto e colto l’occasione, propinando un prodotto che ha fruttato, ma che non significa essere di qualità: Ghirardi, Starzulla, la saga di Amon, Unika, sono esempi di questo.
    Un errore, perché degli editori che si sono buttati sul fantasy pochi avevano una conoscenza del genere, i più ritenevano che bastava che ci fosse un pò di magia, si ricalcasse un copione che aveva dato risultati, che il protagonista fosse adolescente e che l’autore avesse più o meno la stessa età perché il libro potesse andare bene. E per un pò è stato così, ma se una cosa non è valida non dura, è un fuoco di paglia che dà subito, ma non a lunga scadenza.
    I lettori non ricercheranno volutamente libri di bassa qualità, ma gli mancano le basi per saper fare delle scelte selettive, dato che seguono battage pubblicitari che decantano le qualità che i libri che pubbblicano non hanno (vedi Amon Saga: è stato realizzato un tour in pompa magna per pubblicizzarla, ma oltre alla storia viene a mancare anche l’editing).
    Quello che viene a mancare nei lettori sono le basi, un’educazione culturale che esula dalla commercialità; un’educazione che dovrebbe nasce dalla famiglia e dalla scuola. Se questo non avviene, si adeguano al sistema e non conoscendo altro, scelgono quelle opere che rispecchiano ciò che conoscono: un modo di fare superficiale, poco curato, che bada solo all’apparemza.

  56. Flavio Says:

    Signora, le prove ci sono. E poi, sia gentile: scriva bene in Italiano e stia attenta alla forma, ai doppi spazi, ai periodi poco scorrevoli. In alternativa si faccia fare una correzione del testo, prima di pubblicarlo, magari da uno dei tanti editor sfruttati e pagati due soldi proprio da coloro che lei difende, mentendo e sapendo bene di mentire.

  57. Lara Manni Says:

    Con chi sta parlando, Flavio? Per sapere.

    • Carlotta Says:

      Credo con Valentina. Io però vorrei dei nomi e vorrei sapere cosa ne dice la casa editrice e gli autori in questione. Altrimenti sono solo illazioni. Inoltre nessuno ha risposto alla mia domanda: perché un editore dovrebbe chiedere soldi ma darsi pena di restituire migliaia di manoscritti?
      Tra l’altro sarebbe buona cosa firmarsi quando si accusa qualcuno tanto per evitare fraintendimenti.
      [Ma poi il lavoro di un editor è quello di correggere i commenti nei blog? Non sapevo…]

      • M.T. Says:

        Riguardo la restituzione dei manoscritti sono poche le case che lo fanno, molte avvisano già sul loro sito che questo non verrà fatto. Nella mia esperienza, l’unica che l’ha fatto è stata la Nord, dimostrando disponibilità e professionalità; Mondadori e Fazi, nonostante fossero stati presi accordi prima e messo per iscritto la restituzione con spese a mio carico, non l’hanno fatto, venendo meno a quanto scritto.

  58. Lara Manni Says:

    (Neanche io: deve essere una nuova App appena rilasciata)

  59. Argeta Brozi Says:

    Ciao Lara, mi dispiace disturbarti di nuovo, ma ho letto i messaggi e, vista l’ironia, vorrei rispondere.
    Non ero scomparsa (vi piacerebbe :P) ma magari ho una vita anch’io al di fuori della mia passione per l’editoria e non sto sempre collegata al blog di Lara! Detto questo, vorrei precisare che: non ho mai detto che tutti i libri pubblicati dai big siano di bassa qualità (anche se ultimamente secondo me sono un po’ calati), ho detto invece che noto una bella concorrenza tra i più piccoli (facendo il confronto tra alcuni esordienti e alcuni scrittori già conosciuti il livello di scrittura e la qualità della storia è molto vicina, con la differenza che un piccolo editore, oltre la percentuale che danno tutti, non ha altri soldi da sborsare sotto banco al libraio per far esporre solo i suoi libri e quindi di conseguenza meno vendite, che però non significa meno bravura).

    Vorrei rispondere a Melissa: grazie per il complimento. Non importa se tra voi c’è stata una relazione lunga di 20 o 30 anni, io dicevo che c’era e secondo me una scrittrice che rispetti il proprio lavoro (e quindi che conosce la sua bravura) non dovrebbe accettare di pubblicare un libro lì dove ha conoscenze, altrimenti è chiaro che molti lettori possano pensare che non si sia trattato di bravura. A parte questo, io ho letto due tuoi libri (mi interessano i libri scritti da giovanissimi, lo faccio dall’età di 8 anni) e mi dispiace dire che ho letto autori sconosciuti che meritavano di entrare in fazi più di te. Il tuo libro è stato criticatissimo, chi l’ha detto nella prima versione (un tuo compagno di scuola) ha detto che il lavoro che lui aveva letto e quello che poi è uscito era diverso (il che oltretutto significa che te l’hanno cambiato e che le critiche non sono neanche sulla tua scrittura😛 ma di chi ti ha fatto l’editing). Secondo me è criticato perché scrivere del sesso ci riescono tutti, è il modo in cui lo fai che determina il quanto sai scrivere bene, se nel romanzo avessi inserito meno scene di sesso e più sentimenti (rabbia, dolore, amarezza ecc.), quindi concentrandoti sull’interno della persona avresti venduto molto di più, o meglio, forse no, perché alla gente piace lo scandalo, ma avresti raggiunto il cuore di più persone e, almeno per me, questo vale più dei soldi. Ma ognuno scrive quello che vuole, fa sesso con chi vuole e pubblica con chi vuole. Anch’io potevo fare il tuo successo, se accettavo di andare a letto con un editor che me l’ha proposto, ma preferisco le sfide più difficili, quelle che si prendono da sole, alzando su le maniche e lavorando duro, quelle che si prendono per merito e non per letto. Certo, sono solo opinioni e scelte di due persone diverse. Quello che mi preme sottolineare è che non sto dicendo qualcosa di così lontano dalla realtà di tutti i giorni.

    • Melissa Panarello Says:

      Gentile Argeta,

      forse non ha capito: non ho fatto e non faccio sesso per pubblicare i miei libri, né per pubblicare i miei articoli. Il fenomeno che lei racconta è reale, senza dubbio, e sono a conoscenza di più di qualche caso. Se io ne facessi parte non avrei alcun problema ad ammetterlo, certa di essere creduta. Ma purtroppo ho sempre fatto sesso con uomini che mai avrebbero potuto aiutarmi nella mia carriera. Il figlio di Fazi è diventato il mio fidanzato DOPO che il mio libro era stato pubblicato. E la ringrazio dei suoi consigli letterari, ne terrò conto la prossima volta che vorrò scrivere un romanzo da 3 milioni di copie.

      • Argeta Brozi Says:

        Ci avrei scommesso che dopo averti detto la parola “pubblicamente” le avresti inserite. Grazie per lo sforzo. Melissa: dammi pure del tu, non c’è bisogno di inserire la parola gentile e poi di essere ironica, puoi esserlo direttamente e basta, saltando i convenevoli😛
        mi fa piacere che dici che conosci qualche caso del genere (qui tutti dicono che “non è vero, non si pubblica per amicizie, per soldi ecc.” quando in Italia anche il lavoro più semplice funziona così… dall’operaio, al cameriere ecc. se non conosci tizio hai meno, ma molte meno possibilità di trovare lavoro). Ma non penso che se fosse il tuo caso lo ammetteresti, così come fanno fatica ad ammetterlo altre persone, è più facile ammettere che si conosceva qualcuno all’interno della casa editrice, che dire di esserci andata a letto, ma questo in ogni cosa. Che tu abbia fatto successo non mi tocca, anzi, brava, hai colto la tua occasione, l’hai sfruttata e goditi i tuoi 3 milioni, quello che la gente non capisce è che non sono in competizione con nessuno, né con te né con chi ha venduto molto di più di te e magari è riuscito anche a scrivere una storia più bella della tua e quindi a piacermi. Io sto dicendo, correggimi se sbaglio, che molte cose che i big dicono sono esagerazioni (come le stime dei libri venduti, aumentati di un bel po’ rispetto alle vere vendite, perché la psicologia umana funziona che se gli fai credere di aver venduto il doppio, pensa automaticamente che sia un buon libro e quindi si aumentano le possibilità di acquisto), alcune bugie (come il fatto che alcuni autori pubblicati siano esordienti, quando poi capisci che hanno paparino già famoso, che sono amici di quel tale ecc.) e che entrare VERAMENTE da esordiente è una cosa che si riduce al 1%.

      • Melissa Panarello Says:

        Io ero una vera esordiente, Argeta. E, per certi versi, lo sono ancora. Non sono mai stata ironica, mi spiace confondi l’eleganza con l’ironia. Mi auguro che la tua vocazione possa portarti lontano.

  60. Sandrone Dazieri Says:

    Sono sempre colpito quando leggo di un presunto strapotere degli editor. Forse nelle piccolissime case editrici può darsi che funzioni così, ma da quelle medie in su un editor, che poi lavora in una collana senza dirigerla di solito, è sottoposto a numerosi processi di verifica delle sue scelte. Dal direttore di collana, prima di tutto, poi dal comitato editoriale, dalla rete vendita, eccetera. E’ chiaro che se sei amico di un editor il tuo libro arriva più facilmente a essere esaminato, ma non a essere pubblicato e se per ventura lo pubblichi non viene tirato in molte copie più di mille. Perché chi sta sopra valuta l’investimento e devi convincerlo che ne vale la pena. Poi di marchette se ne fanno a bizzeffe nelle case editrici, ma di solito per questioni politiche o di amicizia con la proprietà, qualsiasi essa sia (non solo con Berlusconi e non solo a destra). Le marchette, però, si riconoscono subito perché non le compra nessuno. Stanno lì a soddisfare la vanità di qualche stronzo, poi scompaiono. E quando si pubblica un qualche personaggio famoso, non è per fargli un piacere, è perché si spera che la sua fama faccia vendere copie anche se ha scritto delle vaccate. Perché è sulla vendita dei libri che un editor, un direttore e un publisher vengono valutati. Se pubblichi gli amici tuoi coni soldi della casa editrice dopo un po’ qualcuno viene a bussarti sulla spalla e a dirti: Ciccio, che cavolo stai facendo?
    Detto questo, il padre di Licia l’ho conosciuto dopo la pubblicazione del suo primo romanzo: un signore gentile. Già che ci sono ci tengo a dire che Licia non è parente dell’attore Massimo Troisi, di Berlusconi, non ha pagato (e francamente ma davvero qualcuno crede che la Mondadori sia una casa editrice a pagamento?) e non ha amici potenti. Il problema di fondo è che Licia ha avuto successo, e non solo in Italia, e questo, come spesso accade, ha generato invidia e pettegolezzi. Fa parte del gioco, anche se ogni tanto è fastidioso.
    Sandrone

    • Argeta Brozi Says:

      Ti sarei grata se pubblicassi anche il mio commento, visto che stai parlando di me. Altrimenti dovrò ripubblicare tutto sul mio blog per renderlo pubblico, grazie.

      Ora rispondo a Sandrone Dazieri:
      Beh, è già tanto che non hai negato di conoscere il padre di Licia, anche se in rete (questo nel 2008 circa) ho trovato un articolo che diceva che tu lo conoscevi prima della pubblicazione, ma vabeh. Altro articolo interessante di uno pubblicato da mondadori (non ho idea se si possa trovare ancora in internet, ma lo ricercherò) che sosteneva che “era stato fortunato a pubblicare perché conosceva un editor dentro, ma suoi colleghi avevano dovuto pagare” (sue parole, non mie). Conosco autori che mi hanno detto in privato o per telefono (quindi sempre in privato) che hanno pubblicato per conoscenze, un’altra persona mi ha detto che se non vendeva i libri in tot tempo doveva acquistarli a prezzo copertina (non parlo solo di mondadori, ma anche di altre). Molti mi chiedono di fare i nomi: a quale pro scusate? Se uno si fida di me e mi dice le cose forse è perché sa che potrei parlare dell’argomento per far conoscere la realtà ma senza metterli nel mezzo, a meno finché non vorranno farlo loro stessi. Scusate se sono una persona di fiducia. Altra cosa Sandrone: non capisco di quale invidia parli, a me il successo facile non piace, a me piace ottenerlo per merito, non per aiuti interni, come molti nomi “emergenti” invece hanno fatto. Scusate se ho un’autostima di me stessa e penso di valere di più di qualche scopata. (e questo ripeto lo dico perché mi è stato detto di pubblicare con un big “basta che ricambi il favore in un qualche modo… non so se capisci cosa intendo…”
      Preferisco vendere 50 copie per merito, che riempire il portafogli di soldi sporchi.

  61. Lara Manni Says:

    Ringrazio Sandrone Dazieri per l’intervento, e mi chiedo: la commentatrice che è intervenuta qui con la clava (e la diffamazione, e la calunnia) sparge, da quanto mi dicono, le stesse illazioni su Internet da anni. Ribadisco che ci sono dei limiti, in primo luogo. In secondo: ho scritto e riscritto che ognuno è libero di fare le scelte che desidera. Mi piacerebbe sapere perché, per giustificare le proprie, occorra buttare palate di fango sul resto del mondo. Perché ogni volta che si affronta l’argomento EAP viene giù di tutto.

  62. zauberei Says:

    Ho letto del dispiacere nella reazione di Melissa P e sono sodale, come Lara sa ho già qualificato come segno di mediocrità l’uscita di Argeta etc. (che io non conoscevo, poi uno legge i messaggi qui e tutto torna). Lo dico perchè quello che sto per scrivere puo generare fraintendimenti.
    Voglio dire Melissa P per un verso e Moccia per un altro hanno portato all’editoria un gran fracasso di quattrini. I libri costano e come ha spiegato Dazieri non è esattamente come il posto pubblico, se ti raccomandano devi essere un affare. Certo si può discutere sul modo con cui l’editoria gestisce il mercato e si possono avere delle preferenze e delle idee sul medesimo, ma è proprio ridicolo attaccare una scrittrice di successo dicendo che l’ha data – perchè sostanzialmente con le vendite che ha fatto il film etc – che l’abbia data o meno è assolutamente irrilevante. L’ha data prima? figuriamoci giacchè il retrivo maschilismo di Argeta non è una novità mica serviva pubblicarle un libro – volendo ci si serve delle donne con molto meno.

    I problemi sono altrove. Non credo neanche che non ci siano esordi interessanti o libri interessanti, io continuo a trovarne un mucchio. Il problema è in un mercato editoriale polarizzato tra un filone commerciale che soddisfa bisogni pregressi ma non inventa bisogni nuovi e che in questa spirale predilige osservanza a canoni e pruriti piuttosto che limature e sfide estetiche e un filone per chi lavora sulla letteratura in modo altro, diverso, svincolato, rincorrendo altre cose. A me dei primi frega molto poco, ma un po’ come certi grandi attori che sono grandi per il loro impatto diciamo archetipico, per quell’insieme di sapori che mettono insieme solo per il fatto di esistere e guardare in un certo modo, riconosco che anche infilare brillantemente il canale commerciale non è da tutti.

  63. zauberei Says:

    (ps. io non sono scrittrice sapevatelo. Come potete constatare prima butto giù poi lancio le virgole – a pioggia.🙂 )

  64. Lara Manni Says:

    Interessante il fatto che non ci siano più risposte alle sacrosante argomentazioni di Zauberei e degli altri. No?

  65. Argeta Brozi Says:

    Grazie Lara, per essere bugiarda e dire che non ho più dato risposte, quando invece sai benissimo che l’ho fatto (ma che tu non le hai inserite), ma tranquilla, ho messo tutto pubblicamente.

  66. Lara Manni Says:

    Argeta Brozi, eri e sei in moderazione e dunque in effetti non ho visto i tuoi messaggi. Eccoli. Penso si commentino da soli.

  67. Argeta Brozi Says:

    Sandrone: una precisazione, se sei amico di un editor e questo trova il modo di pubblicarti, non è vero che non si stampano più di mille copie (ne ho un esempio di 5mila…). Insomma: tutto dipende da quanto amico sei…
    Poi, diciamolo, è normale che un editor preferisca pubblicare chi già conosce, che uno sconosciuto… faccio un esempio pratico: tu – Sandrone – apri una casa editrice tua e vuoi cercare dei collaboratori, ti si presentano 10, di cui 7 tra parenti e amici e 3 sconosciuti, chi preferisci assumere? E’ ovvio che per fare un favore, ma non solo, e anche perché ti fidi di più del parente e dell’amico, più che uno sconosciuto, preferisci di gran lunga assumere quelli che conosci. (tant’è che molte case editrici sono nate a conduzione familiare, una in particolar modo è morta assieme al titolare, una volta che lui non aveva più parenti prossimi a cui affidare l’azienda). La stessa cosa succede con gli autori (ma da sempre, come in tutte le attività, non sono editoria…)

  68. Argeta Brozi Says:

    volevo dire solo, non sono😛 editoria

  69. Lara Manni Says:

    Basta con le illazioni, Argeta. O porti fatti e prove, o da questo momento non smodererò più alcun commento che venga da te.

  70. M.T. Says:

    Se in rete ci sono interviste rivolte alle persone di cui si parla nei commenti, perché non mettere i link?

  71. Giobix Says:

    Tutto questo per ribadire che non c’è alternativa alla pubblicazione a pagamento (in soldi o natura).
    C’è gente che si sente sporca, e per stare meglio deve dirti che puzzi anche tu.

  72. Feleset Says:

    Scusate, ma qui si sta veramente scadendo nel ridicolo. Darla via per pubblicare è brutto, ma pagare migliaia di euro va bene? E meno male che c’è chi evita le strade semplici.

  73. Lara Manni Says:

    Dunque, e definitivamente. Intanto vorrei ribadire che come titolare del blog mi dissocio da ogni virgola scritta dalla signorina Brozi e porgo le mie scuse a tutti coloro che sono stati offesi, calunniati e diffamati da lei. In secondo luogo, se qualcuno si chiedesse perché ho lasciato i commenti della signorina Brozi, la motivazione è semplice: sono anni che questa persona, con un discreto seguito, ripete queste cose su Internet. Sono anni che altre persone annuiscono e ridiffondono le stesse infamità. Almeno, che sia chiaro a tutti quali sono gli argomenti che vengono utilizzati per sostenere l’editoria a pagamento.
    Terza e ultima considerazione: mi aspetterei una dichiarazione di Albatros. Perché passi per le pubblicità ingannevoli e le false promesse: ma una parolina su quanto detto nei confronti di altri scrittori io, per una questione di classe, me la aspetterei.

  74. jfmastinu Says:

    Il livello mentale di certe persone è pari allo zero.
    Quoto tutto quello che hai scritto Lara, sono d’accordo con te

  75. Fabrizio Valenza Says:

    In qualche modo il pensiero diffuso dalla Brozi è molto pericoloso, ma ormai anche parecchio conosciuto. Un po’ alla stregua dei crostacei di quell’altro blog… ci siamo capiti?
    Due fenomeni che fanno (o hanno fatto) parlare di sé, ma anche due realtà che ormai si conoscono. Confido nel buon senso critico (forse – spero! – crescente) di chi cerca una via di pubblicazione o una misurazione di se stessi che siano serie, oltre che nei positivi effetti delle battaglie condotte da persone come te, Lara, da Writer’s Dream e altri.

  76. Lara Manni Says:

    Non si può scrivere quel che passa per la testa solo perché siamo su Internet. Mi auguro vivamente che prima o poi qualcuno chieda conto a questa donna di quel che scrive. Poi vedremo se continuerà.

  77. Stefania Says:

    “Lara Manni Dice:
    febbraio 12, 2012 alle 8:56 pm | Replica

    Non si può scrivere quel che passa per la testa solo perché siamo su Internet.[…]”

    E invece pare che questa sia diventata una moda, sai?
    Te lo posso garantire.😉

  78. Lara Manni Says:

    Ne sono consapevole. Ugualmente, però, non si può.🙂

  79. Stefania Says:

    Già, ma nessuno fa nulla per impedirlo. O comunque lo fanno in pochi. E finché le cose resteranno così, chiunque si sentirà in diritto di dire (o scrivere, peggio ancora) ciò che vuole, a prescindere da quanta verità ci sia in ciò che dice o scrive. Esiste un sacrosanto diritto, quello di cronaca, che purtroppo la gente ignorante interpreta in altro modo. E si sente pure tutelata!

  80. Lara Manni Says:

    Un rimedio universale non esiste. Esiste solo la possibilità – da sfruttare – di smentire chi diffama. E, per le persone offese, di ricorrere alla querela.

  81. Stefania Says:

    Sì, lo so!😉

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