Sostiene Coelho

Derivazione dal post di ieri. Pirateria, dunque. Sul punto intervengono in molti: Andrea G.Colombo, per cominciare. E poi Matteo Bordone su Wired, e in risposta, sempre su Wired, Andrea Girolami riportato da Il post.
Per la cronaca, c’è anche Paulo Coelho. Che sul suo blog ha scritto questo:

“The Pirate Bay starts today a new and interesting system to promote arts
Do you have a band? Are you an aspiring movie producer? A comedian? A cartoon artist?
They will replace the front page logo with a link to your work.
As soon as I learned about it, I decided to participate. Several of my books are there, and as I said in a previous post, My thoughts on SOPA, the physical sales of my books are growing since my readers post them in P2P sites.
Welcome to download my books for free and, if you enjoy them, buy a hard copy – the way we have to tell to the industry that greed leads to nowhere.
Love
The Pirate Coelho”

In poche parole, venite e scaricate gratis. Poi, volendo, comprate uno dei miei libri. Troppo facile? O, invece, esempio da seguire? (faccio domande perché, come si intuisce, sto io stessa cercando risposte).

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24 Risposte to “Sostiene Coelho”

  1. Eleas Says:

    sono nuovi modelli di mercato, i primi a rivoluzionare tutto sono stati quei folli di napster che però avevano capito tutto molto in anticipo e dei quali Apple ha ripreso l’idea iniziale nel suo musicstore.

    Nuovi modelli che ribaltano la classica concezione del “ti vendo caro qualcosa che non conosci”.

    Stando a quanto si legge in giro funziona anche senza arrivare a questi estremi, basta ad esempio mettere in vendita il tuo libro su amazon a 0.99 per guadagnare assai più denaro di quanto ne faresti passando sempre per amazon ma con una casa editrice che ti vende il libro a 7 dollari.

    Casi. Funzionano? A me pare che il mercato diciamo classico non stia più funzionando e dovere e il sorgere dei movimenti pirateschi ne è un chiaro sintomo.

    Poi a molti fa comodo dire che i pirati sono brutti e cattivi, ma secondo me è assai di comodo come posizione. Pensiamo a uno che per mestiere fa il tecnico informatico. Un esempio non a caso, il mio. Se fossi libro professionista dovrei spendere in software per assistere i clienti almeno il doppio di quanto guadagno in un anno. Questo solo per essere in regola con le licenze. Escludiamo benzina, treni, cibo eccetera. Smetto di lavorare? Diamo certi lavori SOLO a chi è ricco? Mi direte che si possono fare accordi con le sw house, vi rispondo no, non si può nonostante tu usi i loro programmi e faccia loro pubblicità se ne fregano bellamente. Tutti nessuno escluso.

    E allora? Allora hackero, hackero tutto anche mia sorella se la trovo. Sono un cattivone? Forse ma debbo pur vivere.

    Quindi i nuovi modelli rispondono piaccia o meno alle nuove esigenze della gente. I libri costano un mucchio di soldi e non tutti possono spendere. Cosa facciamo smettiamo di leggere abbrutendoci vieppiù? Già stiamo messi maluccio. Quindi meglio dei pirati acculturati che degli onesti ignoranti. Se proprio debbo scegliere.

    Chi deve cambiare è il modello di mercato che deve adattarsi alla gente, perché la gente non può più adattarsi al modello di mercato vigente. SI muova la montagna, insomma, che maometto ha le gambe fratturate.

    • Giobix Says:

      Ringrazia le migliaia di programmatori che lavorano giorno e notte per permetterti di hackerare i software e di mangiare a spese loro.

      • Eleas Says:

        ma per favore facciamo osservazioni un attimo concrete? Lo sai quanto costa la creative suite master collection? Solo quella? e XPress e la DPS e cose del genere? Secondo te uno che lavora può spendere 30-40mila euro di programmi? senza contare gli aggiornamenti ovvio.

        E realisticamente io dovrei fare il buono buonino con questi prezzi? Vieni tu a dar da mangiare ai miei figli? Io resto sul concreto su sta cosa della teoria non mi frega niente anzi meno che niente.

      • Giobix Says:

        Concretissime, ricordiamoci sempre che dietro le grandi aziende ci sono migliaia di posti di lavoro e gente che tiene famigghia.
        é una guerra tra poveri. Tu inculi me, io, prima o poi, inculerò te. All’arrembaggio.

      • Eleas Says:

        peccato che le migliaia di programmatori siano protette da multinazionali di dimensioni apocalittiche mentre io sono un povero tapino che porta a casa lo stretto necessario alla sopravvivenza non certo per fare investimenti.

        Quindi se permetti non è una guerra tra poveri ma tra chi ha delle enormi tutele (i poveri programmatori) e chi non le ha tutti i consumatori.

        Comunque se vuoi condurmi sulla retta via ti passo per email il mio iban così creiamo ancora un altra forma di mercato.

  2. isabellamoroni Says:

    Io sono a favore della libertà di scaricare anche se non lo faccio quasi mai. Devo però sentirmi libera di scegliere.
    Personalmente anche vorrei che le mie opere fossero libere: ogni volta che la Siae (alla quale sono stata obbligata ad iscrivermi per questioni legali) mi paga dei diritti mi sento una ladra.
    Credo che il lavoro dell’ingegno debba essere pagato da chi ci guadagna, non da chi ne usufruisce.
    La realtà si presta a numerose evoluzioni. Anche quelle che non ci aspettiamo. L’unica cosa inderogabile è che la questione economica non diventi la scusa per far passare limitazioni delle libertà di ognuno.

  3. Roberto Gerilli Says:

    Secondo me la pirateria è inevitabile e invece di combatterla bisognerebbe provare a sfruttarla a proprio vantaggio.
    Per quanto riguarda se sia giusto o meno scaricare/piratare… quando vendono i videogiochi (ma il discorso vale per tutto) a 70 euro credo che un po se lo meritano😉

  4. Giobix Says:

    Eleas, non voglio uno scontro diretto, mi da fastidio l’idea di fondo molto diffusa. L’evasore si difende spesso dicendo che se non evadesse le tasse non potrebbe mangiare.Intanto quelle tasse se le ingroppano i lavoratori dipendenti, e stiano zitti, che hanno tutte le tutele.
    Alle multinazionali non frega niente, chiudono stabilimenti e segano posti. Ripeto: é una guerra tra poveri. Prima lo capiamo, prima smetteremo di rubarci le croste di pane vecchio che cadono dal tavolo.
    fine OT (ma non troppo)

    • Eleas Says:

      giobix non ho ancora visto adobe, apple, microsoft o simili chiudere alcunché. Spero tu non voglia sostenere che si tratti di aziende in crisi.
      I dipendenti di questi colossi dormono sonni tranquilli perché tanto la quota di pirati è estremamente bassa rispetto alla quota di gente che gli strapaga i programmi.

      michele dei prezzi degli ebook ho già detto in altri post e che siano cose deliranti è un dato di fatto. Ma la cosa interessante è che il loro prezzo è sproporzionato rispetto al costo, considera che un .epub lo fai in 5 minuti a partire dal formato digitale (che hai già). Quanto costano 5 minuti di lavoro UNA TANTUM oltretutto?

      La pirateria va vista come un bene, uno stimolo a fare meglio, non uno spauracchio. Guardate quello che è successo con Napster e la musica. La lezione è già tutta lì, leggete cosa dice saggiamente Cory Doctorow in un suo interessantissimo saggio (gratuito) dall’evocativo titolo “Content”. Capirete come DRM e follie di quel tipo siano appunto quello che sono, follie.

  5. Michele A. F. Greco Says:

    “Troppo facile? O, invece, esempio da seguire?”

    Non saprei. Sicuramente molti ne approfitteranno per scaricare gratis e non comprare, i più onesti compreranno (giustamente) solo le opere ritenute valide.
    Io, personalmente, non compro mai a scatola chiusa. Se un romanzo che potrebbe interessarmi si trova piratato, ammetto di scaricarlo. Leggo i primi capitoli e, se mi piace, lo compro.
    Ma per fare la stessa cosa basterebbe mettere online legalmente, con il consenso della Casa Editrice, i primi capitoli. Spesso lo si fa col primo o con i primi due, ma io direi di aumentare la quantità di materiale online in modo da dare l’idea di totale trasparenza del prodotto. Perché tanto ormai in pochissimi acquistano a scatola chiusa, specie in tempo di crisi.
    Inoltre un’altra strategia positiva potrebbe essere quella di abbassare i prezzi, come giustamente faceva notare Eleas. Magari tra un po’ di anni, quando gli ebook avranno una fetta importante del mercato e non un misero 0,1%, la cosa sarà ancora più facile: potenzialmente li si potrebbe vendere anche a 3 o 4 euro, dato che si risparmia sulle spese di distribuzione e stampa.

    Ma comunque, come giustamente faceva notare Roberto, la pirateria è inevitabile e combatterla non ha molto senso. Molto meglio sfruttarla a proprio vantaggio😉

  6. Giobix Says:

    Uhm, ok le multinazionali di informatica possono dormire sogni tranquilli, e pure i loro dipendenti (Culattoni raccomandati!)
    A questo punto voglio convertirmi e rimangiarmi tutto ciò che ho detto sopra.
    Qualche settimana fa scorrevo sulla pagina fb di Vasco i messaggi di solidarietà ai centrotenta dipendenti dell’Ims di Caronno, preoccupati per la chiusura della loro azienda in cui si stampano cd musicali.
    Una sequela di “oh poverini, che brutto perdere il lavoro, Vasco perchè non li assumi tu?”
    Ma poverini di che? Noi dovremmo spendere tutti quegli euri per pagare cd che costano troppo (un altro moijto a otto euro, grazie) per ingrassare le fottute major? La musica deve essere libera e di tutti.
    La pirateria è un opportunità, voglio dire se un’ebook costa un euro, perchè devo comprarlo se posso scaricarlo da emule?🙂 Anche siti e piattaforme che intendono mettere in vendita ebook vanno craccati perchè la cultura deve essere libera.
    Questo vi sia di stimolo a fare meglio, io attendo la vostra roba gratis, e impaginatemela bene. Thanks😉

    Per tutto il resto, rimando all’immagine delle croste di pane da litigarci sotto il tavolo.

  7. Giobix Says:

    Finchè non ragioneremo su una edacazione alla legalità, all’idea che il lavoro anche creativo e intellettuale è giusto pagarlo, perchè la persona che lo fa possa continuare, e non sia solo Invidiata Ferocemente, non ci sarà nulla da fare.

    Disclaimer: non sono autore di nulla e non ho siti, mi piace riflettere sulle contraddizioni.

    • Eleas Says:

      l’educazione alla legalità parte anche dell’equità sociale che non c’è e se sostieni il contrario menti a te stesso in primo luogo.

      Fino a quando i prezzi di un CD saranno quelli che sono io non me lo potrò permettere e pertanto non mi sentirò responsabile se fallisce una ditta che masterizza i cd musicali, il vero responsabile di quel fallimento è la casa discografica. SOLO LEI. Perché o che io li copi o che semplicemente non li compri quei soldi da me non li riceverebbero mai. Quindi l’alternativa non è o compri o pirati. Il compri è escluso a priori quindi se anche tutti fossimo buoni e non luridi pirati, queste industrie non avrebbero comunque scampo. Sono dinosauri e debbono scegliere se evolvere o estinguersi. Purtroppo di mezzo ci sono dei lavoratori, ma ripeto io non compro. L’unica scelta è se essere moralmente irreprensibile e non godermi la musica. Mi spiace non sono bravo a resistere alle tentazioni.

  8. M.T. Says:

    Riprendo punti di vista sorti nella discussione tra Giobix ed Eleas. Gli evasori non vanno difesi naturalmente, dato che oltre che truffatori sono anche bugiardi, dato che affermano che non sanno come tirare avanti quando di soldi ne hanno e pure di proprietà: vogliono arricchirsi sempre di più, danneggiando gli altri, perché così facendo viene tassato ancora di più chi è sottoposto a controlli dai quali non può sfuggire (lavoratori dipendenti).
    Situazione differente da chi come dice Eleas cerca di cavarsela. Sono per il rispetto delle regole, ma che le regole siano eque; cosa che invece non avviene.
    Si prenda il costo dei libri, dall’immissione dell’euro. Un libro che costava 20000 Lire con il passaggio alla nuova moneta è venuto a costare 20 euro, non 10 come invece dovrebbe essere stato. Uno stipendio di 2000000 di Lire è passato a 1000 euro, come giustamente risulta dai calcoli.
    Come si vede ci sono due pesi, due misure: questo è molto scorretto.
    Chi è stato il primo a truffare? Chi è stato il primo a danneggiare?
    Chi di soldi già ne aveva e ha voluto farne ancora di più, ha voluto sfruttare.
    Sfruttamento che avviene anche con gli ebook, dato che i costi di produzione sono quasi nulli, mentre il prezzo è molto vicino a quello della versione cartacea.
    Sì, il modello deve cambiare, la gente ha già pagato fin troppo.

    • Paolo E. Says:

      C’è anche da considerare il fatto che tutti sapevano che al Gennaio 2002 quella barriera psicologica sarebbe crollata, e che sarebbe stato più difficile per i consumatori percepire un aumento. Il risultato è che tutte le aziende tutte che avevano bisogno di chiedere un aumento nei diciamo 5 anni immediatamente precedenti la transizione, hanno evitato di farlo per metterli in corrispondenza di essa. L’occasione era troppo ghiotta.

      Il risultato uno zoccolo terribile di almeno il 30% di inflazione tutto concentrato li. Ovviamente al governo c’erano i liberali quindi hanno pensato bene di lasciar fare (per motivi di politica sia economica che sociale). Non sono però cosi sicuro che se al Gennaio 2002 al potere ci fossa stata la sinistra le cose sarebbero andate divrsamente….

  9. Paolo E. Says:

    Forse dico stupidaggini, ma forse anche Wu Ming porta avanti questo tipo di discorso (distribuzione gratuita in rete) con ottimi risultati anche sul fornte del risultato cartaceo o sbaglio?
    Poi dopo non sono certo che non lo facciano per ragioni diverse da un banale atteggiamento strategico…

  10. Ilaria Says:

    E’ vero che viene voglia di scaricare illegalmente anche perché sui costi dei prodotti c’è chi ci marcia, in Italia (e book compresi, ho visto e book venduti a poco meno del prezzo del libro cartaceo, e questo è un assurdo poiché per produrre un e book non si spende quasi nulla). E fin qui ok. Però, attenzione. Nel nostro strano Paese, c’è nei più la balzana idea che la cultura debba essere gratis. Siamo vittime (e complici) di una cultura vecchia, idealista ecc. che ci porta paradossalmente a reclamare il nostro diritto allo scaricamento illegale per non spendere quei dieci, massimo venti euro, per un libro o un cd. Però poi sperperiamo soldi in ricariche telefoniche (possiamo anche parlare meno al cell.!), aperitivi, abbigliamento o gadget elettronici di cui potremmo fare a meno. E allora qui il discorso, per quanto mi riguarda, non regge più. Senza contare il fatto che io passo regolarmente per pirla o retrograda solo perché non scarico mai cose illegalmente anche se: alcune di queste mi interesserebbero tantissimo; ho pochissimi soldi da spendere e quindi per me comprare un libro significa risparmiare sul cibo, in questo periodo. Per cui, non condanno chi si scarica le sue cose; ma non lo considero un eroe o uno più sgamato di me. Spesso è un conformista, che vuole la cultura gratis, non riconosce il lavoro che c’è dietro, accetta acriticamente ciò che la tecnologia gli permette senza pensare al valore di dire un “preferisco di no”. Onde evitare polemiche, preciso che con queste ultime righe non mi sto rivolgendo a nessun commentatore di questa discussione, sto pensando per es. a tutti i ragazzotti che al grido di “i cd costano troppo, il cinema costa troppo ecc.” si scaricano qualunque cosa sentendosi anche dei gran ganzi. Be’, le cose non stanno esattamente così.

  11. M.T. Says:

    Quanto dici Ilaria è giusto: non deve cambiare solo l’ambito editoriale, ma tutto il sistema che ci fa da corollario. Le cose devono avere il giusto prezzo, non deve essere che i soliti conosciuti s’arricchiscono sempre e comunque: quel periodo deve finire.

  12. icittadiniprimaditutto Says:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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