Una riga

Napster non ha insegnato nulla a nessuno.

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7 Risposte to “Una riga”

  1. Giobix Says:

    e pure questi però, si raccoglievano 8 milioni di euri in pubblicità e account premium.
    http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=16878#axzz1mXR9eQVy
    Se vuoi fare il pirata libero e romantico in rete, lo devi fare fino in fondo, non che ci lucri sopra e mi rivendi la roba piratata😦
    Sostenere il lavoro e la piattaforma? con milioni di euri? Ma fatemi il piacere, tutto deve essere gratis, compreso il lavoro di pirataggio.
    Detto questo, se gli editori fossero più furbi, potrebbero fare loro stessi una piattaforma di “scarico libero” con vendita di account premium e raccolta pubblicitaria.

  2. Lara Manni Says:

    Penso che si andrà in quella direzione, Giobix. Non proprio identica, ma simile sì.

  3. Cecilia Says:

    L’idiozia di questa gente mi lascia sempre più senza parole. Comunque Lara, sai una cosa? Quando -se rimarranno incapaci di intendere ed evolvere- finalmente falliranno, almeno sapranno chi ringraziare: se stessi. E io riderò di gusto.

    Le dichiarazioni fanno quasi tenerezza. L’ignoranza di chi le pronuncia -ma ancora non hanno capito che in internet ne butti giù uno e ne crescono dieci?- è talmente lampante che mi chiedo come questa gente possa considerarsi “professionista”.

  4. Lara Manni Says:

    Avrei voluto dire di più, Cecilia. Stavo preparando un post di quelli seri, ma mi sono resa conto che davvero non avevo parole. Napster. La fine della gran parte dei discografici italiani. Non aver capito come funziona. Non saper prevedere nulla se non quello che accade non dico domani, ma adesso. Davvero, basta una riga, e molto sconforto.

  5. Cecilia Says:

    Oh, non è necessario, il post va benissimo così. Lapidario tanto quant’è deprimente la notizia che deve dare.
    Hai per caso dato un’occhiata a quello su Baionette? Lì ci sono un sacco di dati e la cosa diventa ancora più deprimente.

  6. Lara Manni Says:

    Visto stamattina. Molto deprimente e soprattutto…spiazzante.

  7. Enzo B Says:

    Ma veramente esistono almeno dieci siti che funzionano come biblioteche (forse con la pubblicità, ma nessuna gabella per l’utilizzatore); a queste occorre aggiungere almeno tre siti molto forti di file sharing di testi in lingua inglese.
    Il libro rimarrà sempre, magari sarà più curato nella veste editoriale (pensate ai libri della Instar prima che il suo fondatore morisse prematuramente a Londra -per lavoro- impossibile rendere quel tipo di lavoro in e-book), sarà annotato, conterrà illustrazioni o pagine particolari… io i libri li annusavo e indovinavo la cartiera di stampa…
    Forse con gli anni e le nuove generazioni, cambieranno più in fretta le cose, ma in fondo i lettori forti in Italia sono pochi, tanto sempre lì si va a finire, e avranno sempre la passione per il libro come oggetto. Un vecchio testo (Sellerio) parlava “Del furore d’aver libri” (è un testo non coperto da diritti d’autore, da qualche centinaio d’anni, ed è lecito leggerlo liberamente grazie al web, quando uscì per Sellerio non esisteva ancora la banda larga e si pagava in lire).
    Saluti a tutti,
    E.

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