Posts Tagged ‘Anne Rice’

Bram, pensaci tu

dicembre 2, 2011

Guerra, guerra! Anne Rice fa un affondo contro Twilight, dopo quello del 28 ottobre sul suo profilo Facebook (“Lestat and Louie feel sorry for vampires that sparkle in the sun. They would never hurt immortals who choose to spend eternity going to high school over and over again in a small town —- anymore than they would hurt the physically disabled or the mentally challenged. My vampires possess gravitas. They can afford to be merciful”) , e posta un video su YouTube:

Segue intervista con The Daily Beast, che trovate qui, dove c’è un attacco anche a Charlaine Harris, accusata, come Meyer, di  “aver addomesticato il genere. Il mio vampiro veniva dal Vecchio mondo; era potente, colto e pieno di esperienza, sempre circondato da glamour e mistero, mentre la Bella di Twilight si limita a seguire la vecchia e intramontabile formula dell’amore romantico usata da Charlotte Brontë in Jane Eyre: una giovane ragazza che s’innamora di un tipo misterioso, minaccioso e insieme protettivo”.

Ora, gli insulti contro Anne Rice si sono sprecati, come era prevedibile, da quella parte del fandom che non tollera si tocchino le proprie beniamine.  Però la deriva denunciata da Rice è, come ognun vede, reale.  E il genere è bello che addomesticato, non solo per quanto riguarda i vampiri. Ne prendiamo atto, infine, e voltiamo pagina, cercando di trovare strade nuove? Chi altro deve intervenire, Bram Stoker in persona?

 

 

Oh, Elspeth!

marzo 15, 2010

Ma quanto è brava? Parlo di Audrey Niffenegger e di Un’inquietante simmetria. E’ una ghost story classica e sono solo alle prime cento pagine. Ma pur usando i vecchi ingredienti (casa vicino al cimitero con fantasma annesso) riesce a far sembrare tutto fresco, e inquietante. E soprattutto la sua eroina, Elspeth, è insieme bastarda e amabilissima. Come piace a me.
Quanto a Blood, dopo l’apparizione di Lestat al Papa, ho abbandonato. Sorry.

Lara, il gatto fantasma e la conversione di Anne Rice

dicembre 23, 2009

Lara: Gatto? Cosa fai con quelle ali di cartone?
Gatto: Va bene che sei miope, ma dovrebbe essere chiaro.
Lara: Riformulo la domanda. Perchè un gatto fantasma si sta travestendo da angelo? Partecipi al presepe vivente dei felini?
Gatto: Dovresti sapere che le formalità mi disgustano. Faccio quello che dovresti fare tu.
Lara: Ma se io non mi travesto neanche ad Halloween. Non mi piaceva mascherarmi nemmeno da bambina. Anche perchè mia madre mi obbligava a mettermi il costume da olandesina e io volevo fare Grimilde.
Gatto: Adesso capisco.
Lara: Non fare psicologia da quattro soldi. Altro che angelo: dovresti vestirti da Crepet.
Gatto: E tu non insultare chi cerca di aiutarti.
Lara: Un gatto fantasma vestito da angelo sarebbe un aiuto? E, per favore, l’aureola con le lucine potresti risparmiarmela.
Gatto: Sciocca umana. Non hai letto l‘Avvenire?
Lara: Veramente no. Dovrei?
Gatto: Certo. Guarda, nella mia infinità saggezza e nella mia indiscutibile bontà…
Lara: Se rido troppo mi viene il singhiozzo. Su, fai il bravo e mangia i croccantini.
Gatto: …ti metto il link.
Lara: Vediamo. Ma è la recensione di Angel Time di Anne Rice!
Gatto: Ovviamente sì.
Lara: Ma sta lodando il suo talento posto al servizio del Bene!
Gatto: Ti stupisci?
Lara: Non troppo. Però non ho mai pensato che un talento debba essere messo al servizio di qualcosa, se non dei lettori.
Gatto: Detesto gli idealisti.
Lara: Detesto i seccatori. Niente croccantini fino a Capodanno.
Gatto: Aspetta! Almeno fammi spiegare quale strategia ho in mente.
Lara: Senti, gatto: perchè non ti trasferisci a casa di D’Alema? Sono sicurissima che apprezzerà i tuoi consigli.
Gatto: Faccio finta di non aver sentito. Dicevo: come tutti, tu stavi aspettando l’uscita dell’ultimo libro delle Cronache dei vampiri, giusto?
Lara: E direi. Sono passati anni da quando Blood Canticle è uscito in America. Comunque ci siamo: dovrebbero pubblicarlo a febbraio o marzo.
Gatto: E cosa ti fa nel frattempo la Rice? Passa agli angeli.
Lara: Primo, non è una novità. Secondo, saranno affari suoi o no? Se una scrittrice decide di dedicarsi ai serafini, non mi sembra carino che i suoi lettori la sbeffeggino. E poi è vero che la Rice ha sempre avuto una visione metafisica anche nei libri di vampiri e di streghe. Ha sempre cercato di raccontare colpa e redenzione. E’ la sua voce, evidentemente. Leggerò e ti dirò.
Gatto: Sono d’accordo.
Lara: Vuoi che ti misuri la febbre? E’ la prima volta da quando infesti la mia casa che sei d’accordo con me. Aspetta che prendo il termometro.
Gatto: Perchè mi sei toccata in sorte proprio tu, con tutti gli scribacchini disponibili? Intendevo dire: sono d’accordo, ma non intendevo parlare della Rice.
Lara: Ma come? Non hai fatto altro!
Gatto: Possibile che tu non riesca a fare due più due? Prima ancora che esca in italiano Angel time, sono già stati tradotti altri libri sugli angeli. Capito? E’ il primo caso di filone anticipato della storia. In genere, in Italia, prima arrivava Twilight e poi I diari del vampiro. Prima Harry Potter e poi…
Lara: Ho capito, ho capito. E allora?
Gatto: Allora, tu scriverai un libro sugli angeli.
Lara: Neanche se mi torturi leggendomi l’opera omnia di Susanna Tamaro.
Gatto: Ma come? Mi sono travestito per ispirarti.
Lara: Mi stai ispirando, in effetti. Non avevo mai pensato di scrivere di un serial killer di gatti.
Gatto: Ingrata.
Lara: Rompiscatole. E comunque la Rice è la Rice. E’ brava, o lo è stata fin qui. Se poi intende subordinare un messaggio precostituito alla scrittura, è una sua scelta. Lo hanno fatto in tanti, e qualcuno è anche riuscito a scrivere capolavori, in questo modo. Quanto agli altri libri angelici, sto leggendo Due candele per il diavolo. Lo finisco e ti dico cosa ne penso. E, anni fa, avevo letto Lo stagno di fuoco di Daniele Nadir, che non era malissimo.
Gatto: Dunque?
Lara: Dunque niente da fare. Non ho nulla da dire sugli angeli. In questo momento mi sto dedicando agli umani. A modo mio.
Gatto: Fatica sprecata.
Lara: La tua o la mia?
Gatto: La mia. Si vede che devo espiare i peccati commessi in una vita precedente.
Lara: E chi eri in una vita precedente?
Gatto: Un corvo. Ma questa è una lunga storia.
Lara: Croccantini?
Gatto: Croccantini. E buon Natale, umana testona.

Ending

marzo 16, 2009

Ieri, su Facebook, Anne Rice ha ribadito che non scriverà mai più libri di vampiri. Il ciclo è chiuso, dopo undici episodi, ha detto. Bello. Una buona fine è quanto è giusto augurarsi da chi scrive. E da chi legge.

Ps. Un modo per dire, nel mio piccolissimo, che non ci sarà un numero quattro, dopo Tanit.

Il visitatore

dicembre 2, 2008

Che piacevole sorpresa: Monsieur de Lioncourt è venuto a far visita alla mia modesta magione, e la cosa mi rende felice (ho scoperto, così, un blog molto,molto interessante).
E mi ha dato anche non pochi spunti di riflessione: come potete leggere nel suo commento, l’oscuro signore dissente dal nome del possibile vampiro, ehm, collettivo (Ernesto) e sulla sua professione.
Parto per una piccola meditazione.
Anzi, acchiappo King per il bavero e lo cito, tanto per cambiare: citazione a memoria, quindi passibile di errori. Nella prefazione alla Torre nera, King racconta perchè ha cominciato a scrivere un fantasy, e quali siano le difficoltà di chi si accinge ad una simile impresa con l’ombra di Tolkien che si allunga, implacabile, sui temerari. Non posso, diceva King, camminare sui suoi passi: dunque, niente elfi, niente nani, niente terre di mezzo o di lato. Posso però incrociare l’epica del fantasy con un altro genere letterario e cinematografico: il western. Di qui, Roland Deschains, le sue pistole, i suoi occhi azzurri da bombardiere e così via.

Veniamo ai principi della notte e poniamoci la stessa domanda: come si esce dall’ombra di Anne Rice, e prima di lei di Bram Stoker?

Vediamo.

Secondo me, alcune caratteristiche devono restare immutate: l’anomalia (i vampiri sono non-morti, non semplici immortali: sono creature “di confine”); l’appartenenza a…beh…al lato oscuro della Forza; l’istinto predatorio; il disprezzo per gli umani. Dal punto di vista fisico, pelle fredda a parte, sono portata a sposare il “partito della bellezza”. Gli esseri “altri” rispetto agli uomini hanno sembianze impeccabili: vale per gli angeli, vale anche per i vampiri, credo. Quanto ai punti deboli: istintivamente, penso che fuoco e sole debbano restare il vero grande nemico.
Detto questo, penso un’altra cosa. Penso che i vampiri, in narrativa, rappresentino “un punto di crisi”. Qualcosa che fa vacillare le certezze umane. Possibilmente, manifestandosi proprio nei momenti storici dove quelle certezze sono già incrinate. Per questo mi convince un non-morto legato alla Grande Crisi Economica degli anni duemila. In fondo, tutti i vampiri hanno amato il lusso (non il denaro in sè, ma quello che col denaro si può procurare): quale sarebbe la reazione di un broker Immortale davanti al presunto-vero baratro di oggi?
Sul nome, si può discutere, Monsieur. Ma ci onori ancora della sua presenza, la prego!

Warning: vampiri!

ottobre 20, 2008

Ssst…parlate piano…non fate trapelare in giro l’idea del romanzo collettivo sul vampiro (la discussione prosegue nel post sotto, intanto)…non dite che in questo blog si parla di Stephen King…ssst…
Durante il week end con la mamma, ho letto i giornali, e ho scoperto che la chiave del delitto di Perugia è nei manga. Anzi: in Blood+. Pericolo! Io a casa non ce l’ho (ma vado a procurarmelo subito): però ho Model, e poi ho una marea di libri sui vampiri, da Dracula a Salem’s Lot, e sto finendo di leggere La regina dei dannati, e ho tutti i romanzi della Hamilton, e ho anche il Dvd di Intervista col vampiro, di Miriam si sveglia a mezzanotte e anche Dal tramonto all’alba con George Clooney che sparacchia sui non-morti brontolando “Vaffanculo vampiri del cazzo”.
Mi arresteranno sicuramente, e voi con me…Ssssst.

Ps. O forse dovrei comprare tutti i libri della Meyer e farli vedere ai poliziotti, per spiegare che esistono anche vampiri perbene?

Cattivi pensieri

ottobre 10, 2008

Da brava scorpiona,  vivo male questo periodo dell’anno. Male non è neanche la cosa giusta da dire, in effetti: diciamo che mi ricopro di sabbia, mi nascondo e aspetto. In genere, intorno a novembre, mi passa. Però è facile che il mese di ottobre sia il momento dove divento più scontrosa e sociopatica che mai, ho poca voglia di vedere gente e poca voglia di essere ottimista. Se si aggiunge l’aggravante del libro terminato (depressione post-parto, suppongo) e dell’altro in revisione che si avvia a concludersi, andiamo male: della serie, e poi?

Il cattivo umore è peggiorato dopo aver letto gli articoli sul nuovo Nobel per la letteratura, Jean-Marie Le Clézio, mai sentito nominare in vita mia. Oggi Repubblica riportava una sua dichiarazione secondo la quale lo scrittore è “un testimone che ascolta il rumore del mondo e pone domande”.

Sarà anche vero, però mi sono chiesta per l’ennesima volta perchè tutto questo valga solo per la letteratura “generalista” e mai per quella fantastica. Ogni volta che parlo con qualcuno che si rifiuta di leggerla, la massima concessione che mi viene fatta è “ma sì, quando ci si vuole distrarre, un fantasy o un horror vanno benissimo”.

E non è vero, e io lo so e so anche che molti di voi lo sanno. In un fantasy o in un horror il rumore del mondo c’è, eccome: solo che viene ingigantito, o gli vengono dati altri colori e altre modalità. Ne “La regina dei dannati” c’è il frastuono, oltre che il rumore: solo che quelle domande di cui parla il Nobel vengono poste da creature che non esistono. C’è differenza?

No, secondo me. Comunque, per vendetta, oggi leggerò solo il numero 30 di Bleach. (Non è vero, ma lo dico lo stesso).

Avventure di ottobre: Lara e il qui pro quo

ottobre 6, 2008

Ha piovuto, ovviamente, al mare, e sono tornata prima:in tempo per fare gli auguri a Laurie che oggi compie gli anni!
Ho passato la domenica pomeriggio a leggere La regina dei dannati di Anne Rice: ammetto che mi era sfuggito. Devo dire che la signora è notevole, specie quando riflette sulla natura dei vampiri. O meglio, quando riesce a restituire a chi legge il contrasto fra malinconia e potere. Fra amore e ferocia, anzi.
Poi, Rice è deliziosamente visionaria: il sogno delle gemelle con i capelli rossi mi ha fatto rabbrividire di invidia. Invidia buona, eh. Della serie: anch’io vorrei inventare qualcosa del genere.

A proposito di visioni. Stamattina, complice il caos totale della città per la pioggia e le metropolitane rotte, mi sono concessa una passeggiatina in via Cavour. Vedo i lampeggianti della polizia, un assembramento e penso “Oh! Stanno sfollando qualcosa o qualcuno?”.
E mi intrufolo, pronta alla battaglia.
E’ pieno di ragazze e ragazzi. Due hanno persino i bonghi. Sì, penso, devono aver occupato un locale e adesso li portano via. Solidarizzo immediatamente.
Poi, però, vengo affiancata da una ragazza con taccuino e occhiali: “Sei una comparsa, vero?”, mi dice. “Allora, vieni con me”. Sbatto le palpebre e vedo che nella folla circolano parecchi individui con la scritta STAFF sulla schiena. Le sbatto meglio, e noto che uno dei poliziotti in tenuta antisommossa si è accovacciato in terra a leggere un libro edito da Sellerio. Accidenti alla mia ingenuità.
“NON SONO UNA COMPARSA!”, dico, indignatissima, alla signorina.
Solo a me. Capitano queste cose.

Mamma ha fatto gli gnokki

settembre 23, 2008

L’argomento è scabroso, ma la famosa mail di cui parlavo ieri mi fa venir voglia di approfondire.
Trattasi dello gnokko.
Con le kappa, esatto. Ovvero il bishonen. Ovvero ancora il protagonista figo. Ovvero il personaggio bello, impossibile e…non esattamente una cima.
La definizione riguarda anche il caro Demone di Esbat: in effetti non è lui che tesse la tela e la trama. Anzi, tende a caderci con tutte le scarpe. Certo, è forte, è potente, è antico e divino. Ma non è l’astuzia la sua caratteristica primaria.
Se penso a molti altri protagonisti  di romanzi, il dubbio aumenta: gli gnokki sono in netta prevalenza. Lo è Edward Cullen, senza dubbio alcuno. Lo è Jean Claude, il sexy-vampiro con cui si intrattiene Anita Blake. Lo è Louis, in Intervista col vampiro. Per non parlare dei manga: non posso trasformare un post in una voce di Wikipedia. E mi ci vorrebbero dieci pagine word per fare l’elenco.
Oh mamma: non è che lo gnokko è la variante aggiornata del principe azzurro, vero?

Vampiri al mare

giugno 24, 2008

Ho il computer sulle ginocchia e vedo il mare, e vedo anche la mia amica Martina che mentre scrivo sta sprofondata su una sedia di vimini a leggere. Quadretto classico da vacanza.

La mia amica Martina è quella che qualche tempo fa mi ha regalato L’ospite di Stephenie Meyer metendomi in difficoltà: dirle o no che davanti alla parola Meyer rischio la crisi allergica? Non gliel’ho detto.

Però la testona sta leggendo adesso Il diario del vampiro, di tale Lisa Jane Smith, che da quello che ho capito è la stessa solfa. Così si presenta il libro, attenti:

“Elena Gilbert è una ragazza d’oro, è bella, è brillante, ha tutto nella vita. Ma le sue giornate non hanno nulla di eccitante. Così, alla ricerca del brivido, intreccia una relazione con il tenebroso Stefan. Ma Stefan nasconde un segreto, un segreto misterioso che potrà sconvolgere per sempre la vita della protagonista… Ha inizio per Elena la più affascinante e pericolosa delle avventure. Una storia d’amore e odio, di luce e ombra, in cui Stefan e Damon, due vampiri fratelli, avversari in una guerra millenaria, si contenderanno il cuore della ragazza e il suo destino”.

Ora, credo che il vampiro diaristico sia troppo pure per Martina, perchè da mezz’ora bofonchia ripetendo la parola “fake”. Dopo aver gongolato in segreto (IO mi sono portata i racconti di Lovecraft da rileggere), le ho chiesto che avesse da brontolare.

“E’ uguale”, mi ha detto lei. “Uguale a Twilight. Con la differenza che Elena è più scema di Bella. Per il resto c’è il vampiro buono, quello cattivo, i sensitivi. Tutto, pure la pelle diafana”.

A quel punto ho sghignazzato e le ho detto che l’uso dell’aggettivo diafano andrebbe proibito a tutti dopo Edgar Allan Poe.

Mi ha tirato il libro, ma non mi ha presa.

Però, possibile che stiano uscendo tutti questi romanzi con vampiro strafigo? Possibile che i vampiri siano diventati i nuovi eroi delle ragazzine? E possibile, soprattutto, che pubblicare un libro sia diventata più una faccenda di ormoni che di qualità?

Insomma, io vado in caccia da anni di buoni romanzi vampireschi dopo Le notti di Salem e dopo la prima e unica Anne Rice che mi sia piaciuta (Intervista col vampiro, appunto). E non li trovo. Ma ad un vampiro come Edward e questo Stefan pianterei non un paletto, ma un intero frassino nel cuore.

E’ che il mare rende nervosi!