Posts Tagged ‘aNobii’

Nessun luogo, da nessuna parte

luglio 13, 2010

Ho letto con grande interesse un post di Simone Ghelli su Carmilla. Il riferimento era a un documentario di Andrea Cortellessa che è stato poi lo spunto per il dibattitone su Lipperatura. Ghelli, oltre a molte cose condivisibili, scrive alla fine:

“…si fa sentire eccome l’assenza di una riflessione sul web, che con le proprie dinamiche sta influenzando sempre di più le scelte dei lettori e degli stessi scrittori (per non parlare degli evidenti cambiamenti che la diffusione degli e-book potrebbe provocare nel giro di pochi anni). Soprattutto perché per i “malcapitati” lettori l’alternativa “al consumo più immediato e irriflesso in luoghi sempre più alienanti e massificanti” (cito il comunicato stampa del film) sta diventando proprio Internet, sempre più luogo di confronto/scontro tra pratiche diverse, dalle quali però il lettore non è escluso a priori, ma chiamato anzi a intervenire”.

E qui vi volevo, perchè da diversi giorni sto ragionando proprio a proposito di web. Soprattutto per quanto riguarda il fantastico: e non per creare un ghettino degli scrittorini che scrivono cosine tanto strane. Ma perchè sento l’esigenza di un luogo dove discutere. Discutere sul serio. Non promuovere e autopromuovere:  ho già detto che alcuni gruppi su aNobii dedicati al fantastico stanno diventando la sagra del “l’ho scritto io” e “dovresti leggere anche l’amichetta mia”. Così, a prescindere dalla qualità dei testi in questione, non si va da nessuna parte. Non è sventolando l’ennesima storia di orchetti che si fanno fare passi avanti e soprattutto passi fuori dall’isola che non c’è.  Non è neanche facendo copia-incolla delle schede degli uffici stampa. Serve altro.
Non so ancora cosa.
Anzi, lo so.
Però devo rifletterci su.

Qualche volta Internet mi fa paura

Maggio 28, 2010

Dopo aver sbirciato di nuovo la discussione anobiana sulla traduzione di Full Dark, No Stars, dopo essere incappata di nuovo nelle esibizioni muscolari delle commentatrici Alfa, trovo necessario tornare (di nuovo) sul post di Sciallis che ho citato ieri. In particolare, su questo punto:

“Siamo più o meno nella fine di un’epoca.
Ancora poco tempo e il parere dei critici non varrà più nulla, sostituito da commenti, sponsor-thread su anobii e post pieni di wink-wink, pollici alzati e “minchia quanto è fiko quello scrittore” o, per contro, affollati di “che libro di mmmerda” “tizio è proprio un misero incapace deve andare a coltivare”.
Con tutto il rispetto che ho per alcuni commenti e post letti in giro per la Rete nel corso degli anni, raramente ho trovato un blogger fai da te che possedesse le capacità di analisi e scrittura di un Wood.
Molto, molto raramente.”

Chi ha letto il post per intero (fatelo) sa anche che Sciallis fa i necessari distinguo sulla funzione della critica. So bene che non è giusto estrapolare e decontestualizzare: ma questo passaggio mi interessa moltissimo. Perchè ho la sensazione che se una ragazzina (o una donna, o un uomo, o un ermafrodito) presuntuosa si arroga il diritto di “cantarle chiare” allo scrittore solo perchè il suo parere DEVE valere più di quello dello scrittore medesimo (il quale è sicuramente raccomandato, e sicuramente le ruba aria o spazio per il solo fatto di essere pubblicato e famoso), le cose stanno andando male. Malissimo. Pensiamoci.

Wu Ming 1 traduce Stephen King

Maggio 19, 2010

Stephen King ha un nuovo traduttore in italiano, e quel traduttore è Wu Ming 1, che sta lavorando ora a Full Dark, No Stars. L’ho appreso gironzolando su aNobii e imbattendomi in questo thread, che vi consiglio di visitare subito. Interviene, con comprensibile amarezza, anche Tullio Dobner, traduttore kinghiano storico, cui Sperling & Kupfer ha deciso di non rinnovare l’incarico.
Ho amato Dobner da vecchia kinghiana. Amo Wu Ming da lettrice e ho letto non pochi suoi interventi su King che mi hanno mandato in sollucchero. Dunque, sono felicissima. E di Wu Ming1  invidio la pazienza da monaco zen con cui ha risposto ad alcuni improponibili e astiosi interventi. Io non riuscirò mai ad essere così compassata (chiamasi, immagino, serenità e sicurezza nel proprio lavoro, e amore per il medesimo).  Non solo: Wu Ming 1 ha annunciato di voler rendere pubbliche alcune note di traduzione. Mi pare un’iniziativa splendida. Vi copio e incollo qui l’intervento che apre il thread. Poi, vado a stappare lo champagne.

“Car* tutt*,

questo è l’account Anobii del collettivo Wu Ming, ma vi sta scrivendo un singolo membro della band, Wu Ming 1 (Roberto Bui).

Per chi non sapesse nulla di me: sono uno scrittore e un traduttore dall’americano, e sono un lettore accanito di King fin dai primi anni Ottanta. Non solo sono cresciuto coi suoi libri, ma negli ultimi anni ho scritto di lui diffusamente. Ho dedicato lunghe e dettagliate recensioni ai suoi libri più recenti, da Colorado Kid in avanti, e ho scritto anche un articolo “panoramico” sulla sua influenza nella cultura pop di oggi. In calce a questo post troverete dei link.

Ho dedicato particolare attenzione alla lingua di King, a come si sta evolvendo il suo stile. Ne ho scritto con passione e cura. Sono a tal punto intrippato con King che quand’ero a Boston per lavoro sono andato a vedere Fenway Park anche se provo supremo disinteresse per il baseball. Volevo visitare un luogo “topico” dell’immaginario kinghiano. Influenze dello scrittore di Bangor si possono vedere anche nella sottotrama sovrannaturale del mio romanzo “solista”, New Thing (Einaudi, 2004).

Ragion per cui, penso di potervi parlare da fan a fans, da lettore a lettori.

La casa editrice Sperling & Kupfer mi ha chiesto di cimentarmi in una traduzione kinghiana. Mi ha offerto un contratto per tradurre Full Dark, No Stars.
Per me è al contempo una sfida intellettuale, un atto d’amore e un’occasione d’oro. Poter tradurre un’opera del mio scrittore preferito!

Per questo intendo accettare la proposta.

So bene che, come un salmone, dovrò risalire la corrente di una diffidenza (se non di un’ostilità) del tutto legittima. Per molti anni la “voce” italiana di King è stata quella di Tullio Dobner. Dobner è un traduttore esperto e ha compiuto imprese a dir poco epiche, sputando sangue su tomi enormi. Inoltre è una persona generosa, si è più volte confrontato “senza rete” con la comunità dei lettori. E’ normale che un “esperimento” (perché di questo si tratta) faccia sollevare le sopracciglia. E infatti vedo che parlate di proteste, di petizioni etc.

Io dico questo: giudicatemi dal risultato.

Voglio tradurre queste novelle cercando di esaltare la continuity con tutto il “multiverso” kinghiano e i suoi vari livelli di realtà. Lavorerò tenendo a portata di mano i libri precedenti (molti li ho in doppia versione, inglese e “dobneriana”), la mia copia di The Complete Stephen King Universe e, sempre aperto nel browser, il portale Stephen King sulla Wikipedia inglese.
Intendo anche lavorare con la massima trasparenza possibile. Mi piacerebbe pubblicare sul nostro blog
http://www.wumingfoundation.com/giap
(sempre evitando gli spoiler) degli “Appunti di traduzione” con curiosità, scogli da superare etc.

E’ ovvio che le mie scelte di resa saranno diverse da quelle del nostro von Wittelsbach, perché ogni traduttore è diverso dall’altro. Ma siatene certi: tutto quello che farò, lo farò con grande rispetto nei confronti della voce di “Uncle Stevie”. O meglio, delle voci, perché la lingua di King (soprattutto dell’ultimo King) è dinamica, polifonica, piena di effetti e rovesciamenti quasi carnevaleschi. E avrò rispetto anche per il lavoro fatto da Dobner, cercando di “armonizzare” i riferimenti provenienti dai libri già tradotti.

Ed eccoci ai link annunciati sopra.

Per quanto riguarda il mio approccio alla traduzione, parla per me il lavoro che ho fatto sui romanzi di Elmore Leonard (uno degli scrittori più ammirati da King), lavoro riassunto nel mio saggio “Se suona scritto lo riscrivo: la sfida di Elmore Leonard ai traduttori italiani”:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropau…

Invece, per quanto riguarda il mio CV di lettore e commentatore kinghiano, segnalo:

Recensione di Colorado Kid:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropau…

Articolo sulla complessità della cultura pop con recensione di La storia di Lisey:
http://www.carmillaonline.com/archives/2007/01/002089.h…

Articolo “Stephen King, king of pop”, uscito sul mensile XL:
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/20…

Recensione di Duma Key:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropau…

Ecco, questo è ciò che tenevo a dirvi. Voglio concedermi questa “follia”. Al mio posto, ve la concedereste anche voi! 🙂

Per qualunque cosa, a vostra disposizione. E comunque vada,

I WILL HOLLER YOU HOME.

Ciao,

Wu Ming 1″

Bad Lara

aprile 8, 2010

Sarò antipatica, ve lo dico subito.
Questa mattina ho gettato un’occhiata ad aNobii, prima di mettermi a scrivere (appunti, per ora, solo appunti). Ho trovato una discussione sul libro più brutto mai letto nell’ambito del fantasy. E ho trovato anche questo commento:

“più brutto libro in assoluto che ho letto si intitola precisamente “che fine ha fatto mr y”
La scrittrice “scarlett thomas” ha creato una storia assurda che non ha una logica ne un senso….
Ha ricreato un mondo alternativo,una dimensione onirica dove tutto si mescola “la troposfera” un continuo non senso è creato inoltre dalla protagonista che spazia dalla disperazione del vivere ,al autolesionismo e alla ninfomania…uno schifo esemplare!! keep out!!”

Non dico, ovviamente, il nome di colei che ha scritto quanto sopra. Però mi sono cascate le braccia per alcuni motivi.
Primo:  quello Scarlett Thomas fra virgolette. Basterebbe aprire Google per capire che Scarlett Thomas non è un’adolescente che scrive di vampiri ma una signorina che è stata definita fra i venti migliori autori inglesi nel 2001, che ha vinto uno dei massimo riconoscimenti letterari e che è anche critico letterario e docente di letteratura inglese. Le virgolette, dunque, sono fuori contesto.
Secondo. Scarlett Thomas non è un’autrice di fantasy. E’ una scrittrice, punto. Ed è una scrittrice che si muove molto bene nel fantastico. Un tipo di fantastico decisamente particolare, certo, che strizza l’occhio alla fantascienza, alla teoria della relatività, agli universi alternativi e a una tonnellata di riferimenti mitici, filosofici, scientifici oltre che letterari. Una specie di giovane Umberto Eco, per essere espliciti.
Ora, il risultato può piacere e non piacere e lungi da me interferire con il giudizio di gusto. Ma gusto e valore non sono la stessa cosa. Gusto e disprezzo della persona (dovuto a ignoranza) non sono la stessa cosa.
Ps. E questo, parlando per me, è anche il motivo per cui accetto serenamente le critiche di merito su quello che scrivo, e mi risento quando si basano sulle sensazioni personali (l’ho letto quando era una fan-fiction/ io comunque quando pubblicherò farò meglio).

Quando cambia il tempo, sono detestabile.

Noi no

marzo 26, 2010

Mi chiedo ogni tanto cosa succede della discussione sul fantastico: dando un’occhiata al gruppo Fantasy Italia su aNobii, sempre ribollente di passioni e opinioni, noto che ultimamente si è afflosciato su segnalazioni e promozioni.
Non sarà mica necessario discutere sempre, no? Verissimo: anche perchè spesso si finisce per ripetersi le stesse cose, e magari a restare sulle stesse posizioni. Però. In questi giorni leggo della Festa del Libro romana e noto con un pizzico di costernazione come del fantastico non ci sia traccia: c’è il fior fiore dei narratori mondiali, inclusi Yehoshua, Saviano, Ammaniti, Muriel Barbery (per chi la ama). Ma noi no.
Costernazione: non stupore.

Una stellina per Ongaro

gennaio 7, 2010

E’ romanzesco tutto ciò che non è quotidiano, ordinario. E’ romanzesco anche un impiegato ma solo quando torna a casa e la trova occupata da uno sconosciuto. E’ romanzesca l’irruzione del mistero in una vita che ne è del tutto estranea. Certo si può ricavare un buon romanzo anche dalla vita di un impiegato a cui non succede nulla ma non sarà un romanzo romanzesco. E’ del mistero che le teorie apocalittiche hanno privato il romanzo. Adesso però con tutti quei commissari di polizia che indagano si sta esagerando. Si sta ricadendo in un altro luogo comune.

Questa è una frase tratta da una delle, credo, rare interviste rilasciate da Alberto Ongaro. Il quale è uno sceneggiatore di fumetti e uno scrittore. Di lui ho letto, diverso tempo fa, La taverna del doge Loredan, quando è stato ripubblicato dopo una ventina d’anni dalla sua sparizione. L’ho trovato un libro molto particolare, molto bello. Sicuramente fuori dai canoni. Sicuramente non semplice. Ne parla con entusiasmo anche Ovunquelibri.
I motivi per cui è piaciuto a me sono intuibili, credo: su tutti, il doppio piano vero-non vero, sogno-reale. Ad ogni modo, leggetelo.

Però ieri ho  seguito il suggerimento di Chiara Palazzolo (ribenvenuta, di nuovo, da queste parti!) e sono andata a leggere le recensioni di aNobii. E per quanto io adori aNobii e cerchi di aggiornare la mia libreria e di partecipare – meno, ultimamente, per ragioni di tempo – alle discussioni, sono rimasta davvero stupita.
Insomma, chi ha detestato il romanzo ha accusato Antonio D’Orrico, il recensore del Corriere della Sera, di aver ingannato i lettori e ha trattato uno dei romanzi più importanti del Novecento italiano – e anche io, come Ovunquelibri, penso che andrebbe fatto leggere a scuola –  come se fosse un romanzo usa e getta.
Non è che io creda all’intoccabilità dei classici, sia chiaro. Ci sono classici che non amo affatto (Svevo, Saint-Exupery), però faccio fatica a stroncarli come farei con il nuovo polpettone con vampiro amoroso.
E’ l’eredità scolastica che rende timidi?
Oppure c’è effettivamente qualcosa che non  torna nel “tutto uguale a tutto”?
Non so. E sono sincera.

Confessioni di una puntinista

ottobre 16, 2009

E va bene. Lo dice anche Umberto Eco, nel Secondo diario minimo. Ovvero:

“Quanto siano sciagurati i puntini ce lo dice questa modesta serie di variazioni che raccontano che cosa sarebbe accaduto alla nostra letteratura se gli scrittori fossero stati timidi.
“Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene trenta anni le possette…parte Sancti Benedicti”.
“Laudato si’, mi’ Signore, per…sora luna e le stelle.”
“Come a la selva…augello in la verdura”.
“S’i fosse…foco, arderei lo mondo.”
“Nel mezzo…del cammin di nostra vita.”
“Santissimo e carissimo e…dolcissimo padre in Cristo dolce…Gesù.”
“Qual sulle trecce bionde ch’…oro forbito e…perle, eran quel dì a vederle.”
“Era questo frate Cipolla di persona piccolo, di pelo rosso e lieto nel viso e il miglior…brigante del mondo.”
E via via, sino a “L’anno…moriva, assai dolcemente” e “Io ero, quell’inverno, in preda ad…astratti furori”.”

Però l’antipuntinismo a volte è francamente esagerato. Ieri, su aNobii, ho letto una recensione a Battle Royale che lo faceva a pezzi causa puntini di sospensione. E tutto il resto, dove lo mettiamo? Meccanismo, personaggi, emozioni, coerenza, lucidità, idea?

Parlo anche pro domo mea: sono una puntinista, e lo confesso. Mi sto disintossicando dopo il primo editing di Esbat,  nel senso che cerco di metterne meno e di collocarli nei punti giusti, per non inflazionarli. Però va detta una cosa: quando li uso, lo faccio per sottolineare l’esitazione di un personaggio ad avvicinarsi a un determinato concetto, a una parola, a una presa di coscienza. Non perchè siano graficamente significativi.

…credo.

Dalla fan fiction alla fan fiction

settembre 14, 2009

Veramente volevo raccontare cosa sta succedendo su aNobii: ovvero, linkare  questa discussione dove si narra del venturo libro di Rizzoli, Il tarlo del libro, che raccoglierà alcuni commenti anobiani, previa liberatoria e con scopi benefici. Mi sono inserita tardi nel dibattito per esprimere le mie perplessità: perchè magari sarà un libro con scopi nobilissimi, ma un volume costituito da recensioni di utenti è destinato a non avere alcun controllo da parte degli utenti stessi, e magari a essere incorniciato, che so, della prefazione di un Paolo Crepet qualsiasi che spara banalità su Internet. Forse sbaglio, ma diffido di queste cose: anche perchè, mi chiedo,  un libro del genere serve ad accendere i riflettori su aNobii? Magari sì, certo. E questi riflettori servono? Magari sì, certo pure questo. E lo spirito degli anobiani sarà rispettato? Non lo so. Ma forse eccedo in diffidenza.

Comunque la notizia del giorno riguarda Esbat: e per me è splendida. E’ stata aperta su Efp, nella sezione Libri, una categoria apposita. E ci sono già due fan fiction a cui si aggiungeranno quelle che partecipano al contest. Sono felicissima!!!

Orriediting

Maggio 13, 2009

Insomma, mi sono arrabbiata, e per almeno due motivi.
Su aNobii c’è un gruppo che frequento volentieri: si chiama i Libri Orrilibri, dove si può dire la propria sui testi, chiamiamoli così, sopravvalutati. A volte la discussione diventa molto seria e interessante, come quella sugli orrilibri scolastici. Altre volte è amabile cazzeggio.
Ora, in un topic sull’Orrilibro degli Orrilibri (stravinto da Twilight), ho letto qualcosa che non mi è piaciuto. In poche parole, un’utente sostiene che Niccolò Ammaniti non conosce la lingua italiana e non azzecca un congiuntivo, ma ha un editor che provvede a sistemare tutto. Giustamente, qualcuno le chiede perchè dica una cosa del genere, e lei risponde: “conosco un editor che conosce il suo editor”.

La cosa mi manda in bestia. E non per Ammaniti  (non è il mio scrittore preferito, ma mi piace), ma perchè la leggenda metropolitana dell’editor Mago Merlino, che trasforma un analfabeta in uno scrittore, mi è sempre parsa una fesseria. E una falsità. Intervengo e dico che gli editor non lavorano in questo modo, neanche un po’.
La risposta dell’utente è questa, e probabilmente interesserà un paio di lettori di questo blog:

“Domando, giusto per curiosità, se gli editor con cui lavori sono della Mondadori.Per quanto riguarda Ammaniti, a me piaceva l’Ammaniti che scrisse Fango, e mi sarebbe piaciuto anche con problemi di grammatica e rimaneggiamenti vari. Che sono noti non soltanto a me, e assolutamente non grazie alla rete.
Tra l’altro, non è un uso pulito della lingua quello che mi interessa di un autore. Sono idee e contenuti che mi affascinano.
E, a livello di contenuti, trovo che quello cannibale fosse un Ammaniti geniale, uno dei pochi da apprezzare nel panorama della provincialissima letteratura italiana ( e che sia provinciale non lo dico io, ma gente come la Pivano ).
Sempre a livello di contenuti, trovo che ” da ti prendo e ti porto via” in poi, Ammaniti si sia venduto, o forse svenduto, alle tristi regole del mercato italiano. E a quelle ancora più tristi della Mondadori”.

Lo scambio di battute prosegue (e per quel che mi riguarda si chiude) con un riferimento a Gordon Lish che ha rimaneggiato Carver e con l’ipotesi che se lo ha fatto lui lo possono fare – e forse lo fanno – tutti.
Ora, ad irritarmi profondamente sono due cose (e in nessuna delle due c’entra Ammaniti):

– Uno scrittore che non conosce i congiuntivi non è uno scrittore. Sostenere che ci siano editor che di fatto riscrivono in buon italiano i libri altrui a me sembra folle. Ancor più folle è pensare che esistano delle “tristi regole” di Mondadori che uniformano tutti gli autori.  Mi chiedo quale siano, queste regole. Oltre ad Ammaniti, Mondadori ha pubblicato Saviano, Kai Zen, D’Andrea, per citare tre autori  italiani che ho letto. Sono tre autori diversissimi – e ci mancherebbe altro – e nei loro libri  non riesco a vedere un solo filo conduttore che li accomuni e tanto meno li normalizzi. Mi chiedo in nome di cosa si debba continuare a parlare dell’esistenza di un Grande Fratello dell’editing che riconduce tutto ad una sola formula. Per la piccolissima esperienza che ho avuto, non funziona così. Anzi.

– Il secondo punto è persino più serio, e riguarda Internet. Io su Internet ci vivo, ci spendo il mio tempo e la amo. Ma usarla in questo modo – ed è un modo frequentissimo – mi spaventa. Mi spaventa perchè le fa perdere credito. Mi spaventa perchè la fa diventare una via semplice e immediata alla maldicenza priva di riscontri. E così la sputtana. Perchè una cosa è sostenere che un libro non ci piace, e dire perchè, e sputarci anche sopra: quello è legittimo, e chiunque scriva sa di correre il rischio di diventare Orriautore (e guai se io stessa non pensassi che Esbat può finire tra gli Orrilibri: sarei un’imbecille).  Ci sta tutto. Un’altra cosa è dire che quel libro ha i congiuntivi giusti grazie a qualcuno che non è l’autore, il quale, poveretto, la grammatica non sa dove stia di casa. Questo no, non ci sta.

La banalità di Lara

marzo 25, 2009

Ultimamente faccio sogni tremendi, ma pazienza. Ultimamente frequento abbastanza i gruppi di discussione su aNobii, specie quello di Fantasy Italia. Ultimamente leggo che molti autori sono, insomma, un po’ seccati per la banalizzazione che si dà del fantasy sui giornali. L’ultimo, mi pare, è D’Andrea, l’autore di Wunderkind, che sto appunto leggendo, e che sul suo blog riporta l’articolo di Tuttolibri che lo riguarda.
Ecco, non so, magari è meglio che sto zitta. Di tutta la questione, che è certamente molto più grande di me, mi lascia perplessa solo una cosa: l’identificazione narrativa fantastica=prodotto per teen agers. Questo è piuttosto desolante. Ma sarei ugualmente perplessa se si identificasse un libro  con un’altra fascia anagrafica: narrativa per sessantenni. O anche: narrativa per trentenni in carriera. Per cinquantenni depressi. Per quarantenni appena divorziati. E così via.
Le storie sono storie, a prescindere dall’età di chi le legge. La cosa importante è che siano scritte bene.
D’accordo, ho detto la banalità del giorno: è la primavera e sono i brutti sogni.