Posts Tagged ‘Black Swan’

Il Cigno Bianco

marzo 7, 2011

Dunque, ho visto Black Swan e ne sono rimasta colpita e turbata.  Per vari motivi. Primo, la capacità del regista di dare un corpo alle emozioni: un corpo fisico, a volte seducente e a volte spaventoso (complimenti, a proposito, per l’abilità nell’usare i canoni dell’horror). Secondo, perchè raramente un uomo riesce ad affondare nella psicologia femminile in questo modo. Scavando senza pietà. Terzo, perchè ognuna di noi è stata, o è ancora, cigno bianco o cigno nero. Perché una parte prevale sempre sull’altra.
Della trama si sa già tutto.  Della fiaba da cui è tratto il balletto, Undine, immagino anche (la creatura soprannaturale che perde la vita per aver amato un mortale traditore).
Il punto è che Darren Aronofsky ha realizzato una vera e propria discesa agli inferi: da una parte una femminilità che ambisce alla perfezione, ma intuisce che  quella stessa perfezione inibisce ogni sensualità, ogni passione, ogni desiderio. Dall’altra il cigno nero, che abita con naturalezza il proprio corpo e che si muove nel mondo come uno splendido animale. La cerva e l’orsa, contrapposte. La mente e il corpo.
E non è finita: c’è il rapporto con la madre, una Mater Terribilis che invidia il talento della figlia e soprattutto è schiantata dalla sua giovinezza, e dunque ne è insieme custode e carnefice. C’è il maschio Pigmalione – il coreografo – che vuole infondere vita nel marmo della statua.
In mezzo, c’è la lacerazione fra Bianco e Nero.
Chi è stata, e in moltissima parte è ancora Cigno Bianco, come me, ne resta dilaniata. Essere il Cigno Bianco significa essere la prima della classe, quella che passa il tempo a studiare e a fare versioni di greco mentre un Cigno Nero, bellissimo, indolente e carnale attraversa la classe del liceo e va ad appendere il cappotto, lasciandosi dietro una scia di profumo. Essere il Cigno Bianco significa non bastarsi mai, non sentirsi mai adeguate, essere continuamente vulnerabili, farsi ferire da una sola parola, da una risata, da uno sguardo. Essere il Cigno Bianco significa che per vivere hai bisogno di sentirti perfetta: ma non cercando il  successo, attenzione. Il pubblico che applaude Odette è l’ultima cosa desiderata. E’ superfluo. Non ha importanza. E’ importante che nel pubblico ci sia tua madre. E’ importante che TU possa dirti “brava”, e non te lo dirai mai.
E nel frattempo sai benissimo che Odile, il Cigno Nero, riuscirà a fare le stesse cose che tu tenti di fare con grazia noncurante.  Il Cigno Nero non ha bisogno di studiare: sa lasciarsi andare, ed è quanto basta. Il Cigno Nero non ha neanche bisogno di desiderare: esiste, non c’è altro.
Il problema, ed è per questo che il film mi ha mozzato il fiato, è che il Cigno Nero sei tu: ma quella parte di te non la riconoscerai e non la accoglierai mai. Se non ad un prezzo spaventoso.
Darei un braccio per scrivere una storia così. E probabilmente ne sarei schiantata.

About a girl who gets turned into a swan

febbraio 28, 2011

Ho una gran voglia di andare a vedere Black Swan.  In parte, perché ho sempre amato Il lago dei cigni e la tremenda contrapposizione fra Odette e Odile (e perché vi si dimostra che si può raccontare una storia grandiosa anche senza lieto fine: scusate, ma è un mio pallino). Poi, perché, se non capisco male, il film racconta una discesa nel lato oscuro del femminile: come potete intuire, è esattamente quel che mi interessa.
Link del giorno: una bella intervista di Andrea Cattaneo su Medeaonline.
Poi, uno strepitoso articolo di Avalon che scopre come mai i titoli della trilogia finiscano tutti con la lettera T.
Infine, tre video che mi hanno commossa: sono omaggi ai miei libri, trovati su YouTube. Uno, due e tre.