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Benandare e malandare

gennaio 11, 2012

Su Carmilla c’è un mio intervento sui benandanti e su due romanzi fantastici che hanno attinto esplicitamente al loro culto e ai testi di Carlo Ginzburg.  Sottolineo, esplicitamente: perché gli studi di Ginzburg, e le leggende cui fa riferimento, sono terreno di coltura per numerosissime narrazioni.
Più che soffermarmi, però, su come leggende e miti influenzino le storie, ho cercato di sottolineare come il modo di raccontarle, in Chiara Palazzolo e Majgull Axelsson, sia quello che tocca il cuore della narrazione fantastica, più volte accennato da queste parti. Ovvero, la questione del Male, e la rinuncia, da parte di chi scrive, alla contrapposizione senza sfumature che, spesso, identifica il fantastico.
Buona lettura!

Ps. Sul fantastico e il blogging segnalo uno strepitoso post di Jumpinshark, dove si parla di commenti e interazione sul web. Da leggere.

Ginzburg, per cominciare

dicembre 21, 2011

Andate in libreria. Blandite il libraio. Imploratelo di trovarvi, anche al mercato nero, due libri di Carlo Ginzburg: I benandanti  e Storia notturna. Sono due testi chiave per capire uno dei filoni in cui si muove il fantastico, non solo in Italia. E’ noto che Chiara Palazzolo ha intrapreso per prima, nella trilogia di “Non mi uccidere”, quella direzione. Lo fa anche, a sorpresa, Axelsson Majgull nello straordinario “Strega d’aprile”. Un signor romanzo fantastico, dove, però, tutto si miscela: reale, soprannaturale, visione, psicologia.
Credo che si cominci a tracciare una strada. Potrebbe portarci fuori da quella prigione ben analizzata da Wu Ming 4 qui. Se riusciamo a vederla.