Posts Tagged ‘Efp’

Un test

novembre 1, 2011

Avevo bisogno di scrivere una storia breve, dopo un’estate di sola revisione. Così, sono tornata nel vecchio fandom e ho buttato giù un piccolo racconto. Davvero niente di speciale, ma mi è stato utile per testarmi: capire, ovvero, in quale fase mi trovo dal punto di vista della scrittura. Anche perché quel che ho in mente per il futuro è un romanzo diverso dai precedenti, sia come ambientazione, sia come direzione: rimango sempre nell’ambito dell’horror-urban-fantasy (o quel che sia), però con passo dissimile.
Insomma, la storiella è qui, e buon Ognissanti.

Buon viaggio

settembre 28, 2011

L’ho già detto e lo ripeto: senza Efp non avrei mai iniziato a scrivere, né sarebbe mai scattata la molla che mi ha fatto passare dalla pagina letta alla tastiera. Per questo motivo,  sono felice di quanto ha annunciato Erika, che di Efp è la fondatrice:

“Sta per essere dato alle stampe un progetto elaborato in mesi di lavoro, che ha coinvolto centinaia di persone. Vedere davanti a me l’opera terminata e poterla leggere è stato un piacere e un onore.
Fino all’uscita del libro, su EFP e in questa pagina, ‘Niente è come prima’ vi verrà presentato giorno dopo giorno, con interviste agli autori – utenti di EFP come voi – e con ulteriori informazioni su distribuzione e data di uscita. Grazie a tutti voi che avete fatto nascere il libro e a UR Editore, che dieci mesi fa mi contattava con la proposta che ci ha portato qui oggi. Ci siamo.
[Potete leggere qui il comunicato stampa di UR Editore]”

Primo passo, venti  racconti divisi in due libri:  il primo uscirà a fine settembre, il secondo sarà stampato a gennaio 2012, con veste grafica e titolo nuovi. E sempre nel corso del 2012 UR pubblicherà altri tre titoli, nati dalle pagine da Efp o sviluppati ex novo.

Qui trovate un articolo di Ayame. Dalla vecchia Rosencrantz, arrivi a tutte e tutti un gigantesco in bocca al lupo e una frase di Ursula Le Guin, qualunque sia la via che avete scelto:
“Mi ci vollero degli anni per rendermi conto d’aver scelto di lavorare in generi disprezzati e marginali come la fantascienza, la fantasy e la narrativa per adolescenti, esattamente perché essi erano esclusi dal controllo della critica, dell’accademia, della tradizione letteraria, e consentivano all’artista di essere libera”.

Fanwriting

luglio 9, 2010

Premetto: ancora non l’ho letto. Però mi fa un grandissimo piacere che da Efp sia uscita un’altra narratrice. Nel mondo delle fan writers è notissima come Savannah. Il romanzo è firmato da Virginia de Winter (ah, du Maurier!). Si chiama Black Friars ed esce per Fazi: qui c’è il sito.

Ps. Ehi, voi: sì, quelli che sostengono che il fandom sia costituito solo da “ragazzine ormonose”. Fatevi sotto.

Permette una domanda?

Maggio 18, 2010

Ricevo una mail da un gruppo di studenti di Milano ( master in editoria) che stanno conducendo un sondaggio sulle fan fiction. Cosa molto buona e molto giusta, direi. Però mi sono resa conto di quanto sia difficile fornire risposte precise.
Sesso ed età dei fanwriter? Nel primo caso – e qui se ne è discusso – direi che la maggioranza degli autori è femmina. Nel secondo:  c’è davvero un’età media per scrivere fan fiction? Cosa si dovrebbe dunque dire di questo o di quest’altro?
Poi, c’è un’altra domanda che mi inquieta: il genere e il libro “dominanti”. Il fandom non si rivolge solo ai libri. Anzi. Un’occhiata all’indice di Efp dimostra con chiarezza che anime e manga raccolgono i consensi maggiori (grosso modo, siamo sulle 37.000 fan fiction se si somma anche la sezione su Naruto, che è stata resa autonoma proprio per la mole di storie). Ed è giusto così.
Infine, la questione sul “ti piacerebbe”: pubblicare o lavorare in editoria, per intendersi. Qui si aprirebbe (si è già aperto) un discorso enorme che si può sintetizzare in tre parole: non è detto. Conosco fan writer che non hanno alcuna intenzione di pubblicare e altre che si incazzano se altri pubblicano e altre ancora che si esercitano grazie al feedback con i lettori.
Ma, davvero, il fandom non è un talent show. E’ narrazione. Non credo che sia, necessariamente, il metro utilizzato in editoria quello che vada applicato.
Ps. La mattina si legge, il pomeriggio si scrive. Sto leggendo belle cose. Ve ne parlerò.

Altre meditazioni

marzo 31, 2010

Erika ha segnalato Esbat nella home page di Efp e io ringrazio commossa.
Girovagando per il web scopro invece cose che mi fanno pensare: ovvero, risentimenti che non immaginavo sul fatto che una fan fiction sia diventata “pari pari” un romanzo, e sul fatto che una cosa sia una fan fiction, un’altra un libro nato per essere tale.
Qui potrei cominciare la solita diatriba sul significato del fanwriting, magari ricitare Tom Stoppard e Ludovico Ariosto e la pratica (ben più antica di Internet) di ispirarsi a storie esistenti per costruirne altre. Ma ho la sensazione che sarebbe inutile. Insomma, la vecchia faccenda di McLuhan sul mezzo e il messaggio: se una narrazione nasce come fan fiction, tale ha da rimanere. La penso diversamente, come credo si sia capito dopo un paio d’anni di blog: ma non siamo tutti uguali.
Quello che mi dispiace, invece, è che si pensi di me che sia una che se la sta tirando e che conceda la propria attenzione solo a chi le dice “bene brava bis”.
Cosa dicevo due post fa? Con le debite e felici eccezioni (Erika in testa, che il dio della scrittura ce la conservi sempre), le reazioni meno gradevoli su Esbat sono venute dal fandom.
E pazienza.

E a proposito

marzo 30, 2010

Perchè il punto, poi, per le fan fiction come per molto altro, è questo: perchè bisogna sempre seguire strade già battute invece di cercarne una propria? Vale per le fan fiction defilippizzate e vale per i romanzi adolescenziali o chick-littici pubblicati su carta. E’ come se ci si sentisse legittimati a esistere solo se si somiglia a un modello dato. Invece, come diceva Hardy, la vita è impareggiabilmente variata. Diceva, per essere esatti:
“A confronto del più insignificante essere umano che posi effettivamente il piede sulla faccia della terra  e vi proietti la sua ombra, anche la più sagace caratterizzazione in un romanzo non è che un mucchio d’ossa”.
E non viceversa, dannazione!

Malinconia da fanwriter

marzo 29, 2010

Torno a occuparmi di fan fiction dopo un bel po’, e con un filino di desolazione. In tutto questo tempo, ho continuato a leggere qua e là su Efp, saltabeccando di fandom in fandom e cercando qualche bella storia.
Perchè, e questo è un punto che mi sta a cuore, chiunque scriva dovrebbe, secondo me, essere affamato di belle storie altrui, dovrebbe cercarle e goderne proprio perchè più ci sono fanwriter di talento e più ce ne avvantaggiamo tutti. Sia chi scrive su web, sia chi scrive su carta.
Pare che accada il contrario. Se ci penso un po’ su, ad essere state più sbeffeggianti nei confronti di Esbat, e molto spesso con il triste sottinteso “io lo faccio meglio”, sono state proprio le fanwriter (almeno la gran parte). Fin qui, tutto prevedibile, pur se malinconico.
Ma quel che mi colpisce ora è il calo non tanto di qualità ma di intenzioni: sembrano diminuire le autrici che intendono lavorare ad un buon testo e sono in vertiginoso aumento quelle che partecipano per puro fanservice. Molti ormoni, dunque molti commenti, uguale gran soddisfazioni per il proprio narcisismo. Quanto alle storie, tendono a somigliare sempre più spesso a trame da chick lit: lei ama lui che non se la fila troppo e dopo un po’ di traversie coronano con la doverosa scopata (che porta i commenti a vertici inauditi). Segue happy end.
Intendiamoci: l’uso del fanwriting a questo scopo è assolutamente legittimo. Nessuno ha mai sostenuto che chi posta una fanfiction faccia letteratura. Ma la fanfiction E’ un testo narrativo. E, come tale, risente anche di modelli esterni: è proprio la sensazione che i modelli si stiano riducendo agli Harmony che mi fa rabbrividire (o ai doppi sensi dei comici Mediaset: ieri, leggendo una fanfic dal titolo “Infilalo tutto” stavo per piangere di rabbia).
So benissimo che molte autrici sono decisamente giovani: non così giovani, però. Quando si superano i vent’anni, si auspicherebbe maggiore consapevolezza di quel che si sta facendo: specie se l’ambizione dichiarata è quella di scrivere e pubblicare.
Allora, a costo di sembrare noiosa e, come qualcuno sostiene, bigotta e presuntuosa, dico la mia: una storia è altra faccenda dall’ammiccamento. Una storia ha personaggi, trama, linguaggio, e non può fare a meno di nessuno dei tre elementi.
Detto questo, forse sto decisamente invecchiando.

Lara e l’astinenza

marzo 2, 2010

Io davvero ci vivo in simbiosi.
Con il computer, dico.
La prima cosa che faccio appena sveglia, ancora con la tazza di caffè in mano, è accendere e guardare la posta, e subito dopo il blog, e poi ancora Facebook, e aNobii. E  dopo ancora leggo le notizie, e gironzolo per blog amici e non manco mai di dare un’occhiata alle fan fiction di Efp. Guardo vecchi film, cerco immagini, divoro le storie dell’Oca.
Gioco, anche: forse un po’ troppo. Amo giocare, ma alla lunga non fa affatto bene all’immaginazione.
In questi giorni, dunque, sto pensando che fra non molto mi regalerò una pausa. Non lunghissima: diciamo una settimana-dieci giorni. Ne ho bisogno.
Devo, in primo luogo, rivedere il racconto di cui parlavo ieri: mi è stato chiesto di ripensarlo con una struttura a cui non avevo pensato, ma l’idea mi attira, e mi piace la sfida. Tutto quello che mi sottrae alla pigrizia di uno schema mi affascina: anche quando lo schema è il mio.
Poi, ho bisogno di ragionare su Lavinia. Il rischio che corro è di riproporre, ancora una volta, una formula su cui ho già lavorato. Dunque, devo capire come – ferma restando la trama – posso inventare qualcosa di nuovo.
Insomma, sto preparando una valigia mentale. Non sarà domani e forse neanche la settimana prossima. Ma per qualche giorno entrerò in zona silenzio.
Non me ne vorrete, vero?

Agniziò!

novembre 19, 2009

Periodica ricognizione sul forum di Efp. Trovo un topic delizioso: la domanda è “ricorrereste mai all’agnizione?”. Oh sì, certo che sì. L’ho fatto, e lo rifarei: naturalmente, a modo mio. Perchè i vecchi strumenti del mestiere utilizzati in secoli di narrativa tornano sempre buoni. Plasmandoli.

Topi al cioccolato

ottobre 15, 2009

Mi stavo rilassando sul forum di Efp, in particolare su una discussione che riguarda gli occhi. Il colore degli occhi, ovvero. Il “color cioccolato”, ovvero ancora, fieramente contestato da una parte degli utenti e giustificato da altri. Se leggete, si passa anche ad altri gusti (menta, per esempio).
Il problema, secondo me, è sempre quello degli automatismi: devi descrivere (ma devi per forza?) gli occhi di un personaggio e, qualora i medesimi siano marroni, arriva la cioccolata.
In Esbat io ho fatto un furto dichiarato ma nascosto: i capelli “color topo” di Ivy, che un’amabile lettrice (o lettore, non ho ben capito) ha associato alla figlia di Fantozzi.
Invece viene da un altro libro: Carrie. In un piccolo passaggio, c’è la ragazza che prende il sole a cui si avvicina Carrie bambina: è lei a notare i suoi capelli “color topo”. Che poi è quello strano colore che sta fra il castano e il biondo cenere e che, in effetti, è difficile definire in altro modo.
“Color topo” è una definizione strana, che io non leggo come necessariamente dispregiativa  (nel caso della figlia di Fantozzi, ovvio, sì). E King è stato bravissimo a usarla: perché era nascosta nei pensieri della ragazza,  intenerita da quella strana bambina coperta da un abito lungo fino ai piedi. Dunque, è proprio soffermandosi sui suoi capelli che presagisce il suo difficile futuro. E’ l’emozione della ragazza a provocare la descrizione, insomma, e non viceversa.
Ecco, in un contesto del genere pure la cioccolata va benissimo.