Posts Tagged ‘Ellison’

Il caffè di Ellison

agosto 5, 2011

Ieri pomeriggio, su Facebook, c’è stata una lunga discussione generata dal post sul marketing (ogni tanto penso che sia buffo che si commenti su Facebook dove le parole sono destinate a svanire, mentre su un blog restano: ma forse è proprio questo il motivo). Difficile riassumerla. In poche parole, alcuni scrittori (fra cui Stefano Massaron: se non avete letto il suo “Ruggine”, per favore, fatelo) rivendicavano il diritto di far parlare il testo “da solo”, senza la presenza, l’accompagnamento, la promozione dell’autore medesimo. Altri sostenevano che è molto difficile, se non impossibile, tenersi fuori in un futuro dove la presenza (mediazione) dell’editore sarà probabilmente superflua.
Non ho il dono della profezia, dunque non sono in grado di dire se davvero gli editori non esisteranno più. Se così fosse, sarei onestamente perplessa. Come si fa – come suggeriva Pierdomenico Baccalario stesso in un commento al post di ieri – a far sì che i buoni testi vadano avanti sulle proprie gambe? Come distinguerli in un oceano di scritture (e non sono affatto contraria all’oceano: dico solo che occorre almeno un timone per navigare)? Come impedire che la presenza in rete si trasformi in una gara a chi è più popolare e socievole nella medesima?
Posso solo dire quel che penso e che ho già detto: ovvero, che il dialogo fra scrittore e lettore è importatissimo. Ma  trasformare quel dialogo in campagna pubblicitaria è un’altra faccenda. E non sono affatto sicura che mi piaccia.

Ps. Nel frattempo sto rileggendo una vecchia antologia di Harlan Ellison con gigantesca soddisfazione. E, no, non mi interessa sapere che faccia abbia Ellison né se sia simpatico, alla mano e fischietti i Led Zeppelin mentre si prepara il caffé.

Le rose di Hitler

luglio 29, 2011

In un famoso racconto di Harlan Ellison, Hitler painted roses, si parla del Male. Anzi, si parla dell’ingiustizia cosmica. Perché in quella storia la destinazione post mortem non viene decisa in base al Male commesso, bensì in base a quello che gli altri esseri umani pensano. La protagonista, dunque,  muore per esecuzione capitale anche se non ha commesso i delitti di cui è accusata: ma tutti sono convinti che sia così. Dunque, va all’inferno. Mentre il suo  colpevole amante, che è il responsabile di quelle morti, si trova in paradiso. E Hitler?Anche nell’unico giorno in cui i dannati possono lasciare l’inferno per compiere le loro visite, sceglie di rimanere, e di continuare a dipingere rose sulle porte infere. Nessuna punizione, apparentemente, per il malvagio tra i malvagi: ma la possibilità di appagarsi con quella che fu la sua terribile frustrazione. Pittore mancato, potrà dipingere petali di rosa per l’eternità.
Laurie, nella discussione che si è sviluppata sotto gli altri post, chiedeva cosa fosse il Male. Ellison risponde “è quello che gli altri pensano di noi”. E sottintende che anche nel cuore di un mostro può agitarsi qualcosa che lo rende umano. Tralci di rose dipinte.
Le risposte sul Male, per gli scrittori, possono essere infinite: Caos (ma potrebbe essere malvagio anche l’Ordine), hybris. Oppure ancora, come scrive Wu Ming 4 nel suo commento, non-scelta.
Ed ecco che la questione, secondo me, non è quella di definire il Male in base all’idea di Bene: per esempio, creando la parte antagonista in base alla propria concezione di Eroe Positivo. Ma indagare il punto di impatto, la nascita del conflitto: quello che separa, e che sempre separerà, e che sempre ci chiederà di fare delle scelte.
Il fantastico, credo, non può prescindere da questo.