Posts Tagged ‘Giovanni Arduino’

Parole, parole, parole

gennaio 26, 2012

Questa volta, rigorosamente a  blog unificati  con Giovanni Arduino come ogni mercogiovedì che si rispetti, ci siamo voluti divertire. Perché con le parole si può e si deve anche giocare. A volte sono intercambiabili. Soprattutto se vengono usate le presentazioni, le quarte, le alette di alcuni recenti romanzi su fiori, profumi, spezie, doni e diamanti. Campionandole, mixandole ma non modificandole. Un mash-up, quasi. Se volete, potete provarci anche voi. Le fonti le trovate poco sotto, debitamente linkate.
Nessuno vuole dare lezioni, beninteso. Nessuno vuole dire che il re è nudo. Nessuno vuole offendere chicchessia, ci mancherebbe. A volte basta il divertimento, come sopra. Però, alla presentazione che abbiamo creato, dobbiamo ancora trovare un titolo. Ci penseremo. Ci penserete?

Amy Bratley, Amore, zucchero e cannella (Newton Compton)
Karen Swan, Un diamante da Tiffany (Newton Compton)
Melissa Hill, Un regalo da Tiffany (Newton Compton)
Vanessa Diffenbaugh, Il linguaggio segreto dei fiori (Garzanti)

Juliet aspetta da una vita questo momento. Finalmente una casa da dividere con Simon, un vero e proprio nido d’amore invaso da profumi di torte appena sfornate e pieno di piante di cui prendersi cura. La lavanda per la diffidenza, il cardo per la misantropia, la rosa bianca per la solitudine. Ma il sogno è destinato a svanire, soprattutto se il destino ha altre idee a riguardo: la prima notte nel nuovo appartamento, il giorno della vigilia di Natale, Juliet scopre che Simon l’ha tradita. Il suo cuore è a pezzi, il dolore insopportabile, quella casa tanto desiderata d’improvviso è ostile, dopo aver scoperto la terribile verità. Niente pare esserle d’aiuto. Ha paura delle parole, le sue e quelle degli altri. Soprattutto, ha paura di amare e lasciarsi amare. E allora, New York, Parigi, Londra: quale sarà la città per iniziare una nuova vita? Sa che è il momento di voltare pagina e ricominciare,  in un viaggio alla scoperta di una se stessa che non conosceva. E se un giorno il passato lasciato alle spalle dovesse all’improvviso tornare? Perché il suo cuore si porta dietro una colpa segreta. L’unico capace di estirparla è Grant, un ragazzo misterioso che sembra sapere tutto di lei, che le regala dei semi di fiori, ogni volta diversi, da piantare e far crescere, come in un romantico messaggio cifrato…

Quando suona una campana…

dicembre 22, 2011

 

… un angelo mette le ali, come nel film di Frank Capra La vita è meravigliosa. Però può succedere anche altro. E poi: per chi suona la campana? E ancora: dipende da come suona. Orsù,orsù, sono le feste (o ci stanno per fare la festa?) e bisogna essere gioiosi e saltellanti, e così abbiamo pensato di indicare i nostri desideri per il 2012, per l’anno nuovo.
Uno a testa, a blog congiunti con Giovanni Arduino come ogni mercogiovedì. Limitatamente a scrittura, libri, editoria, generi, gli ambienti che bazzichiamo, ma solo perché in altro modo l’elenco rischierebbe di essere infinito.
Cominciamo noi, naturalmente. Vi unite nei commenti? Ah, e buon qualsiasicosa. Non necessariamente Natale. Può essere anche un Halloween di fine dicembre. Basta che sia sereno e divertente. Come un non-compleanno. Dai vostri affezionatissimi, tanti non-auguri.

“Che i libri siano onesti, scritti da gente onesta, pubblicati da gente onesta. Che i galantuomini resistano all’estinzione.” (G.A.)

“Che le storie siano tali a prescindere da chi le racconta e dal target cui si vorrebbe destinarle”  (L.M.)

 

Il post del mercovedì (proprio mercovedì)

novembre 29, 2011

Anche questa settimana il post a blog unificati con Giovanni Arduino arriva di giovedì, ma è sempre il post del mercoledì. Siate vigili.

Almanacchi americani

novembre 24, 2011

Il post a blog unificati con Giovanni Arduino va in trasferta!

Fantastico, si diceva e si dice…

… e gli autori (ma anche gli editor e gli agenti), che cosa ne pensano?

Come cambia il fantastico, se sta cambiando davvero? Che cosa sta succedendo? Young adult, crossover, paranormal, urban…? Vampiri, licantropi, zombi e compagnia e adesso i fantasmi, come si raccontava qui?  Il genere esiste e resiste o non ha più senso parlarne in senso stretto? E la scrittura?
Da qui l’idea di pareri e opinioni e divagazioni da una serie di scrittori d’oltreoceano (se partiamo in questo modo, è solo perché le più recenti tendenze –termine orribile, perdonateci, qui e altrove- volenti o nolenti spesso da lì sono originate). Anche in questo caso, nel nostro piccolo, per fare un po’ di chiarezza. Magari pure per noi stessi, al di là di facili hype e degli autori molto “spinti” del momento. Questa settimana, Francesca Lia Block. La prossima, Christopher Barzak (La voce segreta dei corvi, Elliot). E poi si vedrà: la sorpresa in parte sarà anche nostra. Ah, per chiudere l’introduzione: naturalmente gli autori sono tra i nostri preferiti. Altrimenti, che gusto ci sarebbe?

“Se quella dei fantasmi sarà la prossima tendenza nel fantastico sotto qualsiasi forma? Onestamente non… non saprei. Io ne ho sempre scritto e non ragiono molto per mode o per generi. Comunque, più di un anno e mezzo fa ho cominciato a lavorare a Teen Spirit, che uscirà negli Stati Uniti nel 2012. Tratta di un triangolo molto particolare, e non solo perché uno dei tre è uno spettro. E ho da poco finito un lungo racconto su una donna perseguitata dal fantasma di un tipo incontrato su internet e che le impedisce di trovare il vero amore nella vita reale (anche se il vero amore non è cosa da libri, probabilmente). Casualità, credo.

Gli spettri però possono essere protagonisti interessanti. Sono misteriosi, pericolosi; mettono paura e talora sono lugubri o molto tristi e sofferenti. Attraenti, perché no. Forse è comprensibile che adesso si arrivi ai fantasmi perché gli zombi, a differenza dei vampiri (ma non tutti), a livello erotico fanno abbastanza ridere (anche se, come sfida e gioco, ho scritto una love story tra zombi molto atipica, Revenants Anonymous, per l’antologia Hungry for Your Love). I morti viventi sono spesso ammassi di carne putrida,  e questo non è molto eccitante o stimolante, sotto vari aspetti, almeno non per me. Sono personaggi di cui non mi interessa poi così tanto scrivere. Se avete letto qualche mio romanzo, sapete che sono da sempre affezionata alle fate, ma non le fatine buone  e svenevoli: in particolar modo quelle oscure, molto oscure, tormentate, e per questo più umane, più terribilmente umane.”

Francesca Lia Block è nata e vive a Los Angeles. Conosciuta soprattutto per il personaggio di Weetzie Bat, è stata tra le autrici (se non l’autrice) che ha “sdoganato” il genere young adult di matrice fantastica presso un pubblico più vasto, trattando a fine anni Ottanta temi come omosessualità, famiglie allargate e AIDS . Definita “la maestra postmoderna del realismo magico per adolescenti, e non solo” (The New York Times Book Review), è pubblicata in molti paesi del mondo. In Italia è nota soprattutto per Angeli pericolosi (che comprende tutte le avventure di Weetzie Bat), Echo e Pretty Dead. Una chiacchierata più lunga con l’autrice comparirà presto su UrbanFantasy.it.

 

 

 

 

Si avvertono i gentili utenti

novembre 22, 2011

…che il post del mercoledì a blog unificati con Giovanni Arduino slitta a giovedì. Ma vale la pena aspettare: stavolta più che mai!

Il licensing delle vacche magre

novembre 16, 2011

Il post del mercoledì, a blog unificati con Giovanni Arduino, cerca di fare il punto su quello che è accaduto in questa settimana. Non parla solo del Wunderkind 3, o del futuro-presente prossimo dell’editoria e degli autori di genere. Prova a capire dove siamo. Per il dove andiamo, ancora un po’ di pazienza.

A volte ci si sente terribilmente vecchi a fare questi discorsi. Perché tutto grosso modo si ripete. E se possibile, peggiora. Nulla in fondo pare cambiare. Sembra una versione bizzarra del Gattopardo. Sarà che i momenti più duri fanno emergere la vera indole delle persone. Va’ a sapere.
E allora parliamo di nuovo, anche, degli eBook, ultima frontiera della sperimentazione a sentire Caio e Sempronio, che però oggi in parte verranno/vengono usati  a mo’ di ripostiglio di tutto quello che non si può infilare di soppiatto nell’antico mondo del cartaceo (per svariati motivi: pareggi sballati, prenotazioni da fame dopo rese istantanee e inappellabili, un’idea falsata della famosa “nicchia”, errori iniziali  di giudizio e scelta e collocazione, solo talvolta giustificabili). Un po’ come un tempo si faceva con il paperback. I famosi paperback original, oh-così-tanto-americani, le “novità direttamente in tascabile!” che anni addietro uscivano praticamente in perdita e in Italia quasi mai hanno attecchito (anche qui per una serie infinita di ragioni, tirature non altissime che non andavano d’accordo con qualsiasi preventivo, e non ultima quella di essere considerati figli di nessuno e ricettacolo di monnezza).
Però l’ebook ha costi fissi –e non solo- decisamente più bassi (soprattutto allontana, almeno in parte, lo spauracchio della distribuzione e totalmente quello del temutissimo magazzino, delle rese, delle giacenze, eccetera eccetera), e si pensa che l’espediente stavolta possa funzionare, e poi, dai, sono sperimentazioni anche queste, molto armata Brancaleone, ma vabbe’. E d’altra parte, se il  “il prodotto non regge l’hardcover”, che si fa? Si fa l’eBook. Il cerchio si chiude.

Perfetto, ma in questo contesto, in questa serie di curiose interpretazioni di teorie e analisi anche giuste, il centro sembra tremare: l’attenzione verso il pubblico, verso il libraio old/new school, verso l’autore, verso chi di libri si occupa scegliendo, selezionando, proponendo (vogliamo usare ancora una volta la parolina magica editor? E usiamola. Tanto ora come ora significa poco. Broker di un esistente che traballa, ha arrischiato un giornalista americano in un pezzo sul web, e perdonateci se non troviamo più il link).
E in ogni caso, l’eBook non deve essere solo ed esclusivamente figlio del marketing e del commerciale? Ormai è un mantra. Perché allora stupirsi? E nemmeno ci stupiamo, perché non siamo perfetti idioti o davvero ingenui,  se l’editoria è (anche) un’industria (molto particolare, però, che ha in sé parecchie caratteristiche artigianali che sono assieme la sua grande forza e il suo tallone d’Achille), e allora i conti devono tornare e le regole del capitale e blah blah blah. Lo diamo per acquisito; scontato; superato. E nemmeno ci scandalizziamo, non troppo, se vari fenomeni e varie tendenze vengono sfruttati (anche qui bisognerebbe vedere come), possibilmente in fretta, perché se no poi, a me, a me, a me che cosa restano, le briciole? Tutto si ripete, nessun problema, una volta era il new age e adesso sono (stati) i vampiri e (forse) domani sarà qualcos’altro,  il femminile finto-alto e il romance zozzone o vatti a sapere.

Però. Sarà (è, in effetti) il momento duro/durissimo di cui sopra, ma qualche circuito sembra essere saltato, qualche ingranaggio andato fuori asse . Non adesso, non oggi, per carità, solo che adesso, oggi, le conseguenze e gli effetti sono più evidenti e probabilmente più gravi. E dunque: ognuno fa quel che vuole. E spesso non è il che cosa ma il come (in parte si ritorna alle “curiose interpretazioni” di cui abbiamo parlato prima).  E nessuna regola, nessun patto vale più. E allora si spreme lo spremibile, si commissiona il commissionabile, si ordina in automatico quello che va ordinato ai “fornitori di contenuti ad hoc”  (gli scrittori, ovvero coloro che scrivono, tanto per ricordarlo,  anche se il vecchio “content is king”, il contenuto è re, viene già sostituito dall’” experience is king”, ovvero non importa che cosa si ha davvero in mano ma quello che ci si costruisce attorno – discorso lungo per un altro post, magari), con vaghe idee e vaghi sentori del momento, con pianificazioni in excel che danno l’idea del controllato e del controllabile, con la legge del tabulato (o del tabbulato, come urla qualcuno, sventolando i famosi tabbulati pure a capocchia, non appena gli viene mossa una critica di qualsiasi genere).
E allora (a costo e rischio di generalizzare, perdonateci) si lavora in serie (quasi) come un’agenzia di licensing, su settori anche difficili e importanti (tipo, si cita non troppo a casaccio, la narrativa per ragazzi o quella di genere), perché tanto vale provare di tutto, e in tutti i modi, e senza remore, e senza punti di domanda, e fuori uno e avanti l’altro, e costruire-l’autore-italiano-ma-fatemi-il-piacere perché oggi è oggi e domani chissà, perché che senso ha tentare di ingrassare le vacche magrissime quando magari tra un po’ muoiono e potremo (probabilmente) comperarne delle altre?

Scenario apocalittico? No. Rincuorante? Nemmeno per sogno. Si ripete: nulla cambia, al massimo peggiora, soprattutto in certi momenti. Si vogliono soluzioni? Nuovi margini d’azione da conquistarsi pezzo per pezzo? Ormai questi, e non con un semplice schioccare di dita, li possono trovare soprattutto il singolo o i singoli in gruppo (lettori, librai, editor –gulp-, autori); epperò, soprattutto per gli autori, non significa mettersi a produrre a ritmo forsennato ebook per riempire un mercato che al momento in Italia non esiste (altro lungo discorso). A questo ci penseranno già altri; se si vorranno risultati differenti, azzardiamo che si dovranno  -anche- seguire strade diverse, diversi modi, diversi sistemi.

Il post del mercoledì

novembre 15, 2011

Domani, come ogni mercoledì, il post a blog unificati con Giovanni Arduino. Stavolta, restate molto, molto collegati.

Il pornopost del mercoledì

novembre 8, 2011

Non dimenticate il post a blog unificati con Giovanni Arduino del mercoledì. E in particolare quello di domani, dove si parla di genere e di pornostar! Stay tuned

Sono gli altri che sembrano non crederci più.

novembre 2, 2011

Si chiama Piero. Non è il suo vero nome, ma facciamo finta che lo sia. Preferisce l’anonimato anche perché (viene fuori alla fine della breve chiacchierata, smessi reciprocamente i panni dell’ intervistato e dell’intervistatore) forse la sua libreria, adesso indipendente, diventerà un franchising. E allora non si sa mai. Gli eroi ci piacciono tanto, ma. E’ una storia come molte (qualcuno la definirà banale, magari). Così come molti sono gli spunti, qui giocoforza ridotti e abbozzati. Ci piaceva farla seguire alla vicenda di Amazon. Se volete raccontarci la vostra, su libri e librai e non solo, gli indirizzi sono sempre gli stessi (lara.manni@gmail.com e giovanni@giovanniarduino.com).  Il dialogo di Piero, fatto di lunghe pause, è stato riportato e riscritto da Giovanni Arduino.  Lui ha approvato. Il resto poco importa.

“Prima lavoravo come commesso a Milano, sempre in una libreria. Poi mi sono trasferito. La prima, con l’aiuto dei miei, l’ho aperta in punto che una volta era popolare, abbastanza centrale. Piccola. Non andava male. Per niente. Un solo dipendente, con un contratto umano. E’ sempre stato il mio desiderio: vivere in mezzo ai libri. Consigliarli, anche, con cautela. Imporre nulla. A me piace molto tutta la letteratura sudamericana, per esempio, ma non costringo nessuno all’acquisto. Già allora mi rifornivo dai grossisti: non volevo il fiato sul collo di un distributore. Ironia della sorte, se ci penso adesso. Una volta ce n’erano di più, di grossisti.  Comunque. Quattro anni fa la zona inizia a cambiare. Chiudono un ferramenta, un videonoleggio, un verduriere, due edicole, una cartoleria. Tutti a gestione privata, familiare. Al loro posto un supermercato (che vende libri, non proprio i miei, ma li vende) e tanti bar che aprono tardi e vanno avanti tutta la notte. La clientela cambia, anzi, la clientela quasi non c’è più.  Progetto di spostarmi. Il mio dipendente non vuole seguirmi e riesce a farsi assumere proprio al supermercato. Magazziniere. Io trovo una socia, una nuova libreria, più grande, in un altro quartiere, però l’affitto è decente e siamo in due. Organizzo più presentazioni con gli autori. Se sono di fuori pago le spese del treno e offro la cena, di più non posso, a meno che non si organizzi un tour con altre librerie, una specie di mutuo soccorso <ride>. A settembre dell’anno scorso le vendite quasi si bloccano. Sale l’affitto. I margini sono minimi. La mia socia lavora part-time in una scuola. E’ fortunata. Questo aiuta. Io mi arrangio con ripetizioni, la sera tardi. Siamo solo noi due, nessun dipendente. Ho una mailing list, non ho una pagina su Facebook. Ho sempre creduto nel mio lavoro. Per me non è una missione, ma una scelta ben precisa, altrimenti non mi troverei qui a quarantadue anni.  Non voglio dire parole grosse come cultura, ma piacere della lettura sì, è importante. E la libreria come luogo d’incontro. Non so come se la passino le grandi catene o i venditori su internet, ma hanno margini che non sono i miei e vendono libri che in gran parte non sono i miei. E’ proprio un altro discorso, un altro mondo. La crisi, quella dura ma che temi peggiorare, di sicuro non è uguale per tutti. Io credo a quello che faccio e credo ci sia ancora uno spazio per me e per il rapporto che ho con i libri, con il cliente, l’amico, i vari contatti. Sono gli altri che sembrano non crederci più.”

Il post unificato del mercoledì

novembre 1, 2011

Domani, intorno alle 10, nuovo post a blog unificati con Giovanni Arduino. Argomento: i librai. Stay tuned.